{"id":38900,"date":"2025-08-10T08:17:12","date_gmt":"2025-08-10T08:17:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/38900\/"},"modified":"2025-08-10T08:17:12","modified_gmt":"2025-08-10T08:17:12","slug":"archeologo-esploratore-bracciante-cacciatore-di-meteoriti-storia-di-michael-willemsen-oggi-unico-abitante-del-paese-fantasma-di-prato-gaudino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/38900\/","title":{"rendered":"Archeologo, esploratore, bracciante, cacciatore di meteoriti: storia di Michael Willemsen, oggi unico abitante del paese fantasma di Prato Gaudino"},"content":{"rendered":"<p><strong>Michael Willemsen, di origine belga, risiede in una vecchia baita dal 2017, in una solitudine quasi completa<\/strong>, se non fosse per gli occasionali turisti che salgono in giornata durante l\u2019estate. Il paesino dove vive, Prato Gaudino, frazione di Cervasca, \u00e8 stato completamente abbandonato tra gli anni Sessanta e Settanta. <strong>Oggi, della ventina di case che ne fanno parte, l\u2019unica ad essere abitata \u00e8 proprio l\u2019 \u201cEremo di Pragudin\u201d,\u00a0come Michael ha voluto battezzare la sua baita<\/strong>.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Michael <strong>vive il suo isolamento come qualcosa di tutt\u2019altro che eccezionale, semmai come la naturale maturazione\u00a0delle sue esperienze precedenti<\/strong>. Egli descrive il suo come \u201cun percorso di esplorazione, geografico e interiore, segnato dalle bussole della solitudine e del silenzio, con tutte le rinunce e rivelazioni che una tale avventura comporta lungo i sentieri del mondo\u201d.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0Abbiamo voluto approfittare della sua disponibilit\u00e0 per interrogarlo circa alcune delle esperienze che lo hanno portato fino alla sua attuale scelta di vita in montagna, e su\u00a0<strong>cosa significhi abitare uno degli innumerevoli borghi abbandonati che costellano le valli alpine della provincia di Cuneo.<\/strong><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Com\u2019\u00e8 nata la sua passione per la montagna?<\/strong><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Sono cresciuto in un paesino vicino ad Anversa. L\u00ec, nella Fiandre, le uniche montagne da scalare sono le dune affacciate sul Mare del Nord. Fortunatamente in famiglia si viaggiava molto: puoi immaginare l&#8217;impatto quando scoprii per la prima volta i ghiacciai in Svizzera e Austria. \u00c8 qualcosa che lascia un segno profondo. Dopo la scuola in Spagna e la laurea in archeologia, sono arrivato a Roma nel &#8217;93 come ricercatore universitario presso l&#8217;accademia del Belgio. Era un periodo piuttosto dedito al lavoro quello, tra biblioteche, studio e ricevimenti vari. Eppure ero irrequieto, e siccome la mia ricerca portava sul rapporto tra eventi storici ed eruzioni vulcaniche, ho deciso di trasferirmi al Sud. Ma invece di abitare sulle falde dell&#8217;Etna, come era l&#8217;intenzione iniziale, sono finito sull&#8217;Aspromonte, dove mi sono anche sposato. La Calabria degli anni &#8217;90 era la dimostrazione stessa di come non serviva viaggiare lontano per complicarsi la vita. Vi erano ancora zone pressoch\u00e9 sconosciute da esplorare. Oggi ci sono le guide escursionistiche, ma allora ogni incursione nell&#8217;entroterra si trasformava in una sorta di missione antropologica dagli esiti incerti. Quindi, ho vissuto cinque anni a Belluno. Un&#8217;estate ho seguito un corso del Cai per essere operatore naturalistico. \u00c8 cos\u00ec che ho scoperto le Dolomiti. Una vera e propria rivelazione. Spettacolari, eleganti, quasi spirituali nella loro verticalit\u00e0. Se oggi penso alle montagne, vedo soprattutto le Dolomiti, non c\u2019\u00e8 molto altro nella mia memoria che regge il confronto sul piano estetico.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Eppure ha scelto ancora una volta di cambiare vita&#8230; <\/strong><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>S\u00ec, avevo un&#8217;et\u00e0, intorno ai 33-34 anni, in cui di solito si prendono decisioni fondamentali per tutto quello che verr\u00e0 dopo. Lascio Belluno, abbandono la carriera in archeologia, e parto di punto in bianco per una vita nomade. Comincio in un piccolo Volkswagen autocarro con un materasso sul retro, poi in un camper furgonato. Per dieci anni non ho rimesso piede in una casa. \u00c8 stato il periodo pi\u00f9 intenso e pi\u00f9 bello. D&#8217;estate lavoravo in Norvegia nei frutteti del Hardangerfjord, come bracciante agricolo. Era pagato bene e il meraviglioso paesaggio nella baia di Ulvik rimane un ricordo indelebile. Poi, verso ottobre, scendevo in Provenza per fare un\u2019ultima stagione di raccolta delle olive, prima di svernare nel profondo Sud del Marocco. Ogni anno facevo cos\u00ec la spola tra i paesaggi artici dell&#8217;altopiano di Hardangervidda, dove vedevo pascolare le renne, e le oasi sahariane dove incrociavo le mandrie di dromedari. In quello stesso periodo, ho cominciato a studiare e a distinguere sempre meglio le meteoriti: era una zona perfetta per trovarli. Nel 2011 c\u2019\u00e8 stata la caduta di una meteorite marziana, esplosa nel cielo sopra Tissint. Un evento rarissimo. Fortuna volle che sono stato uno dei primi sul posto per raccogliere i frammenti, dispersi un po&#8217; ovunque in un raggio piuttosto ampio. Negli anni successivi ho gradualmente venduto questi campioni, di cui il valore sul mercato era superiore per grammo rispetto a quello dell&#8217;oro.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"\" class=\"media-element file-default\" data-delta=\"1\" data-fid=\"265224\" data-media-element=\"1\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/willemsenmichael_0.jpg\"\/><\/p>\n<p><strong>Dopo tutto questo, perch\u00e9 ha scelto di fermarsi a Prato Gaudino? Com\u2019\u00e8 vivere l\u00ec?<\/strong><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>L&#8217;ultimo frammento di meteorite l&#8217;ho venduto nel 2016, proprio per riuscire a comprare la baita. Da allora non mi sono pi\u00f9 mosso da qui, ho fondato l\u2019eremo, e vorrei passare quello che mi resta da vivere in questi boschi. \u00c8 una scelta spontanea dopo una maturazione lenta. La mia vita \u00e8 sempre stata molto solitaria e contemplativa, vissuta per lo pi\u00f9 in natura. Ritirarmi a Prato Gaudino \u00e8 stato come approdare alla terraferma dopo un lungo viaggio. Anche se fatico a vedere questo luogo come \u201cisolato\u201d. Paradossalmente, si pu\u00f2 dire che rappresenta quasi un ritorno alla societ\u00e0. Non ho mai fatto tanti incontri da quando ho scelto di eclissarmi. \u00a0<\/p>\n<p>Per me, vivere in montagna vuol dire starci tutto l\u2019anno, soprattutto d\u2019inverno, cinque o sei mesi in cui non si pu\u00f2 fare molto: fa freddo, c\u2019\u00e8 la neve. \u00c8 proprio quella la stagione che amo di pi\u00f9, la pi\u00f9 contemplativa, la pi\u00f9 magica. Io non ho n\u00e9 macchina n\u00e9 bicicletta, non mi sposto quasi mai. Questo richiede di avere delle risorse interiori, e una vocazione per questo tipo di vita. Serve coltivare una dimensione spirituale, quella che permette di non focalizzarsi troppo sul presente, sul qui e ora. La lettura, lo studio, la conoscenza: queste cose ti rendono autonomo,\u00a0senza di esse corri il rischio di spegnerti. Per me sarebbe una follia adeguare le mie giornate unicamente all\u2019ambiente che mi circonda. Dopo qualche tempo il cervello rischia di raggrinzire, la coscienza si chiude alla complessit\u00e0 del mondo. Per abitare stabilmente in montagna, credo pertanto sia necessario fare uno sforzo consapevole per de-coincidere con l&#8217;ambiente.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Come abitante di montagna, sente il peso di uno sguardo urbanocentrico? \u00a0<\/strong><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>La montagna si trova presa in ostaggio da una visione onirica, irreale e spesso delirante, frutto di una prospettiva che la guarda dalla pianura e dalla citt\u00e0. \u00c8 una forma di sublimazione che tende a relegarla a simbolo di un \u201critorno al selvaggio\u201d o a luogo di esaltazione eroica della conquista. Della montagna abitata e vissuta, infatti, se ne parla poco. A Prato Gaudino non vivo in un romanzo di Tolkien. Questo non \u00e8 un reame fantasy. Io qui passo l\u2019estate a tagliare rovi e ricostruire muretti crollati durante l\u2019inverno.<\/p>\n<p>Tra i clich\u00e9 pi\u00f9 consolidati vi \u00e8 senz\u2019altro una visione bucolica della montagna. Come se, a partire da una certa altitudine, sia scritto che bisogna avere mucche, pecore o capre. Una volta \u00e8 passato un escursionista per chiedermi se vendevo formaggio d&#8217;alpeggio. In questi tempi di IA e di profondi cambiamenti antropologici, non ha molto senso far\u00a0coincidere la percezione della montagna con un\u2019attivit\u00e0 agricola ormai quasi scomparsa.<\/p>\n<p>L&#8217;ambientalismo stesso, pur essendo una galassia vasta e varia, come &#8220;-ismo&#8221; \u00e8 un&#8217;ideologia figlia della citt\u00e0. Di conseguenza, le proiezioni distorte non mancano. Si pensi al culto della wilderness o allo stigma che subisce la gestione forestale. Quello di Prato Gaudino \u00e8 un bosco sempre pi\u00f9 fitto, inselvatichito, con alberi esili e fragili cresciuti a mezzo metro uno dall&#8217;altro. Un bosco impoverito sul piano della biodiversit\u00e0, sempre pi\u00f9 buio, silenzioso e fantomatico.<\/p>\n<p>Purtroppo, si assiste anche a uno sfruttamento commerciale di queste proiezioni. I mercanti di fumo si moltiplicano, \u00e8 un business in piena espansione, dal turismo wellness ai ritiri spirituali &#8220;green&#8221;\u00a0che promettono una saggezza &#8220;chiavi in mano&#8221;. Allora c\u2019\u00e8 chi prende la palla al balzo, e ne fa un lavoro, o chi invece si oppone a questa deriva e passa magari per fesso.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"\" class=\"media-element file-default\" data-delta=\"2\" data-fid=\"265222\" data-media-element=\"1\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/willemsenmichael1.jpg\"\/><\/p>\n<p><strong>Come si riesce a trovare, allora, un modo per autodeterminarsi anche nella solitudine?<\/strong><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>L\u2019avere una vocazione contemplativa aiuta. Esercitarsi a mantenere vivace una forte curiosit\u00e0\u00a0intellettuale, direi che per me \u00e8 indispensabile. La solitudine \u00e8 un potente catalizzatore di tutto ci\u00f2 che uno gi\u00e0 \u00e8; e lo stesso si pu\u00f2 dire dall&#8217;isolamento fisico nella natura. La montagna non sar\u00e0 mai uno specchio salvifico, non ti salva proprio di nulla, solo amplifica tutto quello che uno gi\u00e0 si porta dentro. Passeggiare tra le vette e i boschi pu\u00f2 darti un breve sollievo da una preoccupazione, o piuttosto regalarti la sensazione di una serenit\u00e0 per qualche tempo. Ma non ti permette di passare un intero inverno in solitudine. Per questo serve coltivare uno stato di animo diverso, che non dipende da fattori esterni e contestuali. Nessun input esterno, per quanto bello e grandioso, ti risolve i problemi come per magia. Se uno non riesce a vivere in compagnia di s\u00e9 stesso, meglio non provarci da eremita in un posto isolato. In realt\u00e0 la chiave di volta della vocazione eremitica \u00e8 proprio la capacit\u00e0 di distacco interiore. Estraniarsi non solo dal mondo ma anche da s\u00e8 stessi. Si tratta semplicemente di un&#8217;abitudine come un&#8217;altra, ma necessita dedizione. Ogni giorno cerco di osservarmi da lontano, dall&#8217;alto, da fuori. Il mio percorso tra le diverse culture e lingue fa s\u00ec che non riesco a prendere troppo sul serio le certezze locali, quando sono monolitiche. Lascio spazio all&#8217;erranza, al paradosso, alla sfumatura. Diffido da\u00a0ogni eccesso di coerenza forzata, quando gli schemi irrigidiscono la possibilit\u00e0 di cambiare, di evolvere e anche di contraddirsi.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>In apertura, fotografie di Hugh Brown<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Michael Willemsen, di origine belga, risiede in una vecchia baita dal 2017, in una solitudine quasi completa, se&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":38901,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[173],"tags":[1537,90,89,195,198,199,197,200,201,194,196],"class_list":{"0":"post-38900","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-scienza-e-tecnologia","8":"tag-it","9":"tag-italia","10":"tag-italy","11":"tag-science","12":"tag-science-and-technology","13":"tag-scienceandtechnology","14":"tag-scienza","15":"tag-scienza-e-tecnologia","16":"tag-scienzaetecnologia","17":"tag-technology","18":"tag-tecnologia"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/38900","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=38900"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/38900\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/38901"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=38900"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=38900"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=38900"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}