{"id":389068,"date":"2026-03-10T08:29:14","date_gmt":"2026-03-10T08:29:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/389068\/"},"modified":"2026-03-10T08:29:14","modified_gmt":"2026-03-10T08:29:14","slug":"scoperta-la-minaccia-microscopica-che-sta-devastando-gli-oceani-e-non-solo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/389068\/","title":{"rendered":"scoperta la minaccia microscopica che sta devastando gli oceani (e non solo)"},"content":{"rendered":"<p>\n                            Il punto sui temi di attualit\u00e0, ogni luned\u00ec<br \/>\n                            <b>Iscriviti<\/b> e ricevi le notizie via email\n                        <\/p>\n<p>Il mistero della &#8220;<strong>neve marina<\/strong>&#8221; ha finalmente un colpevole: i <a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/batteri\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">batteri<\/a>. Una ricerca d&#8217;avanguardia della <strong>Rutgers University<\/strong>, pubblicata oggi 9 marzo 2026 sulla rivista <strong>Proceedings of the National Academy of Sciences<\/strong>, rivela come l&#8217;attivit\u00e0 microscopica all&#8217;interno degli <a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/oceani\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">oceani<\/a> stia sabotando silenziosamente la capacit\u00e0 del pianeta di sequestrare l&#8217;<a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/anidride-carbonica\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">anidride carbonica<\/a>.<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n    APPROFONDIMENTI&#13;<\/p>\n<p>&#13;<\/p>\n<p>                <a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/scienza\/molecola_impossibile_non_esiste_natura_science-9400139.html\" title=\"\u00abAbbiamo costruito la molecola impossibile\u00bb\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/1773131352_56_9400139_06170333_atomo_particella_molecola_oggi.jpg\" title=\"\u00abAbbiamo costruito la molecola impossibile\u00bb\" width=\"64\" height=\"64\" data-pagespeed-no-transform=\"\"\/><\/a>            <\/p>\n<p>    &#13;<\/p>\n<p>&#13;<\/p>\n<p>                <a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/scienza\/ceci_coltivati_luna-9398315.html\" title=\"Sulla Luna si possono coltivare i ceci\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/9398315_05200308_ceci.jpg\" title=\"Sulla Luna si possono coltivare i ceci\" width=\"64\" height=\"64\" data-pagespeed-no-transform=\"\"\/><\/a>            <\/p>\n<p>    &#13;<\/p>\n<p>    &#13;<\/p>\n<p>Dove &#8220;svanisce&#8221; il carbonio?\u00a0 <\/p>\n<p>Per anni, i <a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/subacquei\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">subacquei<\/a> e gli <strong>oceanografi<\/strong> hanno osservato la cosiddetta &#8220;<strong>neve marina<\/strong>&#8220;: una pioggia incessante di particelle organiche e gusci di carbonato di calcio che affonda dalla superficie <strong>verso gli abissi<\/strong>. Gli scienziati sapevano che questa neve agisce come una <strong>zavorra<\/strong>, trasportando il carbonio in profondit\u00e0 dove pu\u00f2 essere stoccato anche per secoli.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"\" class=\"wnv-lazy\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/benedict_borer_09111721.jpg\"\/><\/p>\n<p>Tuttavia, esisteva un <strong>paradosso chimico<\/strong> impossibile da trascurare;\u00a0il <strong>carbonato di calcio<\/strong> si dissolveva molto prima di raggiungere le profondit\u00e0 acide e fredde, in zone dove la <strong>chimica dell&#8217;acqua<\/strong> non avrebbe dovuto permetterlo.<br \/>Il professor<strong> Benedict Borer<\/strong>, autore principale dello studio, ha trovato la risposta nel microscopico:<\/p>\n<p>\u00abPensate alle <strong>particelle marine<\/strong> come alle megalopoli dell&#8217;oceano. In questi minuscoli spazi, si concentra un&#8217;enorme quantit\u00e0 di <strong>attivit\u00e0 microbica<\/strong>. \u00c8 qui che si dissolve il carbonato di calcio\u00bb.<\/p>\n<p>Il chip microfluidico: simulare l&#8217;affondamento in laboratorio <\/p>\n<p>Per dimostrare questa tesi, <strong>Borer<\/strong> e il suo team, in collaborazione con il <a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/mit\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">MIT<\/a> e il <strong>Woods Hole Oceanographic Institution<\/strong>,\u00a0hanno creato una tecnologia straordinaria: un chip microfluidico a tre strati. Questo dispositivo ha permesso di ricreare artificialmente le condizioni di una <strong>particella di neve marina<\/strong> mentre affonda nella colonna d&#8217;acqua, controllando variabili come <a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/pressione\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">pressione<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/temperatura\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">temperatura<\/a> e <a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/ossigeno\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">ossigeno<\/a>.<\/p>\n<p>I <strong>ricercatori<\/strong> hanno osservato che, man mano che la particella scende, la respirazione batterica al suo interno aumenta <strong>drasticamente l&#8217;acidit\u00e0 locale<\/strong>. Questo microambiente acido scioglie la <strong>calcite<\/strong>, il carbonato di calcio,\u00a0molto pi\u00f9 velocemente di quanto previsto dai modelli macroscopici. Il risultato \u00e8 un <strong>circolo vizioso<\/strong>: la calcite sciolta non funge pi\u00f9 da zavorra, la particella rallenta la sua discesa e rimane pi\u00f9 a lungo negli <strong>strati superficiali<\/strong>.<\/p>\n<p>Un colpo alla &#8220;pompa biologica&#8221; del pianeta <\/p>\n<p>Questa scoperta potrebbe obbligare gli scienziati del <a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/clima\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">clima<\/a> a riscrivere i modelli di previsione globale. La &#8220;<strong>pompa biologica<\/strong>&#8221; del carbonio,\u00a0il processo per cui il fitoplancton assorbe <a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/co2\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">CO2<\/a> e la trasporta sul fondo morendo,\u00a0risulta molto meno efficiente del previsto a causa dei batteri. Sempre secondo <strong>Borer<\/strong>, le implicazioni sono preoccupanti:<\/p>\n<p>\u00abCi\u00f2 che accade nelle particelle microscopiche controlla l&#8217;intero oceano. <\/p>\n<p>Il processo potrebbe accelerare il ritorno in atmosfera dei gas che intrappolano il calore. Ci\u00f2 che trovo piuttosto spaventoso, onestamente, \u00e8 che questo processo potrebbe andare in entrambi i modi\u00bb.<\/p>\n<p>Se i <a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/batteri\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">batteri<\/a>\u00a0assumono\u00a0il carbonio troppo velocemente, rilasciano <a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/anidride-carbonica\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">anidride carbonica<\/a> negli strati superiori dell&#8217;oceano, che torna poi rapidamente in <a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/atmosfera\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">atmosfera<\/a> invece di restare <strong>sequestrata e segregata negli abissi<\/strong>. Questo rallentamento dell&#8217;affondamento riduce la capacit\u00e0 degli oceani di agire come polmone del pianeta, aggravando potenzialmente il riscaldamento globale.<\/p>\n<p>Il futuro\u00a0tra &#8220;Alcalinizzazione&#8221; e &#8220;Fertilizzazione&#8221; <\/p>\n<p>L\u2019interconnessione tra il mondo microscopico dei batteri e le sorti climatiche del pianeta apre scenari tanto affascinanti quanto inquietanti. Se le &#8220;<strong>megalopoli<\/strong>&#8221; della <strong>neve marina<\/strong> lavorano contro il sequestro del <a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/carbonio\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">carbonio<\/a>, la scienza deve ora decidere se assecondare o contrastare questi processi attraverso la <strong>geoingegneria<\/strong>.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"\" class=\"wnv-lazy\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/batteri_marini_09111830.jpg\"\/><\/p>\n<p>La scoperta di <strong>Borer<\/strong> mette in crisi molti dei modelli di geoingegneria attuale, poich\u00e9 dimostra che iniettare <a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/carbonio\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">carbonio<\/a> nell&#8217;oceano non garantisce che esso vi rimanga. Il futuro della disciplina si sta dividendo in <strong>due filoni principali<\/strong> per rispondere a questa nuova consapevolezza.\u00a0L&#8217;<strong>Alcalinizzazione Artificiale<\/strong>, detta Ocean Alkalinity Enhancement; poich\u00e9 la ricerca della<strong> Rutgers<\/strong> ha dimostrato che \u00e8 l&#8217;acidit\u00e0 prodotta dai batteri a sciogliere la <strong>calcite &#8220;zavorra&#8221;<\/strong>, una delle soluzioni proposte \u00e8 lo sversamento controllato di minerali alcalini\u00a0nelle aree di maggior formazione della <strong>neve marina<\/strong>.<\/p>\n<p>L&#8217;obiettivo \u00e8 quello di contrastare localmente l&#8217;<strong>acidificazione batterica<\/strong> all&#8217;interno delle <a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/particelle\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">particelle<\/a>, permettendo alla calcite di rimanere intatta pi\u00f9 a lungo e garantendo un affondamento rapido verso i fondali, quindi oltre i<strong> 2.000 metri<\/strong>, dove il <a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/carbonio\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">carbonio<\/a> \u00e8 isolato dall&#8217;<a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/atmosfera\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">atmosfera<\/a> per millenni.<\/p>\n<p>I ricercatori stanno studiando la possibilit\u00e0 di creare <strong>aggregati marini artificiali<\/strong> che siano resistenti alla decomposizione batterica. Invece di affidarsi solo alla <strong>calcite naturale<\/strong> dei coccolitofori, facilmente aggredibile, si ipotizza l&#8217;uso di <strong>polimeri naturali o silicati<\/strong> che i <a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/batteri\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">batteri<\/a> non riescono a metabolizzare velocemente, assicurando che la &#8220;<strong>pompa biologica<\/strong>&#8221; non si inceppi a met\u00e0 strada.<\/p>\n<p>Il professor <strong>Borer<\/strong> ha avvertito che questi interventi potrebbero &#8220;<strong>andare in entrambi i modi<\/strong>&#8220;. Manipolare l&#8217;acidit\u00e0 o la composizione della neve marina potrebbe alterare la catena alimentare oceanica: molti <strong>organismi abissali<\/strong> dipendono proprio dalla decomposizione della <strong>neve marina<\/strong> per nutrirsi. Fermare la dissoluzione della <strong>calcite<\/strong> potrebbe letteralmente &#8220;affamare&#8221; gli <a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/ecosistemi\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">ecosistemi<\/a> del piano batiale.<\/p>\n<p>Le specie batteriche responsabili dell&#8217;erosione <\/p>\n<p>Non tutti i <a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/batteri\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">batteri<\/a> marini partecipano alla distruzione della <strong>calcite<\/strong>. Il processo di dissoluzione \u00e8 guidato da gruppi specifici di <strong>microrganismi eterotrofi<\/strong> che hanno colonizzato le particelle di <strong>neve marina<\/strong> trasformandole in habitat esclusivi.<\/p>\n<p>A differenza dei batteri che fluttuano liberamente nell&#8217;acqua, come i <strong>batteri planctonici<\/strong>, i responsabili, dei veri e propri\u00a0&#8220;<strong>batteri da particelle<\/strong>&#8220;, appartengono principalmente a tre gruppi:<\/p>\n<p><strong>Bacteroidetes<\/strong> della classe dei <strong>Flavobacteria<\/strong>; essi sono i &#8220;demolitori&#8221; specializzati. Possiedono una batteria enzimatica capace di degradare polimeri complessi come la chitina e le proteine dei resti organici. Durante questa degradazione, la loro respirazione cellulare \u00e8 altissima, producendo grandi quantit\u00e0 di <a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/co2\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">CO2<\/a> che abbassa il <strong>pH<\/strong> all&#8217;interno della particella, rendendo l&#8217;ambiente acido e corrosivo per la calcite.<\/p>\n<p>Gli <strong>Alteromonadales<\/strong> di genere <strong>Alteromonas<\/strong> che sono noti per la loro crescita &#8220;esplosiva&#8221; quando trovano una fonte di nutrimento concentrata come la <strong>neve marina<\/strong>. Producono sostanze polimeriche <strong>extracellulari<\/strong>\u00a0che &#8220;incollano&#8221; la <a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/particella\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">particella<\/a>, ma al contempo creano una barriera che intrappola l&#8217;acidit\u00e0 all&#8217;interno, accelerando lo scioglimento dei gusci calcarei.<\/p>\n<p>Le <strong>Vibrionaceae\u00a0Vibrio<\/strong>, i quali, per la maggiore,\u00a0sono <strong>chemioattici<\/strong>, ovvero &#8220;nuotano&#8221; attivamente verso la neve marina attratti dalle <strong>scie chimiche<\/strong> che lascia cadendo. Una volta insediati, aumentano il tasso metabolico della &#8220;<strong>megalopoli<\/strong>&#8221; precedentemente discussa, contribuendo in modo significativo al rilascio di <a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/anidride-carbonica\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">anidride carbonica<\/a> negli strati superficiali.<\/p>\n<p>Recenti studi suggeriscono che questi batteri non agiscano in maniera meramente diretta, ma rilascino piccole vescicole cariche di enzimi che penetrano nei pori microscopici della calcite, sciogliendola dall&#8217;interno verso l&#8217;esterno. Questo spiega perch\u00e9 la neve marina appaia &#8220;nuvolosa&#8221; e fragile: \u00e8 letteralmente svuotata della sua struttura minerale dall&#8217;azione biochimica di questi microrganismi.<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n                            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA&#13;<\/p>\n<p>&#13;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il punto sui temi di attualit\u00e0, ogni luned\u00ec Iscriviti e ricevi le notizie via email Il mistero della&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":389069,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[175],"tags":[11839,36950,239,1537,90,89,223151,25000,240,243],"class_list":["post-389068","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-salute","tag-anidride-carbonica","tag-batteri","tag-health","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-neve-marina","tag-oceani","tag-salute","tag-ultima-ora"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116203943799341474","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/389068","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=389068"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/389068\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/389069"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=389068"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=389068"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=389068"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}