{"id":389638,"date":"2026-03-10T16:38:13","date_gmt":"2026-03-10T16:38:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/389638\/"},"modified":"2026-03-10T16:38:13","modified_gmt":"2026-03-10T16:38:13","slug":"impatto-su-chimica-e-tubi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/389638\/","title":{"rendered":"impatto su chimica e tubi"},"content":{"rendered":"\n<p>Lo stretto di Hormuz condiziona<strong class=\"nero\"> l\u2019economia globale<\/strong>. Da questo passaggio strategico transita <strong class=\"nero\">circa il 20% del commercio mondiale di petrolio e oltre l\u201980% del gas naturale <\/strong>esportato dal Golfo. Un\u2019interruzione dei flussi, anche temporanea, ha effetti immediati sui prezzi energetici e a catena su inflazione, crescita e catene di approvvigionamento industriali. L\u201984% del petrolio che transita nello stretto di Hormuz \u00e8 diretto verso l\u2019Asia. \u00abLa Cina da sola assorbe 4,8 milioni di barili al giorno, pari al 33,4% dei flussi, mentre complessivamente un terzo del commercio marittimo di petrolio proviene dai Paesi del Golfo\u00bb, spiega Alessandra Lanza, senior partner di Prometeia, la societ\u00e0 di consulenza e ricerca economica che ha analizzato le implicazioni economiche de<strong class=\"nero\">l nuovo scenario geopolitico in Medio Oriente<\/strong>.<\/p>\n<blockquote class=\"quote-article-cont\">\n<p>\u00abLa Cina da sola assorbe 4,8 milioni di barili al giorno, pari al 33,4% dei flussi, mentre complessivamente un terzo del commercio marittimo di petrolio proviene dai Paesi del Golfo\u00bb, spiega Alessandra Lanza, senior partner di Prometeia<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Un peso analogo emerge sul fronte del<strong class=\"nero\"> gas naturale<\/strong>. \u00abOltre l\u201980% del gas esportato passa dallo stretto e il Qatar rappresenta quasi il 93% della produzione\u00bb, ricorda Lanza. Anche in questo caso le principali destinazioni sono asiatiche: Cina e India assorbono rispettivamente circa il 23% e il 20% delle esportazioni.<\/p>\n<p>  La situazione in Europa <\/p>\n<p>Per quanto riguarda l\u2019Europa, l\u2019esposizione diretta appare pi\u00f9 limitata, ma non per questo priva di conseguenze. Le importazioni di petrolio dal Golfo valgono poco pi\u00f9 del 13% e quelle di metano il 6,3%, ma si tratta di mercati globali: anche se la quota \u00e8 piccola, l\u2019effetto sui prezzi \u00e8 lo stesso per tutti. Per l\u2019Italia esiste, per\u00f2, una vulnerabilit\u00e0 specifica sul<strong class=\"nero\"> gas naturale liquefatto: il 36% del Gnl importato dall\u2019Italia proviene dal Qatar,<\/strong> una quota che amplifica l\u2019esposizione del sistema energetico nazionale alle tensioni nell\u2019area.<\/p>\n<p>Nonostante l\u2019escalation militare, i mercati continuano per ora a scommettere su una crisi di durata limitata. \u00abLe quotazioni implicano una probabilit\u00e0 inferiore al 30% che il Brent resti sopra i 120 dollari al barile a maggio 2026 &#8211; evidenzia Lanza &#8211; mentre sul gas c\u2019\u00e8 una probabilit\u00e0 dell\u201980% che il valore sul mercato olandese di riferimento superi i 60 euro a megawattora ad aprile 2026, ma solo del 14% che oltrepassi i 100 euro\u00bb.<\/p>\n<blockquote class=\"quote-article-cont\">\n<p>Le tensioni nello stretto di Hormuz rischiano di propagarsi lungo le filiere industriali<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Le tensioni nello stretto di Hormuz rischiano di propagarsi lungo le filiere industriali. \u00abDalla chiusura dello stretto arrivano rischi anche su materie prime come l\u2019alluminio, che rappresenta il 15% delle importazioni europee\u00bb, avverte Lanza. Per l\u2019Italia i settori pi\u00f9 esposti sono gomma, chimica di base, fertilizzanti e tubi in acciaio. Ma gli effetti pi\u00f9 significativi potrebbero arrivare indirettamente attraverso le catene di approvvigionamento asiatiche: <strong class=\"nero\">\u00abComponenti meccaniche dall\u2019India e tessile o farmaceutica dalla Cina sono produzioni con bassissima sostituibilit\u00e0\u00bb, rileva Lanza<\/strong>. La tensione geopolitica si riflette gi\u00e0 sugli indicatori finanziari: \u00abIl Geopolitical Risk Index \u00e8 su livelli superiori a quelli registrati durante l\u2019invasione russa dell\u2019Ucraina e venerd\u00ec si \u00e8 avvicinato ai valori osservati dopo l\u2019attacco alle Torri Gemelle\u00bb, sottolinea Lea Zicchino, senior partner di Prometeia.<\/p>\n<p>  I tassi d\u2019interesse <\/p>\n<p>Le prime reazioni si vedono soprattutto nelle aspettative di inflazione. \u00abLe attese sui prezzi sono aumentate nel breve termine, e molto di pi\u00f9 per l\u2019Europa, che appare l\u2019area pi\u00f9 esposta a questa nuova crisi\u00bb, osserva Zicchino, ricordando che nel precedente shock energetico l\u2019inflazione si trasmise ai prezzi al consumo in circa quattro mesi negli Stati Uniti e in otto mesi nell\u2019area euro. <strong class=\"nero\">Anche le aspettative sui tassi di interesse stanno cambiando<\/strong>: secondo gli esperti di Prometeia i mercati scontano un aumento dei tassi della Bce entro la fine dell\u2019anno e un livello che potrebbe arrivare al 2,5% entro il 2028. Negli Stati Uniti, invece, il primo taglio dei Fed Funds viene ora previsto pi\u00f9 avanti nel tempo, con una probabilit\u00e0 crescente che avvenga solo a settembre.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Lo stretto di Hormuz condiziona l\u2019economia globale. 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