{"id":39018,"date":"2025-08-10T09:50:12","date_gmt":"2025-08-10T09:50:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/39018\/"},"modified":"2025-08-10T09:50:12","modified_gmt":"2025-08-10T09:50:12","slug":"investito-da-unauto-si-allena-con-una-gamba-e-diventa-n-1-del-tennis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/39018\/","title":{"rendered":"Investito da un&#8217;auto si allena con una gamba e diventa n. 1 del tennis"},"content":{"rendered":"<p>Chiamatelo come volete, ma quel che \u00e8 certo \u00e8 che <strong>Thomas Muster non \u00e8 un predestinato<\/strong>. Nessun albero genealogico che gli passi i geni giusti, quelli che gli consentirebbero di flutturare con grazia sui campi da tennis di mezzo mondo. No: \u00e8 sprovvisto delle carezze che Edberg distribuisce alla pallina, della visione illuminata di McEnroe, delle geometrie tenaci di Lendl. Nasce in Stiria, Austria profonda, dove l\u2019inverno pare non finire mai. Cresce nel silenzio, lontano dai riflettori. Non \u00e8 un enfant prodige, ma <strong>un operaio della racchetta<\/strong>.<\/p>\n<p>Ogni colpo lo costruisce in palestra, con la logica brutale del lavoro. Il suo tennis \u00e8 un mestiere faticoso. Mentre intorno deflagra il tempo delle icone globali, <strong>Muster resta tutto corpo e volont\u00e0<\/strong>. Si allena come un pugile, gioca come un maratoneta. Lento a decollare, ma inesorabile nella crescita. Macina chilometri sul rosso, si nutre di polvere e ostinazione. \u00c8 un mastino: chi gioca contro di lui deve farsi il segno della croce, perch\u00e9 anche se sei pi\u00f9 forte non allenta la presa. Per questo gli affibbiano un nomignolo simpatico: <strong>l&#8217;animale di Leibnitz<\/strong>. Solo che quando il salto sembra vicino, quando inizia a guadagnare semifinale dopo semifinale, un destino infame gli sbatte letteralmente contro.<\/p>\n<p>\u00c8 il <strong>marzo del 1989 e siamo ai Miami Open: <\/strong> Muster si trova in semifinale sull&#8217;isolotto di Key Byscaine, davanti ad ammassi di tifosi festanti. Ha appena battuto Yannick Noah e adesso <strong>deve sfidare Ivan Lendl<\/strong>, allora numero uno al mondo. Ha 21 anni, \u00e8 nel momento migliore della sua giovane carriera. Ma la notte prima della semifinale, mentre sta per salire in macchina, la storia svolta in negativo. <strong>Viene investito da un\u2019auto. <\/strong>Alla guida c\u2019\u00e8 un ubriaco. L\u2019impatto \u00e8 devastante. Il ginocchio sinistro si sgretola. I medici parlano subito chiaro: stagione finita, f<strong>orse carriera finita.<\/strong><\/p>\n<p>In ospedale, circondato da garze e referti, Muster ascolta e tace. Non piange, non grida. Si chiude. Si isola. Non accetta l\u2019idea di deporre le armi. Pochi giorni dopo, mentre \u00e8 ancora in ospedale, <strong>fa costruire una piattaforma di legno<\/strong>. Una pedana larga abbastanza per farci montare una sedia, tenere la gamba ingessata sollevata, e colpire. Per ore. Ogni giorno. <strong>Si allena da seduto, palleggia da fermo<\/strong>. Una modalit\u00e0 mai vista, scomoda e a tratti delirante, ma a Muster tanto basta. Mentre gli altri fanno fisioterapia con prudenza, lui trasforma il recupero in una battaglia personale. Non si limita a guarire. Si impone di non smettere. Lavora cos\u00ec per mesi. Palleggia contro un muro, o con insieme ad un coach che regge il ritmo. Colpisce senza muoversi, ma dentro di s\u00e9 corre, scalcia, combatte.<\/p>\n<p>I media, gli addetti ai lavori e i colleghi la bollano come una follia. Per lui \u00e8 pura normalit\u00e0. Quando <strong>torna in campo, meno di un anno dopo<\/strong>, lo fa da sopravvissuto. Ma non cerca compassione. Vuole dominare, vincere. E ci riesce. Inizia a macinare titoli, soprattutto sulla terra battuta. Conquista 44 finali, trionfa in Coppa Davis e nel 1995 <strong>alza al cielo il Roland Garros e diventa numero uno del mondo.<\/strong> Ma quei trofei sono solo la parte visibile.\n<\/p>\n<p> La vera vetta Muster l\u2019ha scalata nel silenzio di quegli allenamenti, sulla pedana di legno, con la gamba immobile e il braccio che non smetteva mai di colpire. \u00c8 l\u00ec che nasce il suo mito. L\u00ec che \u00e8 rester\u00e0 per sempre racchiuso il suo trofeo pi\u00f9 importante.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Chiamatelo come volete, ma quel che \u00e8 certo \u00e8 che Thomas Muster non \u00e8 un predestinato. 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