{"id":391177,"date":"2026-03-11T16:27:16","date_gmt":"2026-03-11T16:27:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/391177\/"},"modified":"2026-03-11T16:27:16","modified_gmt":"2026-03-11T16:27:16","slug":"blitz-della-finanza-a-cinecitta-sul-tax-credit-ai-film","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/391177\/","title":{"rendered":"Blitz della Finanza a Cinecitt\u00e0 sul tax credit ai film"},"content":{"rendered":"<p><strong>Gabriele Di Maio<\/strong>, Magistrato tributario, gi\u00e0 magistrato ordinario<\/p>\n<p>\u00abSentiamo prima cosa dice il pm\u00bb. Anni Novanta, siamo tutti seduti al tavolo della Camera di consiglio della Prima sezione penale del tribunale di Salerno. Il presidente della Sezione ha appena invitato l\u2019avvocato a esporre le proprie argomentazioni difensive, ma questi, dopo avere pronunciato la frase appena citata, mi fissa e attende che parli prima io, vuole giustamente avere l\u2019ultima parola dopo quella dell\u2019accusa. Solo che io non sono il pm (il quale non si \u00e8 presentato). Non sono pi\u00f9 un pm da un paio di giorni. Mi sono trasferito dalla Procura al tribunale e sono stato \u00abparcheggiato\u00bb provvisoriamente in quel collegio penale in attesa di una collocazione definitiva. Segue un silenzio imbarazzato, il presidente mi guarda, io guardo il presidente sperando chiarisca, ma non lo fa. Balbetto allora un \u00abehm\u2026 non faccio pi\u00f9 il pm, ora faccio il giudice\u00bb. L\u2019avvocato capisce, mi lancia uno sguardo e continua il suo lavoro. Solo uno sguardo. Non una protesta, una critica, un commento negativo. Solo uno sguardo. Uno sguardo che non saprei definire esattamente, ma nel quale intravedo chiaramente la delusione, la composta disapprovazione, lo sconforto. Uno sguardo che mi fa avvertire che c\u2019\u00e8 qualcosa di stonato, che non mi trovo nel posto giusto, che mi fa sentire a disagio.  <\/p>\n<p>Un disagio che mi spinger\u00e0 subito a chiedere, ottenendolo, di essere collocato in un settore diverso, anche se ci\u00f2 mi costringer\u00e0 a buttare via un bagaglio penalistico costruito in anni di studi e lavoro per affrontare un\u2019impegnativa riconversione in un ambito del tutto nuovo. Ecco, \u00e8 stato quello il giorno in cui ho iniziato a comprendere l\u2019importanza della separazione tra giudice e pm e le esigenze di civilt\u00e0 giuridica che la rendono preferibile.<\/p>\n<p>Vi sono aspetti apparentemente minimali, ma che possono costituire potenti espressioni di civilt\u00e0 giuridica, e lo si comprende al volo. Avere fatto scendere il pm dal banco del giudice a quello di fianco al difensore dell\u2019imputato non \u00e8 stato un insignificante cambiamento di seduta; \u00e8 stato un rappresentare con evidenza il cambiamento da un rito inquisitorio nato in un regime illiberale a un processo caratterizzato dalla parit\u00e0 delle parti, poste di fronte a un giudice terzo come ora imposto dall\u2019articolo 111 della Costituzione. \u00c8 qualcosa che si comprende appunto gi\u00e0 a uno sguardo. <\/p>\n<p>Ebbene, la riforma \u00e8 &#8211; insieme ad altre cose non meno importanti &#8211; il logico e coerente completamento di questo stesso percorso avviato con l\u2019introduzione del rito accusatorio, come volevano <strong>Giuliano Vassalli<\/strong> e <strong>Giovanni Falcone<\/strong>. Un nuovo assetto che si pu\u00f2 giustificare con molteplici, pregevoli argomenti giuridici, come quelli fondati sull\u2019articolo 111 o sul punto 10 delle \u00abGuidelines on the Role of prosecutors\u00bb dell\u2019Onu del 1990 (dove si legge che \u00abl\u2019ufficio del pubblico ministero deve essere rigorosamente separato dalle funzioni del giudice\u00bb). Come pure evidenziandone gli apprezzabili vantaggi funzionali (ad esempio, molto meglio che sia un giudice a valutare la validit\u00e0 dell\u2019organizzazione di un tribunale civile piuttosto che un pm tale a vita e che nulla conosce di detta organizzazione). <\/p>\n<p>Un assetto che, in realt\u00e0, non \u00e8 nemmeno contrastato da alcun valido argomento contrario, posto che resta ferma l\u2019indipendenza della magistratura (anzi rafforzata sia sul versante esterno che quello interno) e vengono mantenuti tutti i poteri giudiziari, nonch\u00e9 di autogoverno in mano a maggioranze togate. Un assetto che, tuttavia, a monte di tutto questo, non dovrebbe avere bisogno nemmeno di particolari giustificazioni, perch\u00e9 riassumibili in sole due parole. Quelle di un avvocato il quale, intervenendo in una delle tante interminabili disquisizioni giuridiche di questi giorni sul tema, ha semplicemente scritto: \u00ab\u00c8 una questione di civilt\u00e0 giuridica\u00bb. Qualcosa che si dovrebbe quindi capire di per s\u00e9. Qualcosa che non pu\u00f2 non spingerci a differenziarci da quelle poche dittature che ancora hanno un assetto di unicit\u00e0 di carriere e ad avvicinarci alle grandi democrazie occidentali con separazione delle carriere. Qualcosa che ci fa intuire che il pm e il giudice, a partire da quello delle indagini preliminari, non possono stare nella stessa squadra. Come ha ora affermato anche <strong>Antonio Di Pietro<\/strong>, sulla base della sua nota esperienza. Gi\u00e0 solo per una questione riassumibile in due parole: civilt\u00e0 giuridica.<\/p>\n<p>Per\u00f2 la riforma non si occupa solo della separazione delle carriere, ma anche della giustizia disciplinare. Ricordo perfettamente il giorno in cui ho compreso che non funzionava. \u00c8 stato il giorno nel quale mi sono trovato a difendere davanti alla Sezione disciplinare del Csm un magistrato che era entrato in contrasto organizzativo con il presidente del tribunale in modo un po&#8217; \u00abvivace\u00bb. E il presidente (ovviamente nominato con il \u00abplacet\u00bb correntizio) se l\u2019era legata al dito e aveva sollecitato l\u2019apertura del procedimento disciplinare. Io avevo consigliato al collega di farsi difendere, come si usa, da un maggiorente correntizio, ma il mio consiglio non era stato ascoltato. Difatti, nella sala di attesa, i difensori degli altri incolpati erano per lo pi\u00f9 noti \u00abbig\u00bb delle correnti, sembrava di stare a un congresso dell\u2019Associazione nazionale magistrati. Difensori che non presentavano una parcella in denaro al \u00abcliente\u00bb, ma al momento giusto gli avrebbero chiesto il voto. Un voto a vantaggio della stessa corrente alla quale apparteneva il giudice disciplinare. Giudice che aveva nominato, come membro del Csm, il presidente \u00aboffeso\u00bb. Credo sia inutile raccontare come sia andata a finire. Un giudice-amministratore, quindi, che giudica chi lo ha eletto o ne ha contrastato l\u2019elezione, con inopportune contiguit\u00e0 \u00abambientali\u00bb. Un giudice assolutamente al di fuori del modello imposto dall\u2019articolo 111 e che finalmente la riforma rende autonomo e conforme a Costituzione.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 arduo \u00e8 individuare il giorno nel quale ho compreso le distorsioni del correntismo, con la conseguente necessit\u00e0 di un sorteggio per i membri del Csm. \u00c8 stato quando ho visto preferire a <strong>Falcone<\/strong> (e a tanti altri bravi magistrati meno noti) candidati assolutamente non alla stessa altezza per logiche di potere correntizio? O quando \u00e8 risultato impraticabile, e addirittura rischioso, tentare di ottenere dal Csm un intervento sulle disfunzioni organizzative create da dirigenti nominati con queste logiche non meritocratiche? \u00c8 stato quando ho visto colleghi stimatissimi abbattersi umiliati perch\u00e9 gli era stato negato l\u2019approdo in Cassazione concesso ad altri di non superiore valore? O quella volta che un magistrato validissimo mi confid\u00f2 che il magistrato che gli aveva soffiato il posto di dirigente gli aveva detto di essere consapevole di essergli stato preferito ingiustamente solo per meriti correntizi? \u00c8 stato quando <strong>Luca Palamara<\/strong> si present\u00f2 trionfante come rappresentante degli \u00abanticorpi del sistema\u00bb con sul piatto la testa di pm allontanati dalle indagini scomode che stavano conducendo? Difficile dirlo. <\/p>\n<p>\u00c8 una consapevolezza maturata lentamente solo nel corso di anni. S\u00ec, perch\u00e9 il sistema correntizio non si presenta al neo magistrato con la sua vera faccia. Lo accoglie (lo \u00abeduca\u00bb) con i suoi uomini pi\u00f9 brillanti che ne diventano presto dei riferimenti dei quali fidarsi. Gli offre aiuto e protezione. Gli fa capire che pu\u00f2 essere \u00abuno di loro\u00bb e fare il loro stesso cammino. Se mostra di meritarsele, gli assegna anche le cosiddette \u00abmedagliette\u00bb, incarichi che renderanno pi\u00f9 facile prevalere su altri. Poi inizia a presentargli i conti. Il voto, ovviamente. La partecipazione alle iniziative di partito. Perch\u00e9 le correnti sono dei veri e propri partiti in miniatura, con ben note connotazioni ideologiche. E poi tutto quello che pu\u00f2 essere funzionale alla corrente. Fino a formare i \u00abPalamara\u00bb di turno che ne costituiranno la casta dirigente superiore. Se fai notare che ci sono cose che non vanno, il sistema ti risponde che la colpa \u00e8 sempre di quelli delle altre correnti cattive. Se non ti schieri, sarai superato dagli schierati e non potrai nemmeno pensare di accedere a determinati incarichi. Se ti schieri contro&#8230; vi lascio immaginare. Le vicende di <strong>Clementina Forleo<\/strong> o di <strong>Alfredo Robledo<\/strong> sono indicative. <\/p>\n<p>Allora, finalmente, capisci. Che \u00e8 un sistema malato e inaccettabile, il quale non si cura solo cacciando <strong>Palamara<\/strong>.  Un sistema fondato sulla ricerca e il mantenimento di un consenso elettorale che non pu\u00f2 che privilegiare logiche di appartenenza a discapito del principio costituzionale di imparzialit\u00e0 e sfornare a ripetizione i Palamara che le applichino. Quelle stesse logiche che, come ha affermato il presidente <strong>Sergio Mattarella<\/strong>, dovrebbero, invece, essere, appunto per dettato costituzionale, estranee all\u2019ordine giudiziario. La riforma, con il sorteggio, espelle queste logiche dall\u2019autogoverno e ci offre imparzialit\u00e0 e meritocrazia, senza pi\u00f9 attendere le vergognose quadre spartitorie, a tutto vantaggio della funzionalit\u00e0 degli uffici e quindi dei cittadini che a essi si rivolgono per avere giustizia.<\/p>\n<p>Io ho lottato strenuamente per cambiare questo sistema, a un certo punto anche assumendo incarichi di corrente e di autogoverno. Ma ho capito che non era possibile cambiarlo e che era semmai il sistema che avrebbe potuto cambiare me. Prima che accadesse, ho allora deciso di lasciare l\u2019Anm, con intuibili costi. Era il marzo del 2006, 20 anni fa, molto prima delle vicende giudiziarie di <strong>Palamara<\/strong>. Almeno per non essere complice di quel sistema. E, da un paio di anni, sono transitato in altra magistratura, scelta dolorosa che, una volta, per me sarebbe stata impensabile, ma coerente con la mia presa di distanza. <\/p>\n<p>La speranza \u00e8 che i cittadini, ai quali questo referendum ne offre ora la possibilit\u00e0, scelgano il cambiamento che n\u00e9 io, n\u00e9 altri magistrati come me, siamo riusciti a ottenere bench\u00e9 sia un sistema indifendibile e che una potentissima casta correntizia della quale la magistratura \u00e8 ostaggio difende essenzialmente con fandonie e scorrettezze.<\/p>\n<p>Ora siete voi il giudice. Mi auguro che la vostra decisione sia un S\u00ec.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Gabriele Di Maio, Magistrato tributario, gi\u00e0 magistrato ordinario \u00abSentiamo prima cosa dice il pm\u00bb. 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