{"id":392244,"date":"2026-03-12T08:59:18","date_gmt":"2026-03-12T08:59:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/392244\/"},"modified":"2026-03-12T08:59:18","modified_gmt":"2026-03-12T08:59:18","slug":"intermezzo-di-malerba-il-dipinto-riscoperto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/392244\/","title":{"rendered":"Intermezzo di Malerba: il dipinto riscoperto"},"content":{"rendered":"<p>        di <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/54p_finestre-sull-arte.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Federico Giannini,  Ilaria Baratta<\/a>, pubblicato il 11\/03\/2026        <br \/>Categorie:<\/p>\n<p>        <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/12c_opere-e-artisti.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><br \/>\n            Opere e artisti        <\/a><\/p>\n<p>         \/ Argomenti: <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/novecento.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Novecento<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/arte-moderna.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Arte Moderna<\/a> <\/p>\n<p>Un ritratto domestico e silenzioso, esposto nel 1911 e nel 1931 e poi dimenticato: Intermezzo, riemerso adesso in mostra alla Fondazione Ragghianti Lucca, \u00e8 un mirabile ritratto della moglie di Emilio Malerba, Amalia. Un ritratto che illumina la prima stagione del pittore milanese.<\/p>\n<p>La mostra monografica su <strong>Emilio Malerba <\/strong>(Milano, 1878 \u2013 1926) che la<strong> Fondazione Ragghianti <\/strong>di <strong>Lucca <\/strong>ha dedicato al grande pittore milanese nel centenario della scomparsa, la prima monografica moderna a lui riservata (a cura di <strong>Paolo Bolpagni ed Elena Pontiggia<\/strong>, dal 28 febbraio al 7 giugno 2026), ha avuto il merito d\u2019esporre per la prima volta al pubblico un importante dipinto, oggi in collezione privata, che Malerba espose nel 1911 e ch\u2019\u00e8 poi per\u00f2 rapidamente finito nell\u2019oblio, malgrado possa esser considerato uno dei vertici della prima fase della sua carriera, quando l\u2019artista, ancora di qua dallo sperimentare il linguaggio che lo avrebbe condotto alla militanza nel <strong>gruppo Novecento<\/strong>, ovvero quel <strong>realismo magico <\/strong>per il quale l\u2019artista \u00e8 oggi pi\u00f9 noto, ancora sperimentava una ricerca legata alla <strong>tarda scapigliatura<\/strong>.<\/p>\n<p>Nel 1911, Malerba aveva preso parte alla grande <strong>Esposizione Internazionale <\/strong>organizzata a <strong>Roma <\/strong>per celebrare il cinquantenario dell\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia. In quell\u2019occasione, il pittore present\u00f2 una tela intitolata Intermezzo, un\u2019opera che ancora oggi interroga l\u2019osservatore per il suo sottile equilibrio tra <strong>artificio pittorico<\/strong> e <strong>verit\u00e0 emotiva<\/strong>. \u00c8 un meravigliosi ritratto di <strong>Amalia<\/strong>, moglie del pittore, raffigurata su di uno sfondo evanescente mentre tiene in mano una chitarra. Tuttavia, non \u00e8 lo strumento a interessare Malerba, anche perch\u00e9, da quel che sappiamo, l\u2019artista non nutriva particolari interessi nei riguardi della musica. Al contrario, la posa della donna appare quasi improbabile, con la chitarra impugnata con una presa fuori da ogni logica, la cassa armonica sotto il gomito e la tastiera stretta tra le dita della mano destra, col polso che scivola sulle corde. Una posa che sembra voler sottolineare la <strong>natura squisitamente pittorica dell\u2019operazione<\/strong>, il fatto che questo spezzone di vita sia in realt\u00e0 una specie d\u2019artificio, d\u2019incantesimo: non ci troviamo, in sostanza, al cospetto del ritratto d\u2019una musicista colta nell\u2019atto dell\u2019esecuzione, quanto piuttosto a un brano di <strong>pittura pura<\/strong>, dove l\u2019oggetto musicale diventa un pretesto formale, un elemento della composizione, una giustificazione per studiare la luce che guizza sull\u2019avambraccio, che indugia sulle pieghe della veste di seta, che scivola poi sulla cassa della chitarra lasciandone met\u00e0 in ombra. Con un velo d\u2019ironia appena avvertibile, Malerba sembra suggerire che la realt\u00e0 sulla tela sia una sorta di costruzione intellettuale, un gioco di volumi e colori che trascende la documentazione, l\u2019episodio minimo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Emilio Malerba, Intermezzo (1910-1911; olio su tela, 125 \u00d7 87 cm; Collezione privata). Su concessione di M.M.M. Archivio Gian Emilio Malerba, Monza. Fotografia: Piero Pozzi\" title=\"Emilio Malerba, Intermezzo (1910-1911; olio su tela, 125 \u00d7 87 cm; Collezione privata). Su concessione di M.M.M. Archivio Gian Emilio Malerba, Monza. Fotografia: Piero Pozzi\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/emilio-malerba-intermezzo.jpg\" width=\"750\" height=\"1073\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nEmilio Malerba, Intermezzo (1910-1911; olio su tela, 125 \u00d7 87 cm; Collezione privata). Su concessione di M.M.M. Archivio Gian Emilio Malerba, Monza. Fotografia: Piero Pozzi&#13;<\/p>\n<p>Episodio minimo che, tuttavia, ha fornito il pretesto per la composizione. Dietro questa costruzione apparentemente distaccata par quasi di percepire il palpito della poetica del primo Malerba: l\u2019attenzione per la cronaca familiare che trascende il quotidiano per farsi arte. Il pittore, certo, fissa sulla tela un istante di vita. L\u2019Intermezzo del titolo non si riferisce dunque a una pausa tra i tempi di una composizione musicale, ma a una <strong>sospensione temporale nell\u2019andamento della giornata<\/strong>. Amalia stava probabilmente esercitandosi quando un evento esterno (l\u2019ingresso di un familiare, un gioco del marito, la voce di un bambino) l\u2019ha spinta a interrompere lo studio. Quel momento di pausa \u00e8 riempito da uno scambio di sguardi e da un sorriso accennato, elementi che caricano l\u2019opera d\u2019una potente densit\u00e0 psicologica. Amalia tralascia il suo esercizio, rivolge lo sguardo verso l\u2019esterno, forse proprio verso il riguardante, la mano sinistra che sfiora le guance quasi intende sottolineare la complicit\u00e0 di quegli occhi, mentre un rigagnolo di luce bagna la sua frangia, fa brillare i suoi occhi, si posa sull\u2019incavo della mano.<\/p>\n<p>\u00c8 interessante notare come Malerba, pur partendo spesso da un supporto fotografico per le sue composizioni, non ne fosse mai schiavo. Esiste una fotografia di Amalia con la chitarra tra i documenti dell\u2019artista, ma non \u00e8 stata usata come modello diretto per il quadro. \u00c8 un distacco che conferma la natura tormentata e meticolosa della sua ricerca: ogni opera era il frutto di <strong>mesi di lavoro<\/strong>, di <strong>continui ripensamenti e modifiche<\/strong> volti a <strong>spogliare l\u2019immagine di ogni eccesso narrativo<\/strong> per giungere all\u2019<strong>essenza d\u2019un sentimento <\/strong>di cui Malerba si fa ineffabile latore.<\/p>\n<p>Un Malerba pressoch\u00e9 inedito, dunque: dell\u2019opera fa menzione Elena Pontiggia nella sua recente monografia (2024, il primo libro che ha ricostruito in maniera organica l\u2019intera vicenda del pittore milanese), ma da quasi cent\u2019anni nessuno era stato pi\u00f9 in grado di vedere questo mirabile Intermezzo, esposto soltanto una volta dopo la mostra di Roma del 1911, ovvero alla mostra postuma che si tenne nel 1931, cinque anni dopo la morte di Malerba, alla Galleria del Milione di Milano, dal 22 aprile al 7 maggio di quell\u2019anno. L\u2019opera consente dunque di rileggere il percorso di Malerba si inserisce alla luce d\u2019un contesto di transizione cruciale. Formatosi all\u2019Accademia di Brera sotto Giuseppe Mentessi e inizialmente vicino alle atmosfere della tarda Scapigliatura, l\u2019artista avrebbe poi mutato i suoi modi in direzione d\u2019una sintesi capace d\u2019anticipare le istanze del gruppo \u201cNovecento\u201d, di cui fu fondatore nel 1922. A differenza dei suoi contemporanei, come Ambrogio Alciati, Malerba scelse di percorrere la strada del non-detto. Se Alciati tendeva a inserire i suoi soggetti in una narrazione esplicita, spesso legata a vicende borghesi o aneddotiche, Malerba eliminava progressivamente il racconto. Nelle sue tele non accade nulla di eclatante; non ci sono amanti prigionieri o scene madri. Tutto \u00e8 affidato alla mobilit\u00e0 di un volto, alla timidezza di un gesto o alla fierezza contenuta di un\u2019adolescente che indossa un cappello nuovo. \u201cLe sue opere\u201d, scrive Elena Pontiggia, \u201cnon giungono mai a narrare una vicenda, ma suggeriscono le sensazioni e, per cos\u00ec dire, i battiti del cuore delle sue figure attraverso pochi tratti di un volto, un gesto momentaneo, un\u2019occhiata\u201d. Questa \u201cnaturalezza\u201d, intesa come <strong>rifiuto a un tempo dell\u2019enfasi e del patetismo<\/strong>, sarebbe divenuta una sorta di marchio di fabbrica della sua produzione: un atteggiamento lontano dalle oscurit\u00e0 del simbolismo, dalle accensioni emotive, ma financo da certa cupezza ch\u2019era propria della Scapigliatura. Malerba aveva scelto la via della chiarezza e della sobriet\u00e0, <strong>l\u2019idea d\u2019una pittura come campo d\u2019emozioni silenziose<\/strong>: dalle bambine che studiano il pianoforte alle amiche che si scambiano confidenze, fino al nudo mitologico che perde ogni aura divina per farsi carne e tenerezza. Ogni figura diviene un ritratto psicologico. L\u2019artista, spiega Pontiggia, \u201cpreannuncia cos\u00ec, e poi incarna pienamente, uno degli ideali del \u2018Novecento\u2019, la \u2018naturalezza\u2019, intesa (in opposizione all\u2019enfasi e alla teatralit\u00e0 del Simbolismo) come semplicit\u00e0 di atteggiamento, come rifiuto di mimiche patetiche, pose sforzate, allusioni indistinte e oscure. Poco ricordata fra le istanze novecentiste, la naturalezza ne \u00e8 invece una parte essenziale\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Fotografia di studio della moglie Amalia con la chitarra (Archivio Gian Emilio Malerba, Monza)\" title=\"Fotografia di studio della moglie Amalia con la chitarra (Archivio Gian Emilio Malerba, Monza)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/amalia-malerba.jpg\" width=\"750\" height=\"1134\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nFotografia di studio della moglie Amalia con la chitarra (Archivio Gian Emilio Malerba, Monza)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Allestimenti della mostra Emilio Malerba (1878-1926). Dagli esordi al Novecento Italiano (Lucca, Fondazione Ragghianti, dal 28 febbraio al 7 giugno 2026)\" title=\"Allestimenti della mostra Emilio Malerba (1878-1926). Dagli esordi al Novecento Italiano (Lucca, Fondazione Ragghianti, dal 28 febbraio al 7 giugno 2026)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/mostra-malerba-ragghianti-1.jpg\" width=\"750\" height=\"500\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAllestimenti della mostra Emilio Malerba (1878-1926). Dagli esordi al Novecento Italiano (Lucca, Fondazione Ragghianti, dal 28 febbraio al 7 giugno 2026). Fotografia: Foto Alcide&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Allestimenti della mostra Emilio Malerba (1878-1926). Dagli esordi al Novecento Italiano (Lucca, Fondazione Ragghianti, dal 28 febbraio al 7 giugno 2026)\" title=\"Allestimenti della mostra Emilio Malerba (1878-1926). Dagli esordi al Novecento Italiano (Lucca, Fondazione Ragghianti, dal 28 febbraio al 7 giugno 2026)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/mostra-malerba-ragghianti-2.jpg\" width=\"750\" height=\"500\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nAllestimenti della mostra Emilio Malerba (1878-1926). Dagli esordi al Novecento Italiano (Lucca, Fondazione Ragghianti, dal 28 febbraio al 7 giugno 2026). Fotografia: Foto Alcide&#13;<\/p>\n<p>La prematura scomparsa dell\u2019artista, avvenuta nel 1926 a soli quarantott\u2019anni, ha interrotto un\u2019evoluzione che lo avrebbe portato magari a una diversa consacrazione, lo avrebbe elevato ad altari forse pi\u00f9 alti di quelli che gli son toccati. Per tale ragione ci \u00e8 di lui rimasto un catalogo limitato, eppure frutto d\u2019una ricerca inarrestabile e d\u2019un perfezionismo che lo induceva a ridiscutere costantemente quasi ogni singola pennellata. \u00c8 da questo corpus, per quanto ristretto, che si sprigiona una voce distintiva e capace persino d\u2019attraversare i decenni.<\/p>\n<p>La sua eredit\u00e0 rimane allora impressa in queste <strong>immagini di quotidianit\u00e0 riposta<\/strong>, dove un gesto, uno sguardo, un sorriso, un movimento della mano, un istante inatteso di luce consentono al riguardante di cogliere quel minimo trasalimento che rende viva un\u2019immagine dipinta. Quel trasalimento che consente alle immagini di parlare, di muovere l\u2019osservatore: era questa la ricerca verso cui Malerba, lungi dall\u2019essere un artista attardato malgrado i suoi riferimenti fossero i Mentessi, i Ranzoni e i Cremona quando gi\u00e0 infuriavano le battaglie dei futuristi, orientava i suoi indirizzi. Anzi: Malerba era un precursore. Il suo ideale di semplicit\u00e0, chiarezza e serenit\u00e0 che avrebbe trovato riscontro nelle riflessioni critiche di Margherita Sarfatti, nelle dichiarazioni di artisti come Mario Sironi e Piero Marussig. Naturalmente non c\u2019era alcunch\u00e9 d\u2019intenzionale. L\u2019artista non sapeva cosa sarebbe arrivato dopo. C\u2019\u00e8 per\u00f2 un\u2019innegabile consonanza, c\u2019\u00e8 quasi l\u2019avventatezza di sperimentare un\u2019arte di convinta, consapevole retroguardia quando i fremiti della pittura europea erano tutti per le ricerche degli artisti sovversivi, rivoluzionari. Il ritorno all\u2019ordine avrebbe poi premiato l\u2019insistenza di Emilio Malerba, che aveva gi\u00e0 posto le fondamenta di quella che, nel dopoguerra, sarebbe poi diventata la nuova avanguardia, se cos\u00ec si pu\u00f2 dire. Soprattutto, avrebbe premiato quella sua pittura che cerca la verit\u00e0 del momento che sfugge, che s\u2019incarna nella sfumatura d\u2019un\u2019espressione, che preferisce abitare uno spazio discreto, uno spazio dei sentimenti minimi e quotidiani, uno spazio che rende dignit\u00e0 poetica a qualsiasi pausa dell\u2019esistenza.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.danaeproject.com\/\" target=\"_blank\" data-etichetta=\"Banner 3 - Danae Project\" onclick=\"ga(&#039;send&#039;, &#039;event&#039;, &#039;Click&#039;, &#039;Banner 3 - Danae Project&#039;, 1);\" rel=\"nofollow noopener\"><br \/>\n\t\t\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/danae728x90.gif\" alt=\"Danae Project - Da 20 anni strategie digitali\" onmouseover=\"ga('send', 'event', 'Dwell', 'Banner 3 - Danae Project', 1);\" title=\"Danae Project - Da 20 anni strategie digitali\" class=\"banner_fsa\" fetchpriority=\"high\" id=\"banner_3\" width=\"728\" height=\"90\" style=\"width:728px\"\/><br \/>\n\t\t\t<\/a>\t<\/p>\n<p style=\"font-size:16px\">Gli autori di questo articolo: <strong>Federico Giannini e Ilaria Baratta<\/strong><\/p>\n<p>Gli articoli firmati <strong>Finestre sull&#8217;Arte<\/strong> sono scritti a quattro mani da <strong>Federico Giannini<\/strong> e <strong>Ilaria Baratta<\/strong>. Insieme abbiamo fondato <strong>Finestre sull&#8217;Arte<\/strong> nel 2009. <a href=\"http:\/\/www.finestresullarte.info\/chisiamo.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Clicca qui per scoprire chi siamo<\/a>\t\t<\/p>\n<p>                La consultazione di questo articolo \u00e8 e rimarr\u00e0 sempre gratuita. 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