{"id":394689,"date":"2026-03-13T23:00:13","date_gmt":"2026-03-13T23:00:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/394689\/"},"modified":"2026-03-13T23:00:13","modified_gmt":"2026-03-13T23:00:13","slug":"oriente-occidente-di-rampini-ce-una-destra-usa-che-crede-alla-vittoria-in-iran-e-intanto-gli-alleati-pagano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/394689\/","title":{"rendered":"Oriente Occidente di Rampini | C&#8217;\u00e8 una destra Usa che crede alla vittoria in Iran. E intanto gli alleati pagano"},"content":{"rendered":"<p class=\"chapter-paragraph\">Gli anni Sessanta e Settanta aiutano a capire meglio questa guerra. <b>L\u2019Iran come il Vietnam, \u00e8 un conflitto che l\u2019America pu\u00f2 perdere politicamente<\/b>, non militarmente.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Come allora, <b>c\u2019\u00e8 mezza societ\u00e0 americana (almeno) che tifa pi\u00f9 o meno apertamente per la sconfitta del proprio paese<\/b>, con una variet\u00e0 di motivazioni in cima alle quali metterei questa: <b>considera il proprio presidente una minaccia per la democrazia e per la pace peggiore del regime degli ayatollah<\/b>.\u00a0    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nel resto del mondo, idem: <b>molti alleati dell\u2019America tifano perch\u00e9 perda<\/b>, sia perch\u00e9 condividono la stessa analisi che fa la sinistra americana su Trump (e ne sono ampiamente condizionati), sia perch\u00e9 l\u2019Iran allarga il conflitto sul fronte geoeconomico e i danni globali sono reali. <b>Il regime di Teheran<\/b> sa di non poter vincere sul terreno militare ma <b>pensa di poter scatenare una catastrofe energetica ed economica globale<\/b>, che generi pressioni molto vaste su Trump per cessare la guerra.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">In questo caso <b>la geoeconomia \u00e8 dominata dall\u2019asimmetria<\/b>, perch\u00e9 gli alleati dell\u2019America sono pi\u00f9 esposti allo choc energetico di quanto lo sia lei. In questo quadro generale \u00e8 <b>interessante cercare qualche voce a supporto dell\u2019azione degli Stati Uniti<\/b>, visto che queste voci sono pressoch\u00e9 introvabili in Europa.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nel dibattito americano sulla guerra contro l\u2019Iran si stanno sovrapponendo <b>due piani distinti<\/b>: quello<b> strategico-militare<\/b> e quello <b>economico globale<\/b>. Il primo \u00e8 al centro dell\u2019analisi di <b>Marc Thiessen, editorialista conservatore<\/b> del Washington Post ed ex consigliere di George W. Bush; il secondo emerge invece da uno studio della <b>societ\u00e0 di consulenza geopolitica Eurasia Group<\/b>, che prova a misurare gli effetti macroeconomici del conflitto. Letti insieme, i due contributi offrono<b> un quadro interessante<\/b>: mentre nella destra Usa si discute di \u00abvittoria\u00bb e di cambio di regime, i mercati internazionali valutano soprattutto il rischio energetico e il suo impatto asimmetrico sulle grandi economie.<\/p>\n<p>APPROFONDISCI CON IL PODCAST<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Thiessen parte da una polemica politica<\/b>. I critici di Trump sostengono che la guerra contro l\u2019Iran sia stata <b>avviata senza un obiettivo finale chiaro<\/b>; alcuni consiglieri della stessa amministrazione temono che <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/economia\/energie\/26_marzo_12\/guerra-iran-4-scenari-e9026239-bfe9-47ca-aa11-7a1a791ebxlk.shtml\" title=\"Come e quando finir\u00e0 la guerra in Iran? Dalla \u00abTaco\u00bb (\u00abTrump Always Chickens Out\u00bb) alla soluzione irachena: i 4 scenari possibili\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">il conflitto possa trascinarsi oltre il necessario<\/a>. Secondo l\u2019analista conservatore entrambe le letture sbagliano bersaglio. A suo giudizio <b>esiste una strategia coerente<\/b>, e il presidente potrebbe ottenere <b>un risultato storico se avr\u00e0 la pazienza<\/b> di non interrompere l\u2019operazione troppo presto.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il nodo centrale \u00e8 la <b>definizione della vittoria<\/b>. Per Thiessen non esiste una sola soglia di successo, ma <b>tre livelli progressivi<\/b>.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Il primo <\/b>riguarda <b>l\u2019obiettivo militare pi\u00f9 immediato<\/b>: privare l\u2019Iran della capacit\u00e0 di proiettare forza oltre i propri confini. La campagna militare congiunta tra Stati Uniti e Israele starebbe gi\u00e0 producendo effetti notevoli. Le conseguenze operative sono visibili nei numeri. <b>Gli attacchi missilistici iraniani e le operazioni con droni contro obiettivi americani o alleati hanno subito una drastica riduzione<\/b>. Il punto chiave della strategia non \u00e8 soltanto distruggere gli arsenali esistenti, ma <b>demolire <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/esteri\/26_marzo_09\/guerra-iran-chi-sta-vincendo-697ecab0-3f56-4233-b933-a5898648bxlk.shtml\" title=\"Chi sta vincendo la guerra in Iran? Tattiche, obiettivi e forze in campo: il punto militare\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">le infrastrutture industriali e militari<\/a><\/b> che permettono al regime di ricostruirli. In questa prospettiva la campagna non punta a infliggere una punizione temporanea, ma a <b>neutralizzare in modo duraturo la macchina militare iraniana<\/b>. Se questo primo obiettivo venisse raggiunto fino in fondo, l\u2019Iran perderebbe gran parte della sua capacit\u00e0 di intimidazione regionale. Non potrebbe pi\u00f9 minacciare con missili o droni i paesi vicini, n\u00e9 rifornire di armamenti le milizie alleate nel Medio Oriente. Sarebbe <b>un cambiamento strategico significativo per l\u2019equilibrio della regione<\/b>. Tuttavia, osserva Thiessen, il risultato sar\u00e0 fragile se il regime che ha costruito quell\u2019apparato resta al potere.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Da qui nasce <b>il secondo livello di vittoria: il collasso del regime<\/b>. Secondo questa interpretazione, la strategia americana non era inizialmente centrata sulla decapitazione politica del regime. L\u2019obiettivo principale era distruggere le difese e la capacit\u00e0 di risposta militare iraniana. Ma una volta ottenuta la superiorit\u00e0 aerea, <b>gli Stati Uniti potrebbero intensificare gli attacchi mirati contro la leadership rimasta<\/b>. In uno scenario del genere possono emergere divisioni all\u2019interno dell\u2019\u00e9lite iraniana. Alcuni apparati potrebbero scegliere la resistenza fino all\u2019ultimo, <b>altri negozieranno pur di salvare se stessi e le proprie strutture di potere<\/b>. Da queste fratture pu\u00f2 nascere un governo disposto a rompere con la teocrazia e ad avviare un riavvicinamento con l\u2019Occidente.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Il terzo livello di vittoria<\/b>, il pi\u00f9 ambizioso, <b>chiama in causa la societ\u00e0 iraniana<\/b>. Il rovesciamento del regime non verrebbe imposto solo dall\u2019esterno ma nascerebbe anche dall\u2019interno.<b> Gli iraniani potrebbero tornare nelle piazze<\/b> e reclamare il controllo delle proprie istituzioni, avviando una<b> transizione politica<\/b>. Il modello evocato \u00e8 quello delle rivoluzioni democratiche che alla fine della guerra fredda trasformarono l\u2019Europa orientale. Non necessariamente con un crollo improvviso come la caduta del Muro di Berlino: <b>potrebbe trattarsi anche di una transizione pi\u00f9 graduale<\/b>, guidata da governi provvisori e culminata in un sistema politico scelto dai cittadini. <b>Thiessen riconosce che questo scenario \u00e8 pieno di incognite<\/b>.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il regime pu\u00f2 rivelarsi pi\u00f9 resistente del previsto; possono emergere conflitti interni o persino una guerra civile. Tuttavia, a suo giudizio <b>il rischio pi\u00f9 grave sarebbe interrompere l\u2019operazione prima che il sistema politico iraniano crolli<\/b>. Se sopravvivesse, anche mutilato, il regime potrebbe interpretare la propria sopravvivenza come una vittoria e continuare la sua sfida all\u2019Occidente.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Mentre negli Stati Uniti si discute di questi obiettivi strategici, <b>i mercati globali osservano l\u2019altra faccia della guerra<\/b>: quella economica.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Un\u2019analisi dell\u2019Eurasia Group sottolinea che <b>gli investitori stanno scommettendo su un conflitto relativamente breve e con effetti limitati <\/b>sui flussi energetici del Medio Oriente. Gli operatori finanziari ritengono <b>improbabile una lunga interruzione delle forniture<\/b>.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">In questo scenario di base \u2014 che gli analisti stimano con una probabilit\u00e0 intorno al 60 per cento \u2014 <b>l\u2019impatto sull\u2019economia mondiale resterebbe contenuto<\/b>. La <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/economia\/finanza\/26_marzo_12\/quanto-guadagnano-gli-usa-se-il-petrolio-sale-e-anche-il-gas-i-conti-della-guerra-e-cosa-cambia-per-l-europa-32200586-2128-43ec-8fab-233eca5c7xlk.shtml\" title=\"Quanto guadagnano gli Usa se il petrolio sale (e anche il gas): i conti della guerra e cosa cambia per l\u2019Europa\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">volatilit\u00e0 dei prezzi energetici<\/a> continuer\u00e0, ma senza produrre uno choc macroeconomico paragonabile a quello provocato dalla guerra in Ucraina nel 2022.<b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Il rischio maggiore \u00e8 quello di una guerra pi\u00f9 lunga<\/b>. Gli analisti attribuiscono circa il 40 per cento di probabilit\u00e0 a uno scenario in cui il conflitto si prolunga e mantiene alta la volatilit\u00e0 dei prezzi del petrolio e del gas. In questo caso si produrr\u00e0 uno<b> choc di offerta capace di rallentare la crescita economica globale<\/b>, alimentare l\u2019inflazione e irrigidire le condizioni finanziarie. La distribuzione di questi effetti sarebbe fortemente asimmetrica.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Gli Stati Uniti<\/b>, grazie alla loro indipendenza energetica, <b>subiscono un impatto macroeconomico limitato<\/b>. L\u2019aumento dei prezzi della benzina resta un problema politico interno per l\u2019amministrazione Trump, ma <b>il colpo diretto alla crescita economica \u00e8 vicino allo zero<\/b>.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Molto diversa \u00e8 la situazione in Asia e in Europa<\/b>. Il sistema energetico di queste regioni dipende in larga misura dalle importazioni, e l\u2019Indo-Pacifico assorbe da solo circa l\u201980 per cento delle esportazioni di petrolio e gas del Golfo. In uno scenario di prezzi energetici pi\u00f9 elevati, <b>il rallentamento della crescita pu\u00f2 arrivare a sottrarre circa tre quarti di punto percentuale al Pil di molte economie asiatiche<\/b>.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>L\u2019Europa si trova in una posizione analoga<\/b>, aggravata da altri fattori: debito pubblico elevato, tassi di interesse pi\u00f9 alti, inflazione ancora persistente e un dollaro in ascesa che rende pi\u00f9 costose le importazioni di energia. In queste condizioni lo choc energetico potrebbe trasformarsi in un<b> fattore di instabilit\u00e0 politica<\/b>, come spesso accade quando recessione e inflazione colpiscono contemporaneamente.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La guerra iraniana, dunque, presenta <b>un paradosso geopolitico<\/b>. Sul piano strategico, parte dell\u2019establishment conservatore americano la interpreta come un\u2019<b>occasione storica per smantellare definitivamente la Repubblica islamica<\/b>. Sul piano economico globale, invece, <b>i costi pi\u00f9 pesanti rischiano di ricadere non sugli Stati Uniti ma sugli alleati europei e sulle economie asiatiche<\/b>.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">In quest\u2019ottica secondo Eurasia Group il conflitto potrebbe rafforzare la posizione strategica americana mentre <b>scarica gran parte del prezzo economico sul resto del mondo<\/b> industrializzato.<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-03-13T16:41:49+01:00\" content=\"2026-03-13\">13 marzo 2026, 16:35  &#8211; modifica il 13 marzo 2026 | 16:41<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Gli anni Sessanta e Settanta aiutano a capire meglio questa guerra. 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