{"id":396508,"date":"2026-03-15T03:50:22","date_gmt":"2026-03-15T03:50:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/396508\/"},"modified":"2026-03-15T03:50:22","modified_gmt":"2026-03-15T03:50:22","slug":"il-nuovo-album-dei-gorillaz-parla-della-morte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/396508\/","title":{"rendered":"Il nuovo album dei Gorillaz parla della morte"},"content":{"rendered":"<p class=\"p1\">\u00c8 il suono di un flauto traverso di bamb\u00f9 \u2013 il bansuri \u2013 ad aprire The Mountain, il nono album dei Gorillaz, pubblicato lo scorso 27 febbraio. A suonarlo \u00e8 Ajay Prasanna, flautista di fama internazionale con una lunga eredit\u00e0 familiare in termini di musica. Il suono \u00e8 sottile, quasi fragile. Ma ancora pi\u00f9 fragili sono le parole che accompagnano la melodia. Sono le parole di Dennis Hopper, attore e regista americano scomparso nel 2010, recuperate dall\u2019archivio e reintegrate nell\u2019album, come se non se ne fosse mai andato: \u00aball good souls come here to rest\u00bb. Tutte le anime buone arrivano qui per riposare, un mantra che segna l\u2019inizio di un viaggio verso una delle mete che pi\u00f9 spaventa l\u2019umanit\u00e0: la morte.<\/p>\n<p class=\"p1\">I Gorillaz sono una band virtuale composta da quattro personaggi animati: 2D, Murdoc, Russel e Noodle, creati nel 1998 dal disegnatore Jamie Hewlett e dal cantante Damon Albarn, ex frontman dei Blur. Venticinque anni di storia, nove album e una mitologia complessa attorno ai personaggi fatta di fughe, naufragi, missioni impossibili e ritorni. Con The Mountain quella storia raggiunge un punto di svolta \u2013 o forse la sua conclusione \u2013 che, come quasi ogni avvenimento che avviene nella lore di 2D e dei suoi compagni, rispecchia la vita dei due autori che si celano dietro ai quattro volti animati.<\/p>\n<p class=\"p1\">La genesi del disco \u00e8 segnata da una serie di lutti ravvicinati: Albarn perde il padre e si reca a Varanasi, sulle rive del Gange, per spargerne le ceneri, scegliendo l\u2019antica citt\u00e0 indiana, cuore delle tradizioni induiste di pellegrinaggio e centro principale per i riti di morte e cremazione in India, luogo dell\u2019ultimo congedo. Nel frattempo Hewlett si trova a Jaipur con la moglie, dove assiste la suocera colpita da un ictus: otto settimane di visite quotidiane in ospedale prima che lei non si svegli pi\u00f9. Dieci giorni dopo la scomparsa del padre di Albran, il padre di Hewlett lo raggiunger\u00e0. Questi lutti non hanno per\u00f2 trascinato gli artisti in un baratro di tristezza, hanno elaborato queste perdite dentro lo studio di registrazione. La morte \u00e8 entrata, si \u00e8 seduta, e ha preso in mano la matita e lo spartito, insieme a loro. The Mountain \u00e8, tra le altre cose, il racconto di come due artisti abbiano elaborato il proprio dolore attraverso il lavoro e la musica, trasformando qualcosa di privato e intraducibile in un\u2019opera che parla a chiunque abbia mai dovuto fare i conti con una perdita.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"lazy lazy-hidden wp-image-607865 \" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-lazy-type=\"image\" data-lazy-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/album-coverthe-mountaingorillaz-1024x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"572\" height=\"572\" data-lazy- data-lazy-\/>Album Cover.The Mountain. Illustrated by Jamie Hewlett. Courtesy of the artist<\/p>\n<p class=\"p1\">Sulla copertina, il titolo \u00e8 scritto in <a href=\"https:\/\/www.google.com\/search?q=devan%C4%81gar%C4%AB&amp;rlz=1C5MACD_enIT1153IT1154&amp;oq=devanagari&amp;gs_lcrp=EgZjaHJvbWUyCQgAEEUYORiABDIHCAEQABiABDIHCAIQABiABDIHCAMQABiABDIHCAQQABiABDIHCAUQABiABDIHCAYQABiABDINCAcQLhivARjHARiABDIHCAgQABiABDIGCAkQABge0gEHNjc5ajBqN6gCALACAA&amp;sourceid=chrome&amp;ie=UTF-8&amp;ved=2ahUKEwjWrqKn3pyTAxV8lP0HHegbBQMQgK4QegYIAQgAEAM\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">devan\u0101gar\u012b<\/a> ( \u092a\u0930\u094d\u0935\u0924, parvat ), il principale sistema di scrittura alfabeta utilizzato in India. Nasce da una visita all\u2019Amber Fort di Jaipur avvenuta durante il viaggio in India dei due autori, subito dopo la loro perdita, e da una montagna nella Cina occidentale dove Albarn e Hewlett avevano lavorato anni prima per la lavorazione del corto Monkey: Journey to the West. Ma la scelta non \u00e8 solo biografica: nell\u2019induismo e nelle tradizioni spirituali himalayane, la montagna non \u00e8 solo un luogo fisico, ma un asse cosmico, un punto dove il divino e il terreno si incontrano, dove i saggi si ritirano a meditare, dove il pellegrinaggio verso la vetta equivale all\u2019ascesa spirituale. Non a caso, il Monte Meru \u00e8 considerato il centro di tutti gli universi fisici e spirituali nell\u2019induismo, nel buddhismo e nel giainismo. Nell\u2019induismo, scalare una montagna \u00e8 concepito come affrontare le avversit\u00e0 della vita a viso aperto. Non \u00e8 una fuga, ma una resa consapevole. La montagna di Albarn e Hewlett ha la medesima funzione. E grazie a questa scalata la musica pop occidentale \u2013 che ha da tempo rimosso la morte dal proprio vocabolario trattandola come argomento scomodo o superficiale \u2013 qui ci trova uno specchio inatteso, diventando la meta che nessuno sceglie, e che tutti raggiungono, volenti o nolenti.<\/p>\n<p class=\"p1\">Perch\u00e9 di questo si tratta: The Mountain \u00e8 un disco sulla morte. Non come tragedia da elaborare terapeuticamente, n\u00e8 come shock estetico, ma come parte del paesaggio della vita. In un\u2019epoca costruita sul loop dei trenta secondi e sull\u2019ansia da skip, Hewlett ha dichiarato esplicitamente di voler riportare l\u2019idea di investire del tempo in qualcosa. Il risultato \u00e8 un\u2019opera di quindici tracce che compone un concept album con una direzione precisa da ascoltare rigorosamente in ordine.<\/p>\n<p class=\"p2\">Non era un obiettivo cos\u00ec semplice, e per questo hanno chiesto una mano. Albarn \u00e8 stato esplicito: \u00abserviva la voce di qualcuno che ci fosse gi\u00e0 passato\u00bb, scrive in un post sui social. Bobby Womack, Dave Jolicoeur dei De La Soul (uno degli autori storici di Feel Good Inc), Tony Allen, Dennis Hopper, Mark E. Smith dei The Fall, Proof. Tutti scomparsi, e tutti presenti. Le loro voci non sono ricostruzioni digitali n\u00e9 esperimenti di intelligenza artificiale, sono frammenti reali: registrazioni recuperate, strumenti gi\u00e0 suonati, parole gi\u00e0 dette, reintegrate nel tessuto del disco con una precisione che ha qualcosa di soprannaturale.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"lazy lazy-hidden wp-image-607866 size-large\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-lazy-type=\"image\" data-lazy-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/kali-murdocthe-mountain-1024x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"640\" data-lazy- data-lazy-\/>KALI Murdoc. Illustrated by Jamie Hewlett. Courtesy of the artist<\/p>\n<p class=\"p2\">\u00c8 proprio grazie a queste voci che l\u2019album si pu\u00f2 dividere in due filoni paralleli, che si intrecciano continuamente. Nel primo binario, le voci degli artisti scomparsi narrano i passi del viaggio. Sono presenti soprattutto nella prima parte dell\u2019album, nelle tracce pi\u00f9 eteree e sospese nel tempo, come Moon Cave o The Hardest Thing. I personaggi \u2013 e gli ascoltatori, con essi \u2013 interpellano direttamente chi \u00e8 gi\u00e0 dall\u2019altra parte, chiedendo un parere su quello che li aspetta. Il secondo binario \u00e8 il viaggio vero e proprio: l\u2019abbandono progressivo di tutto ci\u00f2 che consideriamo umano. The Happy Dictator (il brano ad oggi pi\u00f9 ascoltato del disco) \u00e8 una critica ironica travestita da ritornello orecchiabile, ormai una firma dei Gorillaz. Con quella frase che torna: \u00abEverything is slowing down, yet everything is faster\u00bb cresce la sensazione di chi comincia a guardare le cose del mondo con una vena critica, a dubitare di quel che dice il \u201cdittatore felice\u201d. Qualche traccia dopo The God of Lying, con gli IDLES, rompe definitivamente queste certezze: \u00abAre you deafened by the headlines, or does your head not hear at all?\u00bb, e spinge l\u2019ascoltatore a mettere in discussione ogni pilastro e ogni guru. The Empty Dream Machine porta questa caduta delle certezze al suo apice emotivo, con un crescendo che ricorda l\u2019ultimo Bowie, e una richiesta che suona quasi come una supplica: \u00abI need you on my team\u00bb , invoca il bisogno di qualcuno che ci accompagni in questo buio.<\/p>\n<p class=\"p2\">Poi c\u2019\u00e8 The Manifesto, che con una durata di sette minuti \u00e8 la traccia pi\u00f9 lunga e complessa dell\u2019album. Il rapper argentino Trueno apre il brano parlando nella sua lingua natia di chi si lascia il passato alle spalle per costruire qualcosa di nuovo, per chi verr\u00e0 dopo. Entra poi a gamba tesa Proof, rapper di Detroit morto l\u201911 aprile 2006, a seguito di una rissa culminata con quattro colpi di pistola. La strofa che Proof canta in The Manifesto era stata catturata in modo del tutto spontaneo, pochi minuti prima che il rapper entrasse in sala di registrazione durante una sessione. Hewlett ricorda il brivido che prov\u00f2 quando Albarn gliela fece sentire: vedere Proof guardare in camera cantando della morte, ignorando quanto poco gli restasse da vivere, dice fosse qualcosa di difficilmente descrivibile. In questi versi, il rapper fondatore del gruppo D12 e conosciuto come uno degli artisti mentalmente e artisticamente pi\u00f9 aperti della scena, interpreta il suo opposto (e l\u2019opposto di Trueno): il caos, la distruzione, l\u2019incapacit\u00e0 di lasciar andare. Trueno riprende e risponde. Il brano diventa un dialogo tra chi \u00e8 partito e chi non \u00e8 mai riuscito a farlo, ma a ruoli invertiti.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"lazy lazy-hidden wp-image-607867 size-large\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-lazy-type=\"image\" data-lazy-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/noodleorangecountygorillaz-1024x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"640\" data-lazy- data-lazy-\/>Noodle. Orange County. Illustrated by Jamie Hewlett. Courtesy of the artist<\/p>\n<p class=\"p2\">The Sad God, l\u2019ultima traccia, non \u00e8 un arrivo trionfale. Il protagonista \u00e8 Vishnu, il dio induista che protegge l\u2019universo. Ma \u00e8 un dio stanco, che ha dato all\u2019umanit\u00e0 tutto quello che aveva e l\u2019ha vista sprecare \u00abI gave you white sails to reach the sun \/ I gave you atoms, you built a bomb\u00bb. Non \u00e8 pi\u00f9 un dio che mente come in The God of Lying, n\u00e9 un arrabbiato: \u00e8 rassegnato. Come dice Hewlett: \u00ab\u00e8 Vishnu che dice \u201cavete fottuto tutto\u201d\u00bb. E quella rassegnazione, con le sue insicurezze ancora intatte, accettate ma non risolte, \u00e8 la cima montagna. Non una destinazione rilassata, ma la consapevolezza di potersi finalmente voltare a guardare il percorso appena fatto. La montagna non \u00e8 l\u2019aldil\u00e0: \u00e8 il punto da cui si vede tutto.<\/p>\n<p class=\"p1\">Questo viaggio \u00e8 attraversato dalla musica classica hindustani (il sitar di Anoushka Shankar, il sarod dei fratelli Amaan e Ayaan Ali Bangash, il flauto di Ajay Prasanna) e dal concetto induista di samsara, il ciclo continuo di morte e rinascita, di attaccamento e distacco, che percorre l\u2019album come una corrente sotterranea. Questa dimensione orientale non \u00e8 un\u2019estetica importata, ma una scelta consapevole orchestrata dai due autori. Le tradizioni spirituali dell\u2019India hanno con la morte un rapporto molto meno conflittuale di quello occidentale moderno. La morte \u00e8 percepita come transizione, come parte del ritmo, come qualcosa da attraversare piuttosto che da rimuovere o sorpassare.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"lazy lazy-hidden wp-image-607878 \" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-lazy-type=\"image\" data-lazy-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/2d-and-noodle-damascusgorillaz-1-1024x640.jpg\" alt=\"\" width=\"738\" height=\"461\" data-lazy- data-lazy-\/>2D and Noodle. Damascus. Illustrated by Jamie Hewlett. Courtesy of the artist<\/p>\n<p class=\"p1\">A dare l\u2019ultima chiave di lettura di tutto c\u2019\u00e8 il videoclip dell\u2019album: un cortometraggio animato di otto minuti che mette insieme tre tracce del disco: The Mountain, The Moon Cave e The Sad God, quasi a costruire un trittico visivo che riassume l\u2019intero arco narrativo. Diretto da Hewlett ed eseguito interamente a mano, il film cita apertamente le tecniche dei classici Disney degli anni Sessanta e Settanta, La carica dei 101 e soprattutto Il libro della giungla. In un momento in cui l\u2019animazione generativa ha invaso ogni piattaforma e l\u2019industria musicale ricrea digitalmente le voci dei morti, questa scelta non \u00e8 nostalgia.<\/p>\n<p class=\"p1\">The Mountain \u00e8 un disco che non consola e non spaventa. Prende la morte, la fa sedere accanto a chi ascolta, facendola sembrare parte del paesaggio. In un\u2019epoca che preferisce evitarla, \u00e8 gi\u00e0 un atto abbastanza raro. Farlo con questa precisione \u00e8 qualcosa di unico. Lo sintetizza meglio di chiunque Albarn stesso nella descrizione dell\u2019album: \u00abYou pour in the sadness and you sip the light\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00c8 il suono di un flauto traverso di bamb\u00f9 \u2013 il bansuri \u2013 ad aprire The Mountain, il&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":396509,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1443],"tags":[8133,203,8320,204,1537,90,89,1538,1539],"class_list":{"0":"post-396508","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-musica","8":"tag-album","9":"tag-entertainment","10":"tag-india","11":"tag-intrattenimento","12":"tag-it","13":"tag-italia","14":"tag-italy","15":"tag-music","16":"tag-musica"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116231158055413713","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/396508","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=396508"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/396508\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/396509"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=396508"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=396508"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=396508"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}