{"id":396937,"date":"2026-03-15T11:27:11","date_gmt":"2026-03-15T11:27:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/396937\/"},"modified":"2026-03-15T11:27:11","modified_gmt":"2026-03-15T11:27:11","slug":"la-vera-arte-rompe-gli-schemi-da-giotto-a-filippo-de-pisis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/396937\/","title":{"rendered":"La vera arte rompe gli schemi. Da Giotto a Filippo De Pisis"},"content":{"rendered":"<p>Prima cosa: ci\u00f2 che pi\u00f9 sorprende negli scritti di Sigfrido Bartolini \u00e8 la scrittura. Pur d&#8217;occasione, i suoi articoli tratti da vari quotidiani hanno una profondit\u00e0 e una chiarezza che esula dalla mera cronaca, spesso di mostre temporanee, dalla quale scaturivano. Articoli di una complessit\u00e0 tale che colpisce siano stati scritti solo pochi anni fa per i giornali e che fa comprendere alla perfezione la catabasi che ha degradato la critica d&#8217;arte, relegata dalle pagine culturali in spazi residui e completamente assente nelle versioni online. Oggi, pi\u00f9 che altro si tratta di favori tra i festanti laudatores dell&#8217;art system, il cui retrogusto sa pi\u00f9 di marketing culturale che di pensiero. Nulla a che vedere con la puntuta ironia di Bartolini, sublimata per esempio nella raccolta La Grande Impostura (2002) in cui sferzava i campioni del contemporaneo e si prendeva gioco dei tanti troppi eventi espositivi che ammorbavano la penisola (sua la pi\u00f9 bella battuta di sempre: &#8220;il sonno della ragione genera mostre&#8221;); e nulla a che vedere con la saggezza contenuta anche in questo ulteriore Canone raccolto amorevolmente dalla figlia Simonetta, raffinata italianista. Credo che Sigfrido sia stato uno degli ultimi esempi di artisti colti che alla pittura affiancavano il dono dello scrivere, erede di una schiatta che risaliva certo ad uno dei suoi maestri, Ardengo Soffici, e pi\u00f9 latamente a quel manipolo di intellettuali vociani e poi lacerbiani, molti dei quali, come lui, figli di Toscana; uomini in grado di tener fede alle proprie radici quattrocentesche di grandi facitori, fedeli al lavoro d&#8217;arte e nello stesso tempo capaci di aspri duelli letterari e non per desiderio e necessit\u00e0 di giustificare con parole astruse opere concettuali, semmai per fortificare l&#8217;aspetto politico, nel senso alto e nobile della parola, del loro impegno pittorico e dunque etico. Una scrittura che conforta il lettore per la claritas e la felicit\u00e0 di costrutti e ci fa, per lontana assonanza, rammemorare i miti della critica d&#8217;arte che oggi tanto mancano: per esempio la magnifica prosa di Roberto Longhi i cui scritti nel 1973 vennero raccolti da Gianfranco Contini in un Meridiano Mondadori a significare la preminenza della critica d&#8217;arte anche all&#8217;interno della storia della letteratura, o quella di Francesco Arcangeli, la cui monografia su Giorgio Morandi rimane un saggio capitale proprio per lo stile espresso.<\/p>\n<p>Poi c&#8217;\u00e8 il tema del &#8220;canone&#8221;, un titolo non voluto da Bartolini ma che rende alla perfezione il senso che si pu\u00f2 trarre da scritti episodici, riuniti idealmente a tratteggiare una storia dell&#8217;arte da Giotto alle Avanguardie, il cui precipitato \u00e8 davvero un elenco di autori che possono essere portati a modello, senza apparire nostalgici per posa. Giotto, innanzitutto, &#8220;colui che spalanca le porte di un&#8217;era nuova, che sostituisce i simboli con la realt\u00e0 e restituisce una sacralit\u00e0 alle cose di tutti i giorni, anche le pi\u00f9 semplici, secondo il suggerimento di Francesco. \u00c8 il pi\u00f9 moderno dei pittori e il pi\u00f9 antico. Se le etichette non si addicono ai grandi, quella gotica \u00e8 troppo stretta per abbracciare la monumentalit\u00e0 monolitica, la compattezza conclusa delle sue figure, spesso bozzoli chiusi nel loro magistero formale che lascia a poche pieghe il compito di rivelare il corpo nella sua forma e posizione&#8221;. E poi Benozzo Gozzoli, e pi\u00f9 vicino a noi Goya (&#8220;com&#8217;\u00e8 moderno questo grande artista, nel canto di cigno del mondo antico!&#8221;), C\u00e9zanne il riformatore della pittura, il capostipite della modernit\u00e0, Alfred Sysley, Kandinsky, Chagall, Picasso &#8220;il grande dittatore del XX secolo&#8221; la cui &#8220;opera non esiste, come non esiste un suo stile, o una vera strada da lui tracciata; eppure macinando e assimilando prodigiosamente esperienze anche di culture diverse, ha improntato di s\u00e9 il secolo, lo si riconosce in tanti autori che sono i suoi bastardini, in tanti modi indicati da lui, in tante strade, sconnesse e senza sfondo, ma che portano il suo nome&#8221;; e ancora, Sironi, Funi, De Chirico &#8220;maestro di avanguardie e custode della tradizione, battistrada dei surrealisti e spregiatore dell&#8217;arte moderna, fautore di aperture storiche, con la pittura metafisica, e teso al recupero dell&#8217;antica grandezza da ricercarsi nell&#8217;aura magica del mito. Anche lui indizio inquietante per una presa di coscienza come \u00e8 stato scritto della grande crisi della modernit\u00e0&#8221;.<\/p>\n<p>Tutti campioni riconosciuti che per\u00f2 Bartolini affianca ad altri artisti, per certi versi minori o meno celebri, o meno fortunati, che rischiano di scomparire dalla storia ufficiale, soprattutto in un&#8217;epoca di dimenticanza, ed egli invece li ricorda quasi a disegnare un contro-canone, riportando in superficie una linea carsica, tra pittura e scultura, di grande senso: Italo Cremona &#8220;versato in pi\u00f9 discipline secondo i migliori esempi dello spirito italiano&#8221;, Mino Maccari, Filippo De Pisis, Mario Nannini, futurista precocemente morto di spagnola appena ventitreenne, Lorenzo Viani uno dei proto espressionisti italiani di vaglia, lo scultore Libero Andreotti &#8220;vittima di quel terrorismo culturale che ha fatto il buono e cattivo tempo in questo secondo Dopoguerra&#8221;, l&#8217;ombroso e bizzarro Giovanni Costetti, esimio ritrattista.\n<\/p>\n<p> E c&#8217;\u00e8 spazio, infine, per contrappunti sull&#8217;arte del restauro o dell&#8217;incisione, una tecnica cara a Bartolini che ben precisa, in questo compendio, la grandiosit\u00e0 di Albrecht D\u00fcrer che riusc\u00ec &#8220;a piegare la materia ai propri fini pur senza perderne il carattere di sobriet\u00e0 e rigore propri di questo mezzo austero&#8221;, la genialit\u00e0 di Goya campione dell&#8217;acquatinta, i pastelli e i monotipi di Degas, le grafiche di Toulouse-Lautrec, le acqueforti del virtuoso Luigi Bartolini &#8220;celeste anarchico&#8221;, le xilografie di Pietro Parigi. A rimarcare, con forza, l&#8217;idea di un&#8217;arte che non pu\u00f2 mai essere disgiunta dal talento, dal saper fare dell&#8217;artigiano, dall&#8217;anima che la mano imprime nella materia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Prima cosa: ci\u00f2 che pi\u00f9 sorprende negli scritti di Sigfrido Bartolini \u00e8 la scrittura. 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