{"id":400151,"date":"2026-03-17T15:33:13","date_gmt":"2026-03-17T15:33:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/400151\/"},"modified":"2026-03-17T15:33:13","modified_gmt":"2026-03-17T15:33:13","slug":"i-social-fanno-male-ai-nostri-figli-ci-hanno-messo-il-bavaglio-come-va-in-australia-dopo-il-divieto-sotto-i-16-anni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/400151\/","title":{"rendered":"\u00abI social fanno male ai nostri figli\u00bb. \u00abCi hanno messo il bavaglio\u00bb: come va in Australia dopo il divieto sotto i 16 anni"},"content":{"rendered":"<p class=\"summary-art is-normal-b-light\">La settima puntata de \u00abL&#8217;et\u00e0 sbagliata dei social\u00bb, la serie di Riccardo Luna. Il bestseller \u00abLa Generazione Ansiosa\u00bb dello psicologo sociale americano ha spinto l&#8217;Australia a imporre il divieto alle piattaforme. Da l\u00ec, a cascata, altri Paesi si sono mossi. Ma perch\u00e9 l&#8217;et\u00e0 limite \u00e8 16 anni e non 14, o 18?<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Come \u00e8 vero che basta la lezione di un bravo maestro per cambiare il destino di uno studente, a volte basta l\u2019incontro con un libro per cambiare la storia del mondo. Gli esempi sono davvero infiniti. Quando <b>Thomas Jefferson<\/b> lesse il Trattato sulla tolleranza &#8211; che Voltaire aveva pubblicato circa venti anni prima in forma anonima per criticare il fanatismo religioso e difendere la libert\u00e0 di parola -,<b> ne rimase folgorato <\/b>al punto da farne la base per lo Statuto della Virginia<b> <\/b>sulla libert\u00e0 religiosa che poi apr\u00ec la strada al<b> Primo Emendamento della Costituzione <\/b>degli Stati Uniti.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">E quando Gandhi lesse il saggio di <b>Sulla disobbedienza civile<\/b> di Henry David Thoreau, che era uscito circa sessant&#8217;anni prima ed era stato praticamente ignorato,  lo scelse per <b>spiegare agli inglesi il senso e il nome del movimento per l\u2019indipendenza indiana<\/b> (satyagraha, che in realt\u00e0 vuol dire \u00abla forza della verit\u00e0\u00bb). Non \u00e8 finita: passano circa altri sessanta anni e lo stesso libro arriva nelle mani di <b>Martin Luther King<\/b> che nella sua autobiografia dir\u00e0: \u00abQui, in questo coraggioso neoinglese che si rifiutava di pagare le tasse e sceglieva il carcere piuttosto che <b>sostenere una guerra che avrebbe esteso la schiavit\u00f9 in Messico<\/b>, ebbi il mio primo contatto con la teoria della resistenza nonviolenta\u00bb. I libri lo fanno: <b>spalancano porte che prima nemmeno c\u2019erano. <\/b><\/p>\n<p>Facendo le debite proporzioni, anche <b>la storia del <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/tecnologia\/26_marzo_03\/social-vietati-sotto-i-16-anni-al-via-in-gran-bretagna-la-sperimentazione-di-tre-mesi-su-gruppi-di-adolescenti-d00415da-4bb2-4368-8bab-0c1ef5b3fxlk.shtml\" title=\"Social vietati sotto i 16 anni, al via in Gran Bretagna la sperimentazione di tre mesi su gruppi di adolescenti\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">divieto dei social network ai 16enni<\/a> <\/b>non sarebbe stata la stessa se Annabel West non avesse deciso di leggere <b>The Anxious Generation. <\/b>How the Great Rewiring of Childhood Is Causing an Epidemic of Mental Illness. In Italia il titolo ha preso una sfumatura un po\u2019 diversa: La generazione ansiosa. Come il grande rimpasto dell&#8217;infanzia sta alimentando un&#8217;epidemia di malattie mentali. Ma \u00abil grande rimpasto\u00bb nostrano, che evoca i rimpasti dei governi della Prima Repubblica, in inglese \u00e8 in realt\u00e0 un <b>\u00abgreat rewiring\u00bb, termine che lascia intendere qualcosa di molto pi\u00f9 tecnologico:<\/b> una riconfigurazione del sistema operativo dei ragazzi, un nuovo cablaggio della loro mente. Il tutto causato dagli smartphone attraverso <b><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/esteri\/26_marzo_16\/sedici-ore-al-giorno-su-instagram-fanno-male-come-fumare-e-senza-social-saremmo-piu-felici-9cd253ca-f5fd-4364-a99f-e7b182453xlk.shtml\" title=\"Sedici ore al giorno su Instagram fanno male come fumare? (E senza social saremmo pi\u00f9 felici?)\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">gli algoritmi dei social network<\/a><\/b>. <\/p>\n<p>Nell\u2019aprile del 2024 il libro \u00e8 appena uscito negli Stati Uniti e <b>Annabel West<\/b>, in Australia, lo ha subito comprato: \u00e8 un avvocato, uno dei migliori del continente secondo diverse classifiche; \u00e8 sposata con <b>Peter Malinauskas,<\/b> premier laburista dello Stato dell\u2019Australia Meridionale. I due vivono nella capitale, Adelaide, e hanno quattro figli; l\u2019ultimo \u00e8 appena arrivato, alla fine dell\u2019anno precedente.<b> Il tema dei social e dei minori, <\/b>insomma, interessa moltissimo alla famiglia Malinauskas. I due racconteranno che ogni sera quando il marito torna dal lavoro, Annabel West gli fa un riassunto dei capitoli del libro che ha letto e quando lo termina gli dice: <b>\u00abPeter, faresti meglio a fare qualcosa al riguardo!\u00bb<\/b>.<br \/>\u00a0<br \/>Possiamo solo immaginare che da quel momento a casa Malinauskas spariscano cellulari e tablet; sappiamo invece con certezza che il primo ministro incarica <b>Robert French, l\u2019ex capo dell\u2019Alta Corte australiana,<\/b> di predisporre un report tecnico su cosa fare. Come rispondere efficacemente alla minaccia social. <\/p>\n<p><b>Ma cosa dimostra quel libro di cos\u00ec sconvolgente?<\/b> Intanto diciamo che lo ha scritto uno che prima non era cos\u00ec famoso: si chiama <b>Jonathan Haidt<\/b>, nel 2024 ha 60 anni, \u00e8 uno psicologo sociale che insegna \u201cleadership etica\u201d alla New York University; nella sua carriera di saggista aveva acquisito una discreta notoriet\u00e0 con un paio di libri sulle \u201cmenti tribali\u201d e sulla felicit\u00e0. Per paradosso il libro che gli ha cambiato la vita &#8211; e che <b>potrebbe cambiare anche la nostra e quella dei nostri figli<\/b> &#8211; \u00e8 un libro sull&#8217;infelicit\u00e0 (dei giovani).\u00a0    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ricordate la ricerca della professoressa Twenge sull\u2019aggravamento della salute mentale dei giovani americani a partire dal 2012, quella che ha dato la stura a decine di ricerche analoghe sulla <b>correlazione social network\/disagio mentale?<\/b> Haidt nel suo libro sostanzialmente prova a rispondere alla domanda: cosa \u00e8 davvero successo nelle nostre vite a partire dal 2012? <b>La sua intuizione \u00e8 addirittura banale<\/b> e per questo forse ha avuto cos\u00ec successo.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">A cavallo del 2012, osserva Haidt, accadono due cose: arriva sul mercato <b>il primo smartphone con fotocamera frontale di qualit\u00e0<\/b>, una innovazione che apre la strada alla lunga stagione dei selfie; e Facebook si compra Instagram, trasformando un minuscolo social network di fotografie nella pi\u00f9 importante piattaforma social del mondo. Questi due fatti, <b>uniti alla progressiva tossicit\u00e0 degli algoritmi dell&#8217;engagement<\/b>, sarebbero alla base del disastro accaduto nella mente dei giovanissimi. In realt\u00e0 le cause della \u00abGenerazione Ansiosa\u00bb sono anche altre, riconosce Haidt; e sono legate essenzialmente alle modifiche intercorse nella routine familiare, <b>con figli cresciuti dai nonni e genitori assenti e &#8211; loro s\u00ec &#8211; sempre pi\u00f9 ansiosi. <\/b>Ma, insomma, il vero nocciolo della questione per il professore \u00e8 la tecnologia. Sono gli algoritmi di Big Tech. <\/p>\n<p>Il libro \u00e8 esattamente quello che i genitori e gli insegnanti aspettavano: una risposta facile e assolutoria alle loro paure e al loro disagio. Per questo ha subito un enorme successo e <b>trasforma Haidt nel paladino globale \u00abper una infanzia senza telefonini\u00bb<\/b>. Sull\u2019infanzia siamo tutti d\u2019accordo. Ma sull\u2019adolescenza anche? Quando si finisce di essere bambini per diventare ragazzi? <b>A che et\u00e0 si pu\u00f2 avere uno smartphone e stare sui social?<\/b> E\u2019 la domanda chiave di questa storia. Eppure la risposta sembra galleggiare in una zona grigia. Per esempio quando l\u2019ex First Lady <b>Michelle Obama<\/b>, nella puntata del suo podcast in cui dialoga con Haidt, a proposito della necessit\u00e0 di levare i social ai pi\u00f9 piccoli, dice: \u00abPer i genitori \u00e8 il momento di scelte dolorose nei confronti degli esseri umani che amano di pi\u00f9, i loro figli\u00bb; lei si riferisce ai \u00abkids\u00bb, ai bambini; Haidt invece parla di \u00ab<b>children\u00bb, una parola che pu\u00f2 includere tutti i minori, adolescenti compresi.<\/b> Dicono di essere d\u2019accordo ma parlano di cose diverse.<\/p>\n<p>Ma torniamo in Australia.<b> Nel settembre 2024 ad Adelaide viene pubblicato un documento di 276 pagine (il \u00abFrench Report\u00bb) <\/b>che presenta alcuni aspetti inediti e persino rivoluzionari su come contrastare gli algoritmi dei social. La novit\u00e0 centrale \u00e8 il concetto di <b>\u00abDuty of Care Model\u00bb<\/b>: \u00e8 uno schema che invece di punire i genitori dei bambini che stanno sui social, impone alle aziende tecnologiche il dovere di occuparsi del problema. Di farsene carico. Il Rapporto French <b>ribalta lo schema tradizionale <\/b>e raccomanda di prevedere sanzioni dure e severe (\u00abdell\u2019ordine dei milioni di dollari\u00bb) per chi se ne lava le mani. Inoltre invita a stabilire il diritto dei genitori di fare causa alle aziende tech se i figli <b>hanno subito danni mentali o fisici per la negligenza delle piattaforme<\/b>. E\u2019 l\u2019impianto giuridico che adesso vogliono adottare molti paesi europei. Viene da Adelaide, Australia Meridionale. <\/p>\n<p>Curiosamente c\u2019\u00e8 un solo aspetto di quel documento che verr\u00e0 disatteso:<b> l\u2019et\u00e0 minima per avere un profilo sui social. <\/b>Il Rapporto French infatti consigliava un divieto totale sotto i 14 anni e la necessit\u00e0 di un consenso dei genitori per chi ha 14 e 15 anni. Ragionevole. A ottobre per\u00f2 il  testo viene presentato nel corso di un grande evento ad Adelaide, <b>The Social Media Summit,<\/b> aperto dal primo ministro Malinauskas in persona. Per la gioia della moglie del premier, interviene anche Jonathan Haidt, sebbene solo via video. Lo scrittore loda il governo dell\u2019Australia Meridionale per <b>aver aperto la strada ad un \u00abcambiamento epocale\u00bb <\/b>e definisce \u00abbrillante\u00bb il Rapporto French. Un trionfo insomma di cui si accorge anche il premier australiano <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/esteri\/25_maggio_03\/anthony-albanese-chi-e-il-premier-dell-australia-origini-pugliesi-concepito-in-crociera-conobbe-il-padre-carlo-solo-nel-2009-07d42aa6-3c93-4311-8cee-b754870f4xlk.shtml\" title=\"Anthony Albanese, chi \u00e8 il premier dell&#039;Australia: origini di Barletta, concepito in crociera. Conobbe il padre Carlo solo nel 2009\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Anthony Albanese<\/a>, anch\u2019egli laburista, il quale decide che le nuove norme <b>non si applicheranno solo ad uno Stato che conta meno di due milioni di abitanti, ma a tutta l\u2019Australia<\/b>.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Un upgrade che avviene con una novit\u00e0 per nulla banale: il divieto dei social diventa <b>\u00ab16 anni per tutti\u00bb senza eccezioni. <\/b>Perch\u00e8? Non si sa, nessuno lo ha mai spiegato. Albanese forse voleva dimostrare all\u2019opinione pubblica di tenerci un sacco a risolvere il problema e quello era il modo pi\u00f9 facile per dimostrarlo: <b>fare un passetto in pi\u00f9 del collega Malinauskas. <\/b>Come quando capita un fattaccio di cronaca nera e alcuni partiti politici chiedono subito un inasprimento delle pene per far contenti gli elettori. Deve essere andata cos\u00ec anche stavolta. Agli atti resta la dichiarazione di Albanese del novembre 2024: \u00ab<b>I social media stanno facendo del male ai nostri figli e io voglio fermarli. <\/b>Ho parlato con migliaia di genitori, nonni, zie e zii. Come me, sono preoccupati per la sicurezza dei nostri figli online\u00bb. <b>Quei due anni in pi\u00f9 sono per accontentare genitori, nonni, zie e zii. <\/b>E comunque la legge viene approvata con una maggioranza schiacciante e trasversale: a favore laburisti e liberali, contrari verdi e libertari. <\/p>\n<p>Il divieto australiano <b>entra in vigore il 10 dicembre 2025<\/b> preceduto da un tonitruante discorso di sfida alla Silicon Valley: \u00abOggi l\u2019Australia dimostra al mondo che quando \u00e8 troppo \u00e8 troppo\u2026\u00bb. <b>Enough is enough<\/b>, scandisce il premier Albanese. Nei mesi precedenti il mondo intero era rimasto in attesa di capire una cosa: cosa succede quando all\u2019improvviso sbatti fuori dai social <b>qualche milione di adolescenti?<\/b> Come la prenderanno? La presidente della Commissione EU Ursula Von der Leyen nel suo discorso sullo Stato dell\u2019Unione, il 10 settembre, aveva fatto sapere di seguire la cosa \u00abcon interesse\u00bb e che avrebbe incaricato degli esperti per trovare \u00abla soluzione migliore\u00bb per i Ventisette. Prudente, come sempre.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Intanto la prima a muoversi era stata la Danimarca<\/b> dove una commissione aveva certificato un dato esplosivo: il 94 per cento degli under 13 danesi ha un profilo social. Praticamente tutti. A ottobre allora <b>la premier <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/esteri\/24_giugno_07\/danimarca-la-premier-mette-frederiksen-aggredita-in-strada-un-arresto-fbc8398a-8e7a-415e-8e67-c5d4bdf78xlk.shtml\" title=\"Danimarca, la premier Mette Frederiksen aggredita in strada: un arresto\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Mette Frederiksen<\/a><\/b> aveva annunciato che avrebbe preteso una verifica dell\u2019et\u00e0 degli utenti reale da parte delle piattaforme e che l\u2019et\u00e0 minima sarebbe passata <b>da 13 a 15 anni<\/b>. <\/p>\n<p>Un segnale chiaro lo aveva mandato anche il Parlamento europeo il 26 novembre, approvando a larghissima maggioranza <b>una risoluzione che vieta in maniera definitiva i social sotto i 13 anni <\/b>e richiede un\u2019autorizzazione dei genitori fino a 16. Categoriche le parole della relatrice del testo, la danese Christel Schaldemose: \u00abStiamo finalmente tracciando una linea, stiamo dicendo alle piattaforme: i<b> vostri servizi non sono progettati per i bambini<\/b>. Il vostro esperimento finisce qui\u00bb. Toni da resa dei conti,  peccato che la risoluzione non sia vincolante. Pi\u00f9 interessante un altro punto toccato dai parlamentari in quel testo: anche i minori che stanno legittimamente sui social, quelli pi\u00f9 grandi, vanno per\u00f2 protetti. Da cosa? <b>Dallo scrolling infinito, dai video che partono in automatico, dalle notifiche a tutte le ore, <\/b>dai premi e dalle gratificazioni per chi continua a stare online. E\u2019 un punto di vista fondamentale, perch\u00e9 sposta l\u2019obiettivo dall\u2019et\u00e0 degli utenti<b> al funzionamento dei social network.<\/b> Ci torneremo.<\/p>\n<p>Fin qui insomma tanto rumore &#8211; e tante parole &#8211; per  quasi nulla. La vera svolta, l\u2019accelerazione c\u2019\u00e8 stata a gennaio. <b>Durante il <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/tecnologia\/26_febbraio_24\/eta-sbagliata-social-europa-4f360606-b2d2-4fdf-985a-b3a4b35cfxlk.shtml\" title=\"L\u2019et\u00e0 sbagliata dei social e l\u2019errore storico di Bruxelles: alzare i limiti, lasciare entrare i bambini\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">World Economic Forum di Davos<\/a>.<\/b> Quello aperto sotto la minaccia di Donald Trump di prendersi la Groenlandia \u00abcon le buone o con le cattive\u00bb; e che aveva visto la replica orgogliosa del presidente francese Emmanuel Macron il quale dal podio aveva parlato con degli stilosissimi occhiali da sole. A margine del Forum, il 21 gennaio, <b>Macron aveva incontrato proprio Jonathan Haidt e non per caso.<\/b> Al termine il presidente francese avrebbe scritto sui suoi profili social: \u00abIncontro fondamentale con Jonathan Haidt\u00bb (definito, chiss\u00e0 perch\u00e8 whistleblower) -, \u00abassieme stiamo conducendo <b>una battaglia fondamentale per riprenderci il controllo dai social<\/b>, dagli algoritmi e dalle piattaforme e proteggere i nostri bambini e gli adolescenti. La Francia sar\u00e0 un pioniere su questo campo\u00bb. <\/p>\n<p>Non sappiamo quanto una presa di posizione cos\u00ec netta sia stata facilitata <b>dalla recentissima rottura con Donald Trump <\/b>sulla politica estera, se non sia stato anche un modo per mandare un segnale al presidente Usa. Uno schiaffo alla sua America. Ma sappiamo che appena tornato a Parigi Macron ha davvero annunciato che la Francia avrebbe approvato in fretta <b>una proposta di legge per un divieto a 15 anni a partire da settembre<\/b>. In Francia il limite &#8211; non applicato &#8211; era gi\u00e0 di 15 anni; quello che cambier\u00e0 \u00e8 l\u2019adozione dei principi del Rapporto French, in particolare il \u00ab<b>Duty of Care\u00bb<\/b> in carico alle piattaforme e la verifica puntuale dell\u2019et\u00e0 degli utenti. Una svolta netta.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Passano solo 10 giorni e anche<b> il premier spagnolo, <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/esteri\/25_giugno_27\/pedro-sanchez-armi-trump-9474f705-5cd1-401f-8623-be303e2cbxlk.shtml\" title=\"Le \u00absette vite\u00bb di Pedro S\u00e1nchez, alfiere della sinistra anti riarmo\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Pedro Sanchez<\/a>,<\/b> parlando ad un evento a Dubai che apparentemente non c\u2019entrava nulla col tema, annuncia una serie di misure \u00abper contrastare i danni causati dai social network\u00bb, tra le quali spicca un divieto, in modalit\u00e0 australiana, cio\u00e8 senza scappatoie, <b>per gli utenti sotto i 16 anni <\/b>(il precedente limite in Spagna era di 14). <\/p>\n<p>Ma insomma,<b> qual \u00e8 l\u2019et\u00e0 giusta per iniziare una vita social? <\/b>Ha ragione la Francia, indicando 15? O la Spagna che invece sceglie i 16? O andavano bene anche i 13 anni purch\u00e9 reali e verificati? Sul punto Jonathan Haidt, ormai assurto al ruolo di vate, \u00e8 chiaro: \u00abPi\u00f9 alta \u00e8 l\u2019et\u00e0, maggiore \u00e8 la protezione: <b>18 \u00e8 meglio di 16, 16 \u00e8 meglio di 15, 15 \u00e8 meglio di 13. <\/b>Ogni passo avanti va celebrato\u00bb. Ma \u00e8 davvero cos\u00ec? L\u2019ideale allora sarebbe non usarli proprio, i social network? <\/p>\n<p>Per rispondere vediamo<b> come stanno andando le cose in Australia,<\/b> a circa tre mesi dall\u2019entrata in vigore del divieto. <\/p>\n<p>A gennaio erano stati rimossi quasi <b>cinque milioni di profili di utenti <\/b>con meno di 16 anni sui social o su altri siti con limiti diversi, come i siti porno. Chi non adotta misure efficaci per impedire ai minori di accedere ai propri servizi rischia <b>sanzioni fino a 49,5 milioni di dollari australiani<\/b> irrogate da un nuovo regolatore, il Commissario alla sicurezza digitale, che ha ampi poteri in materia. Per la verifica dell\u2019et\u00e0 vanno bene diverse soluzioni: il documento di identit\u00e0, la stima biometrica fatta da una intelligenza artificiale, <b>la conferma da parte dei genitori <\/b>e il ricorso a soluzioni tech che garantiscono la privacy degli utenti. Una sola certezza: l&#8217;autodichiarazione non basta pi\u00f9.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Tutto bene allora? Non proprio. Infatti <b>contro questa legge non si sono mosse solo alcune aziende tech<\/b> (come Reddit) o i movimenti libertari; ma due 15enni che hanno portato il governo australiano davanti alla Corte Suprema dicendo che il divieto dei social viola i loro diritti, in particolare quelli di informarsi e di fare attivit\u00e0 politica. Non \u00e8 una sfida da sottovalutare.<b> I due si chiamano Noah Jones e Macy Neyland<\/b> e visto che non hanno profili social non si sa molto di loro. Si sa che sono sostenuti da un gruppo chiamato Digital Freedom Project, guidato dal parlamentare del Nuovo Galles del Sud John Ruddick, del Partito Libertario, <b>una formazione marginale di estrema destra<\/b> che propugna la libert\u00e0 assoluta del singolo &#8211; compresa quella su materie come porto d\u2019armi e uso delle droghe &#8211; e la riduzione delle competenze dello Stato. Una cosa che piacerebbe a <b>Elon Musk<\/b>, insomma. Mistero sui finanziatori, ma non ci sarebbero aziende della Silicon Valley pare. <\/p>\n<p>Il ricorso \u00e8 stato depositato il 26 novembre, due settimane prima che il divieto entrasse in vigore; e <b>il 4 dicembre l\u2019Alta Corte lo ha dichiarato ammissibile<\/b>. La sentenza \u00e8 attesa per la fine di quest\u2019anno e non sar\u00e0 di poco peso. I ricorrenti infatti sostengono che questo divieto danneggi due milioni e mezzo di giovani australiani della loro<b> libert\u00e0 di comunicazione politica, prevista dalla Costituzione;<\/b> ed evidenziano come ci fossero alternative meno draconiane per ottenere il risultato di proteggere i minori. Agli atti ci sono le loro dichiarazioni. Sostiene Noah Jones (in una intervista tv del 19 dicembre): \u00abSono contro questo divieto perch\u00e9 <b>noi giovani australiani saremo completamente messi a tacere<\/b> e tagliati fuori dal nostro Paese e dal resto del mondo. Siamo cresciuti con i social per tutta la vita, e ora ci vengono tolti  di colpo. Non sapremmo nemmeno cosa altro fare\u00bb.\u00a0Sostiene Macy Neyland: \u00abI giovani come me sono i votanti di domani\u2026 non dovremmo essere messi a tacere. <b>Tutto ci\u00f2 mi ricorda 1984 di George Orwell <\/b>e mi spaventa\u00bb. Il problema \u00e8 che quando li ascolti ti sembra che non abbiano tutti i torti.<\/p>\n<p>Per non perdere le ultime novit\u00e0 su tecnologia e innovazione<br \/>iscriviti alla <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/newsletter\/?id=53\" style=\"text-decoration: underline;\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">newsletter di Login<\/a><\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-03-17T10:36:44+01:00\">17 marzo 2026 ( modifica il 17 marzo 2026 | 10:36)<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La settima puntata de \u00abL&#8217;et\u00e0 sbagliata dei social\u00bb, la serie di Riccardo Luna. 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