{"id":404263,"date":"2026-03-20T06:17:15","date_gmt":"2026-03-20T06:17:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/404263\/"},"modified":"2026-03-20T06:17:15","modified_gmt":"2026-03-20T06:17:15","slug":"hormuz-piano-di-6-paesi-per-la-riapertura-ce-anche-litalia-che-frena-solo-se-ce-lonu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/404263\/","title":{"rendered":"\u00abHormuz, piano di 6 Paesi per la riapertura\u00bb, c&#8217;\u00e8 anche l&#8217;Italia (che frena): \u00abSolo se c\u2019\u00e8 l\u2019Onu\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>Lo stretto di Hormuz \u00e8 un problema. Ma adesso qualcosa inizia a muoversi. Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Giappone e Canada hanno firmato un documento che condanna i raid di Teheran e afferma la disponibilit\u00e0 dei sette Paesi a \u00abcontribuire ai necessari sforzi per assicurare un passaggio sicuro attraverso lo Stretto\u00bb. Non ci sono piani per un ingresso in guerra. Lo stesso ministro degli Esteri Antonio Tajani ha specificato che \u00abqualora ci dovesse essere una missione Onu per garantire la navigazione attraverso Stretto di Hormuz, noi siamo pronti a fare la nostra parte\u00bb. Ai microfoni di Tagad\u00e0 su La7, il vice presidente del Consiglio ha sottolineato che non c\u2019\u00e8 alcuna volont\u00e0 n\u00e9 possibilit\u00e0 di partecipare al conflitto e \u00abforzare Hormuz in questo momento non \u00e8 nelle nostre corde\u00bb. Ma per gli osservatori, l\u2019iniziativa dei cinque Stati europei pi\u00f9 il Giappone e il Canada (che ha aderito in un secondo momento) \u00e8 una sorta di pre-mobilitazione. Le monarchie del Golfo continuano a subire gli attacchi iraniani. Le potenze industriali del Vecchio Continente e dell\u2019Estremo Oriente hanno bisogno del petrolio e del gas del Golfo Persico. E Washington \u00e8 furiosa. Un passaggio diplomatico, prima ancora che sostanziale, che serve quindi a lanciare diversi segnali. Il primo \u00e8 economico. Il rischio che il Golfo Persico cada in un abisso di missili e blocchi navali \u00e8 un pericolo per tutto il mondo. Il secondo \u00e8 un segnale strategico: l\u2019Europa e Tokyo non possono essere lontani da una crisi che sta sconvolgendo una regione fondamentale come il Medio Oriente. Il terzo, invece, \u00e8 un segnale politico ed \u00e8 rivolto principalmente a Donald Trump. Gli alleati \u00abingrati\u00bb, come li ha definiti il segretario alla Guerra Peter Hegseth, devono dimostrare che non sono sordi ai richiami di Washington. E questo nonostante le divergenze e le perplessit\u00e0 ormai sempre pi\u00f9 evidenti.<\/p>\n<p>La tensione tra le due sponde dell\u2019Atlantico appare sempre pi\u00f9 chiara anche per i rischi connessi al mercato energetico e all\u2019effetto domino su tutta la regione. Durante l&#8217;incontro con la premier giapponese Sanae Takaichi, Trump ha reagito al documento di ieri dicendo che gli alleati \u00abstanno diventando pi\u00f9 gentili, ma per quanto mi riguarda \u00e8 troppo tardi\u00bb. Per Trump, i Paesi alleati degli Stati Uniti \u00abnon vogliono aiutarci a difendere lo Stretto, e sono proprio loro quelli che ne hanno bisogno\u00bb. E il dito del tycoon \u00e8 stato puntato soprattutto contro il Regno Unito del premier Keir Starmer. \u00abOra vogliono mandare portaerei\u00bb, ha detto The Donald, che \u00abio volevo prima della guerra, non dopo che la guerra \u00e8 stata vinta\u00bb. Ma al netto delle dichiarazioni ironiche del presidente americano, il tema in questo momento \u00e8 anche quello di conciliare le posizioni opposte delle tre parti in conflitto. Ed Europa e partner asiatici rischiano di trovarsi in una posizione particolarmente scomoda. Trump appare sempre pi\u00f9 freddo, anche se con la premier Takaichi ha dimostrato un certo grado di soddisfazione per la volont\u00e0 del Giappone di partecipare a un\u2019iniziata che garantisca la sicurezza di Hormuz. L\u2019Unione europea si \u00e8 defilata. La Nato, anche per questioni geografiche, non sembra interessata a un ingresso nell\u2019arena mediorientale. I Paesi europei pi\u00f9 Tokyo sperano che quel documento sia solo l\u2019inizio di un piano che preveda pi\u00f9 partecipanti. Una piattaforma da ampliare ad altri alleati e che si rafforzi con un inquadramento giuridico basato su un input delle Nazioni Unite.<\/p>\n<p>LA REAZIONE <\/p>\n<p>E in tutto questo, esiste il grande nodo da sciogliere: la reazione di Teheran. Coloro che aiuteranno Washington a riaprire Hormuz potranno essere considerati \u00abcomplici\u00bb di crimini \u00abcommessi dagli aggressori\u00bb, ha tuonato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Il capo della diplomazia di Teheran lo ha detto al suo omologo giapponese Toshimitsu Motegi, proprio mentre Takaichi incontrava Trump alla Casa Bianca (e veniva gelata cos\u00ec dal presidente Usa: \u00abChi si intende di pi\u00f9 di sorprese del Giappone? Perch\u00e9 non mi avete detto di Pearl Harbor?\u00bb). Teheran ha chiarito che lo stretto non \u00e8 bloccato, ma occorre fare accordi con la Repubblica islamica. E oltre al pericolo della reazione iraniana, non ci sono ancora dettagli su come potrebbe concretizzarsi il piano. L\u2019ipotesi \u00e8 quella di un dispositivo aeronavale come gi\u00e0 immaginato da Emmanuel Macron che tuteli le navi cargo. Ma tutto questo dovrebbe avvenire una volta cessate le ostilit\u00e0 tra Iran, Israele e Stati Uniti. E Washington sta gi\u00e0 studiando un piano per occupare le isole dello Stretto come avamposto. O come leva nei confronti di Teheran.<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n                                \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA&#13;<\/p>\n<p>&#13;<\/p>\n<p>\n                            Il punto sui temi di attualit\u00e0, ogni luned\u00ec<br \/>\n                            <b>Iscriviti<\/b> e ricevi le notizie via email\n                        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Lo stretto di Hormuz \u00e8 un problema. Ma adesso qualcosa inizia a muoversi. 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