{"id":407084,"date":"2026-03-22T02:16:15","date_gmt":"2026-03-22T02:16:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/407084\/"},"modified":"2026-03-22T02:16:15","modified_gmt":"2026-03-22T02:16:15","slug":"quel-nano-che-inquietava-e-la-pittura-che-non-doveva-esistere-perche-bellotti-e-ceruti-raccontano-verita-scomode-ma-quanto-erano-davvero-scomode-e-quanto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/407084\/","title":{"rendered":"Quel \u201cnano\u201d che inquietava e la pittura \u201cche non doveva esistere\u201d. Perch\u00e9 Bellotti e Ceruti raccontano verit\u00e0 scomode? Ma quanto erano davvero scomode e quanto \u201cpoliticamente corrette\u201d? La mostra al MarteS Museo d\u2019Arte Sorlini a Calvagese"},"content":{"rendered":"<p><strong>Al MarteS il confronto tra due maestri lombardi tra Seicento e Settecento<\/strong><br \/>Quando i margini entrano al centro della scena e l\u2019arte smette di abbellire il mondo<\/p>\n<p class=\"has-drop-cap\">Un uomo piccolo, lo sguardo fermo, il corpo esposto senza filtri: non \u00e8 un fenomeno da osservare, ma una presenza da riconoscere. Nella pittura tra Seicento e Settecento, figure cos\u00ec smettono di essere comparse e diventano protagoniste.<\/p>\n<p>Quando e perch\u00e9 l\u2019arte ha iniziato a guardare davvero chi stava ai margini? La rivoluzione, iniziale, fu di Caravaggio. Gli spettatori furono sorpresi anche se il romanzo picaresco aveva orientato i gusti verso il povero-furbo, il finto cieco, la zingara che leggeva la mano, sfilando gli anelli.<\/p>\n<p> La rivoluzione caravaggesca fu concettualmente sostenuta dal pensiero realista della Controriforma. La realt\u00e0 non andava modificata. L\u2019aveva proclamato San Carlo Borromeo. Cos\u00ec, gi\u00e0 a partire da allora, il vero-scomodo e il vero-pittoresco iniziarono ad affacciarsi soprattutto nella pittura lombarda. Il lombardissimo Caravaggio, a Roma, fece scuola, con lo sguardo acuto e violento. Arrivarono poi caravaggeschi e bamboccianti, che presero modelli da Caravaggio. Cantavano osterie e bische, malfattori e zingari., meretrici e cavalieri con la piuma sul cappello. Letteratura e teatro divertivano i nobili con questi siparietti di simpatiche canaglie. Commedia dell\u2019arte, gi\u00e0 commedia all\u2019italiana, un poco. Questo spiega perch\u00e8 questi soggetti entrarono nella pittura e nell\u2019immaginario collettivo. Questo spiega perch\u00e8 nobili e borghesi, negli studioli, o nei corridoio appendevano quadri di zingare, meretrici, vagabondi.<\/p>\n<p> Ma bisogna attendere la rivolluzone del tardo Seicento e degli inizi del Settecento per osservare un nuovo sguardo \u2013 di alleanza \u2013 verso i poveri. L\u2019Europa era invasa da mendicanti. Il corso della storia doveva essere cambiato. Dovevano essere aperti ospizi; centri educativi, strutture sociali. I poveri furono osservati, evangelicamente. Per la classe nobile, l\u2019 esercizio e la gestione della carit\u00e0 e la gestione dei centri di rieducazione furono occasioni insostituibili per rinnovare il proprio ruolo egemonico, in un\u2019epica battaglia contro la povert\u00e0.. Divennero un po\u2019 radical chic. E poi c\u2019erano da gestire consistenti lasciti. E farli rendere. Fu una crociata silenziosa.<\/p>\n<p>Tra Lombardia e Veneto avviene cos\u00ec una svolta estetica e concettuale altrettanto silenziosa: nei quadri compaiono meno mendicanti furbi e ladri, e pi\u00f9 popolani onesti e dignitosi, con i volti segnati dalla fatica. Non \u00e8 solo un cambio di soggetti, ma di sguardo. Nani e vecchi mendicanti buoni, piccoli lavoratori che portano ceste al mercato, ragazze povere che imparano a leggere, a scrivere. Gente aiutata e redenta. E\u2019 l\u2019etica \u2013 ambigua \u2013 del lavoro, come dice Bernardelli Curuz, a sostituirsi al modello del picaro nullafacente. La scena, allora, viene concessa agli emarginati che vogliono salvarsi, attraverso l\u2019impegno, o agli anziani che devono essere oggetto di piet\u00e0 e tolti dalla strada.. O alle bambine che, nei collegi dei poveri, studiano e imparano a filare e a cucire. Si apre anche il lucroso filone dell\u2019assistenza, del politicamente corretto. <\/p>\n<p>Interessantissima, a questo riguardo, \u00e8 la mostra <strong>\u201cIl Vero-Simile. Bellotti e Ceruti: pittura di realt\u00e0 a confronto\u201d<\/strong>, curata da <strong>Stefano Lusardi<\/strong> con Serena <strong>Goldoni <\/strong>e Alessia <strong>Mazzacani<\/strong>, \u00e8 stata aperta al MarteS Museo d\u2019Arte Sorlini di Calvagese della Riviera (Brescia), che pu\u00f2 essere visitata dal 21 marzo al 28 giugno 2026.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"774\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/01-1772393955-774x1024.webp.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-742827\"  \/>Pietro Bellotti, Vecchia popolana, 1680-1690 circa, cm 117\u00d789, Calvagese della Riviera, MarteS Museo d\u2019Arte Sorlini<br \/><a href=\"https:\/\/annadefrancesco.com\/assets\/03-1772393959.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\"><\/p>\n<p><strong>Una svolta silenziosa nella storia dell\u2019arte<\/strong><\/p>\n<p>Quando la realt\u00e0 entra in scena senza essere abbellita<\/p>\n<p>Tra la fine del Seicento e l\u2019inizio del Settecento, come dicevamo, la pittura europea vive un passaggio discreto ma decisivo. Accanto alle grandi pale d\u2019altare, ai ritratti aristocratici e alle scene mitologiche, iniziano ad affermarsi immagini di vita quotidiana: poveri, mendicanti, lavoratori, anziani. Non \u00e8 un cambiamento imposto, ma una lenta trasformazione dello sguardo. Alcuni artisti scelgono di rappresentare ci\u00f2 che esiste davvero, senza idealizzazione e senza filtri, portando sulla tela la concretezza della vita. \u00c8 in questo contesto che nasce quella che oggi definiamo \u201cpittura di realt\u00e0\u201d, una corrente che non cerca il bello ideale, ma la verit\u00e0 delle cose.<\/p>\n<p><strong>Bellotti e Ceruti: due biografie, due linguaggi<\/strong><\/p>\n<p>Dal Seicento materico al Settecento introspettivo<\/p>\n<p>Pietro Bellotti nasce probabilmente a Volciano intorno al 1625 e muore a Gargnano nel 1700. La sua formazione avviene in un ambiente ancora profondamente segnato dal naturalismo seicentesco, dove il riferimento a Caravaggio e ai suoi seguaci \u00e8 ancora vivo. Bellotti sviluppa una pittura robusta, fatta di toni scuri e terrosi, in cui le figure emergono con forza quasi scultorea. I suoi personaggi \u2014 popolani, anziani, figure isolate \u2014 sono colti nella loro fisicit\u00e0 concreta, senza abbellimenti. Opere come i <strong>Popolani all\u2019aperto<\/strong> mostrano scene di grande intensit\u00e0, in cui la realt\u00e0 appare diretta, a tratti persino aspra. La differenza tra lui e Ceruti? Forse Belotti indulge, in diversi casi, verso una verit\u00e0 ancora grottesca e misteriosa, mentre il Pitocchetto si pone sulla linea chiara del realismo pre-illuminista. Dell\u2019avanguardia cattolica. Ma in fondo Bellotti muore \u2013 fisicamente, intendiamo \u2013 quando Pitocchetto nasce. Quindi i due si collocano in una continuit\u00e0 temporale che consente, grazie alla mostra di Lusardi, di osservare persistenze e mutamenti.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"887\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/04-1772394360-887x1024.webp.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-742828\"  \/>Pietro Bellotti, Autoritratto in veste di Riso, 1658, Firenze, Gallerie degli Uffizi \u00a9 Gabinetto Fotografico delle Gallerie degli Uffizi<br \/><a href=\"https:\/\/annadefrancesco.com\/assets\/05-1772394385.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\"><\/p>\n<p>Giacomo Ceruti, detto il Pitocchetto, nasce a Milano nel 1698 e muore nel 1767. Lavora tra Lombardia e Veneto, ma \u00e8 soprattutto a Brescia, tra il 1725 e il 1733, che realizza le sue opere pi\u00f9 celebri. Il suo stile \u00e8 diverso: la tavolozza si schiarisce, le composizioni si fanno pi\u00f9 equilibrate, e soprattutto emerge una forte attenzione alla dimensione psicologica. Nei suoi dipinti, i mendicanti e i poveri non sono solo corpi, ma individui con una presenza interiore evidente. Il cosiddetto \u201cCiclo dei pitocchi\u201d rappresenta uno dei momenti pi\u00f9 alti di questa ricerca.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"731\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/05-1772394385-731x1024.webp.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-742829\"  \/>Giacomo Ceruti, Autoritratto, 1737, Olio su tela, cm 64.7\u00d746.8, Abano Terme, Museo Villa Bassi Rathgeb<br \/><a href=\"https:\/\/annadefrancesco.com\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><br \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Autoritratti a confronto: chi \u00e8 davvero l\u2019artista?<\/strong><\/p>\n<p>Tra affermazione sociale e scelta di semplicit\u00e0<\/p>\n<p>Il dialogo tra Bellotti e Ceruti si apre con un confronto diretto tra i loro autoritratti, che rivela molto pi\u00f9 di una semplice differenza stilistica. Bellotti si rappresenta con abiti eleganti e un\u2019espressione intensa, quasi a voler affermare il ruolo dell\u2019artista come figura colta e riconosciuta socialmente. Ceruti, invece, sceglie una via opposta: si ritrae senza simboli, con uno sguardo misurato e un\u2019apparenza semplice, che lo avvicina ai soggetti che dipinge. Due immagini che riflettono due modi diversi di intendere il rapporto tra arte e societ\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Figure ai margini che diventano protagoniste<\/strong><\/p>\n<p>Dai \u201cPopolani all\u2019aperto\u201d al misterioso nano<\/p>\n<p>Il cuore della mostra \u00e8 rappresentato dal confronto tra alcune opere di grande forza visiva. I <strong>Popolani all\u2019aperto<\/strong> di Bellotti, recentemente restituiti alla sua produzione, colpiscono per la dimensione monumentale e per la crudezza della scena: i personaggi occupano lo spazio senza mediazioni, imponendo la loro presenza. Accanto a questa opera, il <strong>Nano<\/strong> di Ceruti introduce una figura che nella tradizione pittorica era spesso relegata a elemento secondario o curiosit\u00e0. Qui, invece, diventa protagonista assoluto. Il suo sguardo diretto stabilisce un rapporto immediato con chi osserva.<\/p>\n<p>Questo tema trova un ulteriore sviluppo nella <strong>Vecchia popolana<\/strong> di Bellotti, un dipinto rientrato in Italia nel 2025 dopo essere stato a lungo attribuito a Vel\u00e1zquez. La presenza di una figura riconducibile al nanismo crea un ponte ideale tra i due artisti e richiama la grande tradizione spagnola del Seicento, dove la rappresentazione dei \u201cdiversi\u201d aveva gi\u00e0 assunto una profondit\u00e0 inedita.<\/p>\n<p><strong>Una nuova idea di dignit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>Osservare senza giudicare<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che rende questi dipinti ancora oggi cos\u00ec attuali \u00e8 il loro modo di guardare l\u2019essere umano. Le figure dei poveri sono semplicemente presenti, osservate con attenzione e restituite con rispetto. \u00c8 una pittura che non giudica, ma riconosce. In questo senso, anticipa una sensibilit\u00e0 moderna, in cui ogni individuo \u2014 indipendentemente dalla condizione sociale \u2014 diventa degno di essere rappresentato.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"901\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/02-1772393962-1024x901.webp.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-742830\"  \/>Giacomo Ceruti, Nano, 1725-1730, cm 130\u00d7180, Brescia, collezione privata<br \/><a href=\"https:\/\/annadefrancesco.com\/assets\/04-1772394360.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\"><\/p>\n<p><strong>Il MarteS e la ricerca sul territorio<\/strong><\/p>\n<p>Un museo che costruisce conoscenza<\/p>\n<p>La mostra si inserisce nel percorso della Fondazione Luciano Sorlini, da anni impegnata nella valorizzazione della pittura lombarda e nel dialogo con il contesto veneto. Accanto all\u2019esposizione, \u00e8 prevista una giornata di studi il 16 maggio 2026, in collaborazione con le Gallerie dell\u2019Accademia di Venezia, e prosegue il progetto PCTO dedicato agli studenti e alla figura di Bellotti. Un\u2019attivit\u00e0 che conferma il ruolo del MarteS non solo come spazio espositivo, ma come centro di ricerca e divulgazione.<\/p>\n<p><strong>Box informazioni mostra<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il Vero-Simile. Bellotti e Ceruti: pittura di realt\u00e0 a confronto<\/strong><br \/>\ud83d\udccd MarteS Museo d\u2019Arte Sorlini, Calvagese della Riviera (BS)<br \/>\ud83d\udcc5 21 marzo \u2013 28 giugno 2026<br \/>\ud83d\udc64 A cura di Stefano Lusardi<br \/>\ud83e\udd1d Con Serena Goldoni e Alessia Mazzacani<\/p>\n<p>\ud83d\udcde +39 030 5787631<br \/>\ud83c\udf10 museomartes.com<br \/>\u2709\ufe0f <a href=\"http:\/\/www.stilearte.it\/cdn-cgi\/l\/email-protection#bcd5d2dad3fcd1c9cfd9d3d1ddcec8d9cf92dfd3d1\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">[email\u00a0protected]<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Al MarteS il confronto tra due maestri lombardi tra Seicento e SettecentoQuando i margini entrano al centro della&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":407085,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,110946,231883,231884,1612,203,204,1537,90,89,231885,231886],"class_list":["post-407084","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-arte-e-design","tag-arte","tag-arte-e-design","tag-arteedesign","tag-arts","tag-arts-and-design","tag-bellotti","tag-calvagese-della-riviera","tag-ceruti","tag-design","tag-entertainment","tag-intrattenimento","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-martes","tag-pitocchetto"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116270424893422153","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/407084","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=407084"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/407084\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/407085"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=407084"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=407084"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=407084"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}