{"id":407375,"date":"2026-03-22T07:46:17","date_gmt":"2026-03-22T07:46:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/407375\/"},"modified":"2026-03-22T07:46:17","modified_gmt":"2026-03-22T07:46:17","slug":"e-vero-che-lo-sport-non-serve-a-dimagrire-ecco-perche-lesercizio-non-conta-solo-per-le-calorie-consumate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/407375\/","title":{"rendered":"\u00c8 vero che lo sport non serve a dimagrire? Ecco perch\u00e9 l&#8217;esercizio non conta solo per le calorie consumate"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Anna Fregonara<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">Sul tema circolano affermazioni fuorvianti. I benefici del movimento vanno al di l\u00e0 delle addizioni e sottrazioni di energia. E serve a far perdere il peso \u00abcattivo\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Si chiama \u00abormone dello sport\u00bb. \u00c8 una proteina, l\u2019irisina, rilasciata dal muscolo scheletrico durante l\u2019attivit\u00e0 fisica e, in studi sperimentali, \u00e8 stata associata alla trasformazione di parte del tessuto adiposo bianco, la \u00abciccia\u00bb nel linguaggio comune, in tessuto adiposo bruno, <b>un grasso metabolicamente pi\u00f9 attivo<\/b> che <b>contribuisce al consumo energetico<\/b> complessivo.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00c8 soltanto uno dei molti motivi per cui vale la pena muoversi, come anche quello di proteggere il <b>cuore<\/b> o di rendere il nostro <b>cervello<\/b> pi\u00f9 lucido. Per questo l\u2019<b>attivit\u00e0 fisica<\/b> resta uno dei pi\u00f9 potenti \u00ab<b>farmaci<\/b>\u00bb di cui disponiamo.\u00a0    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p>    La domanda<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Eppure ogni tanto si ha quella sensazione di impegnarsi, di bruciare pi\u00f9 calorie, tuttavia di <b>non perdere tanto peso quanto<\/b> ci si aspetterebbe in base alle calorie in eccesso smaltite.<\/p>\n<p>    Lo studio\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">A indagare questo apparente paradosso sono stati i ricercatori Herman Pontzer ed Eric Trexler della Duke University che hanno messo alla prova l\u2019idea che <b>pi\u00f9 ti muovi, pi\u00f9 bruci calorie.<\/b> Per anni si \u00e8 spiegato cos\u00ec, con il modello additivo, il pi\u00f9 intuitivo, quello che accade quando pratichiamo attivit\u00e0 fisica. <br \/>Ogni caloria consumata in pi\u00f9 con il movimento si aggiunge al dispendio energetico totale giornaliero alimentato da tre fattori:\u00a0<\/p>\n<ul>\n<li>il primo \u00e8 il <b>metabolismo basale<\/b>, cio\u00e8 l\u2019energia che il corpo utilizza a riposo per mantenere le funzioni vitali (respirazione, attivit\u00e0 cardiaca, regolazione della temperatura, funzionamento di organi e tessuti) e che rappresenta in media la quota pi\u00f9 consistente della spesa quotidiana;\u00a0<\/li>\n<li>il secondo \u00e8 l\u2019<b>energia spesa per il movimento<\/b>, dall\u2019allenamento ai gesti ordinari della giornata come camminare per andare al lavoro o occuparsi della casa;\u00a0<\/li>\n<li>il terzo \u00e8 l\u2019effetto termico del cibo, cio\u00e8 l\u2019energia necessaria per digerire, assorbire e metabolizzare quello che mangiamo.\u00a0<\/li>\n<\/ul>\n<p>    Inizi\u00f2 in Tanzania<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Se il nostro dispendio energetico quotidiano \u00e8 di 2 mila calorie e facciamo una corsa che ne \u00abvale\u00bb 300, secondo il modello additivo il totale sale a 2.300.\u00a0<br \/>Secondo i ricercatori, per\u00f2, le cose potrebbero non funzionare in modo cos\u00ec lineare, come se l\u2019organismo fosse una mera calcolatrice. Il primo dubbio Pontzer lo matur\u00f2 anni prima, nel 2012, studiando in Tanzania <b>i cacciatori-raccoglitori Hadza<\/b>. Not\u00f2 che, pur essendo pi\u00f9 attivi fisicamente, gli Hadza <b>consumavano in media lo stesso numero di calorie al giorno di chi fa una vita sedentaria<\/b> in Occidente, una volta corretti i dati per et\u00e0 e composizione corporea.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nella nuova ricerca pubblicata su Current Biology, analizzando 14 studi che hanno coinvolto nel complesso 450 persone, Pontzer e Trexler hanno confrontato l\u2019aumento di energia atteso in base al modello additivo con quello effettivamente bruciato. <b>Quando le persone aumentano l\u2019attivit\u00e0 aerobica, quindi la corsa, il nuoto o la bicicletta per esempio, il consumo totale di energia cresce meno <\/b>di quanto ci si aspetterebbe. In media, l\u2019incremento \u00e8 stato pari a circa il 30% di quello che il modello additivo avrebbe fatto pensare.<\/p>\n<p>    Un paradosso apparente<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abNon si tratta di ridimensionare il valore dell\u2019attivit\u00e0 fisica, ma di riconoscere la complessit\u00e0 del nostro organismo\u00bb, esordisce <b>Stefano Erzegovesi<\/b>, medico nutrizionista e psichiatra, esperto in nutrizione preventiva e disturbi alimentari.\u00a0<br \/>\u00abL\u2019apparente paradosso si spiegherebbe con quello che gli autori chiamano modello vincolato del dispendio energetico. Invece di limitarsi a sommare le calorie bruciate, <b>l\u2019organismo tenderebbe a mantenere la propria spesa energetica entro un intervallo relativamente ristretto<\/b>, attivando meccanismi di compensazione che riducono altre voci di consumo e mantengono l\u2019equilibrio complessivo\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Tornando al nostro esempio, le 300 calorie della corsa vengono davvero consumate, tuttavia non si traducono integralmente in un aumento del totale giornaliero. Una parte viene controbilanciata da un minore dispendio in altri momenti della giornata. In particolare, <b>una quota della compensazione arriverebbe da una riduzione del metabolismo basale<\/b> e, soprattutto, del dispendio energetico durante il sonno.<\/p>\n<p>    Sistema anticarestia<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Questi cambiamenti non chiariscono, per\u00f2, del tutto il fenomeno. \u00abUn\u2019altra spiegazione pu\u00f2 essere il cosiddetto \u201c<b>sistema anticarestia<\/b>\u201d. Per gran parte della storia evolutiva dell\u2019uomo, il problema non \u00e8 stato l\u2019eccesso di cibo come oggi, ma la sua insufficienza. Il nostro organismo \u00e8, infatti, programmato per difendere le proprie riserve in caso di carestia\u00bb, chiarisce <b>Gianfranco Beltrami<\/b>, specialista in Medicina dello Sport e Cardiologia, vice presidente Federazione Medico Sportiva Italiana.\u00a0<br \/>\u00abAl centro di questa regolazione c\u2019\u00e8 l\u2019ipotalamo, un\u2019area del cervello che agisce come una sorta di termostato: quando registra variazioni nel consumo o nell\u2019apporto calorico, invia segnali ormonali e biochimici per modulare il dispendio energetico, riducendo il metabolismo basale e migliorando l\u2019efficienza dell\u2019organismo, cos\u00ec da consentire di svolgere le stesse attivit\u00e0 consumando meno\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nello studio <b>la compensazione \u00e8 risultata pi\u00f9 evidente negli allenamenti aerobici<\/b>, soprattutto se associati a una restrizione calorica. Con l\u2019allenamento di forza, invece, l\u2019effetto \u00e8 apparso pi\u00f9 contenuto, probabilmente perch\u00e9 il lavoro muscolare richiede energia anche nelle ore successive per i processi di riparazione e costruzione del tessuto muscolare.\u00a0<\/p>\n<p>    La strategia pi\u00f9 solida\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Qui pu\u00f2 sorgere una domanda: perch\u00e9, allora, le raccomandazioni restano quelle di <b>muoversi di pi\u00f9 e mangiare meno e meglio<\/b>? <br \/>\u00abPerch\u00e9, al di l\u00e0 del modello di calcolo, resta <b>la strategia pi\u00f9 solida quando si parla di salute e longevit\u00e0<\/b>\u00bb, precisa Erzegovesi. \u00abL\u2019attivit\u00e0 fisica, come una dieta sana, <b>\u00e8 un vero \u201cfarmaco\u201d<\/b> multi-target. Agisce sul sistema cardiovascolare, migliora la sensibilit\u00e0 insulinica, riduce il grasso epatico, modula pressione e glicemia, influenza umore e qualit\u00e0 del sonno, interviene sui meccanismi di fame e saziet\u00e0, preserva salute ossea, massa muscolare. E, anche se in modo lineare, contribuisce al mantenimento di un peso corporeo adeguato\u00bb.<\/p>\n<p>    Sport modulatore dell\u2019infiammazione cronica\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Un aspetto tutt\u2019altro che marginale se si considera che, secondo le stime della World Obesity Federation, entro il 2035 circa 4 miliardi di persone, met\u00e0 della popolazione mondiale, potrebbero convivere con sovrappeso o obesit\u00e0.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La combinazione di movimento e dieta sana rappresenta anche un <b>potente modulatore dell\u2019infiammazione cronica di basso grado<\/b>, oggi riconosciuta come <b>terreno comune di molte malattie cronico-degenerative<\/b>. \u00abIl muscolo, quando si contrae, produce miochine, proteine con effetti antinfiammatori e metabolici\u00bb, spiega Beltrami.\u00a0<br \/>\u00abSul piano dell\u2019invecchiamento cellulare \u00e8 stato, inoltre, osservato che chi pratica attivit\u00e0 fisica con costanza presenta, in media, <b>telomeri pi\u00f9 lunghi<\/b> rispetto ai sedentari. I telomeri sono le sequenze terminali del Dna che <b>proteggono i cromosomi<\/b>: tendono ad accorciarsi con l\u2019et\u00e0 e con lo stress ossidativo. L\u2019esercizio fisico \u00e8 stato associato a una minore velocit\u00e0 di accorciamento e, in alcuni studi, a una maggiore attivit\u00e0 della telomerasi, l\u2019enzima che contribuisce alla loro manutenzione\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Non tutti gli studiosi concordano sull\u2019entit\u00e0 della compensazione descritta da Pontzer e Trexler.<br \/>Il dibattito resta aperto, soprattutto sui meccanismi e sulla misura del fenomeno. Ma un punto \u00e8 condiviso: il movimento d\u00e0 benefici sistemici che vanno ben oltre il semplice calcolo delle calorie.<\/p>\n<p>    Nuove sinapsi<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Tra i benefici, quelli legati alla salute del cervello: durante l\u2019attivit\u00e0 fisica aumenta il flusso di sangue al cervello e una migliore vascolarizzazione sostiene la <b>plasticit\u00e0 neuronale<\/b>, rafforzando le connessioni tra le cellule nervose. \u00abIl risultato \u00e8 un <b>miglioramento della concentrazione, della memoria e della capacit\u00e0 di apprendimento<\/b>\u00bb, sottolinea Beltrami. \u00abOggi sappiamo che il cervello non \u00e8 un organo \u201cstatico\u201d. Le ricerche pi\u00f9 recenti hanno dimostrato che, in alcune aree come l\u2019ippocampo, sostanze prodotte dal nostro organismo, note come fattori di crescita, permettono la formazione di <b>nuove sinapsi<\/b>. Questo rinnovamento contribuisce a mantenere efficienti le reti cerebrali, un aspetto particolarmente rilevante con l\u2019avanzare dell\u2019et\u00e0. Inoltre, numerosi studi osservazionali collegano l\u2019attivit\u00e0 fisica regolare a un minor rischio di declino cognitivo e demenza\u00bb.<\/p>\n<p>    Nei tempi\u00a0giusti \u00e8 utile\u00a0anche contro\u00a0la depressione<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abVari studi osservazionali mostrano che le persone fisicamente attive hanno un <b>rischio di sintomi depressivi inferiore del 25-40%<\/b>, rispetto ai sedentari\u00bb, dice Beltrami. \u00abL\u2019esercizio sembra migliorare la produzione di serotonina, l\u2019ormone del buon umore, regola quella del cortisolo, quello dello stress, aiuta autostima e controllo delle emozioni negative\u00bb.\u00a0<br \/>Il movimento \u00e8 anche un <b>antidoto alla solitudine<\/b> che alimenta proprio i disturbi depressivi. \u00c8 necessario prima stabilizzare la condizione clinica, poi lavorare piano piano sullo stile di vita. L\u2019attivit\u00e0 fisica pu\u00f2 entrare in un secondo momento, come parte di un percorso integrato a psicoterapia e, quando indicato, farmacoterapia.\u00a0<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/images2.corriereobjects.it\/images\/salute\/logo-medico-risponde.svg?v=2\" alt=\"ilMedicoRisponde\"\/><\/p>\n<p class=\"bck-box-paragraph\">Il servizio esclusivo del Corriere della Sera con medici e specialisti di eccellenza che rispondono gratuitamente ai quesiti sulla tua salute<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/medico-risponde.png\" alt=\"ilMedicoRisponde\"\/><\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-03-21T19:28:07+01:00\">21 marzo 2026<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Anna Fregonara Sul tema circolano affermazioni fuorvianti. 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