{"id":407462,"date":"2026-03-22T09:10:14","date_gmt":"2026-03-22T09:10:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/407462\/"},"modified":"2026-03-22T09:10:14","modified_gmt":"2026-03-22T09:10:14","slug":"supervisionare-gli-agenti-di-ai-frigge-il-cervello-che-cosa-e-il-brain-fry-descritto-dallo-studio-di-harvard","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/407462\/","title":{"rendered":"Supervisionare gli agenti di AI \u00abfrigge il cervello\u00bb: che cosa \u00e8 il \u00abBrain Fry\u00bb descritto dallo studio di Harvard"},"content":{"rendered":"<p class=\"summary-art is-normal-b-light\">Delegare gli incarichi all&#8217;intelligenza artificiale e controllare il suo lavoro porta all&#8217;esaurimento cognitivo. Ma nelle mansioni ripetitive l&#8217;AI porta a un calo del rischio di bournout<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il troppo stroppia, sempre, e l\u2019<b>intelligenza artificiale<\/b> non fa di certo eccezione a questa proverbiale regola. In medicina la chiamerebbero \u00abfinestra terapeutica\u00bb, quell\u2019intervallo (pi\u00f9 o meno ristretto) di dosaggi che provoca effetti benefici ma che, se superato, porta inevitabilmente conseguenze spiacevoli e non desiderate.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Cos\u00ec l\u2019intelligenza artificiale, nata (almeno in un primo momento) con buoni propositi per <b>alleggerire il carico dei lavoratori <\/b>nelle mansioni pi\u00f9 ripetitive e noiose (allontanandoli dal rischio di burnout), finisce paradossalmente per portarli ad uno stato di <b>affaticamento cognitivo<\/b>.\u00a0    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">I ricercatori della <b>Harvard Business School<\/b> lo hanno definito \u00ab<b>Brain Fry<\/b>\u00bb (cervello fritto, in italiano), e a ben vedere \u00e8 un\u2019immagine che evoca efficacemente il processo di <b>esaurimento cognitivo<\/b>, provocato dall\u2019<b>uso sregolato delle piattaforme AI in diversi contesti lavorativi<\/b>.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Tutto \u00e8 partito da <b>Gas Town<\/b>, una piattaforma open-source lanciata lo scorso primo gennaio dal programmatore <b>Steve Yegge<\/b>, con l\u2019intento di dirigere (alla stregua di un direttore d\u2019orchestra) pi\u00f9<b> agenti AI<\/b> in contemporanea per lo sviluppo di software a velocit\u00e0 sorprendenti, difficilmente eguagliabili dalla forza lavoro umana.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Lasciando per un attimo da parte l\u2019innegabile quantit\u00e0 di tempo recuperata dall\u2019utilizzo dell\u2019innovativo tool per la scrittura autonoma delle righe di codice, diversi utenti avrebbero riportato un\u2019inspiegabile <b>sensazione di stress cognitivo<\/b>, ed \u00e8 proprio questo il fattore che avrebbe acceso una scintilla tra gli studiosi dell\u2019<b>Universit\u00e0 di Harvard<\/b> per saperne di pi\u00f9 in merito.<\/p>\n<p>    I risultati dello studio<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Secondo quanto dichiarato dallo <a href=\"https:\/\/hbr.org\/2026\/03\/when-using-ai-leads-to-brain-fry\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noreferrer noopener\">studio statunitense<\/a>, <b>oltre il 25% dei lavoratori<\/b> (su un campione di <b>1,488 dipendenti a tempo pieno<\/b>) deputati alla <b>supervisione<\/b> dei cosiddetti <b>agenti AI<\/b>, avrebbero riportato uno stato di stanchezza e <b>confusione mentale<\/b>, che si traduce in un <b>declino delle capacit\u00e0 d&#8217;attenzione<\/b> e <b>difficolt\u00e0 a concentrarsi<\/b>. Una condizione descritta dai lavoratori come una \u00abnebbia mentale\u00bb, con sintomi che spaziano dai pi\u00f9 classici <b>mal di testa <\/b>fino<b>\u00a0<\/b>al <b>rallentamento dei processi decisionali<\/b>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ad essere pi\u00f9 colpito \u00e8 il settore del <b>marketing<\/b> (che rappresenta il 25,9% dei casi), ma il Brain Fry si diffonde a macchia d\u2019olio anche nelle <b>risorse umane<\/b>, nella <b>finanza<\/b>, nell\u2019<b>ingegneria<\/b> e nel <b>supporto tecnico<\/b>, senza fare discriminazioni.  Si tratta di un fenomeno che, sul lungo periodo, drena energie mentali al professionista di turno.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">E diventa un problema, quando grandi compagnie tech come <b>Meta<\/b> (e simili) cominciano a considerare il <b>numero di righe di codice generate dall\u2019intelligenza artificiale<\/b> come <b>metrica di produttivit\u00e0<\/b> per i loro ingegneri.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Tradendo la promessa iniziale di usare gli agenti AI per consentire ai lavoratori di concentrarsi su compiti pi\u00f9 utili, questi ultimi finiscono per diventare dei veri e propri <b>coordinatori multitasking<\/b>, responsabili della correzione degli errori e della costante verifica degli output forniti dall\u2019intelligenza artificiale. Stare al passo di agenti virtuali che elaborano a velocit\u00e0 infinitamente superiori a quella umana, per\u00f2, non \u00e8 per nulla semplice.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Un lavoro manageriale alla lunga diventa logorante, come racconta l\u2019ingegnere italiano<b> Francesco Bonacci<\/b> (fondatore di Cua AI) all\u2019interno di un suo <a href=\"https:\/\/x.com\/francedot\/status\/2017858253439345092\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noreferrer\">post su X<\/a>: \u00abFinisco ogni giornata lavorativa esausto &#8211; non per il lavoro in s\u00e8, ma per la gestione del lavoro. Sei worktree aperti, quattro funzionalit\u00e0 scritte a met\u00e0, due \u201ccorrezioni rapide\u201d che si portano dietro una significativa perdita di tempo, e la sensazione sempre pi\u00f9 crescente di perdere il filo\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Tutto questo ha un prezzo non indifferente per il lavoratore: si stima infatti un <b>aumento dello sforzo mentale pari al 14%<\/b> e il <b>12% in pi\u00f9 di affaticamento cognitivo<\/b>, oltre che un <b>sovraccarico di informazioni del 19%<\/b>.   Lo stesso studio ribalta poi una credenza, ritenuta (erroneamente) vera per tantissimi anni: <b>il multitasking non aumenta la produttivit\u00e0<\/b>. Se infatti il passaggio da uno a due tool AI porta con s\u00e8 benefici produttivi,\u00a0 con la\u00a0 supervisione di tre (o pi\u00f9) strumenti la produttivit\u00e0 crolla.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Non tutte le intelligenze artificiali vengono per nuocere, per\u00f2: contrariamente ai casi visti finora, l\u2019uso dell\u2019AI nello svolgimento di mansioni ripetitive avrebbe portato una <b>diminuzione del rischio di burnout<\/b>, e qui \u00e8 bene fare un importante distinguo. Il burnout \u00e8 infatti confinato esclusivamente alla <b>sfera fisica ed emotiva<\/b>, mentre il sovraccarico cognitivo origina dall\u2019attivazione dell\u2019attenzione, dal controllo esecutivo e dalla memoria di lavoro: tutti processi cognitivi implicitamente richiesti dalla supervisione degli agenti AI.<\/p>\n<p>Per non perdere le ultime novit\u00e0 su tecnologia e innovazione<br \/>iscriviti alla <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/newsletter\/?id=53\" style=\"text-decoration: underline;\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">newsletter di Login<\/a><\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-03-19T14:07:14+01:00\">21 marzo 2026<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Delegare gli incarichi all&#8217;intelligenza artificiale e controllare il suo lavoro porta all&#8217;esaurimento cognitivo. 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