{"id":408611,"date":"2026-03-23T03:23:09","date_gmt":"2026-03-23T03:23:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/408611\/"},"modified":"2026-03-23T03:23:09","modified_gmt":"2026-03-23T03:23:09","slug":"libano-la-famiglia-cristiana-rimasta-nel-suo-villaggio-nonostante-bombe-e-paura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/408611\/","title":{"rendered":"Libano, la famiglia cristiana rimasta nel suo villaggio nonostante bombe e paura"},"content":{"rendered":"<p>Mario Abou Khalil, sua moglie e i suoi cinque figli, hanno scelto di rimanere nel villaggio di Ankoun, a pochi chilometri da Sidone, anche se i bombardamenti israeliani continuano incessantemente. La loro \u00e8 l&#8217;ultima casa cristiana abitata di tutta la zona: migliaia le persone che hanno deciso di fuggire. La fede e la speranza contro ogni timore<\/p>\n<p><b>Federico Piana &#8211; Citt\u00e0 del Vaticano<\/b><\/p>\n<p>Ad Ankoun la speranza ha trovato posto nell\u2019ultima casa cristiana ancora abitata del villaggio libanese che dista undici chilometri da Sidone,\u00a0 capoluogo del governatorato del sud del Libano al centro dei bombardamenti israeliani, da settimane diventati una tragica routine. Mario Abou Khalil e la sua famiglia hanno scelto di non fare come gli altri abitanti che in migliaia hanno preferito abbandonare le proprie case per seguire il flusso degli sfollati che si stanno spostando verso nord nel tentativo di mettere in salvo la\u00a0 propria vita. Sua moglie, Reine Karam, e i suoi cinque figli \u2014 Christy di 18 anni, Chlo\u00e9 di 16, Michelle di 15, Pia di 13 e Rapha\u00eblle di 12 \u2014 gli si sono stretti intorno per provare a continuare a fare la vita di sempre, nonostante le esplosioni dei missili e la paura che non danno tregua.<\/p>\n<p>Il rumore della guerra <\/p>\n<p>\u00abIl rumore dei bombardamenti \u00e8 diventato parte della nostra vita quotidiana. Cerchiamo di proteggerci il pi\u00f9 possibile ma il peso psicologico \u00e8 grande, specialmente per i bambini\u00bb racconta ai media vaticani Mario. Che \u00e8 un ottimo insegnante di educazione fisica ma,\u00a0 visto che questa maledetta guerra ha svuotato il suo villaggio, per andare a lavorare e sfamare la sua famiglia \u00e8 costretto, tre volte a settimana, a raggiungere rocambolescamente Beirut. Sotto le bombe. \u00abAnche nel resto del sud ormai non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 alcun tipo di occupazione. I prezzi del carburante sono\u00a0 diventati molto alti, quasi il doppio. Anche il costo della vita \u00e8 salito alle stelle e temiamo che le forniture essenziali possano presto essere interrotte\u00bb.\u00a0Da quando \u00e8 iniziato il conflitto, i figli di Mario vivono in uno stato di stress continuo alleviato solo dal fatto che tutti i membri del nucleo familiare non si separano mai l\u2019uno dall\u2019altro. \u00abStiamo sempre tutti vicini. Proviamo incertezza riguardo al futuro e ci chiediamo cosa rimarr\u00e0 della nostra presenza qui. Tre dei nostri ragazzi sono iscritti alla scuola Saint Elie, a Darb es-Sim, della quale \u00e8 responsabile padre Eid Bou Rached. Nonostante la situazione molto difficile, la scuola continua a fornire loro l\u2019istruzione online, garantendo la continuit\u00e0 dei loro studi\u00bb. Un altro piccolo segno di speranza.<\/p>\n<p>Cristiani in pericolo <\/p>\n<p>Mario per\u00f2 non si nasconde una certezza: nel suo villaggio, come in tutto il sud, i cristiani sono sempre pi\u00f9 in pericolo. Ma la sua fede e quella della sua famiglia rimangono incrollabili: fanno parte del Cammino Neocatecumenale e quando sentono cadere le bombe dal cielo si riuniscono per recitare il Rosario, tutti insieme. \u00abQuesto momento riflette la nostra realt\u00e0: paura e pericolo da un lato, fede e speranza dall\u2019altro. Ogni giorno, oltre al Rosario, preghiamo le Lodi. Vogliamo rimanere uniti alla Chiesa e partecipiamo alle attivit\u00e0 parrocchiali il pi\u00f9 possibile. E poi, durante il giorno, aiutiamo il gruppo pastorale della nostra parrocchia distribuendo pasti alle famiglie sfollate\u00bb.\u00a0Tutta l\u2019area di Sidone, rivela Mario, \u00e8 in una situazione drammatica: i bombardamenti stanno provocando morti e distruzione. \u00abMolte persone sono fuggite, specialmente i cristiani. Ora le scuole pubbliche sono piene di sfollati, per lo pi\u00f9 provenienti da altre comunit\u00e0. Tuttavia, in diversi villaggi dove i cristiani sono ancora presenti, molte famiglie, spesso povere,\u00a0 hanno scelto di non andarsene: preferiscono rimanere nei loro villaggi anche a rischio di morire l\u00ec\u00bb. Il timore di questo giovane padre di famiglia e che la guerra stia innescando un cambiamento demografico che potrebbe portare alla scomparsa delle comunit\u00e0 cristiane nell\u2019intera regione. \u00abPer questo chiediamo alla\u00a0 Santa Sede di inviare un rappresentante per aiutare a garantire la nostra presenza. E alla comunit\u00e0 internazionale lanciamo un appello: non dimenticateci!\u00bb.<\/p>\n<p>     <a href=\"https:\/\/www.vaticannews.va\/it\/mondo\/news\/2026-03\/libano-un-milione-di-sfollati-tra-angoscia-e-speranza.html\" title=\"Libano, Unicef: un milione gli sfollati a causa della guerra\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><\/p>\n<p>        <img decoding=\"async\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-original=\"https:\/\/www.vaticannews.va\/content\/dam\/vaticannews\/agenzie\/images\/reuters\/2026\/03\/20\/13\/1774008379168.JPG\/_jcr_content\/renditions\/cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg\" alt=\"Libano, Unicef: un milione gli sfollati a causa della guerra\"\/><\/p>\n<p>      <\/a><\/p>\n<p>\n      Secondo dati Unicef sono gi\u00e0 oltre un milione gli sfollati in Libano a seguito dell&#8217;inizio dei raid israeliani sul sud del Paese e su Beirut. Tra questi circa 350mila sono bambini, &#8230;\n     <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Mario Abou Khalil, sua moglie e i suoi cinque figli, hanno scelto di rimanere nel villaggio di Ankoun,&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":408612,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[160],"tags":[819,8789,14,164,165,6934,77,1208,166,7,15,11,167,12,168,161,162,163],"class_list":["post-408611","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-mondo","tag-chiesa","tag-cristiani","tag-cronaca","tag-dal-mondo","tag-dalmondo","tag-fede","tag-guerra","tag-libano","tag-mondo","tag-news","tag-notizie","tag-ultime-notizie","tag-ultime-notizie-di-mondo","tag-ultimenotizie","tag-ultimenotiziedimondo","tag-world","tag-world-news","tag-worldnews"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116276350511543047","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/408611","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=408611"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/408611\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/408612"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=408611"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=408611"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=408611"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}