{"id":413374,"date":"2026-03-26T09:43:12","date_gmt":"2026-03-26T09:43:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/413374\/"},"modified":"2026-03-26T09:43:12","modified_gmt":"2026-03-26T09:43:12","slug":"torino-capolavoro-nascosto-torna-visibile-il-compianto-sul-cristo-morto-di-chivasso-rinasce-dopo-un-restauro-straordinario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/413374\/","title":{"rendered":"Torino, capolavoro nascosto torna visibile: il \u00abCompianto sul Cristo morto\u00bb di Chivasso rinasce dopo un restauro straordinario"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Paola Stroppiana<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">La sua presentazione al Museo Diocesano offre allo sguardo contemporaneo la possibilit\u00e0 di confrontarsi con una delle pi\u00f9 alte (e rare) espressioni della scultura monumentale dell\u2019epoca sopravvissute in territorio piemontese<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00a0Il Compianto sul Cristo morto proveniente dalla collegiata di Santa Maria Assunta di Chivasso \u2014 uno dei vertici della scultura tardogotica piemontese \u2014 torna oggi visibile al pubblico <b>nelle sale del Museo Diocesano di Torino<\/b>, in concomitanza con le celebrazioni pasquali. L\u2019evento \u00e8 l\u2019esito di un complesso e rigoroso intervento conservativo avviato nel gennaio 2023 presso il <b>laboratorio di restauro di Thierry Radalet<\/b>; i costi del restauro sono stati sostenuti dal Mic, dalla Compagnia di San Paolo e dalla Regione Ecclesiastica Piemonte, sotto l\u2019alta sorveglianza di Massimiliano Caldera per la Soprintendenza per la Citt\u00e0 metropolitana di Torino.\u00a0Dopo un periodo di esposizione nel percorso museale, curata dal direttore Don Gian Luca Popolla con Valeria Moratti e Valerio Mosso della Soprintendenza di Torino, il gruppo far\u00e0 ritorno nel suo contesto originario chivassese, ricomponendo il legame tra patrimonio artistico, memoria storica e funzione devozionale.<\/p>\n<p>    Otto figure<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il complesso, <b>composto da otto figure in terracotta policroma<\/b>, mette in scena con straordinaria intensit\u00e0 il momento del compianto sul corpo di Cristo appena deposto dalla croce, articolandosi come una costruzione corale nella quale la disposizione dei personaggi \u2014 <b>la Vergine, san Giovanni, le pie donne, Giuseppe d\u2019Arimatea e Nicodemo<\/b> \u2014 organizza lo spazio in una trama visiva serrata, profondamente coinvolgente, concepita per una fruizione ravvicinata e partecipata. Non a caso l\u2019opera era originariamente<b> collocata all\u2019inizio della navata sinistra<\/b> della collegiata, all\u2019interno della cappella del Santo Sepolcro fondata poco prima del 1477 da un ramo della famiglia Provana, in uno spazio che permetteva alle figure di disporsi con maggiore respiro e di essere osservate all\u2019altezza dello sguardo dei fedeli, <b>permettendo un rapporto di 1:1 di grande impatto emotivo<\/b>. Il successivo trasferimento in una nicchia ricavata alla base del campanile, avvenuto tra il 1825 e il 1829 durante un profondo rinnovamento architettonico e decorativo dell\u2019edificio, ne alter\u00f2 radicalmente la percezione, comprimendo la composizione e contribuendo nel tempo a un progressivo degrado conservativo.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p>    Il lavoro di restauro<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Le condizioni dell\u2019opera, prima dell\u2019intervento, risultavano infatti critiche: la chiusura della nicchia con vetri impediva il naturale ricircolo dell\u2019aria, <b>infiltrazioni di acqua piovana<\/b> e un sistema di illuminazione inadeguato avevano favorito la formazione di sali e il distacco degli strati pittorici, mentre estese ridipinture e<b> integrazioni in gesso<\/b> avevano compromesso la leggibilit\u00e0 dell\u2019insieme; il restauro ha previsto lo smontaggio integrale delle figure, costituite da moduli di terracotta cotti separatamente e successivamente assemblati, <b>il consolidamento delle superfici<\/b>, la rimozione delle ridipinture pi\u00f9 recenti per concludersi con la pulitura e l\u2019integrazione degli strati pittorici originari, consentendo di recuperare non solo la coerenza cromatica del gruppo, ma anche dettagli preziosi come la presenza diffusa di lamine dorate nelle capigliature, nelle barbe e in alcune vesti: un indizio significativo dell\u2019alto livello qualitativo della decorazione originaria.<\/p>\n<p>    Caratteristiche dell&#8217;opera<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Dal punto di vista stilistico, il Compianto si distingue per una straordinaria capacit\u00e0 nel modellato, per<b> il forte realismo dei dettagli e per l\u2019intensit\u00e0 emotiva<\/b> che attraversa i volti e i gesti dei personaggi, rivelando la mano di un artista di grande raffinatezza. Gli studi hanno <b>attribuito l\u2019opera ad un maestro, ancora anonimo<\/b>, attivo negli ultimi decenni del Quattrocento tra Chivasso, Torino, Pinerolo e Asti che ha eseguito un nucleo di opere, tutte eseguite in terracotta e stilisticamente omogenee: l\u2019Angelo annunciante e la Vergine Annunciata, un tempo sull\u2019esterno della \u00abCasa del Senato\u00bb a Pinerolo (oggi al Museo Civico d\u2019Arte Antica di Torino); la Vergine annunciata (Torino, collezione privata), forse proveniente dalla facciata di una casa a Chivasso; un Dio Padre, frammento di una composizione pi\u00f9 vasta (collezione privata); due teste femminili gi\u00e0 nella chiesa di San Pietro in Consavia ad Asti (oggi nei depositi dei Musei Civici); <b>un busto acefalo di angelo murato nel chiostro <\/b>della chiesa di San Domenico a Torino.<\/p>\n<p>    Gli artisti<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Massimiliano Caldera <\/b>ha notato che lo scultore ha intrattenuto strettissimi rapporti con un altro artista attivo negli stessi anni nel Ducato di Savoia, ma questa volta ben noto. Si tratta del borgognone <b>Antoine de Lonhy<\/b>, figura oggi pienamente riconosciuta come una delle pi\u00f9 originali del secondo Quattrocento europeo. Formatosi in un ambiente profondamente segnato dalla cultura figurativa fiamminga, in dialogo con modelli come <b>Jan van Eyck e Rogier van der Weyden, Lonhy <\/b>fu artista straordinariamente poliedrico \u2014 pittore, miniatore, autore di vetrate \u2014 nonch\u00e9 protagonista di una brillante carriera itinerante che lo condusse da Tolosa a Barcellona e infine in Piemonte. <b>\u00c8 documentato ad Avigliana dal 1462<\/b>: da qui svolge un ruolo decisivo nel rinnovamento del linguaggio figurativo, diventando punto di riferimento per aristocratiche committenze locali, tra cui gli stessi Provana e le famiglie chieresi. Le sue opere testimoniano una straordinaria capacit\u00e0 di sintesi tra naturalismo fiammingo e sensibilit\u00e0 mediterranea, caratteristica recentemente valorizzata dalla mostra monografica del 2021, tenutasi a Palazzo Madama e al Museo diocesano di Susa.<\/p>\n<p>    La presentazione<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La profonda contiguit\u00e0 stilistica di Antoine de Lonhy con il Maestro del Compianto di Chivasso \u2014 le cui opere sembrano tradurre fedelmente e in <b>forma tridimensionale le invenzioni pittoriche <\/b>dell\u2019artista borgognone \u2014 sembra suggerire un suo intervento diretto nelle sculture. Un primo, significativo confronto pittura\/scultura si pu\u00f2 istituire gi\u00e0 nelle sale stesse del Museo Diocesano: qui \u00e8 conservata la tavola raffigurante la Madonna con il Bambino e Sant\u2019Anna realizzato da de Lonhy, elemento centrale di un polittico scomposto e disperso, proveniente con ogni probabilit\u00e0 dal complesso episcopale di Torino.\u00a0In tale prospettiva il Compianto si impone non solo come <b>capolavoro isolato<\/b>, ma come nodo cruciale di una rete artistica complessa e dinamica, nella quale si intrecciano differenti tecniche artistiche, circolazione di modelli, mobilit\u00e0 degli artisti e committenze di alto livello. <b>La sua presentazione al Museo Diocesano <\/b>restituisce oggi non soltanto l\u2019integrit\u00e0 materiale di un\u2019opera segnata dal tempo, ma anche una rinnovata e piena leggibilit\u00e0 storica e formale, <b>offrendo allo sguardo contemporaneo <\/b>la possibilit\u00e0 di confrontarsi con una delle pi\u00f9 alte (e rare) espressioni della scultura monumentale del Quattrocento sopravvissute in territorio piemontese.\u00a0<\/p>\n<p class=\"is-mr-t-20 is-mr-b-20\"><b><br \/>\n                    <a href=\"https:\/\/torino.corriere.it\/?intcmp=Notizielocali_nd_010623_corriere_ss_nd\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Vai a tutte le notizie di Torino<\/a><br \/>\n            <\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/newsletter\/?theme=35&amp;intcmp=IIIcolonna_NL_CorTorino\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Iscriviti alla newsletter di Corriere Torino<\/a><\/b><\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-03-26T05:15:03+01:00\">26 marzo 2026<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Paola Stroppiana La sua presentazione al Museo Diocesano offre allo sguardo contemporaneo la possibilit\u00e0 di confrontarsi 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