{"id":414477,"date":"2026-03-27T00:46:13","date_gmt":"2026-03-27T00:46:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/414477\/"},"modified":"2026-03-27T00:46:13","modified_gmt":"2026-03-27T00:46:13","slug":"oriente-occidente-di-rampini-basta-guerre-imperiali-cosi-gli-usa-maga-contestano-trump","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/414477\/","title":{"rendered":"Oriente Occidente di Rampini | \u00abBasta guerre imperiali\u00bb: cos\u00ec gli Usa Maga contestano Trump"},"content":{"rendered":"<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Si sta delineando una divergenza tra Stati Uniti e Israele<\/b>, per la prima volta dall\u2019inizio della guerra in Iran: Donald <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/oriente-occidente-federico-rampini\/26_marzo_25\/trump-chiudere-guerra-iran-pentagono-9ac12bfd-ec3d-48e9-a34e-c0564d023xlk.shtml\" title=\"Trump parla di chiudere la guerra in Iran? Il Pentagono lo ha gi\u00e0 preceduto (e condizionato)\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Trump d\u00e0 segnali di voler chiudere il conflitto<\/a> <b>in tempi rapidi<\/b>, mentre <b>per Benjamin Netanyahu \u00e8 ancora troppo presto<\/b> perch\u00e9 la demolizione del potenziale offensivo iraniano non \u00e8 conclusa.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Per capire ci\u00f2 che influisce sul presidente americano bisogna seguire il dibattito in casa sua. <b>Nella destra Usa<\/b> fin dall\u2019inizio questo intervento militare <b>ha suscitato una robusta opposizione<\/b>, che non accenna a placarsi.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Per avere un\u2019idea di quanto Donald <b>Trump abbia deluso e spaventato una parte dei suoi con la guerra in Iran, <\/b>\u00e8 emblematico<b> l\u2019attacco sferratogli da Oren Cass<\/b>: uno dei giovani economisti pi\u00f9 autorevoli in quel mondo \u00abAmerica First\u00bb che invece sostiene vigorosamente i dazi e il protezionismo.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il sito di destra American Compass ospita un intervento di Cass che <b>demolisce questa guerra sotto tutte le angolature<\/b>. Secondo l\u2019economista trumpiano \u00e8 sbagliata se si trasforma in un pantano militare, \u00e8 sbagliata se provoca una recessione globale, ed \u00e8 sbagliata persino nel caso in cui il regime iraniano dovesse crollare rapidamente. <b>In tutti gli scenari<\/b>, sostiene l\u2019autore,<b> il presidente avrebbe privilegiato una logica imperiale rispetto agli interessi concreti dei cittadini<\/b> americani.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Per comprendere la sua critica, <b>Cass invita a tornare indietro di oltre trent\u2019anni, alla fine della Guerra fredda<\/b>. In quel momento storico gli Stati Uniti si trovano in una posizione senza precedenti: unica superpotenza globale, con la capacit\u00e0 di plasmare l\u2019ordine internazionale. <b>Da quel contesto nasce una dottrina bipartisan<\/b>, condivisa da repubblicani e democratici, <b>che assegna a Washington una missione quasi universale<\/b>: garantire stabilit\u00e0, promuovere la democrazia, difendere il libero mercato, intervenire dove necessario per prevenire conflitti o riequilibrare crisi.<\/p>\n<p>APPROFONDISCI CON IL PODCAST<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Gi\u00e0 nei primi anni Novanta<\/b>, sotto la presidenza di George H. W. Bush, questa visione viene formalizzata in documenti strategici che <b>attribuiscono agli Stati Uniti una \u00abresponsabilit\u00e0 preminente\u00bb nel mantenere l\u2019ordine globale<\/b>. Bill <b>Clinton<\/b>, poco dopo, consolida questa impostazione parlando dell\u2019<b>America come \u00abnazione indispensabile\u00bb<\/b>. Parallelamente, il pensiero neoconservatore elabora una <b>giustificazione teorica ancora pi\u00f9 esplicita: gli Stati Uniti<\/b> non solo hanno il diritto, ma <b>il dovere di guidare il mondo<\/b>, diffondendo libert\u00e0 politica e capitalismo.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00c8\u00a0questa visione che l\u2019autore definisce una forma di impero. Un impero che si presenta come benevolo, ma comporta costi elevati e spesso nascosti. Per sostenere la globalizzazione e l\u2019ordine liberale internazionale, <b>gli Stati Uniti hanno accettato compromessi pesanti<\/b>: deindustrializzazione di alcune aree interne, crescente disuguaglianza, attenzione prioritaria a crisi lontane rispetto ai problemi quotidiani delle famiglie americane.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Secondo Cass<\/b> \u00e8 proprio il fallimento di questa strategia a spiegare l\u2019ascesa politica di Trump. <b>Il trumpismo nasce come reazione a decenni di politiche percepite come distanti dagli interessi della classe media americana<\/b>. Prometteva un ritorno a una politica estera pi\u00f9 restrittiva, concentrata sugli interessi nazionali, meno incline a interventi militari e a missioni globali.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">E invece, sostiene l\u2019articolo, <b>la guerra contro l\u2019Iran rappresenta una clamorosa inversione di rotta<\/b>. Trump finisce per adottare esattamente quella logica che aveva criticato: anteporre la proiezione di potenza globale agli interessi domestici. Non \u00e8 una deviazione, \u00e8 una continuit\u00e0 inattesa con l\u2019establishment che aveva promesso di smantellare.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">L\u2019autore ricorda di aver gi\u00e0 messo in guardia contro un intervento in Iran, sottolineando come <b>non esistano solide ragioni per credere che un\u2019azione militare americana possa produrre risultati positivi in tempi ragionevoli<\/b>. Al contrario, le risorse degli Stati Uniti \u2013 materiali e politiche \u2013 dovrebbero essere concentrate su priorit\u00e0 interne e sul rafforzamento delle alleanze esistenti, oggi fragili.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Come ogni guerra, anche questa comporta un<b> costo immediato in termini di vite umane, distruzione e instabilit\u00e0<\/b>. Proprio per questo, argomenta Cass, il ricorso alla forza dovrebbe essere l\u2019ultima opzione, preceduta da un ampio dibattito pubblico, da <b>una chiara giustificazione strategica e da un consenso politico solido<\/b>. Nulla di tutto questo \u00e8 avvenuto nel caso iraniano. <b>La decisione \u00e8 apparsa improvvisa<\/b>, priva di una base di consenso interno, e quindi destinata a indebolire la credibilit\u00e0 americana nel lungo periodo.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>C\u2019\u00e8 poi il rischio<\/b>, tutt\u2019altro che teorico, <b>di un\u2019escalation<\/b>. Le operazioni rapide e limitate condotte in passato hanno forse alimentato nella Casa Bianca l\u2019illusione che sia possibile intervenire militarmente senza conseguenze durature. Ma<b> il conflitto con l\u2019Iran \u00e8 diverso<\/b>: \u00e8 uno scontro tra attori capaci di colpire e reagire, e che mantengono il controllo sui tempi e sulle modalit\u00e0 dell\u2019escalation.<br \/><b>L\u2019esito pi\u00f9 probabile<\/b> non \u00e8 il collasso del regime iraniano, ma <b>la sua sopravvivenza accompagnata da una radicalizzazione ulteriore<\/b>. Un regime sotto attacco tende a irrigidirsi, a reprimere con maggiore durezza il dissenso interno, a mobilitare il nazionalismo contro il nemico esterno.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Un altro elemento cruciale riguarda l\u2019energia<\/b>. Il Medio Oriente resta il cuore del sistema energetico globale, <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/esteri\/26_marzo_24\/iran-apre-hormuz-trump-invia-piano-pace-b4402497-7ff8-43b0-b6ec-2a92fea89xlk.shtml\" title=\"L\u2019Iran apre lo stretto di Hormuz (per chi paga). Trump invia il suo piano di pace\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">e l\u2019Iran controlla lo Stretto di Hormuz<\/a>. Da decenni gli analisti prevedono che, in caso di conflitto, Teheran pu\u00f2 bloccare questo passaggio strategico, riducendo drasticamente l\u2019offerta mondiale di petrolio e gas. \u00c8 uno scenario che ora si sta materializzando, con conseguenze immediate sui prezzi e sull\u2019inflazione.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>L\u2019aumento dei costi energetici colpisce direttamente i consumatori americani<\/b>, contraddice la promessa di migliorare il potere d\u2019acquisto delle famiglie. <b>Ma gli effetti vanno oltre<\/b>: prezzi elevati dell\u2019energia ostacolano gli investimenti industriali, rallentano la produzione, mettono a rischio la strategia di reindustrializzazione che l\u2019amministrazione aveva indicato come prioritaria.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Sul piano internazionale, <b>la crisi energetica indebolisce anche gli alleati degli Stati Uniti<\/b>, in particolare <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/oriente-occidente-federico-rampini\/26_marzo_24\/iran-la-guerra-degli-altri-europa-cina-arabia-8adcb8d4-3f14-41fd-8265-88b55fbe9xlk.shtml\" title=\"Iran, la guerra degli altri: Europa, Cina, Arabia\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">quelli pi\u00f9 dipendenti dalle importazioni di petrolio dal Golfo<\/a>. Paesi come il <b>Giappone<\/b> si trovano improvvisamente esposti a rischi economici maggiori, mentre le relazioni diplomatiche vengono complicate dalla guerra. Perfino i grandi dossier strategici \u2013 come il dialogo con la Cina \u2013 vengono rinviati o messi in secondo piano.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">A tutto questo si aggiunge <b>il costo finanziario diretto del conflitto<\/b>. Le stime iniziali parlano di centinaia di miliardi di dollari, una cifra che solleva interrogativi sulla sostenibilit\u00e0 e sulle priorit\u00e0 di spesa. <b>Ogni dollaro investito nella guerra \u00e8 un dollaro sottratto ad altre esigenze<\/b>: infrastrutture, sanit\u00e0, istruzione, innovazione tecnologica.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Cass richiama <b>la necessit\u00e0 di un\u2019autorizzazione del Congresso per avviare un conflitto<\/b>. Questo meccanismo serve a garantire che decisioni cos\u00ec gravi siano sottoposte a un controllo democratico e a una valutazione collettiva dei costi. Saltare questo passaggio significa <b>indebolire la legittimit\u00e0 dell\u2019azione<\/b> e aumentare il rischio di errori strategici.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">C\u2019\u00e8 infine un costo meno visibile ma altrettanto importante: quello dell\u2019attenzione politica. <b>La presidenza americana dispone di un capitale limitato di tempo, energie e priorit\u00e0<\/b>. Quando scoppia una guerra, tutto il resto passa in secondo piano. Riforme economiche, politiche sociali, innovazione, immigrazione: ogni dossier viene congelato o rallentato. \u00c8 il prezzo dell\u2019\u00aboverstretch\u00bb, dell\u2019<b>eccessiva dispersione di risorse su scala globale<\/b>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Secondo Cass la giustificazione della guerra si basa spesso su un ragionamento circolare: mantenere l\u2019egemonia globale \u00e8 necessario per difendere gli interessi americani, e quindi ogni azione che rafforza l\u2019egemonia \u00e8 automaticamente giustificata. Ma questo schema, osserva, non dimostra in che modo tali interventi migliorino concretamente la vita dei cittadini.<b> In questo quadro, la posizione dei neoconservatori assume un valore simbolico<\/b>. Figure che in passato avevano criticato duramente Trump per la sua imprevedibilit\u00e0 e incompetenza in politica estera, oggi sostengono la guerra. \u00c8 una convergenza che rivela <b>una continuit\u00e0 profonda tra il trumpismo e l\u2019establishment che pretendeva di sostituire<\/b>. Non \u00e8 Trump ad essersi spostato: \u00e8 <b>il sistema di idee dominante che lo ha riassorbito<\/b>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La guerra contro l\u2019Iran non \u00e8 solo un errore strategico contingente. \u00c8 <b>il segno di una scelta pi\u00f9 profonda<\/b>: continuare a investire in un modello di leadership globale che molti americani avevano gi\u00e0 respinto. Se questa scelta dovesse rivelarsi fallimentare, <b>il prezzo non sar\u00e0 solo economico o militare, ma anche politico e culturale<\/b>.<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-03-26T22:18:53+01:00\" content=\"2026-03-26\">26 marzo 2026, 15:27  &#8211; modifica il 26 marzo 2026 | 22:18<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Si sta delineando una divergenza tra Stati Uniti e Israele, per la prima volta dall\u2019inizio della guerra in&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":414478,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[6],"tags":[2032,4717,2017,765,2109,8809,2482,210760,1064,24640,236124,236125,3155,63116,236126,16571,394,2573,17288,4415,2575,3524,6016,7714,9949,14,16480,236127,3177,2494,1279,86353,236128,236129,3877,1113,206,9260,3879,53544,66194,3566,3885,78780,23198,943,5970,83097,4183,77,1151,236130,8,11203,2625,1302,4909,6501,236131,236132,832,25370,955,50497,1893,327,132859,236133,764,236134,236135,808,1537,90,89,11855,4046,793,236136,794,2672,7,15,82,9,83,10,6183,975,477,4396,135,26060,4309,2441,1270,16412,8971,55011,3971,13,379,39769,11,80,84,12,81,85,3414],"class_list":["post-414477","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-ultime-notizie","tag-america","tag-americana","tag-americani","tag-attacco","tag-attenzione","tag-autore","tag-azione","tag-cass","tag-cittadini","tag-clamorosa","tag-clamorosa-inversione","tag-clamorosa-inversione-rotta","tag-classe","tag-classe-media","tag-classe-media-americana","tag-comporta","tag-conflitto","tag-conseguenze","tag-consenso","tag-continuita","tag-controllo","tag-costi","tag-costo","tag-crisi","tag-criticato","tag-cronaca","tag-decenni","tag-decenni-politiche","tag-destra","tag-dibattito","tag-difendere","tag-distanti","tag-distanti-interessi","tag-distanti-interessi-classe","tag-dollaro","tag-donald","tag-donald-trump","tag-dossier","tag-dovesse","tag-egemonia","tag-elevati","tag-energia","tag-escalation","tag-establishment","tag-estera","tag-famiglie","tag-garantire","tag-giustificazione","tag-globale","tag-guerra","tag-guerra-iran","tag-guerra-iran-rappresenta","tag-headlines","tag-impero","tag-indebolire","tag-inizio","tag-innovazione","tag-interessi","tag-interessi-classe","tag-interessi-classe-media","tag-internazionale","tag-interne","tag-interno","tag-intervenire","tag-interventi","tag-intervento","tag-inversione","tag-inversione-rotta","tag-iran","tag-iran-rappresenta","tag-iran-rappresenta-clamorosa","tag-iraniano","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-logica","tag-mantenere","tag-media","tag-media-americana","tag-militare","tag-nasce","tag-news","tag-notizie","tag-notizie-di-cronaca","tag-notizie-principali","tag-notiziedicronaca","tag-notizieprincipali","tag-ordine","tag-piano","tag-politica","tag-politiche","tag-presidente","tag-priorita","tag-regime","tag-rischio","tag-rispetto","tag-sbagliata","tag-sostiene","tag-strategici","tag-tempi","tag-titoli","tag-trump","tag-trumpismo","tag-ultime-notizie","tag-ultime-notizie-di-cronaca","tag-ultime-notizie-e-news-di-oggi","tag-ultimenotizie","tag-ultimenotiziedicronaca","tag-ultimenotizieenewsdioggi","tag-uniti"],"share_on_mastodon":{"url":"","error":"Validation failed: Text character limit of 500 exceeded"},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/414477","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=414477"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/414477\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/414478"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=414477"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=414477"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=414477"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}