{"id":419191,"date":"2026-03-30T03:09:19","date_gmt":"2026-03-30T03:09:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/419191\/"},"modified":"2026-03-30T03:09:19","modified_gmt":"2026-03-30T03:09:19","slug":"lo-schiaffo-del-governo-alle-imprese-solo-il-35-del-bonus-5-0-spettante-intervista-a-onnis-tinexta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/419191\/","title":{"rendered":"Lo schiaffo del Governo: alle imprese solo il 35% del bonus 5.0 spettante. Intervista a Onnis (Tinexta)"},"content":{"rendered":"<p>            <a href=\"https:\/\/www.industriaitaliana.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/shutterstock_2222046185.jpg\" data-caption=\"La premier Giorgia Meloni.\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1068\" height=\"712\" class=\"entry-thumb td-modal-image\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/shutterstock_2222046185-1068x712.jpg\"   alt=\"\" title=\"Newly,Appointed,Italian,Prime,Minister,Giorgia,Meloni,Speaks,To,The\"\/><\/a>La premier Giorgia Meloni.<\/p>\n<p><a class=\"gofollow\" data-track=\"Nzg4LDUsMSwxMg==\" href=\"https:\/\/xometry.eu\/it\/supplychain\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Xometry_square_INDIT.jpg\"\/><\/a><\/p>\n<p class=\"x_MsoNormal\">\u00ab<b>Transizione 5.0<\/b>, il governo\u00a0<b>in fase pre-elettorale tradisce ancora le imprese<\/b>, e lo fa perch\u00e9 sceglie di salvare i conti invece di tenere fede agli impegni presi\u00bb. Parole di\u00a0<b>Luca Onnis<\/b>, direttore operativo di\u00a0<b>Tinexta<\/b>, gruppo quotato che fornisce servizi alle imprese, in particolare in ambiti come innovazione e finanza agevolata.\u00a0<b>Ma a cosa si riferisce Onnis<\/b>? Anzitutto al piano di crediti d\u2019imposta pensato per spingere le imprese a investire in tecnologia e risparmio energetico: relativo agli investimenti effettuati tra il 2024 e il 2025, Transizione 5.0 \u00e8 stato frenato dalla pubblicazione tardiva dei decreti attuativi. Ma la \u201cnotizia\u201d \u00e8 questa:\u00a0<b>il decreto fiscale pubblicato il 27 marzo<\/b>\u00a0stabilisce che alle\u00a0<b>aziende \u201cesodate\u201d<\/b>\u00a0\u2013 quelle che hanno presentato domanda dopo il 6 novembre 2025 \u2013 verr\u00e0 riconosciuto solo il\u00a0<b>35%<\/b>\u00a0del credito d\u2019imposta previsto, a fronte di un fabbisogno di circa 1,5 miliardi, ora coperto per appena\u00a0<b>537 milioni<\/b>. Il taglio \u00e8 ancora pi\u00f9 pesante perch\u00e9 esclude dal beneficio gli investimenti in fonti rinnovabili, proprio quelli su cui il piano aveva spinto di pi\u00f9. In concreto, oltre\u00a0<b>7mila aziende<\/b>\u00a0che avevano programmato incentivi tra il 35% e il 45% si ritrovano oggi con benefici reali che scendono fino a circa il 10\u201315% dell\u2019investimento. Il governo ha annunciato l\u2019apertura di un tavolo di confronto per valutare eventuali risorse aggiuntive in sede di conversione del decreto, ma senza indicazioni precise su tempi e coperture. Confindustria ha reagito duramente al taglio. Il vicepresidente per le politiche industriali\u00a0<b>Marco Nocivelli<\/b>\u00a0sottolinea che \u00abuna simile misura \u2013 che ha effetti retroattivi e lede il principio del legittimo affidamento \u2013 penalizza pesantemente le imprese\u00bb. E avverte: cos\u00ec si mettono a rischio liquidit\u00e0, investimenti e la stessa credibilit\u00e0 del sistema Paese.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Ma perch\u00e9 Luca Onnis parla di fase pre-elettorale?<\/strong><\/p>\n<p class=\"x_MsoNormal\">Perch\u00e9 secondo Onnis dopo il fallito Referendum sulla Giustizia, il governo si muove gi\u00e0 in vista delle prossime elezioni politiche. In questo contesto, le risorse vengono spostate per coprire misure pi\u00f9 \u201cvisibili\u201d o urgenti sul piano politico, anche a costo di sacrificare interventi come il 5.0. \u00c8 il caso, per esempio, della riduzione delle\u00a0<b>accise sul carburante<\/b>, che diventa strategica anche per via di fattori contingenti come la crisi energetica e le tensioni geopolitiche \u2013 che rendono il tema del costo dell\u2019energia politicamente sensibile. Solo che la coperta \u00e8 corta: se si mette da una parte, si toglie dall\u2019altra. Cos\u00ec, per Onnis, la strategia industriale viene di fatto dettata dalla\u00a0<b>Ragioneria dello Stato<\/b>, cio\u00e8 da chi deve far quadrare i conti. Le decisioni quindi non seguono pi\u00f9 una logica di sviluppo, ma di vincolo di bilancio. E quando succede questo, la politica smette di guidare e si limita a tagliare. \u00c8 quanto \u00e8 accaduto con Transizione 5.0.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>E quali effetti rischia di produrre la misura del governo?<\/strong><\/p>\n<p class=\"x_MsoNormal\">Secondo Onnis gli effetti sono immediati e molto concreti. Il primo \u00e8 un crollo della fiducia: le imprese si ritrovano con regole cambiate a posteriori e smettono di credere alla stabilit\u00e0 degli incentivi. Il secondo \u00e8 il rallentamento degli investimenti: non si fermano del tutto, ma vengono ridotti o rinviati perch\u00e9 aumenta l\u2019incertezza. Il terzo, pi\u00f9 profondo, \u00e8 un danno al sistema: quando salta il rapporto di affidabilit\u00e0 con lo Stato, anche le misure future \u2013 per quanto buone \u2013 rischiano di non essere pi\u00f9 credute n\u00e9 utilizzate.<\/p>\n<p><strong>D. Il governo ha scelto di lasciare solo 537 milioni agli \u201cesodati\u201d, quando in realt\u00e0 sembrava possibile coprire tutto il fabbisogno.<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-156465\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/onnis-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\"  \/>Luca Onnis, chief operating officer di Tinexta Innovation Hub.<\/p>\n<p class=\"x_MsoNormal\"><b>R.\u00a0<\/b>Il punto \u00e8 che la scelta dei 537 milioni non nasce da un\u2019impossibilit\u00e0 oggettiva di coprire il fabbisogno, ma da una decisione politica maturata lungo un percorso che inizialmente era stato impostato in modo diverso. Le domande degli esodati valevano circa 1,5 miliardi, mentre la legge di bilancio aveva previsto 1,3 miliardi: quindi si era molto vicini a una copertura quasi integrale. Inoltre, la questione era gi\u00e0 emersa da mesi e, dopo i primi tagli di novembre, si era aperto un confronto politico che aveva portato a un impegno preciso: coprire tutte le richieste presentate entro il 27 novembre. Il cambio avviene ora, nel decreto fiscale del 27 marzo, quando il governo decide di rivedere le priorit\u00e0 e di ridurre drasticamente le risorse effettivamente destinate agli esodati, portandole a\u00a0537 milioni: da qui deriva il 35%, che non \u00e8 una scelta tecnica neutra ma la conseguenza diretta di uno stanziamento molto pi\u00f9 basso rispetto al fabbisogno.<\/p>\n<p><strong>D: Quali sono i fattori che hanno pesato sulla decisione del governo?<\/strong><\/p>\n<p class=\"x_MsoNormal\"><b>R:\u00a0<\/b>In questo passaggio pesano diversi fattori: il peggioramento delle previsioni sul PIL, la crisi energetica e soprattutto la decisione di destinare risorse ad altre misure, come la copertura delle accise. Il risultato \u00e8 una soluzione di compromesso: si mette una cifra limitata per chiudere formalmente la partita e si rinvia a un eventuale recupero di risorse in un secondo momento. Ma proprio qui nasce il problema principale, che non \u00e8 solo contabile ma di credibilit\u00e0: si interviene dopo aver dato un\u2019indicazione opposta e su una platea che aveva gi\u00e0 preso decisioni di investimento sulla base di quella indicazione. Cos\u00ec si producono due effetti molto pesanti: da un lato si riapre l\u2019incertezza per migliaia di imprese, dall\u2019altro si prolunga una situazione sospesa che dura da mesi senza mai arrivare a una chiusura definitiva.<b\/><\/p>\n<p><strong>D. Sono stati esclusi proprio gli investimenti nelle rinnovabili, mentre sono rimasti pi\u00f9 coperti quelli vicini al 4.0. Perch\u00e9 \u00e8 accaduto proprio questo?<\/strong><\/p>\n<p class=\"x_MsoNormal\"><b>R.\u00a0<\/b>Il motivo vero \u00e8\u00a0tecnico\u00a0ma va detto in modo chiaro: il 4.0, a differenza del 5.0, non rientra nello stesso modo nei calcoli europei sul deficit\/PIL. In pratica, le risorse messe sul 4.0 non \u201cpesano\u201d allo stesso modo nei conti pubblici e non rischiano di far scattare procedure di infrazione, mentre quelle sul 5.0 s\u00ec. Per questo, quando il governo ha dovuto ridurre la copertura, ha scelto di spostare le risorse sul 4.0: era l\u2019unico modo per stare dentro ai vincoli europei senza aprire un problema sul deficit. Il punto \u00e8 che cos\u00ec si crea un cortocircuito evidente: prima spingi le imprese, con il 5.0, a investire anche sulle rinnovabili \u2013 spesso le soluzioni pi\u00f9 costose e avanzate \u2013 e poi, per ragioni di contabilit\u00e0 pubblica, tagli proprio quella componente. Quindi la spiegazione tecnica c\u2019\u00e8 ed \u00e8 anche coerente con le regole europee, ma dal punto di vista della politica industriale \u00e8 una scelta contraddittoria, perch\u00e9 penalizza esattamente gli investimenti che fino al giorno prima venivano incentivati come strategici.<\/p>\n<p><strong>D. Come le previsioni della bozza minano la fiducia delle imprese nella politica industriale italiana?<\/strong><\/p>\n<p class=\"x_MsoNormal\"><b>R.\u00a0<\/b>La minano su pi\u00f9 livelli. C\u2019\u00e8 anzitutto il tema del\u00a0legittimo affidamento, che non \u00e8 un dettaglio. Le imprese hanno agito sulla base di una cornice normativa e di una promessa pubblica, e quando quella cornice viene cambiata retroattivamente, il messaggio che passa \u00e8 devastante. Anche dal punto di vista dei principi europei, una cosa del genere espone il governo a una posizione molto debole. Ma il problema non \u00e8 solo giuridico, \u00e8 anche economico e \u201cpsicologico\u201d. Siamo gi\u00e0 dentro un contesto generale di sfiducia: i mercati sono incerti, gli investitori sono prudenti, le imprese fanno fatica a leggere il quadro. Se in una situazione del genere anche il governo, che dovrebbe essere il soggetto che accompagna e sostiene, continua a tradire le promesse che fa, allora l\u2019imprenditore resta fermo sulla porta e aspetta. Guarda cosa succede, rinvia, prende tempo. Questo \u00e8 particolarmente grave perch\u00e9 le politiche di incentivo, per definizione, servono proprio nei contesti incerti. Sono strumenti anticiclici: dovrebbero spingere gli investimenti quando il ciclo economico \u00e8 debole o quando il clima \u00e8 sfavorevole. Qui invece stai facendo il contrario: si peggiora la situazione. Quindi s\u00ec, la fiducia viene colpita in profondit\u00e0, e il danno non \u00e8 soltanto sull\u2019incentivo in s\u00e9, ma sulla credibilit\u00e0 complessiva della politica industriale italiana.<\/p>\n<p><strong>D. Quindi si pu\u00f2 dire che il governo stia scaricando sulle imprese il costo di una programmazione sbagliata?<\/strong><\/p>\n<p class=\"x_MsoNormal\"><b>R.\u00a0<\/b>S\u00ec, ma c\u2019\u00e8 anche un punto ulteriore: qui sembra emergere il fatto che la strategia di crescita del Paese venga dettata dalla\u00a0Ragioneria dello Stato. E questo \u00e8 il problema vero. Perch\u00e9 finch\u00e9 \u00e8 la Ragioneria a fare la strategia industriale, va bene tutto sul piano contabile, ma siamo completamente fuori strada sul piano politico. La politica dovrebbe decidere che cosa vuole fare del sistema produttivo italiano, quale idea di crescita vuole sostenere, quale tipo di investimenti vuole incoraggiare. Soprattutto in un governo che, almeno in teoria, dovrebbe avere una forte attenzione all\u2019impresa, all\u2019economia reale, alla produzione. Qui invece sembra che la politica si limiti a subire il vincolo contabile e a tradurlo in tagli, senza difendere fino in fondo l\u2019impianto industriale. Il giudizio \u00e8 molto netto: se il ministro competente si trova a subire una scelta del genere senza riuscire a cambiarla, allora significa che non conta nulla. Se fossi in lui, forse mi dimetterei. Perch\u00e9 la politica \u00e8 fatta di consenso, certo, ma anche di idee, di direzione, di scelte che si vogliono mettere in campo. E qui quella direzione non si vede.<\/p>\n<p><strong>D. Si rischia di ripetere quello che \u00e8 gi\u00e0 successo l\u2019anno scorso, quando i ritardi nella pubblicazione dei decreti attuativi hanno prodotto confusione e addirittura effetti negativi sugli investimenti?<\/strong><\/p>\n<p class=\"x_MsoNormal\"><b>R.\u00a0<\/b>S\u00ec, il rischio \u00e8 esattamente questo. E forse \u00e8 persino peggio, perch\u00e9 adesso si aggiunge un danno reputazionale. Se tu stai mettendo in campo un nuovo piano, che magari sulla carta \u00e8 anche una cosa valida, e per\u00f2 nel frattempo dimostri alle imprese che gli incentivi possono essere cambiati in corsa o ridotti retroattivamente, \u00e8 inevitabile che chi dovrebbe investire ti dica: scusate, ma io perch\u00e9 dovrei fidarmi? Questo \u00e8 il punto. Anche le misure buone, in un contesto del genere, perdono forza.\u00a0Gli investimenti non stanno crescendo; anzi, stanno diminuendo. Quindi non siamo in una fase in cui il sistema pu\u00f2 assorbire senza danni un colpo del genere. Al contrario: \u00e8 una fase in cui il problema andrebbe affrontato, non aggravato. E c\u2019\u00e8 anche un\u2019altra lettura: l\u2019impressione \u00e8 che il governo privilegi il consenso e il rapporto immediato con l\u2019opinione pubblica, pi\u00f9 che un dialogo serio e ragionevole con tutti gli attori economici, comprese le imprese.<\/p>\n<p><strong>D. In questo quadro entra anche la questione politica pi\u00f9 ampia: il referendum, la campagna elettorale, il consenso. Quanto pesa tutto questo?<\/strong><\/p>\n<p class=\"x_MsoNormal\"><b><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-38322\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/shutterstock_360474722-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\"  \/>R.\u00a0<\/b>Pesa molto, e il punto \u00e8 proprio questo: molte di queste scelte non si spiegano pi\u00f9 solo con la logica economica, ma con una logica politica. Dopo il referendum, di fatto,\u00a0il governo \u00e8 entrato in una fase gi\u00e0 pre-elettorale. Questo si vede da come si muove: alcune decisioni impopolari vengono rinviate, altre \u2013 come il tema delle accise \u2013 vengono anticipate perch\u00e9 parlano direttamente al consenso. \u00c8 il comportamento tipico di chi sta gi\u00e0 ragionando in termini elettorali. Dentro questo quadro, anche la gestione del 5.0 va letta cos\u00ec. Non \u00e8 solo una questione di conti, \u00e8 anche una scelta su dove mettere le risorse per massimizzare il ritorno politico. Il problema \u00e8 che qui emerge una contraddizione: se sei in campagna elettorale, normalmente cerchi di allargare il consenso, o almeno di non perdere pezzi importanti come il mondo delle imprese. Invece questa decisione fa l\u2019opposto: crea scontento in un settore centrale senza che sia chiaro quale vantaggio politico porti in cambio. E allora il dubbio diventa pi\u00f9 profondo: non \u00e8 solo una scelta discutibile dal punto di vista industriale, \u00e8 una scelta di cui non si capisce nemmeno la convenienza politica. Perch\u00e9 il consenso serve a vincere le elezioni, ma governare un Paese \u00e8 un\u2019altra cosa: significa dare stabilit\u00e0, costruire fiducia, tenere insieme imprese, investimenti e visione di lungo periodo. Se rompi questo equilibrio, il risultato non \u00e8 solo malcontento: \u00e8 che gli investimenti si fermano davvero.<\/p>\n<p><strong>D. Il tavolo di confronto annunciato dal governo \u00e8 una vera apertura oppure un modo per rinviare il problema?<\/strong><\/p>\n<p class=\"x_MsoNormal\"><b>R.\u00a0<\/b>Da un lato c\u2019\u00e8 un dato oggettivo: il governo ha scritto nero su bianco che intende avviare nei prossimi giorni un tavolo di confronto con le categorie produttive per valutare eventuali risorse aggiuntive in sede di conversione del decreto. Quindi formalmente il tavolo esiste ed \u00e8 una fonte ufficiale. Dall\u2019altro lato, per\u00f2, il problema \u00e8 che la questione sembra gi\u00e0 chiusa in tutta fretta dentro il decreto fiscale. Se davvero si fosse voluto aprire un confronto, si sarebbe dovuto fare prima, non dopo. Invece qui \u00e8 accaduto il contrario: prima \u00e8 uscito un decreto non concordato, poi si \u00e8 detto che eventualmente si potranno trovare altre risorse, senza chiarire n\u00e9 quante n\u00e9 da dove dovrebbero arrivare. Per questo la sensazione \u00e8 che si tratti pi\u00f9 di una negoziazione al ribasso che di una vera apertura. Come a dire: prima il tuo diritto era cento, io adesso te lo porto a trentacinque, e poi magari vediamo se riesco ad aggiungere qualcosa. In questo momento \u00e8 difficile dire se credere o no a quel tavolo. Non lo si pu\u00f2 liquidare come inesistente, perch\u00e9 \u00e8 stato annunciato ufficialmente. Ma non lo si pu\u00f2 neppure considerare una soluzione, perch\u00e9 al momento \u00e8 soltanto una promessa ulteriore, dentro un contesto di promesse disattese.<\/p>\n<p><strong>D. E alle imprese, oggi, che cosa si pu\u00f2 dire concretamente? Che cosa possono fare?<\/strong><\/p>\n<p class=\"x_MsoNormal\"><b>R.\u00a0<\/b>Sulla partita pregressa il margine \u00e8 molto ridotto. Tutto quello che si doveva fare, sia da parte delle imprese sia da parte di chi le ha accompagnate, \u00e8 stato fatto. Quindi, se il quadro resta questo e se quel tavolo non porta davvero a una correzione, c\u2019\u00e8 poco da aggiungere. \u00c8 vero che viene evocata l\u2019ipotesi di un\u00a0ricorso collettivo, ma con molta cautela: \u00e8 una riflessione che esiste, per\u00f2 non \u00e8 qualcosa che viene data per definita. Per il futuro, per\u00f2, il messaggio non cambia: bisogna continuare ad accompagnare le imprese negli investimenti, perch\u00e9 restano fondamentali per crescere, per innovare, per restare sul mercato. Il valore dell\u2019investimento non si esaurisce nell\u2019incentivo. Per\u00f2 \u00e8 anche giusto dire le cose come stanno: se gli incentivi non ci sono, o se non sono affidabili, le imprese non smettono completamente di investire, ma investono meno. E quel \u201cmeno\u201d poi si vede nei numeri, nei dati, nelle rilevazioni di sistema. Quindi il lavoro da fare resta quello di mantenere fiducia, accompagnare, costruire percorsi di innovazione. Ma \u00e8 evidente che il contesto istituzionale, oggi, non sta aiutando. E questo \u00e8 il punto pi\u00f9 critico di tutti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La premier Giorgia Meloni. \u00abTransizione 5.0, il governo\u00a0in fase pre-elettorale tradisce ancora le imprese, e lo fa perch\u00e9&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":419192,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[6],"tags":[238259,14,126,8,1537,90,89,238260,7,15,82,9,83,10,238261,35067,238262,13,11,80,84,12,81,85],"class_list":["post-419191","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-ultime-notizie","tag-bonus-5-0","tag-cronaca","tag-giorgia-meloni","tag-headlines","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-luca-onnis","tag-news","tag-notizie","tag-notizie-di-cronaca","tag-notizie-principali","tag-notiziedicronaca","tag-notizieprincipali","tag-osservatorio-mecspe-sul-settore-manifatturiero-e-pnrr-e-piano-transizione-5-0","tag-primo-piano","tag-tinexta","tag-titoli","tag-ultime-notizie","tag-ultime-notizie-di-cronaca","tag-ultime-notizie-e-news-di-oggi","tag-ultimenotizie","tag-ultimenotiziedicronaca","tag-ultimenotizieenewsdioggi"],"share_on_mastodon":{"url":"","error":"Validation failed: Text character limit of 500 exceeded"},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/419191","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=419191"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/419191\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/419192"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=419191"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=419191"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=419191"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}