{"id":421456,"date":"2026-03-31T14:06:15","date_gmt":"2026-03-31T14:06:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/421456\/"},"modified":"2026-03-31T14:06:15","modified_gmt":"2026-03-31T14:06:15","slug":"lecce-homo-e-altri-capolavori-al-senato-per-celebrare-gli-80-anni-della-repubblica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/421456\/","title":{"rendered":"L&#8217;\u00abEcce Homo\u00bb e altri capolavori al Senato per celebrare gli 80 anni della Repubblica"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Peppe Aquaro<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">Una serie di mostre \u00abistituzionali\u00bb stanno accompagnando a Roma l&#8217;importante anniversario. Che sottolinea anche il ruolo centrale delle donne<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Grande arte e cronaca religiosa. A volte coincidono.\u00a0\u00c8 il caso dell\u2019<b>Ecce Homo<\/b>, il capolavoro quattrocentesco di <b>Antonello da Messina<\/b>, dipinto su tavola ed esposto in questi giorni (di Passione) a <b>Roma<\/b>, a <b>Palazzo della Minerva<\/b> (nella sala Capitolare del Senato della Repubblica).\u00a0\u00c8 la tavola dipinta intorno al <b>1465 <\/b>e rimasta in mani private per tutto questo tempo (l\u2019attribuzione ad Antonello da Messina \u00e8 del critico d\u2019arte <b>Federico Zeri<\/b>, nel 1981) fino al recentissimo recupero e all\u2019acquisizione da parte dello <b>Stato italiano<\/b>, che se l\u2019\u00e8 aggiudicato in un\u2019asta newyorkese da<b> Sotheby\u2019s<\/b>.\u00a0<\/p>\n<p>    \u00abEcce Homo\u00bb in serie<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Quello esposto a Roma, al Senato, non \u00e8 l\u2019unico \u00abEcce Homo\u00bb dipinto dal Maestro messinese, il quale am\u00f2 ripetere in serie questa sorta di <b>fotogramma della Passione di Cristo<\/b>. Ma, come spiega molto bene <b>Federica Zalabra<\/b>, curatrice, con <b>Roberto Vannata<\/b>, del <b>catalogo <\/b>della mostra (<b>Moebius editori<\/b>): \u00abIl risultato \u00e8 per noi oggi una sorta di ciclo di immagini che, pur rispettando un soggetto fisso e ripetuto, si rinnova costantemente nel tempo, con una serie di variazioni sul tema. D\u2019altro canto, l\u2019interesse di Antonello per questo soggetto non \u00e8 un episodio isolato, ma si inserisce in un pi\u00f9 ampio <b>processo di trasformazione del linguaggio devozionale tardo medievale\u00bb<\/b>.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p>    Da Roma a L\u2019Aquila<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">L\u2019esposizione romana dell\u2019Ecce Homo, sulla cui parte posteriore della tavola \u00e8 dipinto il <b>San Girolamo penitente<\/b>, \u00e8 una occasione unica: l\u2019opera infatti sar\u00e0 in Senato soltanto fino al prossimo <b>7 aprile<\/b>, giusto il tempo dei giorni della <b>Passione di Cristo<\/b> (l\u2019espressione, \u00abEcco l\u2019uomo\u00bb appartiene a <b>Ponzio Pilato<\/b>, il quale, presentando Cristo, flagellato e con una corona di spine, alla folla che ne chiedeva la crocifissione, pronunci\u00f2 quella celebre frase), dopo sar\u00e0 trasferita al <b>Museo nazionale d\u2019Abruzzo<\/b>, a <b>L\u2019Aquila<\/b>, <b>capitale italiana della cultura 2026<\/b>, prima di un tour nei principali musei italiani.<\/p>\n<p>    Storie di donne e di ingegno<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">L\u2019Ecce Homo, le cui <b>dimensioni <\/b>sorprendono e incantano (poco pi\u00f9 di <b>20 centimetri di altezza per 14 di larghezz<\/b>a), \u00e8 \u00absoltanto\u00bb uno dei tantissimi capolavori esposti al Senato in occasione dei <b>primi 80 anni della Repubblica italiana<\/b>. All\u2019opera di Antonello da Messina spetta la parte di protagonista di una sezione dei festeggiamenti della Repubblica e che va sotto il nome di <b>\u00abL\u2019Italia \u00e8 Persona\u00bb<\/b>. Un sostantivo femminile come donna, perch\u00e9 <b>\u00abL\u2019Italia \u00e8 Donna\u00bb<\/b>, l\u2019altro filo conduttore scelto per gli 80 anni di Repubblica. Sembrer\u00e0 anacronistico dirlo, ma proprio 80 anni fa, <b>quel 4 per cento di presenza femminile all\u2019Assemblea Costituente italiana del 1946<\/b>, contribu\u00ec in modo determinante a mettere nero su bianco <b>diritti imprescindibili come l\u2019uguaglianza e la famiglia<\/b>, oltre a suggerire una primissima prospettiva di genere nella <b>Carta costituzionale<\/b>. Quelle donne erano <b>21 <\/b>e ognuna di loro merita di essere ricordata, in una sezione della mostra, <b>\u00abIl volto delle donne\u00bb<\/b>, visitabile fino al prossimo <b>7 giugno<\/b> &#8211; nella <b>sala Maccari di Palazzo Madama,<\/b> sede del Senato &#8211; il cui sottotitolo sintetizza benissimo il senso dell\u2019esposizione: <b>\u00abStorie di ingegno fino alle madri costituenti\u00bb<\/b>.<\/p>\n<p>    Dalla Costituzione al ritratto<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">E cos\u00ec, accanto alle donne che scrissero la Costituzione (tra le quali troviamo, <b>Nilde Iotti, Angelina Merlin, Maria De Unterrichter Jervolino<\/b> e tante altre ancora), ecco <b>tredici capolavori di nove artiste<\/b>, vissute tra il &#8216;400 e il 1800: dalla prima scultrice europea, la bolognese <b>Properzia &#8216;de Rossi<\/b> alla palermitana d\u2019adozione, <b>Sofonisba Anguissola<\/b>, passando per l\u2019immancabile <b>Artemisia Gentileschi<\/b>, fino alla prima ritrattista con colori a pastello, <b>Rosalba Carriera<\/b>, o alla <b>\u00c9lisabeth Louise Vig\u00e9e Le Brun<\/b>, ritrattista alla corte di Francia (da Luigi XVI a Napoleone). Che cosa unisce le magnifiche artiste? <b>Il Ritratto<\/b>, un genere ritenuto apparentemente minore. \u00abMa questo \u2018limite\u2019 mostra anche una capacit\u00e0 di trasformare i vincoli in laboratorio, perch\u00e9 nei generi marginalizzati molte artiste elaborano soluzioni iconografiche e tecniche di grande modernit\u00e0, sperimentano con la luce, con la psicologia dello sguardo, con la materialit\u00e0 della pittura e con la costruzione della soggettivit\u00e0\u00bb, scrive <b>Costantino d\u2019Orazio<\/b>, curatore del <b>catalogo (Moebius edizioni)<\/b> della mostra.<\/p>\n<p>    Anche la \u00abCarta\u00bb \u00e8 donna<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">In questo continuo gioco di rimandi all\u2019identit\u00e0 femminile dell\u2019Italia (nome femminile), della Repubblica (anche questo un sostantivo femminile), della Persona (per l\u2019Ecce Homo di Antonello da Messina) e del volto (delle donne), scopriamo che l\u2019Italia \u00e8 anche <b>\u00abUna\u00bb<\/b> (articolo indeterminativo femminile e che si adatta benissimo alla <b>giornata dell\u2019Unit\u00e0 nazionale<\/b>), aspetto che abbiamo scoperto, dallo scorso <b>17 marzo<\/b> (giorno della proclamazione dell\u2019<b>Unit\u00e0 nazionale<\/b>, nel <b>1861<\/b>), con l\u2019esposizione straordinaria della <b>\u00abCarta dell\u2019Italia\u00bb<\/b>, pubblicata a Roma nel <b>1630<\/b>, tra le pi\u00f9 importanti carte geografiche del Seicento. Parliamo della <b>\u00abCarta di Greuter\u00bb<\/b>, e quella esposta al Senato, a Palazzo Madama (nel salone Garibaldi), \u00e8 la ristampa del 1675. Cosa ci faccia una Carta realizzata un secolo e mezzo prima dell\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia nel cuore dei festeggiamenti organizzati dal Senato? La risposta \u00e8 semplice: sar\u00e0 pure <b>un\u2019Italia disegnata in orizzontale nella seconda met\u00e0 del &#8216;600<\/b> e che appare coricata su s\u00e9 stessa, ma \u00e8 gi\u00e0 pensata come spazio geografico e culturale unitario.<\/p>\n<p>    Identikit d\u2019artista<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Tornando ai ritratti delle artiste presenti nella mostra <b>\u00abL\u2019Italia \u00e8 donna\u00bb<\/b>, \u00e8 impossibile non ricordare, come scrive D\u2019Orazio, che ogni opera presente \u00abnon \u00e8 soltanto un oggetto estetico ma una conquista di spazio, una negoziazione con l\u2019ordine sociale, una prova di forza condotta sul terreno della pittura\u00bb. Basti pensare, per esempio, alla magica espressivit\u00e0 di <b>\u00abAutoritratto alla spinetta\u00bb<\/b> di <b>Sofonisba Anguissola<\/b>, olio su tela del <b>1556<\/b>, un dipinto attribuito per lunghissimo tempo ad <b>Annibale Carracci<\/b>. In questo olio c\u2019\u00e8 tutta Sofonisba. Una sorta di carta d\u2019identit\u00e0 della pittrice cremasco-palermitana, dalla passione per la pittura a quella per la musica, fino ai testi classici: \u00abSofonisba appartiene alle fila di un\u2019aristocrazia colta e aperta, non ancora imbrigliata dai dettami postridentini e desiderosa di far eccellere le proprie componenti femminili in onest\u00e0, decoro ed erudizione\u00bb, scrive<b> Aurora Roscini Vitali<\/b> nel catalogo della mostra.<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-03-31T11:52:29+02:00\">31 marzo 2026 ( modifica il 31 marzo 2026 | 11:52)<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Peppe Aquaro Una serie di mostre \u00abistituzionali\u00bb stanno accompagnando a Roma l&#8217;importante anniversario. 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