{"id":421918,"date":"2026-03-31T20:58:12","date_gmt":"2026-03-31T20:58:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/421918\/"},"modified":"2026-03-31T20:58:12","modified_gmt":"2026-03-31T20:58:12","slug":"paura-di-essere-esclusi-e-ossessione-delle-notifiche-siamo-sempre-piu-vittime-dellansia-da-sconnessione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/421918\/","title":{"rendered":"Paura di essere esclusi e ossessione delle notifiche. Siamo sempre pi\u00f9 vittime dell\u2019ansia da sconnessione"},"content":{"rendered":"<p>Si chiama Fomo  e sembra il nome di un locale all\u2019ultima moda, invece \u00e8 quello di una patologia psicologica. Il termine \u00abfomo\u00bb, infatti, in realt\u00e0 \u00e8 l\u2019acronimo di Fear Of Missing Out, che significa paura di essere esclusi. Da che cosa? Non &#8211; intendiamoci &#8211; letteralmente dalla societ\u00e0 tutta, quanto dalla socialit\u00e0. E da quella esercitata da chi ci \u00e8 pi\u00f9 vicino. La paura, quindi, riguarda qualunque piccolo o grande gruppo sociale: la paura di essere esclusi dall\u2019invito alla cena di Capodanno dei familiari oppure al matrimonio del cugino, il gruppo sociale in questo caso \u00e8 familiare; la paura di essere esclusi dall\u2019invito a pausa pranzo dal gruppo di cui si fa parte in ufficio; esclusi dall\u2019invito del condominio alla festicciola per gli auguri di Natale. Di qualunque gruppo si faccia parte, la Fomo  \u00e8 il timore che il gruppo ci escluda e che, a causa di quell\u2019esclusione, si perdano opportunit\u00e0, eventi, esperienze piacevoli e il senso di appartenenza al gruppo stesso. La Fomo \u00e8, quindi, direttamente collegata al bisogno evolutivo di connessione sociale.<\/p>\n<p>Si potrebbe pensare che essa nasca con i social network, in realt\u00e0 la Fomo  esiste da ben prima che i social network diventassero i fili che manovrano molte persone come burattini da mane a sera e da sera a mane. Facebook, per esempio, \u00e8 arrivato in Italia in lingua italiana nel 2008, ma in un primo momento usufruivano dei social network soltanto coloro che in qualche modo erano fortemente digitali. Chi, per esempio, aveva un personal computer a casa o in ufficio (se l\u2019ufficio permetteva di connettersi ad Internet anche per cose personali). Gli \u00abscrivoni internettiani\u00bb prima dei social network avevano i propri blog oppure partecipavano coi commenti a blog altrui. Chi scrive aveva il proprio blog (e il proprio sito Internet personale), che smise di aggiornare quando si iscrisse a Facebook e Twitter oggi X. In quel primo decennio del secondo millennio, Internet non era ancora una rete capillare come oggi, si trattava di una rete per pochi smanettoni, una rete con pochi nodi: chi non aveva molto da dire, chi non avrebbe potuto riempire giornalmente un blog non aveva alcun interesse a porsi sui social network. Dopo qualche anno dalla sua nascita, avvenuta nel 2007, per la precisione con la diffusione delle antenne 3G, divenne diffusissimo lo smartphone Apple. Era almeno un quinquennio dopo il 2007 quando tutti, veramente tutti, iniziarono a possedere uno smartphone sempre connesso e ad iscriversi in massa ai social network. Se i primi modelli di iPhone Apple e prima ancora dell\u2019iPhone Apple il pioniere dello smartphone, il Blackberry, che permetteva le notifiche push delle e-mail, erano  stati appannaggio di chi doveva essere sempre connesso per lavoro, quindi liberi professionisti, politici, Vip, quadri e impiegati in settori tecnologici, con la massiccia diffusione dell\u2019iPhone e contemporaneamente delle antenne 3G tutto il mondo si \u00e8 riversato sui social network, anche se non aveva davvero niente di interessante da dire (se ricordate, in un primo momento nemmeno i politici erano sui social network. Solo poi hanno capito la potenzialit\u00e0 comunicativa barra propagandistica della rete, anche osservando cosa era riuscito a fare <strong>Beppe Grillo<\/strong>, negli anni addietro, col suo blog, cio\u00e8 che movimento era riuscito a creare, divenuto poi voti in sede elettorale). Insomma, tutto il mondo si \u00e8 riversato sui social network, in una sorta di Fomo  collettiva di non appartenere alla rete. Tutto il mondo, infatti, ci si \u00e8 riversato per essere connesso, quindi parte di un gruppo sociale, che fosse quello della famiglia, dell\u2019ufficio, della squadra di calcetto, degli ex compagni di scuola. Giusto, bene. Ma questo, determinando la possibilit\u00e0 di avere sempre davanti agli occhi la vita degli altri, ha trasformato la Fomo da semplice paura che si poteva vivere una tantum, in una vita non connessa tramite la rete Internet, a paura continua. Oggi si definisce Fomo  l\u2019ansia che nasce dal timore di perdere esperienze gratificanti vissute da altri, spesso amplificata dall\u2019uso dei social network. Ragioniamoci. Prima dei social network, per sapere chi era stato invitato, mentre noi no, al matrimonio del cugino di secondo grado a Gradoli, per dire, bisognava agire in qualunque modo per saperlo. E nemmeno era facile riuscirci. Coi social network, la vita degli altri con cui siamo connessi \u00e8 continuamente rappresentata sotto i nostri occhi, basta entrare nella app sullo smartphone a seguito, innanzitutto, delle notifiche. Ma quando la dipendenza \u00e8 instaurata, nemmeno si aspettano le notifiche. Si entra e si va a guardare. Quindi la Fomo digitale \u00e8 s\u00ec collegata ad atavici e normali bisogni psicologici di appartenenza e connessione sociale insoddisfatti come era la Fomo  prima dell\u2019avvento dei social network, ma dopo questo avvento \u00e8 divenuta un\u2019ansia pi\u00f9 diffusa e pi\u00f9 pericolosa, causata dagli stessi social network che inducono le persone a controllare frequentemente aggiornamenti e interazioni online e cos\u00ec possono trovarsi a sapere che, per dire, alcuni colleghi di ufficio sono andati a fare l\u2019aperitivo, ma non li hanno invitati, l\u2019amico che aveva detto a Ruggero che sarebbe andato a dormire in realt\u00e0 \u00e8 andato a ballare con Mattia e Matteo e Ruggero, poverino, si sente tradito, a causa della menzogna di colui che credeva amico, e abbandonato e cos\u00ec via. Considerato che gi\u00e0 il meraviglioso viaggio della vita offre comunque una serie di difficolt\u00e0, potevamo sicuramente fare a meno delle novelle difficolt\u00e0 procurate dalla rete\u2026 Ma ci siamo dentro e allora conviene conoscerle per restarne lontani. I social network, se ci pensiamo, sono quei luoghi in cui la possibilit\u00e0 della visione delle vite altrui non ha pari. Ci fanno assaporare l\u2019onniscienza divina, ma allo stesso tempo se non sappiamo fregarcene ci possono far dannare come se fossimo all\u2019inferno, non nel paradiso, che \u00e8 il luogo in cui risiede Dio. Fino a prima dei social network si poteva osservare fisicamente la propria realt\u00e0 fisica: ora, grazie alla rete, si pu\u00f2 osservare da remoto la rappresentazione elettronica della vita di chiunque ed essere connesso con chiunque, soffrendo se si \u00e8 esclusi. I paragoni che possono ingenerare sofferenza tramite l\u2019osservazione sui social network sono molti, ma di solito chi \u00e8 saggio ne sta al riparo. Purtroppo, non tutti sono o sanno divenire saggi, tutelare la propria serenit\u00e0 ed alimentare correttamente la propria autostima. <\/p>\n<p>Stare al riparo dai tanti problemi causati dai social network e, nello specifico, dalla Fomo, insomma, per tanti \u00e8 difficile. Innanzitutto per i giovani che sono nati e crescono in un ambiente gi\u00e0 sempre connesso e sempre digitale e quindi si trovano dentro una vita gi\u00e0 completamente pregna di connettivit\u00e0 praticamente obbligata. Il giovane non deve scegliere se essere connesso, la connessione \u00e8 normale, ovvia, da molti coetanei si sarebbe considerati degli spostati rifiutandola in tutto o in parte. Ma non \u00e8 semplice nemmeno per gli adulti. A ulteriore testimonianza del fatto che la Fomo  odierna digitale \u00e8 direttamente indotta dalla stessa digitalit\u00e0 social, spesso esordisce in maniera apparentemente blanda, per poi vivere un crescendo dei sintomi. Quali sono? L\u2019esordio \u00e8 caratterizzato dal controllo continuo dei social network, l\u2019incapacit\u00e0 di trattenersi dal leggere le notifiche delle attivit\u00e0 condivise dagli altri o, addirittura, andare a cercare direttamente le novit\u00e0 delle vite altrui, poi la necessit\u00e0 di condividere ogni propria attivit\u00e0 per apparire interessanti. Faccio, dunque sono. Faccio anch\u2019io, dunque valgo anche io. Quando la verit\u00e0 \u00e8 che si \u00e8 e si vale a prescindere dal fare e dal mostrarlo sui social network. Si soffre di Fomo  digitale se si presentano questi due precisi elementi: sintomi di ansia, angoscia e depressione all\u2019idea che gli altri possano avere delle esperienze piacevoli a cui il soggetto con Fomo  non partecipa e poi aumento del controllo degli altri tramite i social network proprio per vedere cosa stanno facendo, stando ulteriormente male (altra ansia, altra angoscia, altra depressione) se si vede che stanno facendo cose che il soggetto con Fomo  trova migliori di quelle che sta facendo lui.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Si chiama Fomo e sembra il nome di un locale all\u2019ultima moda, invece \u00e8 quello di una patologia&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":421919,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[175],"tags":[239,1537,90,89,240,11139],"class_list":["post-421918","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-salute","tag-health","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-salute","tag-salute-e-benessere"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116325797576714395","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/421918","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=421918"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/421918\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/421919"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=421918"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=421918"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=421918"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}