{"id":42303,"date":"2025-08-12T02:10:13","date_gmt":"2025-08-12T02:10:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/42303\/"},"modified":"2025-08-12T02:10:13","modified_gmt":"2025-08-12T02:10:13","slug":"lalternativa-ce-anita-romanello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/42303\/","title":{"rendered":"L&#8217;alternativa c&#8217;\u00e8 | Anita Romanello"},"content":{"rendered":"<p>\u201c\u00c8 pi\u00f9 facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo\u201d.<\/p>\n<p>In effetti, come profetizzava la Tatcher, sembra che non ci sia alternativa.<\/p>\n<p>Oggi, un lavoro stabile (magari a tempo indeterminato), una casa e la possibilit\u00e0 di un paio di vacanze l\u2019anno, ci sembrano enormi privilegi.<\/p>\n<p>Per certi versi lo sono.<\/p>\n<p>E se decidessimo di ribaltare la narrazione e ci convincessimo del fatto che un tetto dignitoso sopra la testa, una professione per cui ci si \u00e8 formati e la possibilit\u00e0 di svago e riposo in qualche momento dell\u2019anno non fossero altro che diritti che dovrebbero spettare a tutti gli esseri umani su questa terra?<\/p>\n<p>Alessandro Sahebi, in <a href=\"https:\/\/www.mondadori.it\/libri\/questione-di-classe-alessandro-sahebi\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Questione di classe<\/a>, edito da Mondadori per la Collane Strade blu, prende una serie di spinose questioni contemporanee e le lega insieme con intelligenza, costruisce una mappa, collega i puntini, propone soluzioni.<\/p>\n<p>Il saggio sembra dirci che s\u00ec, esiste un\u2019alternativa.\u00a0<br \/>E spetta a noi il compito di costruirla insieme.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/978880479229HIG-768x1073.jpeg\" data-entity-uuid=\"ede82d0a-d24e-4edb-991b-dae2d465ad16\" data-entity-type=\"file\" alt=\"k\" width=\"768\" height=\"1073\" class=\"align-center\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>Il linguaggio accurato e puntuale utilizzato dall\u2019autore, \u00e8 allo stesso tempo semplice ed accessibile a tutti. L\u2019uso della lingua, coerente con i contenuti esposti, \u00e8 una scelta che ho trovato estremamente pregevole.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 non si pu\u00f2 essere felici in una societ\u00e0 ingiusta, recita la copertina.<\/p>\n<p>\u00c8 vero, non siamo felici e oltre ad essere ansiosi e depressi ci sentiamo spesso drammaticamente soli.<\/p>\n<p>L\u2019esistenza delle persone, in Occidente, \u00e8 scandita dal lavoro che occupa la maggior parte delle nostre giornate e dei nostri pensieri.<br \/>Oltre le canoniche otto ore giornaliere, che in molti degli ambienti cosiddetti corporate possono arrivare anche a dieci\/dodici, siamo perennemente reperibili via mail o via whatsapp.<\/p>\n<p>Staccare la testa diventa complesso, nonostante le attivit\u00e0 ad alta intensit\u00e0 (yoga, palestra, tennis ecc.) che permettono di \u201csfogarsi\u201d per un\u2019oretta circa.\u00a0<br \/>Quando sul nostro smartphone non compare una notifica che ci disturberebbe, tocchiamo lo schermo del telefono per controllare se \u00e8 arrivato qualcosa.<\/p>\n<p>Il tempo libero spesso ci ritroviamo a passarlo \u201cscrollando\u201d, divorando passivamente serie TV, cercando di appagare desideri a breve termine in modo convulso.<\/p>\n<p>Rispondere all\u2019ennesimo video che ci \u00e8 stato inviato, reagire a un meme che magari nemmeno ci ha fatto sorridere o dare un feedback al collega che decide di scriverci qualcosa di totalmente inutile alle dieci di sera \u00e8 diventato una sorta di dipendenza.<br \/>Nonostante ci\u00f2, e pu\u00f2 risultare paradossale, le altre persone e le relazioni scompaiono. Non c\u2019\u00e8 un tessuto sociale che ci sostenga.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"j\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"05e108dd-953a-4ed3-9aa4-48fa759cbb78\" height=\"434\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Screenshot 2025-08-07 alle 22.20.26.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nImagine and building the good life (2024) \u00a9 Lucia Romanello.<\/p>\n<p>Ne La societ\u00e0 della stanchezza, Byung-Chul Han osserva che siamo talmente stanchi di produrre perennemente qualcosa che finiamo per disinvestire da ci\u00f2 che non produce nulla come l\u2019amicizia o il pensiero.<\/p>\n<p>Siamo carrieristi e individualisti.<\/p>\n<p>L\u2019homo faber \u00e8 dipendente dal suo stato di iper connessione, ma allo stesso tempo \u00e8 sempre pi\u00f9 distaccato e poco empatico.<\/p>\n<p>All\u2019interno di un\u2019azienda, per ogni persona che si arrende o soccombe, ce ne sono cento pronte a prenderne il posto. Per ogni impiegato che rivendica il diritto di \u201cstaccare\u201d all\u2019orario stabilito, ce n\u2019\u00e8 sempre uno disposto a fermarsi un\u2019ora in pi\u00f9 pur di apparire pi\u00f9 competente e motivato. Per ogni commesso che rifiuta uno stipendio da fame, ce ne sono altri pronti ad accettare ancora meno, pur di accaparrarsi un lavoro.<br \/>Un lavoro che ci identifica e che ci condanna.\u00a0<br \/>Il lavoro, il nostro biglietto da visita.<\/p>\n<p>\u201cQuando conosciamo qualcuno di solito la prima cosa che chiediamo \u00e8: \u00abCome ti chiami?\u00bb. Dopodich\u00e9, quasi in automatico, arriva la domanda che sembra a tutti noi pi\u00f9 naturale: \u00abChe cosa fai nella vita?\u00bb. Pochissimi risponderebbero con qualcosa di diverso dal lavoro. [\u2026] La prima impressione si aggancia non alla persona, ma al ruolo lavorativo che svolge. E cos\u00ec il lavoro non solo infesta le nostre giornate, ma diventa anche il filtro principale attraverso cui definiamo noi stessi agli occhi degli altri\u201d.<\/p>\n<p>Il nostro lavoro per\u00f2 non solo ci definisce, ma diviene un\u2019arma di classificazione sociale.<\/p>\n<p>Quantifica la nostra utilit\u00e0.<\/p>\n<p>La domanda, all\u2019apparenza innocente e spesso rivolta a bambini e ragazzi, \u00abChe cosa vuoi fare da grande?\u00bb, gi\u00e0 ci orienta verso il modello di societ\u00e0 in cui viviamo, in cui conta la produttivit\u00e0 e la funzionalit\u00e0.\u00a0<br \/>Una societ\u00e0 che misura il valore delle persone in base alla loro utilit\u00e0 economica e che ci convince che il lavoro \u00e8 un\u2019identit\u00e0 e non un\u2019attivit\u00e0.<\/p>\n<p>Per dirle con le parole di Fisher, \u201cil capitalismo \u00e8 pi\u00f9 un\u2019atmosfera che pervade e condiziona non solo la produzione culturale, ma anche il modo in cui vengono regolati il lavoro e l\u2019educazione, e che agisce come una specie di barriera invisibile che limita tanto il pensiero quanto l\u2019azione\u201d.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"j\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"78d55e5e-7aef-4335-be0e-41a23d95074c\" height=\"435\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Screenshot 2025-08-07 alle 22.20.33.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nImagine and building the good life (2024) \u00a9 Lucia Romanello.<\/p>\n<p>Inoltre il sistema tende a deresponsabilizzare le strutture collettive (le aziende, gli uffici, la scuola o gli ospedali) e i lavoratori si sentono sovraccaricati da senso di colpa e inadeguatezza. In un sistema basato sull\u2019individualismo e la competizione sfrenata, la sofferenza che pu\u00f2 insorgere nel singolo (mi viene come esempio un caso di burnout per un insegnante) non si problematizza a livello collettivo, ma diviene una debolezza che occorre nascondere.<\/p>\n<p>Il dolore resta sempre individuale, che sia di natura psicologica o pratica (uno stipendio troppo basso), il conflitto lavoratori-azienda, considerato un aspetto normale e necessario negli anni Settanta, sembra essersi spento definitivamente.<br \/>Viene invocata la parola \u201cresilienza\u201d.\u00a0<br \/>Infatti, \u201cil lavoratore che interiorizza il suo disagio \u00e8 un lavoratore che non mette in discussione il sistema che lo genera\u201d.<\/p>\n<p>Il neoliberismo ci ha convinti che il lavoro non \u00e8 un campo di battaglia condiviso, ma una questione privata e, nel disinvestimento collettivo, muore anche la politica.<\/p>\n<p>\u201cLa negazione della collettivit\u00e0, oltre a essere un progetto politico mirato a indebolire sindacati e associazioni che chiedevano maggiori diritti, \u00e8 stata una strategia culturale che ha infantilizzato l\u2019elettorato. Promuovere la competizione con il prossimo, convincendoci che siamo in lotta per la superiorit\u00e0 individuale, \u00e8 stato un processo che ha fatto leva su qualcosa di molto naturale: l\u2019istinto egoistico che tutti proviamo\u201d.<\/p>\n<p>Se le persone cooperano, i rapporti di forza possono essere ribaltati: si pu\u00f2 pretendere di pi\u00f9, perfino mettere in discussione il potere stesso.<br \/>Eppure l\u2019egoismo ci sembra ormai inevitabile. Non lo scegliamo, non ci crediamo davvero: \u00e8 semplicemente ci\u00f2 che \u00e8, la condizione data, priva di alternative possibili.<br \/>\u00c8 il realismo capitalista, come lo definiva Fisher: l\u2019idea che non ci sia alcuna possibilit\u00e0 al di fuori del sistema in cui viviamo.<\/p>\n<p>A complicare ancora di pi\u00f9 le cose c\u2019\u00e8 il fatto che questo sistema \u00e8 alimentato dalle sue stesse vittime. Spesso tendiamo a declassare \u201cil male\u201d agli Altri disconoscendo la nostra complicit\u00e0 col sistema planetario dell\u2019oppressione.<br \/>Immaginiamo il capitalismo come un meccanismo concreto, manovrato da individui malvagi che si compiacciono nel vederci come formiche ottuse e instancabili.<br \/>La verit\u00e0 per\u00f2 \u00e8 pi\u00f9 inquietante; il capitalismo \u00e8 una struttura impersonale e iper-astratta, che non potrebbe esistere senza la nostra partecipazione quotidiana.<br \/>Il neoliberismo non ha un\u2019ideologia n\u00e9 un manifesto, \u00e8 una rivoluzione silenziosa che vede al suo centro l\u2019Ego, e l\u2019individualismo sfrenato coincide con l\u2019aumento delle disuguaglianze.\u00a0<br \/>Se il successo dipende dal singolo, allora \u00e8 cos\u00ec anche per il fallimento.\u00a0<br \/>Tendiamo a dividere le persone tra quelle che ce l\u2019hanno o non ce l\u2019hanno fatta e non siamo portati a vedere le cause strutturali della povert\u00e0 che, come ricorda Bourdieu in La miseria del mondo, \u201cnon \u00e8 solo una condizione materiale, ma una trappola simbolica e culturale\u201d.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"4861b582-f315-4042-962f-f83bc2ab2221\" height=\"433\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Screenshot 2025-08-07 alle 22.21.27.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nImagine and building the good life (2024) \u00a9 Lucia Romanello.<\/p>\n<p>\u00c8 noto che un bambino proveniente da un contesto di disagio socio-economico ha, in media, minori possibilit\u00e0 di sviluppare appieno le proprie capacit\u00e0 cognitive, rispetto a un coetaneo cresciuto in un ambiente culturalmente ricco e stimolante.<\/p>\n<p>Come ha mostrato Bourdieu, il capitale culturale ha un impatto decisivo nel determinare i percorsi scolastici e cognitivi dell\u2019individuo.<\/p>\n<p>Oltre agli svantaggi materiali, spesso viene assorbito un senso diffuso di impotenza, la percezione di aspettative basse e un\u2019emotivit\u00e0 segnata da rabbia, frustrazione e smarrimento, condizionata dal clima sociale e familiare.<\/p>\n<p>\u201cLa disuguaglianza non si limita e piegare i corpi: scava nelle fondamenta della speranza, sgretola l\u2019idea stessa che un futuro migliore sia possibile, trasforma ogni relazione in una partita truccata. Non si ferma alle strutture che reggono il mondo fuori di noi; penetra nella mente, s\u2019insinua nei pensieri, si fa presenza costante.\u201d<\/p>\n<p>L\u2019invito gramsciano a istruirsi \u201cperch\u00e9 avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza\u201d tradiva per\u00f2 una consapevolezza: senza giustizia sociale, l\u2019intelligenza rischia di rimanere qualcosa di isolato e impossibilitato ad evolvere.<br \/>La prospettiva educazionista, rischia di diventare limitante in questo senso.<\/p>\n<p>\u201cTra chi ha un titolo di studio elevato si registrano forme di discriminazione inferiori per la maggior parte dei pregiudizi. Chi ha una laurea \u00e8 mediamente meno razzista, meno omofobo, meno misogino e meno abilista di altri cluster di istruzione. Tuttavia, tende a essere maggiormente educazionista: ovvero, ad avere molti sospetti sulla legittimit\u00e0 di opzioni espresse da chi sa meno. O meglio, da chi \u00e8 valutato come ignorante in quanto non educato\u201d<\/p>\n<p>\u00c8 inevitabile che razzismo e omofobia siano ampiamente pi\u00f9 diffusi tra chi ha meno competenze ed un basso livello culturale, ma \u00e8 altrettanto vero che l\u2019ignoranza non \u00e8 il germe di questi fenomeni bens\u00ec uno dei punti pi\u00f9 fragili, sfruttati da coloro che vogliono cavalcarli.<br \/>Basta pensare alla maggioranza dell\u2019elettorato dei partiti populisti di estrema destra che stanno dilagando nel mondo e che appartiene proprio alle fasce pi\u00f9 deboli della popolazione.<br \/>Popolazione a cui per\u00f2 questi movimenti si rivolgono, cosa che hanno smesso di fare i partiti di sinistra.<br \/>Pensare che il sapere metta in una condizione di superiorit\u00e0 pu\u00f2 rivelarsi pericoloso poich\u00e9 rende le vittime di un sistema ingiusto nemici.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"6ed47b3a-abdf-44d4-9dba-25c99e4c1116\" height=\"436\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Screenshot 2025-08-07 alle 22.23.27_0.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nImagine and building the good life (2024) \u00a9 Lucia Romanello.<\/p>\n<p>Inoltre il capitalismo mette in atto la sua ennesima illusione cercando di lenire la ferita della povert\u00e0 (e spesso, di conseguenza, dell\u2019ignoranza) con il lusso accessibile, le \u201clinee democratiche\u201d dei grandi brand, il credito, i finanziamenti di piccoli acquisti online che danno l\u2019illusione di far parte della stessa \u00e9lite di consumatori che comprano abiti di alta moda o che utilizzano auto sportive.<\/p>\n<p>L\u2019esigenza di appartenenza simbolica \u00e8 una trappola che il sistema capitalista ha prontamente intercettato, sfruttandola senza piet\u00e0. Il consumismo anche nelle fasce pi\u00f9 deboli \u00e8 una spirale discendente che il capitale alimenta e sfrutta.<br \/>Se tutti hanno l\u2019illusione di far parte dello stesso club, la colpa del disagio e della \u201cnon riuscita\u201d ricade sul singolo. Inoltre prende piede l\u2019idea che se non si acquistano certi prodotti si rischia di apparire meno meritevoli di attenzione e rispetto.<\/p>\n<p>I poveri ammirano i ricchi, li emulano, aspirano al loro stile di vita; dimenticano i loro diritti di base per poter ambire a privilegi che mai otterranno. Al tempo stesso, provano diffidenza e disprezzo verso chi sta ancora pi\u00f9 in basso nella scala sociale, identificando erroneamente i pi\u00f9 poveri come una minaccia. Su questa dinamica fanno leva proprio quei partiti populisti o conservatori che proteggono lo status quo.<\/p>\n<p>I ricchi, o &#8220;grandi accaparratori\u201d, sono invece gli unici ad avere una piena consapevolezza della propria appartenenza di classe e sanno difenderla con determinazione. \u00c8 in questo contesto che il tecnofeudalesimo produce i suoi effetti pi\u00f9 devastanti.\u00a0<br \/>Oggi il potere e la ricchezza non si misurano pi\u00f9 soltanto in beni materiali, ma nel controllo dei flussi digitali: dati, algoritmi, reti, piattaforme. Questi nuovi strumenti non solo reggono l\u2019economia globale, ma plasmano anche la comunicazione, la cultura e la percezione del reale. Il risultato \u00e8 l\u2019emergere di nuove e pi\u00f9 profonde asimmetrie di potere, in cui il dominio non \u00e8 pi\u00f9 visibile come un tempo, ma \u00e8 ovunque, capillare, intangibile e quindi ancora pi\u00f9 difficile da contrastare.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"7c7e2616-1909-4680-a365-d51fc1598c12\" height=\"434\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Screenshot 2025-08-07 alle 22.22.39.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nImagine and building the good life (2024) \u00a9 Lucia Romanello.<\/p>\n<p>Sahebi invoca il ritorno di una coscienza di classe: la necessit\u00e0 di spezzare il pattern per cui l\u2019unico orizzonte possibile \u00e8 l\u2019aspirazione individuale al privilegio. Contro questa logica competitiva e solitaria, propone il recupero di una collettivit\u00e0 che si riconosca come tale, che ritrovi la forza di rivendicare diritti, di reclamare voce, dignit\u00e0 e spazio nella sfera pubblica.<\/p>\n<p>Una collettivit\u00e0 che si liberi dall\u2019idea del lavoro come unico principio fondante dell\u2019identit\u00e0 e che possa invece rivendicare tempo per esistere in forme diverse: tempo per costruire legami, per pensare, per curare, per creare, per vivere davvero.<\/p>\n<p>Sahebi immagina la rinascita di una sinistra che non parli \u201cdall\u2019alto&#8221;, ma parli con e per le fasce pi\u00f9 fragili. Una sinistra che non si limiti a interpretare la realt\u00e0, ma che torni a militare, a radicarsi nei territori, a condividere le condizioni materiali di chi \u00e8 escluso, precarizzato e ignorato.<br \/>La fine di un attivismo ad personam, del greenwashing, di ipocrite campagne aziendali a favore di questa o quella minoranza marginalizzata costruite per\u00f2 con il solo scopo di rendersi pi\u00f9 appetibili sul mercato.<br \/>Una societ\u00e0 che cominci a considerare la salute mentale e le difficolt\u00e0 di apprendimento, sempre pi\u00f9 diffuse tra gli adolescenti, un fenomeno endemico e non riguardante il singolo; che smetta di privatizzare i disturbi mentali e ne accetti la causa sociale sistemica.<\/p>\n<p>Sahebi incita a desiderare che significa, se ragioniamo sull\u2019etimologia della parola, \u201csentire la mancanza delle stelle\u201d. Il desiderio di una societ\u00e0 pi\u00f9 equa, di una reale tutela nei confronti dell\u2019ambiente, dello sradicamento di un sistema economico feroce e disumanizzante.<br \/>Un\u2019utopia realizzabile, come a loro tempo sembravano irrealizzabili il voto alle donne o la fine delle segregazioni razziali.<br \/>Solo cos\u00ec si pu\u00f2 ricostruire un orizzonte comune, dove la politica non sia pi\u00f9 lo spettacolo distante di chi comanda, ma l&#8217;espressione concreta di una volont\u00e0 collettiva di trasformazione.<\/p>\n<p>In copertina, Imagine and building the good life (2024) \u00a9 Lucia Romanello.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u201c\u00c8 pi\u00f9 facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo\u201d. 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