{"id":42309,"date":"2025-08-12T02:13:19","date_gmt":"2025-08-12T02:13:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/42309\/"},"modified":"2025-08-12T02:13:19","modified_gmt":"2025-08-12T02:13:19","slug":"questo-film-italiano-cambio-per-sempre-il-modo-di-fare-cinema-ma-pochi-lo-ricordano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/42309\/","title":{"rendered":"Questo film italiano cambi\u00f2 per sempre il modo di fare cinema. Ma pochi lo ricordano"},"content":{"rendered":"<p>Quando <strong>Accattone<\/strong> arriv\u00f2 nelle sale nel 1961, Pier Paolo Pasolini aveva gi\u00e0 un nome di rilievo nel panorama culturale italiano: poeta, romanziere, saggista, polemista instancabile. <strong>Non era per\u00f2 ancora un regista<\/strong>. Fino a quel momento, il suo rapporto con il cinema si era limitato alla scrittura di sceneggiature per altri autori, tra cui Le notti di Cabiria di Fellini e Il bell\u2019Antonio di Bolognini. Ma il passaggio dietro la macchina da presa segn\u00f2 un punto di non ritorno: Pasolini port\u00f2 nel cinema una sensibilit\u00e0 nuova, capace di<strong> fondere realismo crudo e tensione poetica<\/strong>, e ridefin\u00ec per sempre il modo di raccontare il sottoproletariato.<\/p>\n<p>Il titolo stesso, \u201cAccattone\u201d (termine romano per indicare un <strong>vagabondo<\/strong>, un mendicante), chiarisce fin da subito il suo interesse:<strong> il mondo di chi vive ai margini<\/strong>, invisibile alle istituzioni e ignorato dal cinema dell\u2019epoca. La trama \u00e8 lineare, quasi essenziale: <strong>Vittorio \u201cAccattone\u201d Cataldi<\/strong> (interpretato da un magnetico <strong>Franco Citti<\/strong>, all\u2019epoca esordiente) \u00e8 un piccolo sfruttatore che perde <strong>Maddalena<\/strong>, la prostituta da cui trae sostentamento. Nel tentativo di rimettersi in piedi coinvolge un\u2019altra donna, <strong>Stella<\/strong>, ma il lavoro onesto si rivela insostenibile per lui. Torna cos\u00ec ai furti e all\u2019illegalit\u00e0, fino a trovare la morte in un incidente in moto.<\/p>\n<p>Tuttavia, ridurre Accattone a questo schema narrativo significa non coglierne la vera portata: il film \u00e8 un dispositivo simbolico in cui ogni gesto, ogni sguardo e ogni luogo si carica di significati che vanno oltre la cronaca. All\u2019inizio degli anni \u201960, il neorealismo di De Sica e Rossellini stava lasciando spazio ad altre forme espressive: la modernit\u00e0 di Antonioni, il barocco felliniano, la Nouvelle Vague francese. Pasolini, invece, scelse di tornare alle radici del reale, ma spingendole oltre. Ambient\u00f2 il suo film nelle <strong>borgate romane<\/strong>, quartieri periferici costruiti durante il fascismo e trasformati, nel dopoguerra, in ghetti di marginalit\u00e0 e povert\u00e0 estrema.<\/p>\n<p>Non si trattava di una scelta meramente estetica: <strong>Pasolini conosceva davvero quel mondo<\/strong>. Vi aveva vissuto, aveva insegnato ai figli degli operai e dei disoccupati, e ne condivideva l\u2019orizzonte quotidiano. Per dare autenticit\u00e0 al racconto, decise di affidare i ruoli a <strong>non professionisti<\/strong>, abitanti delle stesse borgate, i cui volti e dialetti portavano sullo schermo una verit\u00e0 impossibile da replicare con attori navigati.<\/p>\n<p>Ma Accattone non \u00e8 un semplice documento sociale. Il regista lo defin\u00ec una forma di <strong>realismo sacralizzato<\/strong>: la realt\u00e0 quotidiana, ripresa in luoghi reali e con corpi reali, veniva elevata a simbolo, a mito, a immagine archetipica. \u00c8 un\u2019operazione che rompe con la neutralit\u00e0 del neorealismo classico e trasforma il degrado in icona.<\/p>\n<p>Ateo dichiarato ma portatore di un profondo \u201csenso religioso\u201d, Pasolini vedeva nel cinema la possibilit\u00e0 di catturare il sacro dentro il profano. Nei suoi film, anche un oggetto comune \u2013 una collana, un pane, un gesto della mano \u2013 pu\u00f2 diventare un segno rivelatore. In Accattone, Stella non \u00e8 solo una donna: \u00e8<strong> la stella-guida che potrebbe indicare la redenzione<\/strong>, pur sapendo che nel mondo del protagonista la salvezza terrena \u00e8 impossibile.<\/p>\n<p>La spiritualit\u00e0 pasoliniana non ha nulla di confessionale: prende in prestito il linguaggio della religione e delle icone cristiane, ma lo applica a <strong>un\u2019umanit\u00e0 che non appartiene al regno della grazia<\/strong>. I volti dei personaggi, ripresi spesso frontalmente, non cercano empatia: interrogano lo spettatore, lo giudicano, lo mettono a disagio.<\/p>\n<p>Dal punto di vista formale, Accattone unisce il rigore del neorealismo a scelte stilistiche che lo portano verso l\u2019iperrealismo. I lunghi pedinamenti del protagonista, i movimenti di macchina che lo seguono tra strade polverose e spazi vuoti, le inquadrature frontali che isolano i volti: tutto concorre a <strong>trasformare la realt\u00e0 filmata in qualcosa di pi\u00f9 denso e pi\u00f9 forte della semplice registrazione<\/strong>.<\/p>\n<p>La<strong> colonna sonora<\/strong> alterna suoni d\u2019ambiente a interventi stranieri alla diegesi \u2013 le musiche di Bach, i rintocchi di campane \u2013 che spostano la percezione su un livello quasi mistico. \u00c8 il modo in cui Pasolini spezza il realismo e introduce la \u201csacralit\u00e0\u201d che cercava: una sospensione, un\u2019apertura verso un\u2019altra dimensione.<\/p>\n<p>Il film \u00e8<strong> incorniciato dalla morte<\/strong>. Si apre con un dialogo in cui si scherza sul morire, e si chiude con un incidente fatale. L\u2019amico Balilla, figura ambigua che compare in momenti-chiave, sembra un angelo della morte, pronto ad accompagnare Accattone verso il suo destino. Eppure la morte, per Pasolini, non \u00e8 solo fine ma anche trasformazione: Vittorio \u201cAccattone\u201d muore, ma nell\u2019istante finale diventa \u201cVittorio\u201d in senso pieno, colui che vince. \u201cAh, mo sto bene\u201d, sussurra, come se la pace fosse possibile solo nell\u2019aldil\u00e0.<\/p>\n<p>All\u2019epoca della sua uscita, Accattone non ebbe il clamore di altri capolavori coevi. Gli anni tra il 1959 e il 1963 furono tra i pi\u00f9 fertili della storia del cinema: Fellini, Antonioni, Visconti, Godard, Bergman, Hitchcock, Olmi producevano opere destinate a fare scuola. Eppure, a distanza di oltre sessant\u2019anni, il film di Pasolini <strong>ha mantenuto una freschezza e una potenza intatte<\/strong>.<\/p>\n<p>Molti cineasti \u2013 <strong>in Italia e all\u2019estero<\/strong> \u2013 hanno guardato a Accattone come a un modello lodevole di fusione tra osservazione sociale e ambizione poetica. La sua lezione pi\u00f9 grande sta nell\u2019aver dimostrato che il cinema pu\u00f2 dare voce e dignit\u00e0 a chi non ce l\u2019ha, senza addolcire o filtrare la realt\u00e0. Con il suo primo film, Pasolini non si limit\u00f2 a raccontare una storia: invent\u00f2 un modo nuovo di guardare il mondo, e chiese allo spettatore di guardarlo insieme a lui, senza distogliere gli occhi.<\/p>\n<p>Leggi anche: <a href=\"https:\/\/www.bestmovie.it\/curiosita\/anche-meglio-del-gladiatore-per-il-the-guardian-questo-film-italiano-e-tra-i-100-migliori-del-xxi-secolo\/937669\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Anche meglio del Gladiatore: per il The Guardian questo film italiano \u00e8 tra i 100 migliori del XXI secolo<\/a><\/p>\n<p><b class=\"proprietary\">\u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA<\/b><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Quando Accattone arriv\u00f2 nelle sale nel 1961, Pier Paolo Pasolini aveva gi\u00e0 un nome di rilievo nel panorama&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":42310,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1442],"tags":[203,454,204,1537,90,89,1521],"class_list":{"0":"post-42309","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-film","8":"tag-entertainment","9":"tag-film","10":"tag-intrattenimento","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-movies"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/42309","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=42309"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/42309\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/42310"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=42309"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=42309"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=42309"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}