{"id":423592,"date":"2026-04-01T23:09:27","date_gmt":"2026-04-01T23:09:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/423592\/"},"modified":"2026-04-01T23:09:27","modified_gmt":"2026-04-01T23:09:27","slug":"lopera-darte-come-didascalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/423592\/","title":{"rendered":"L\u2019opera d\u2019arte come didascalia"},"content":{"rendered":"<p>S\u00ec, il lavoro sull\u2019educazione e sulla formazione \u00e8 fondamentale. Anche nell\u2019arte: serve cio\u00e8 chiarire molto bene, per esempio, con esempi concreti, la questione attuale dell\u2019opera come didascalia e dell\u2019arte politica, impegnata. L\u2019equivoco, cio\u00e8, <a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/arte-contemporanea-2\/2026\/03\/pandemia-arte-covid-chiodi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">di cui ha scritto<\/a> di recente\u00a0<strong><a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/tag\/stefano-chiodi\/\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.artribune.com\/tag\/stefano-chiodi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Stefano Chiodi<\/a><\/strong>, a proposito di un\u2019arte che \u201csi occupa\u201d di temi progressivi ma con un linguaggio regressivo, conservatore, retrogrado: \u201c\u00c8 qui il paradosso della nostra contemporaneit\u00e0 artistica:\u202fprogressista\u202fper contenuto ma spesso\u202freazionaria\u202fnella forma; critica nel lessico ma conservatrice nei mezzi; infine, comodamente tesaurizzabile e consumabile. Scriveva il filosofo Adorno che quando l\u2019arte si d\u00e0 come veicolo di una tesi rischia di diventare una riduzione del reale e quindi di perdere proprio la sua forza critica. (\u2026)\u202fIn altre parole, laddove l\u2019opera dovrebbe produrre attrito si produce invece\u202fcompatibilit\u00e0\u202fcon l\u2019economia dell\u2019attenzione, con l\u2019ansia di reputazione, con il bisogno istituzionale di certificare virt\u00f9 morali, e, non da ultimo, con un mercato che adora gli oggetti\u00a0\u2018significanti\u2019\u00a0ma a bassa\u00a0imprevedibilit\u00e0\u201d\u00a0.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p>Il linguaggio dell\u2019opera d\u2019arte\u00a0<\/p>\n<p>Un (possibile) punto di partenza, a tal proposito: se il linguaggio \u2013 la forma \u2013 \u00e8 conservatore, quasi certamente lo \u00e8 anche l\u2019opera, anche al di l\u00e0 delle apparenze. Mi sembra abbastanza ovvio. Non esiste alcuna distinzione, infatti, tra forma e contenuto, tra linguaggio e messaggio (e questo aspetto, per inciso, lo hanno chiarito decenni di ottima critica d\u2019arte).\u00a0<\/p>\n<p>Quindi, possiamo dire intanto che il tema \u201cidentitario\u201d (il trauma della vittima; la denuncia della discriminazione; la rivendicazione dei diritti; ecc. ecc.) viene tranquillamente registrato e inserito all\u2019interno di un sistema come quello dell\u2019arte contemporanea, che non contempla oggi una vera alternativa.\u00a0Un sistema\u00a0\u00e8 bene aggiungere, che \u00e8 innanzitutto economico, politico e sociale. Cio\u00e8: il dissenso, autentico e non di facciata, il dissidio, il conflitto viene istantaneamente neutralizzato ed espulso.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p>    L&#8217;articolo continua pi\u00f9 sotto<\/p>\n<p>L\u2019arte come diversivo\u00a0<\/p>\n<p>L\u2019arte, oggi pi\u00f9 di ieri, \u00e8 come scriveva\u00a0<strong><a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/tag\/carla-lonzi\/\" target=\"_blank\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.artribune.com\/tag\/carla-lonzi\/\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Carla Lonzi<\/a><\/strong>\u00a0in\u00a0Autoritratto\u00a0(1969), \u201cun accessorio, un problema secondario, un pericolo da tramutare in diversivo, un\u2019incognita da tramutare in mito, comunque un\u2019attivit\u00e0 da contenere\u201d.\u00a0\u201cDa contenere\u201d: e chi, o che cosa, la contiene? Chi \u00e8 deputato a contenere l\u2019opera e il suo autore? La curatela, come\u00a0dispositivo\u00a0di tutela e di garanzia dell\u2019adesione a certi parametri che sono, inevitabilmente e immancabilmente,\u00a0extra-artistici\u00a0(\u201cdispositivo di legittimazione morale\u201d, la definisce sempre Chiodi).\u00a0<\/p>\n<p>La validazione dell\u2019opera attuale, dunque, passa generalmente attraverso un giudizio che non ha quasi pi\u00f9 nulla a che fare con il linguaggio. La forma, anzi, \u00e8 diventata di recente un fastidio, una distrazione da questo punto di vista e in quest\u2019ottica: se ci\u00f2 che conta infatti \u00e8 lo\u00a0statement, il messaggio, e soprattutto la sua chiarezza\/comprensibilit\u00e0, una forma radicale e sperimentale render\u00e0 fatalmente l\u2019opera pi\u00f9 oscura, pi\u00f9 complessa, pi\u00f9 rischiosa. E quindi, meno spendibile. La complessit\u00e0, in questi tempi complessi come pochi, va evitata come la peste.\u00a0<\/p>\n<p>La biografia nell\u2019opera d\u2019arte presente\u00a0<\/p>\n<p>Cos\u00ec, esattamente come il romanzo italiano di successo in questi anni coincide con la storia dell\u2019autore\/autrice o dei suoi parenti lontani e vicini \u2013 \u201ccoraggiosi\u201d, \u201ceroici\u201d, \u201cpionieristici\u201d \u2013, anche l\u2019opera visiva per essere riconosciuta e accettata deve per forza appoggiarsi alla\u00a0<strong>storia biografica<\/strong>\u00a0dell\u2019autore\/autrice, esserne una facile traduzione e trasmissione; deve cio\u00e8 limitarsi a comunicare e testimoniare quella storia, senza digressioni n\u00e9 deviazioni.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p>E magari attraverso un\u2019installazione non troppo articolata, che evochi l\u2019apparenza del \u201c<strong>contemporaneo<\/strong>\u201d (che poi, banalmente, vuol significare un aspetto \u201cconcettuale\u201d,\u00a0Annisessantasettanta, serio, archivistico, para-documentario, preferibilmente in bianco e nero: come il \u201ccontemporaneo\u201d come genere e come stile \u00e8 stato codificato negli ultimi decenni). Oppure, al contrario\u00a0\u2013\u00a0ma non troppo, se ci pensiamo bene\u00a0\u2013\u00a0l\u2019opera pu\u00f2 inglobare pratiche artigianali, ex-minori, che a loro volta si fanno portatrici di una \u201cautenticit\u00e0\u201d, \u201cverit\u00e0\u201d (sempre della suddetta storia, e dunque per converso dell\u2019opera come testimonianza, e didascalia, di quella storia): in questo caso, il colore va di solito impiegato a profusione, preferibilmente nelle tinte pi\u00f9 sgargianti.\u00a0<\/p>\n<p>Christian Caliandro\u00a0<\/p>\n<p>            <strong>Libri consigliati:<\/strong><br \/> <br \/>\n            (Grazie all&#8217;affiliazione Amazon riconosce una piccola percentuale ad Artribune sui vostri acquisti)        <\/p>\n<p class=\"intext-cta\">Artribune \u00e8 anche su Whatsapp.  \u00c8 sufficiente <a href=\"https:\/\/whatsapp.com\/channel\/0029Va9iaYUEFeXeqRR2yT1y\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">cliccare qui<\/a> per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"S\u00ec, il lavoro sull\u2019educazione e sulla formazione \u00e8 fondamentale. 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