{"id":424753,"date":"2026-04-02T17:44:51","date_gmt":"2026-04-02T17:44:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/424753\/"},"modified":"2026-04-02T17:44:51","modified_gmt":"2026-04-02T17:44:51","slug":"luomo-dei-due-caravaggio-mario-bigetti-e-il-dibattito-sulla-cattura-e-il-san-francesco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/424753\/","title":{"rendered":"L&#8217;uomo dei due Caravaggio. Mario Bigetti e il dibattito sulla Cattura e il San Francesco"},"content":{"rendered":"<p>        di <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/178p_federico-giannini.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Federico Giannini<\/a> (Instagram: <a href=\"https:\/\/instagram.com\/federicogiannini1\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">@federicogiannini1<\/a>), pubblicato il 01\/04\/2026        <br \/>Categorie:<\/p>\n<p>        <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/1c_news-focus.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><br \/>\n            News Focus        <\/a><\/p>\n<p>         \/ Argomenti: <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/arte-antica.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Arte antica<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/arte-barocca.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">arte barocca<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/caravaggio.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Caravaggio<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/roma.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Roma<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/seicento.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Seicento<\/a> <\/p>\n<p>Cosa significa scoprire due potenziali opere di Caravaggio? Un incontro con l\u2019ex antiquario Mario Bigetti, cui si deve il merito d\u2019aver riacceso il dibattito sulla Cattura di Cristo e sul San Francesco: vent\u2019anni di studi, analisi e intuizioni iconografiche. Un racconto ravvicinato dell\u2019uomo che possiede due opere che parte della critica attribuisce a Caravaggio e non accetta di vederle cancellate dal dibattito ufficiale.<\/p>\n<p>Mi d\u00e0 appuntamento nella bottega d\u2019un suo collega, celata nel cortile d\u2019un palazzone ottocentesco su via Vittoria Colonna. Lui, Mario Bigetti, decano degli antiquari di Roma, non ha pi\u00f9 il suo negozio, non fa nemmeno pi\u00f9 l\u2019antiquario, e quando deve ricevere qualcuno s\u2019appoggia alla cortesia del suo amico, che esercita la propria attivit\u00e0 qui, vicino al Tevere, una passeggiata di neanche dieci minuti per arrivare a Castel Sant\u2019Angelo. Arrivo in ritardo di qualche minuto, ma non faccio in tempo a giustificarmi che Bigetti \u00e8 gi\u00e0 a parlare di Caravaggio. Del suo Caravaggio, dei suoi Caravaggio. \u00c8 l\u2019unico essere umano al mondo che possieda due dipinti di Michelangelo Merisi: una Cattura di Cristo e un San Francesco. Il problema \u00e8 che non tutti sono d\u2019accordo con lui: i suoi dipinti sono, da tempo, al centro d\u2019un vivacissimo dibattito che appassiona gli specialisti. C\u2019\u00e8 chi li ritiene prodotti della mano del maestro, chi tende a scartare quest\u2019ipotesi, chi invece neppure li prende in considerazione. Tra chi non li ha presi in considerazione figurano le curatrici della mostra dell\u2019anno scorso, quella di Palazzo Barberini. Assenza pesante, poco giustificabile se si pensa che il riverbero di questi due dipinti, specialmente la Cattura di Cristo, negli ultimi mesi ha cominciato a rimbalzare di nuovo tra le pareti delle stanze degli studiosi.<\/p>\n<p>Entriamo nella bottega, s\u2019affaccia sul cortile del palazzo: nessun preambolo, nessun convenevole. Solo alla fine della nostra conversazione mi far\u00e0 vedere le opere dell\u2019amico in vendita qui, nel negozio. Adesso no: si arriva subito al punto. Il nostro rendez-vous nasce in ragione d\u2019una notizia d\u2019attualit\u00e0: la concessione in comodato della Cattura di Cristo di Bigetti al Palazzo Chigi di Ariccia, che per l\u2019antiquario \u00e8 una sorta di riscatto, di risarcimento e al contempo di sfida alla critica caravaggista. Una sfida che va avanti da qualche tempo, almeno dagli ultimi due anni, ovvero da quando Bigetti ha fatto compiere al suo quadro una specie di tour che ha attirato pi\u00f9 di centomila visitatori nelle varie mostre in cui la Cattura \u00e8 stata esposta: Gorizia, Illegio, Napoli, ancora Ariccia. Stavolta invece ha trovato una collocazione stabile: cinque anni per dare a tutti, studiosi in testa, la possibilit\u00e0 di veder l\u2019opera dal vivo. Bigetti, com\u2019\u00e8 ovvio, ha in mente un target piuttosto preciso. \u201c\u00c8 stata fatta una mostra interessante su Caravaggio, ma non \u00e8 questo il punto\u201d, esordisce riferendosi alla rassegna di Palazzo Barberini, senza neppure lasciarmi il tempo di formulare la prima domanda. Conosce la mia posizione: \u00e8 informato sulla recensione con cui avevo stroncato la mostra, e sa che ho criticato il modo in cui a Palazzo Barberini \u00e8 stato trascurato il recente dibattito sulla Cattura, che in quell\u2019occasione non ha trovato alcuno spazio, neanche per una menzione nel catalogo. \u201cIl punto \u00e8 che \u00e8 stata fatta una scelta di dipinti ben precisa, che per\u00f2 ha penalizzato il confronto. Negli ultimi anni, in Italia, sono usciti due dipinti importanti, ma in tanti hanno deciso come di nasconderli. Sono la Cattura di Cristo e il San Francesco\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Mario Bigetti\" title=\"Mario Bigetti\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/mario-bigetti.jpg\" width=\"750\" height=\"1000\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nMario Bigetti&#13;<\/p>\n<p>Bigetti ha un modo suo di raccontare le cose, con quel suo scattante accento romano di campagna, le mani che descrivono per aria movimenti secchi, la sua maniera di ricostruire le vicende: parte da un fatto, vicino o lontano, salta da un\u2019epoca all\u2019altra, fa scorrere l\u2019indice della mano sulle fotografie, sfoglia le sue carte, si scalda, si placa, fa piovere nomi di studiosi, di restauratori, e poi torna al punto, torna dove aveva cominciato. Vien da pensare che il suo modo di parlare abbia qualcosa a che fare col modo in cui lavorava. \u00c8 il tipo d\u2019antiquario che oggi fatica a trovare continuatori: Bigetti \u00e8 uno che comprava grandi quadri (il Seicento, e in particolare il Seicento romano, il suo periodo di riferimento), li studiava, li portava dagli storici, li metteva in mostra prima di venderli, produceva cataloghi densi su cui si cimentavano gli studiosi pi\u00f9 importanti. Tutto prodotto dalla sua galleria, Laurina Arte, nome che chiunque studiasse arte romana del Seicento qualche decennio fa prima o poi incontrava lungo il proprio tragitto. \u201cVenivano tutti da me\u201d, mi dice. Collezionisti, antiquari, studiosi. E mi fa l\u2019elenco dei nomi. \u201cIo mi sponsorizzavo tutte le mostre da solo. Pagavo io i cataloghi, pagavo tutti gli studiosi. Garantito\u201d. Tra gli anni Ottanta e l\u2019inizio del terzo millennio il suo momento d\u2019oro. E la Cattura di Cristo entra nella storia di Bigetti proprio nei primi anni Duemila. \u201cPrima di comprarla, io sono uno che si documenta sempre, sono andato a leggermi gli scritti su Caravaggio, mi sono letto Roberto Longhi. E lui sosteneva che il quadro Sannini fosse una copia fedele, anche nelle misure, di un originale smarrito\u201d. Sannini era un avvocato di Firenze, nella cui raccolta si trovava nel 1943 il dipinto poi acquistato da Bigetti, che oggi \u00e8 noto, dunque, come \u201cPresa Sannini\u201d (o anche come Presa Ruffo, dacch\u00e9 in passato appartenne anche ai Ruffo di Calabria). Va detto che Longhi, all\u2019epoca, aveva visto il dipinto in collezioni precarie, prima del restauro: questo elemento pu\u00f2 averlo indotto a pensare che il quadro fosse una copia. Tuttavia, aveva intuito che fosse un dipinto di qualit\u00e0, dal momento che decise di portarlo nel 1951 alla sua seminale mostra su Caravaggio e i caravaggeschi al Palazzo Reale di Milano, la mostra che, di fatto, ha aperto alla fortuna novecentesca di Caravaggio. \u201cLonghi aveva bocciato il quadro di Odessa\u201d, ovvero la copia del dipinto conservata in Ucraina, che peraltro \u00e8 stata appena finita di restaurare, ed \u00e8 un termine di confronto ineludibile ogni volta che si parla delle versioni della Cattura. \u201c\u00c8 un dipinto pi\u00f9 bello, lo riconosceva. Per\u00f2 si domandava anche come mai il quadro Sannini fosse pi\u00f9 esteso\u201d. Longhi, ne \u00e8 convinto Bigetti, aveva gi\u00e0 indicato la strada: cominciare dalle misure. E il quadro Sannini \u00e8 indiscutibilmente pi\u00f9 grande delle copie che circolavano sul mercato: misura 142 centimetri per 218, mentre il quadro di Dublino \u00e8 pi\u00f9 piccolo (133,5 per 169,5 centimetri). \u201cPoi cos\u2019\u00e8 emerso? \u00c8 stato scoperto un documento che attestava che un inglese, Lord Nisbet, possedeva una Presa di Cristo di Gherardo delle Notti, con la sua cornice dorata\u201d. William Hamilton Nisbet era un collezionista scozzese che nel 1802 acquist\u00f2 dal duca Giuseppe Mattei un dipinto considerato all\u2019epoca opera di Gerrit van Honthorst, un dipinto la cui storia da allora si pu\u00f2 rintracciare con certezza: \u00e8 la tela riconosciuta negli anni Novanta da Sergio Benedetti come opera di Caravaggio e oggi alla National Gallery of Ireland di Dublino. Gli studiosi favorevoli all\u2019autografia caravaggesca del dipinto irlandese ritengono che l\u2019inventario della collezione Mattei contenesse diversi errori d\u2019attribuzione. Chi invece contesta l\u2019attribuzione a Caravaggio del dipinto irlandese ritiene che l\u2019antica attribuzione a Gerrit van Honthorst fosse corretta e s\u2019appella agli elementi formali che lascerebbero supporre un temperamento pi\u00f9 freddo, pi\u00f9 nordico.<\/p>\n<p>La storia a questo punto si complica, come spesso accade con Caravaggio, e Bigetti la dipana con una precisione che rivela anni di studio ostinato. Intanto, non gli tornano le misure: il dipinto irlandese \u00e8 di 133 centimetri per 169, contro i 140 per 220 del suo. \u201cI sostenitori del dipinto di Dublino dicevano che il quadro era stato decurtato. Hanno sempre sostenuto questo\u201d. E per lui non \u00e8 plausibile. Poi, non gli torna quello che \u00e8 riportato negl\u2019inventari della collezione Mattei. Sar\u00e0 opportuno a questo punto rammentare che non si tratta d\u2019un elemento di poco conto, dacch\u00e9 gl\u2019inventari consentirebbero di ricollegare la Cattura di Cristo al committente, ovvero al collezionista Ciriaco Mattei che, sappiamo dai documenti, nel 1603 pag\u00f2 un dipinto con questo soggetto a Caravaggio.<\/p>\n<p>\u201cL\u2019inventario Mattei del 1613\u201d, prosegue Bigetti, \u201c\u00e8 bloccato a 124 dipinti, poi per\u00f2 c\u2019\u00e8 un\u2019altra mano che, con un\u2019altra grafia, ne aggiunge altri, fra cui la \u2018Presa di nostro signore con cornice nera rabescata d\u2019oro\u2019 e la Disputa dei Dottori di Antiveduto Gramatica, \u2018con cornice d\u2019oro rabescata\u2019, entrambi anonimi nell\u2019inventario. Le cornici sono identiche, i quadri erano dei sovrapporta, e tutti e due hanno le stesse misure. E l\u2019Antiveduto lo ha fatto fare Ciriaco Mattei. Sappiamo poi che Giovanni Battista, figlio di Ciriaco Mattei, eredita alcuni dipinti, tra cui l\u2019Antiveduto e la Presa di Cristo. Giovanni Battista nel 1623 lascia una Presa di Cristo al cugino Paolo, sempre con quella \u2018cornice nera rabescata d\u2019oro\u2019. Ma nel 1624, dopo la morte di Paolo, la cornice \u00e8 diventata dorata. La cornice nera \u00e8 sparita\u201d. Per Bigetti il significato \u00e8 piuttosto chiaro: c\u2019\u00e8 stata una sostituzione, uno scambio di dipinti con lo stesso soggetto tra membri della stessa famiglia. La storia dell\u2019eredit\u00e0 Mattei \u00e8 complicata dal fatto che Giovanni Battista (in un suo inventario del 1616 \u00e8 registrato \u201cUn quadro della presa di Gies\u00f9 Cristo del Caravaggio con la cornice nera rabescata d\u2019oro\u201d: quella andata a suo cugino Paolo) mor\u00ec prima dello zio Asdrubale Mattei (fratello di Ciriaco), senza eredi maschi, e alla sua scomparsa la raccolta pass\u00f2 proprio ad Asdrubale. Il quadro originale, quello che secondo Bigetti \u00e8 il suo, sarebbe dunque rientrato a un certo punto nelle disponibilit\u00e0 di Asdrubale Mattei, nelle cui collezioni sono registrate quattro tele con lo stesso soggetto (la Cattura di Cristo, appunto), mentre a Paolo sarebbe rimasto un dipinto omologo, sebbene non autografo. La tesi della duplicazione \u00e8 sostenuta da Jacopo Curzietti, che ha scritto pagine importanti sui rapporti tra le versioni della Cattura e i dipinti menzionanti nell\u2019inventario Mattei. Francesco Petrucci, seguendo questa ipotesi, ha ritenuto d\u2019individuare nel quadro Sannini l\u2019originale dipinto per Ciriaco Mattei. E secondo Bigetti, sarebbe la versione rimasta a Paolo Mattei quella che nel 1790 appare descritta in un documento come opera di \u201cGherardo delle Notti\u201d, con cornice dorata e misure ridotte, e che nel 1802 viene acquistata da Lord Nisbet come tale, ovvero come Presa di Cristo attribuita a Gerrit van Honthorst, prima di essere riscoperta e riconosciuta come Caravaggio autentico alla National Gallery of Ireland. \u201cIl duca non l\u2019ha mai posseduto\u201d, dice Bigetti ostentando sicurezza. \u201cQuello di Dublino \u00e8 rimasto sempre in casa di Paolo Mattei, e da l\u00ec nel Settecento \u00e8 finito come Gherardo delle Notti\u201d. Quanto invece al dipinto che, seguendo questa ricostruzione, sarebbe rimasto ad Asdrubale Mattei, ci sarebbe anche un altro indizio. A Palazzo Barberini \u00e8 conservata una tela di Giovanni Serodine, il Distacco di san Pietro e san Paolo condotti al martirio, di misure pressoch\u00e9 identiche alla Cattura di Cristo di Bigetti (144 centimetri per 220): gi\u00e0 Longhi, nel 1950, riteneva che ci fosse un legame tra i due dipinti. Pi\u00f9 di recente, Francesco Petrucci ha ipotizzato che Asdrubale Mattei, tra il 1625 e il 1626, abbia sistemato la galleria del suo palazzo commissionando ad alcuni artisti dipinti delle stesse misure della Cattura, tra cui l\u2019opera di Serodine, per fare da pendant al quadro di Caravaggio. Va aggiunto che alcuni studiosi hanno contestato queste ricostruzioni, in virt\u00f9 del fatto che, a detta d\u2019altri, le note negli inventari dei Mattei sono al momento troppo equivocabili per arrivare a conclusioni certe.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Caravaggio (attr.), Cattura di Cristo, versione Ruffo (1602; olio su tela, 142 x 218 cm; Collezione privata)\" title=\"Caravaggio (attr.), Cattura di Cristo, versione Ruffo (1602; olio su tela, 142 x 218 cm; Collezione privata)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/caravaggio-presa-di-cristo-ruffo.jpg\" width=\"750\" height=\"488\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nCaravaggio (attr.), Cattura di Cristo, versione Ruffo (1602; olio su tela, 142 x 218 cm; Collezione privata)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"L'opera con la cornice\" title=\"L'opera con la cornice\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/caravaggio-presa-di-cristo-ruffo-cornice.jpg\" width=\"750\" height=\"519\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nL\u2019opera con la cornice&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Dettaglio\" title=\"Dettaglio\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/caravaggio-presa-di-cristo-ruffo-det-1.jpg\" width=\"750\" height=\"563\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nCaravaggio (attr.), Cattura di Cristo, versione Ruffo, dettaglio&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Dettaglio\" title=\"Dettaglio\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/caravaggio-presa-di-cristo-ruffo-det-2.jpg\" width=\"750\" height=\"959\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nCaravaggio (attr.), Cattura di Cristo, versione Ruffo, dettaglio&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Dettaglio\" title=\"Dettaglio\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/caravaggio-presa-di-cristo-ruffo-det-3.jpg\" width=\"750\" height=\"1121\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nCaravaggio (attr.), Cattura di Cristo, versione Ruffo, dettaglio&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Caravaggio (attr.), Cattura di Cristo, versione Ruffo, radiografia del 2005\" title=\"Caravaggio (attr.), Cattura di Cristo, versione Ruffo, radiografia del 2005\" src=\"https:\/\/cdn.finestresullarte.info\/rivista\/immagini\/2026\/3463\/caravaggio-presa-di-cristo-ruffo-radiografia-2005.jpg\" width=\"750\" height=\"492\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nCaravaggio (attr.), Cattura di Cristo, versione Ruffo, radiografia del 2005&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Caravaggio (attr.), Cattura di Cristo, versione Ruffo, radiografia del 2023\" title=\"Caravaggio (attr.), Cattura di Cristo, versione Ruffo, radiografia del 2023\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/caravaggio-presa-di-cristo-ruffo-radiografia-2023.jpg\" width=\"750\" height=\"478\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nCaravaggio (attr.), Cattura di Cristo, versione Ruffo, radiografia del 2023&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Caravaggio o Gerrit van Honthorst, Cattura di Cristo (olio su tela, 135,5 x 169,5 cm; Dublino, National Gallery of Ireland)\" title=\"Caravaggio o Gerrit van Honthorst, Cattura di Cristo (olio su tela, 135,5 x 169,5 cm; Dublino, National Gallery of Ireland)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/caravaggio-cattura-di-cristo.jpg\" width=\"750\" height=\"597\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nCaravaggio o Gerrit van Honthorst, Cattura di Cristo (olio su tela, 135,5 x 169,5 cm; Dublino, National Gallery of Ireland)&#13;<\/p>\n<p>Bigetti per\u00f2 non si ferma alla provenienza. Ci\u00f2 che pi\u00f9 gli sta a cuore probabilmente \u00e8 la lettura iconografica del dipinto: sostiene che il soggetto vero della sua Cattura non sia Ges\u00f9 arrestato nell\u2019orto del Getsemani, ma il tradimento di Giuda. E che Caravaggio lo abbia dichiarato con un segno preciso, nascosto in piena vista: la mano di Giuda. Sul dito del traditore c\u2019\u00e8 una specie di bolla, una protuberanza che molti avevano notato senza sapere come interpretarla. \u201cIo l\u2019ho studiata\u201d, mi dice Bigetti, sempre col suo atteggiamento calmo e sicuro. E ha una sua spiegazione. \u201c\u00c8 la cicatrice di Caino: nella tradizione biblica, dopo che Caino uccise il fratello Abele, Dio lo marchi\u00f2 con una cicatrice perch\u00e9 chiunque lo incontrasse non lo uccidesse. Caino era fabbro, e quel segno era una sorta di bruciatura, un colpo di martello. E Caravaggio ha messo quel segno sulla mano sinistra, la mano del tradimento. La parte pi\u00f9 illuminata del quadro \u00e8 la mano: Caravaggio ha indicato il soggetto: non \u00e8 la cattura di Cristo, \u00e8 il tradimento di Giuda\u201d. Un sistema di rimandi, dunque, che per Bigetti sarebbe deliberato, costruito con la stessa cura con cui Caravaggio costruiva ogni dettaglio.<\/p>\n<p>Ci sono poi le suggestioni di natura tecnica. E qui Bigetti s\u2019infiamma, ed \u00e8 facile comprenderlo, perch\u00e9 ha passato gli ultimi vent\u2019anni a studiare tutti gli elementi, in tutti i modi possibili, della superficie del dipinto. \u201cGuardi qui, guardi la mano\u201d, mi dice mostrandomi le fotografie. \u201cE poi i capelli: se lei vede i capelli, ci sono tutte le ombre sotto. Non ce n\u2019\u00e8 una sbagliata. Ma queste stoffe! Guardi la manica. Qui invece c\u2019\u00e8 un pentimento, vede? Ecco, sono tutte le minuzie emerse quando ho pulito il dipinto. E quando l\u2019ho pulito veniva a trovarmi Mina Gregori: si metteva a guardare tutte le ombre della corazza, e si rendeva conto di come l\u2019autore avesse fatto tutte le luci giuste\u201d.<\/p>\n<p>Nello studio del quadro, Bigetti si era concentrato su una piccola fiamma, quasi invisibile nelle fotografie: la lampada che il soldato regge nell\u2019angolo del dipinto. L\u2019antiquario mi racconta d\u2019aver parlato di questo elemento con uno storico dell\u2019arte, Carmelo Occhipinti, che stava lavorando sulla teoria leonardesca della luce: Leonardo sosteneva che i pittori dovessero lavorare in un ambiente buio con una singola sorgente di luce obliqua, orientata a 45 gradi, filtrata da una tela cerata o da una pergamena. \u201cQuesta \u00e8 la teoria di Leonardo da Vinci, e la lampada nel quadro \u00e8 la stessa lampada che Caravaggio usava nel suo studio, e che gli fu sequestrata dalla polizia durante la fuga da Roma\u201d.<\/p>\n<p>Non \u00e8 finita: ci sono anche le analisi tecniche. Bigetti mi fa vedere le radiografie. Sotto la superficie della Cattura di Cristo, le lastre rivelano una composizione che in alcuni dettagli \u00e8 diversa da quella definitiva: le braccia del giovane che fugge (Giovanni, nella tradizione evangelica) in origine erano alzate, non lungo i fianchi. Una mano era aperta. La lampada era posizionata al centro, poi \u00e8 stata spostata. C\u2019era un pugno collocato sull\u2019altra spalla. E dietro, nascosto da strati di pittura successiva, c\u2019era il ritratto di una donna \u2014 riconoscibile dal collo pi\u00f9 largo, dalle trecce. Caravaggio l\u2019aveva ricoperta, ma non abbastanza da cancellarla del tutto. \u201cBellori scrive che Giovanni fugge con le due braccia verso l\u2019esterno\u201d, ricorda Bigetti citando il biografo secentesco. \u201cQuelle braccia ci sono, sono nelle radiografie. Noi abbiamo fatto una mostra mettendo a disposizione tutto il materiale, questo materiale, tutto il possibile e immaginabile per uno studio, una mostra forse irripetibile\u201d. Che per\u00f2 non ha avuto quel riscontro che Bigetti s\u2019auspicava. Anche se non si pu\u00f2 dire che non ci siano studiosi che anche negli ultimi mesi hanno sostenuto l\u2019autografia dell\u2019opera di Bigetti. Il contributo pi\u00f9 recente \u00e8 quello di Anna Coliva, che nel 2023, in un suo articolo sul Sole 24 Ore, s\u2019\u00e8 espressa in favore dell\u2019autografia, definendo la Cattura come \u201cforse l\u2019opera meno conosciuta del maestro, perch\u00e9 sottratta per vent\u2019anni alla vista e agli studi a causa di inaudite peripezie, molte delle quali giudiziarie\u201d, e attribuisce il merito della scoperta \u201call\u2019occhio esperto e appassionato di Mario Bigetti, vera tempra di antiquario\u201d: una scoperta che, secondo la studiosa, impone di dirottare l\u2019attribuzione della versione di Dublino su Gerrit van Honthorst.<\/p>\n<p>Poi, mentre continua a parlare della Cattura, Bigetti a un tratto s\u2019interrompe. Da una borsa tira fuori i cataloghi delle sue mostre. Cos\u00ec, d\u2019improvviso. E quando mi parla delle mostre, di quello ch\u2019\u00e8 passato per quelle mostre, l\u2019antiquario s\u2019accalora. Faccio caso alle date: 1988, 1989, 1991, il periodo di massima attivit\u00e0 della sua Laurina Arte. Sui cataloghi, s\u2019inseguono le firme di tutti i migliori studiosi del Seicento, ad accompagnare schede di lavori di Luca Giordano, di Guido Reni, di Daniel Seiter, di Cesare Dandini. Si va anche pi\u00f9 in l\u00e0 del Seicento: mi fa vedere, con un certo orgoglio, un dipinto di Maria Luisa Raggi, pittrice settecentesca pressoch\u00e9 sconosciuta fino agli anni Settanta. \u201cQuesta l\u2019ho scoperta io, ci hanno fatto pure una monografia\u201d. Vuole dirmi che lui \u00e8 sempre stato abituato, a scoprire le opere. Mi fa vedere una Sibilla del Guercino, un ritratto di Pompeo Batoni, una Maddalena di Giovan Francesco Guerrieri, una Allegoria della pittura di Michele Desubleo, un raro Isacco che benedice Giacobbe di Giovanni Battista Langetti. Tutte cose riemerse grazie al suo intuito. Stephen Pepper ha definito Bigetti \u201cun infaticabile scopritore di dipinti\u201d. Poi, mentre sfoglia uno dei suoi cataloghi, appare la foto del suo San Francesco in meditazione, una delle diverse versioni note del dipinto. \u201cAnche il San Francesco l\u2019ho scoperto io\u201d.<\/p>\n<p>Il San Francesco di Caravaggio \u00e8 un\u2019opera novecentesca, si potrebbe dire, nel senso ch\u2019\u00e8 stata scoperta il secolo scorso. C\u2019\u00e8 pure la data, il 1908, quando uno studioso del tempo, Giulio Cantalamessa, a passeggio per via Veneto si ferma nella chiesa dei Cappuccini, nota un san Francesco, lo collega a una deposizione in tribunale di Orazio Gentileschi del 1603 (Gentileschi, testimone nel processo intentato a Caravaggio per diffamazione, diremmo oggi, contro il suo collega Giovanni Baglione, rifer\u00ec d\u2019aver prestato all\u2019amico un saio: per Cantalamessa era la prova che in quel tempo il Merisi attendeva alla realizzazione d\u2019un san Francesco) e lo pubblica come opera di Caravaggio. L\u2019opera viene data per sicura autografa fino al 1958, quando Maria Vittoria Brugnoli, nella chiesa di San Pietro a Carpineto Romano, scopre un\u2019altra versione del quadro che riapre la discussione (oggi \u00e8 in deposito a Palazzo Barberini). Per brevit\u00e0 non daremo conto degli elementi a favore o contro l\u2019una o l\u2019altra versione, ma ci limiteremo a rammentare che, dopo la scoperta dell\u2019esemplare di Carpineto, si formano due fazioni: da una parte i sostenitori del San Francesco dei Cappuccini, capitanati da Mina Gregori (ch\u2019\u00e8 seguita, tra gli altri, da Gilles Lambert, Stefano Zuffi, Keith Sciberras e Keith Christiansen), e dall\u2019altra quelli che affermano il contrario, ovvero che il San Francesco di Carpineto sia l\u2019autografo e quello della Concezione sia una copia, fronte su cui si schierano Rossella Vodret, Maurizio Marini, Mia Cinotti, Maurizio Calvesi, Marco Bona Castellotti, Sebastian Sch\u00fctze. Il San Francesco di Bigetti \u00e8 una terza versione, e l\u2019antiquario sostiene che il suo dipinto sia un originale.<\/p>\n<p>Mi fa vedere alcune fotografie, oltre alle analisi tecniche: riflettografie, radiografie. Dalle lastre si notano alcuni pentimenti: il teschio ai piedi del santo era allungato in modo diverso, poi \u00e8 stato riposizionato. Il panneggio era stato rifatto. Si notano bene le incisioni, i segni che Caravaggio tracciava col manico del pennello sull\u2019imprimitura e che gli servivano per gestire la composizione. \u201cLui allargava, cambiava, rifaceva. Non \u00e8 il modo di lavorare di un copista. \u00c8 il modo di lavorare di un pittore che sta cercando qualcosa\u201d. C\u2019\u00e8 un dettaglio che Bigetti trova particolarmente significativo nel San Francesco: l\u2019aureola. Dipinta a mano libera. Un tratto veloce, sicuro, quasi sprezzante. \u201cChi copia, usa il compasso\u201d, dice.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Caravaggio (attr.), San Francesco in meditazione (olio su tela, 128,5 x 97,6 cm; Roma, Museo dei Cappuccini)\" title=\"Caravaggio (attr.), San Francesco in meditazione (olio su tela, 128,5 x 97,6 cm; Roma, Museo dei Cappuccini)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/caravaggio-san-francesco-cappuccini.jpg\" width=\"750\" height=\"991\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nCaravaggio (attr.), San Francesco in meditazione (olio su tela, 128,5 x 97,6 cm; Roma, Museo dei Cappuccini)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Caravaggio (attr.), San Francesco in meditazione (olio su tela, 128 x 97,4 cm; Roma, Galleria Nazionale d'Arte Antica, in deposito da Carpineto Romano, chiesa di San Pietro)\" title=\"Caravaggio (attr.), San Francesco in meditazione (olio su tela, 128 x 97,4 cm; Roma, Galleria Nazionale d'Arte Antica, in deposito da Carpineto Romano, chiesa di San Pietro)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/caravaggio-san-francesco-carpineto.jpg\" width=\"750\" height=\"1003\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nCaravaggio (attr.), San Francesco in meditazione (olio su tela, 128 x 97,4 cm; Roma, Galleria Nazionale d\u2019Arte Antica, in deposito da Carpineto Romano, chiesa di San Pietro)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Caravaggio (attr.), San Francesco, versione ex Cecconi (olio su tela, 136 x 91 cm; Collezione privata)\" title=\"Caravaggio (attr.), San Francesco, versione ex Cecconi (olio su tela, 136 x 91 cm; Collezione privata)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/caravaggio-san-francesco-cecconi.jpg\" width=\"750\" height=\"1109\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nCaravaggio (attr.), San Francesco in meditazione, versione ex Cecconi (olio su tela, 136 x 91 cm; Collezione privata)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Caravaggio (attr.), San Francesco, versione ex Cecconi, radiografia\" title=\"Caravaggio (attr.), San Francesco, versione ex Cecconi, radiografia\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/caravaggio-san-francesco-cecconi-radiografia.jpg\" width=\"750\" height=\"1160\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nCaravaggio (attr.), San Francesco in meditazione, versione ex Cecconi, radiografia&#13;<\/p>\n<p>Poi, passa a ricostruire la storia del dipinto, e cita un nome: Francesco dei Rustici. \u201cEra un laico romano, custode della congregazione dei Pellegrini, collaboratore di san Filippo Neri nella costruzione degli oratori. Nel 1598 fu incaricato dal Papa di organizzare il Giubileo del 1600. Frequentava casa Mattei, conosceva Caravaggio\u2019\u201d. Il quadro, poi, scomparve per quasi due secoli. Bigetti ritiene di averne trovato una traccia nell\u2019inventario Mattei del 1802, redatto ai tempi della Repubblica Romana, quando i nobili dovevano dichiarare i propri beni per pagare le imposte, dove compare un San Francesco dato a Caravaggio e valutato 500 scudi, la stessa cifra di un Pietro da Cortona e di un Valentin de Boulogne, pertanto un\u2019opera a cui viene assegnato un valore considerevole. La Cattura di Cristo di Gherardo delle Notti nello stesso inventario vale 80 scudi: una conferma, per Bigetti, che gi\u00e0 a quell\u2019epoca il Caravaggio vero non era riconosciuto come tale. Il dipinto ricompare poi nel 1922 nella collezione dell\u2019avvocato fiorentino Angelo Cecconi, che aveva anche l\u2019Incoronazione di spine di Prato: non ci sono collegamenti diretti tra il dipinto \u201cex Cecconi\u201d, com\u2019\u00e8 definito dagli studiosi, e il San Francesco citato negl\u2019inventari Mattei, ma poich\u00e9 Cecconi acquist\u00f2 un Antiveduto Gramatica ch\u2019era appartenuto ai Mattei, secondo Bigetti \u00e8 possibile che abbia acquistato da loro anche il San Francesco di Caravaggio. C\u2019\u00e8 anche un\u2019altra traccia, mi dice: negli anni Sessanta, uno dei massimi studiosi del tempo, Carlo Volpe, caldeggi\u00f2 l\u2019acquisto del San Francesco a Paolo Volponi, raffinato poeta, senatore della Repubblica, e noto collezionista (un nucleo della sua raccolta \u00e8 stato poi lasciato alla Galleria Nazionale delle Marche di Urbino dove occupa alcune sale nel percorso permanente). Volponi poi non avrebbe acquistato il dipinto poich\u00e9 dissuaso da una bocciatura d\u2019un altro studioso intervenuta nel frattempo.<\/p>\n<p>Il problema per\u00f2, per Bigetti, non \u00e8 tanto che qualcuno contesti i suoi quadri o i suoi argomenti, anche perch\u00e9 gli studiosi sono ancora lontani da una posizione definitiva. La sua Cattura, il dipinto che \u00e8 adesso ad Ariccia, gode di un certo consenso: lo hanno riconosciuto come un Caravaggio, in passato, autorit\u00e0 come Roberto Longhi, Denis Mahon, Mina Gregori, Maurizio Marini, e pi\u00f9 di recente Vincenzo Pacelli, John T. Spike, Clovis Whitfield, Anna Coliva, fino ad arrivare a Francesco Petrucci che s\u2019\u00e8 preso la briga di curare le mostre del tour di cui s\u2019\u00e8 detto all\u2019inizio. Non siamo ancora arrivati a un consenso unanime, certo, e diversi studiosi ancora contestano l\u2019autografia della Cattura, ma per Bigetti non \u00e8 questo il punto. Sa che nel mondo di Caravaggio le controversie sono la norma e le certezze sono rare. Quello che detesta \u00e8 il silenzio, specialmente alla luce di tutte le mostre che la Cattura s\u2019\u00e8 sobbarcata ultimamente, alla luce d\u2019un dibattito che non s\u2019\u00e8 fermato. Eppure, anche alla mostra di Palazzo Barberini, la Cattura non soltanto non \u00e8 stata presa in considerazione, malgrado tra le sale del museo ci fossero dipinti ben lontani dall\u2019essere considerati autografi all\u2019unanimit\u00e0, e anche per certi versi pi\u00f9 problematici della Cattura. Non viene discusso, non viene confutato: semplicemente non esiste. \u201cNon puoi non citarlo\u201d, continua Bigetti. \u201cPuoi dire che non \u00e8 buono. Puoi scrivere che non lo ritieni autografo. Ma ignorarlo, dopo sette mostre, dopo che Strinati lo ha definito la versione pi\u00f9 bella delle tre esistenti, dopo che Caterina Napoleone ha scritto un articolo soltanto sulla \u2018cornice rabescata d\u2019oro\u2019&#8230; ecco, questa non \u00e8 critica\u201d.<\/p>\n<p>Oggi che la Cattura di Cristo di Bigetti \u00e8 esposta al Palazzo Chigi di Ariccia tutti la possono vedere quando vogliono. \u201cL\u2019ho messa l\u00ec perch\u00e9 senn\u00f2 dove lo metto, a casa o in un magazzino?\u201d, dice con realismo. Ma c\u2019\u00e8 anche un altro motivo: la visibilit\u00e0. Nelle mostre precedenti i suoi quadri hanno fatto centomila spettatori. Numeri ragguardevoli, certo, ma ad Ariccia, con Roma a venti chilometri, la platea potenziale \u00e8 molto pi\u00f9 ampia, e gli studiosi sono tutti vicini, dal momento che i caravaggisti in gran parte gravitano attorno alla capitale. Il lavoro \u00e8 stato fatto: sette mostre, radiografie, documenti d\u2019archivio, studi iconografici, lettere di esperti internazionali. Una storia della provenienza lungo quattrocento anni di passaggi. Una teoria di carattere iconografico. Se il mondo accademico ufficiale vorr\u00e0 nuovamente confrontarsi con la Cattura di Cristo (e col San Francesco), trover\u00e0 i materiali in ordine. Mario Bigetti li ha preparati, li tiene pronti, li manda a chiunque voglia leggerli. \u201cOgnuno li pu\u00f2 richiedere. Il mio intento \u00e8 sempre lo stesso: far sapere\u201d.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.danaeproject.com\/\" target=\"_blank\" data-etichetta=\"Banner 3 - Danae Project\" onclick=\"ga(&#039;send&#039;, &#039;event&#039;, &#039;Click&#039;, &#039;Banner 3 - Danae Project&#039;, 1);\" rel=\"nofollow noopener\"><br \/>\n\t\t\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/danae728x90.gif\" alt=\"Danae Project - Da 20 anni strategie digitali\" onmouseover=\"ga('send', 'event', 'Dwell', 'Banner 3 - Danae Project', 1);\" title=\"Danae Project - Da 20 anni strategie digitali\" class=\"banner_fsa\" fetchpriority=\"high\" id=\"banner_3\" width=\"728\" height=\"90\" style=\"width:728px\"\/><br \/>\n\t\t\t<\/a>\t<\/p>\n<p>\t\t\t\t<img decoding=\"async\" class=\"immagineautoreimg\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/federico-giannini.jpg\" title=\"Federico Giannini\" alt=\"Federico Giannini\"\/><\/p>\n<p style=\"font-size:16px\">L&#8217;autore di questo articolo: <strong>Federico Giannini<\/strong><\/p>\n<p>Nato a Massa nel 1986, si \u00e8 laureato nel 2010 in Informatica Umanistica all\u2019Universit\u00e0 di Pisa. Nel 2009 ha iniziato a lavorare nel settore della comunicazione su web, con particolare riferimento alla comunicazione per i beni culturali. Nel 2017 ha fondato con Ilaria Baratta la rivista Finestre sull\u2019Arte. Dalla fondazione \u00e8 direttore responsabile della rivista. Nel 2025 ha scritto il libro Vero, Falso, Fake. Credenze, errori e falsit\u00e0 nel mondo dell&#8217;arte (Giunti editore). Collabora e ha collaborato con diverse riviste, tra cui Art e Dossier e Left, e per la televisione \u00e8 stato autore del documentario Le mani dell\u2019arte (Rai 5) ed \u00e8 stato tra i presentatori del programma Dorian \u2013 L\u2019arte non invecchia (Rai 5). Al suo attivo anche docenze in materia di giornalismo culturale all&#8217;Universit\u00e0 di Genova e all&#8217;Ordine dei Giornalisti, inoltre partecipa regolarmente come relatore e moderatore su temi di arte e cultura a numerosi convegni (tra gli altri: Lu.Bec. Lucca Beni Culturali, Ro.Me Exhibition, Con-Vivere Festival, TTG Travel Experience).<\/p>\n<p>Se ti \u00e8 piaciuto questo articolo abbonati a Finestre sull&#8217;Arte.<br \/>\n\t\t\t\t\t\tal prezzo di 12,00 euro all&#8217;anno avrai accesso illimitato agli articoli pubblicati sul sito di Finestre sull&#8217;Arte e ci aiuterai a crescere e<br \/>\n\t\t\t\t\t\ta<br \/>\n\t\t\t\t\t\tmantenere la nostra informazione libera e indipendente.<br \/>\n\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/shop.finestresullarte.info\/carrello\/?add-to-cart=8971\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">ABBONATI&#13;<br \/>\n\t\t\t\t\t\tA <br \/>FINESTRE SULL&#8217;ARTE<\/a><br \/>\n    <\/p>\n<p>    <script async src=\"\/\/www.instagram.com\/embed.js\"><\/script><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Federico Giannini (Instagram: @federicogiannini1), pubblicato il 01\/04\/2026 Categorie: News Focus \/ Argomenti: Arte antica &#8211; arte barocca&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":424754,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[1446],"tags":[1615,1657,60157,1613,1614,1611,1610,1659,1612,203,204,1537,90,89,987,6052],"class_list":["post-424753","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-arte-e-design","tag-arte","tag-arte-antica","tag-arte-barocca","tag-arte-e-design","tag-arteedesign","tag-arts","tag-arts-and-design","tag-caravaggio","tag-design","tag-entertainment","tag-intrattenimento","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-roma","tag-seicento"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116336363618178308","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/424753","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=424753"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/424753\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/424754"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=424753"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=424753"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=424753"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}