{"id":424803,"date":"2026-04-02T18:21:14","date_gmt":"2026-04-02T18:21:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/424803\/"},"modified":"2026-04-02T18:21:14","modified_gmt":"2026-04-02T18:21:14","slug":"oriente-occidente-di-rampini-trump-dice-una-cosa-teheran-non-gli-crede-perche-il-regime-legge-i-giornali-usa-chi-ha-ragione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/424803\/","title":{"rendered":"Oriente Occidente di Rampini | Trump dice una cosa, Teheran non gli crede (perch\u00e9 il regime \u00ablegge\u00bb i giornali Usa). Chi ha ragione?"},"content":{"rendered":"<p class=\"chapter-paragraph\">Sui mercati si era creata l\u2019attesa di un annuncio sulla fine della guerra: delusione. Le aspettative su una svolta erano legate anche alla solennit\u00e0 del \u00abdiscorso alla nazione\u00bb. Mercoled\u00ec sera per la prima volta Trump si \u00e8 deciso a spiegare agli americani <b>perch\u00e9 le loro forze armate stanno combattendo in Iran.<\/b> Finora lo aveva fatto in modo frammentato, disordinato, con brevi proclami sui social o caotiche conferenze stampa, accumulando contraddizioni e incoerenze. <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/esteri\/26_aprile_02\/testo-integrale-discorso-trump-iran-add0a015-36df-4964-abbb-f6d2d79dexlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Mercoled\u00ec sera ha parlato di una guerra che sta andando bene<\/a> sul fronte militare perch\u00e9 ha intaccato in modo sostanziale la capacit\u00e0 bellica del regime degli ayatollah, ma non al punto da poter cessare subito. <b>Continuer\u00e0 ancora per due o tre settimane<\/b>, o forse di pi\u00f9: finch\u00e9 Teheran non sar\u00e0 pi\u00f9 in grado di nuocere. Di nuocere a chi?<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Un tema interessante nel discorso di ieri sera riguarda gli alleati. <b>Trump continua a disprezzare gli europei <\/b>anche se non ha rilanciato la minaccia di uscire dalla Nato. Ha per\u00f2 incluso negli obiettivi della guerra la sicurezza di Israele e dei paesi arabi. Questi ultimi, in particolare quelli che si affacciano sul Golfo, sono minacciati quanto Israele e sono produttori di energia. Metterli al riparo dagli attacchi iraniani significa anche riportare alla normalit\u00e0 i mercati energetici e gli approvvigionamenti di petrolio e gas, cosa di cui alla fine beneficeranno anche altre parti del mondo, dall\u2019Europa all\u2019Estremo Oriente.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Chi comanda a Teheran ha deciso che il discorso di Trump \u00e8 irrilevante. Ayatollah e Guardie della rivoluzione islamica \u2013 che hanno ripreso condanne a morte ed esecuzioni di oppositori proprio in questi giorni \u2013 pensano che il <b>presidente non sia credibile<\/b>. Si fidano di pi\u00f9 della versione che prevale su molti media americani: danno questa guerra per persa, dal primo giorno. Da una parte perch\u00e9 \u00e8 un conflitto impopolare, deciso e guidato da un presidente impopolare. Dall\u2019altra perch\u00e9 \u00e8 una guerra costosa, in tutti i sensi: al costo diretto che il Pentagono deve farsi finanziare dal contribuente americano, ai costi pi\u00f9 estesi e ramificati che la crisi energetica infligge all\u2019economia globale. Nei loro bunker sotterranei, i capi del regime iraniano leggono il New York Times, il Washington Post, il Financial Times e The Economist, e si sentono confortati: questi media la pensano come loro. Quel che dice Trump, al confronto, gli sembra un cumulo di bugie e propaganda.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">C\u2019\u00e8 qualche voce fuori dal coro, negli Stati Uniti. Vi riassumo, parafrasandolo, <b>l\u2019editoriale del Wall Street Journal<\/b> secondo cui mercoled\u00ec sera Trump ha articolato quelle ragioni della guerra che avrebbe dovuto esporre fin dall\u2019inizio. <b>Il punto centrale: questa guerra non si chiuder\u00e0 finch\u00e9 l\u2019obiettivo non sar\u00e0 raggiunto.<\/b> L\u2019argomento pi\u00f9 solido resta quello della deterrenza nucleare: impedire a un regime radicale di dotarsi dell\u2019arma atomica. Si pu\u00f2 discutere sull\u2019imminenza della minaccia. Ma sarebbe ingenuo pensare che la leadership iraniana non persegua sia la bomba sia i vettori per colpire lontano. Prima o poi qualcuno doveva fermarla. Trump ha deciso di farlo, laddove altri presidenti e leader occidentali avevano esitato. Nel suo discorso c\u2019\u00e8 anche un messaggio politico rivolto agli alleati. Il presidente ha riconosciuto il ruolo di Israele e dei Paesi arabi del Golfo, assicurando che Washington non li lascer\u00e0 esposti. \u00c8 un segnale importante, soprattutto per quelle monarchie che gi\u00e0 subiscono ritorsioni iraniane. Potrebbe spingerle a un coinvolgimento pi\u00f9 attivo. Trump ha evitato di riaprire il fronte polemico con la Nato ma ha lanciato un avvertimento all\u2019Europa e agli alleati asiatici, fortemente dipendenti dal petrolio del Golfo:<b> la sicurezza dello Stretto di Hormuz \u00e8 anche una loro responsabilit\u00e0<\/b>. Non possono restare spettatori. Nessuna apertura, per ora, a un cessate il fuoco. Ha indicato una prosecuzione dei bombardamenti lasciando intravedere un possibile salto di intensit\u00e0.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00a0<b>La minaccia \u00e8 esplicita: colpire l\u2019intera infrastruttura a cominciare dal petrolio e dall\u2019energia elettrica.<\/b> Una scelta che comporta rischi evidenti, perch\u00e9 potrebbe alienare il consenso della popolazione iraniana che Washington vuole conquistare. Il discorso serve a correggere la percezione di un presidente ansioso di uscire rapidamente dal conflitto. Trump ha cercato di rassicurare sul fronte interno, sostenendo che l\u2019aumento dei prezzi della benzina sar\u00e0 temporaneo e giustificato dall\u2019obiettivo di neutralizzare la minaccia iraniana. Pu\u00f2 darsi che sottovaluti le difficolt\u00e0 di riaprire rapidamente lo Stretto di Hormuz, ma non d\u00e0 alcun segnale di voler accettare uno status quo con Teheran in posizione dominante.<br \/>Nel complesso l\u2019editoriale del Wall Street Journal giudica efficace il discorso di mercoled\u00ec. Ma non \u00e8 certo del risultato. \u00abResta da vedere se sapr\u00e0 mantenere la stessa determinazione, abbastanza a lungo perch\u00e9 venga compresa \u2013 e temuta \u2013 dai diversi interlocutori a cui era rivolta, dentro e fuori gli Stati Uniti\u00bb. A Teheran sono gi\u00e0 convinti del contrario. Leggono altri giornali americani. \u00abLeggono\u00bb anche la storia degli Stati Uniti: che non hanno mai perso una guerra militarmente, ma ne hanno perse varie sul fronte interno, per mancanza di consenso tra i propri elettori. Quello \u00e8 un problema che le Guardie islamiche non hanno, o non credono di avere.<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-04-02T19:46:21+02:00\" content=\"2026-04-02\">2 aprile 2026, 17:00  &#8211; modifica il 2 aprile 2026 | 19:46<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Sui mercati si era creata l\u2019attesa di un annuncio sulla fine della guerra: delusione. 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