{"id":425729,"date":"2026-04-03T09:06:14","date_gmt":"2026-04-03T09:06:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/425729\/"},"modified":"2026-04-03T09:06:14","modified_gmt":"2026-04-03T09:06:14","slug":"crisi-calcio-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/425729\/","title":{"rendered":"crisi calcio italia"},"content":{"rendered":"<p>Dopo l\u2019ultima sventura degli Azzurri con la Bosnia, e dopo l\u2019ennesima esclusione dai campionati mondiali, \u00e8 scattata subito la corsa al colpevole, al capro espiatorio. Ma quando poi vedi la sequenza dei fallimenti lungo gli anni, con responsabili sempre diversi, ti accorgi che sicuramente ci sono specifiche carenze e insufficienze a livello personale, per le quali \u00e8 giusto che qualcuno poi risponda; ma il difetto \u00e8 nel manico, \u00e8 alle fonti. E allora se proprio vogliamo trovare il colpevole ve ne indico uno che per definizione \u00e8 Innocente: il Bambino. Il colpevole \u00e8 lui, a\u2019 criatura, come dicono a Sud, o el puteo, come dicono in Veneto (e si potrebbe continuare nelle declinazioni locali). Perch\u00e9 il bambino \u00e8 un disertore: diserta sin da piccolo la scuola dell\u2019obbligo in cui nasce la passione del calcio, quel corso di teoria e prassi del calcio che si riassumeva ai tempi miei in due attivit\u00e0. In primis il gioco incessante al pallone per strada, nelle piazze, e per i pi\u00f9 fortunati nei campetti di calcio. Ore di gioco, impazienza di uscire dopo i compiti o addirittura prima, taluni durante, pur di giocare; la caccia al pallone, la facile ricerca di complici e di sfidanti, la contesa coi vigili urbani che volevano impedirci di giocare negli spazi pubblici, le sfide senza quartiere, nel senso che i quartieri diventavano uno sfondo muto delle nostre partite. E poi le ginocchia ferite e gli indumenti impataccati, decorazioni sul campo al valor sportivo. Una passione che non vi dico. Ma oltre la prassi c\u2019era anche la teoria e il culto del calcio. Ossia il corso di formazione, eccitazione e culto figurativo, estetico e feticistico che era l\u2019album di figurine Panini. Era quello il nostro universo iconico, come oggi si dice, le immaginette venerabili, come quelle dei santi e le nostre devozioni per alcuni calciatori prediletti o pi\u00f9 introvabili; e il fervore della ricerca, il consumismo elementare delle bustine da acquistare, la primordiale scoperta del mercato tramite lo scambio delle figurine davanti alle edicole, i primi conati di socialit\u00e0 e di interclassismo per i bambini per strada.<\/p>\n<p>Voi dite, ma che c\u2019entra con l\u2019Anazionale? C\u2019entra, eccome se c\u2019entra. Era da quel fervore che nascevano i talenti del calcio; quel fervore alimentato poi con i quotidiani sportivi, con Tutto il calcio minuto per minuto alla radio e La Domenica Sportiva in tv (sono cos\u00ec antico che la seguivo quando la conduceva il mitico <strong>Enzo Tortora<\/strong>). Scusa <strong>Ameri<\/strong>, a te <strong>Ciotti<\/strong>, e sullo sfondo <strong>Bortoluzzi<\/strong> dallo studio. E in tv da <strong>Carosio<\/strong> a <strong>Martellini<\/strong>, fino a <strong>Pizzul<\/strong>, forse l\u2019ultimo della dinastia.<\/p>\n<p>Il calcio nasceva come un fiore selvatico sul cemento, non c\u2019era bisogno di scuole o educazione, nasceva spontaneamente, per contagio, emulazione, ereditariet\u00e0, agonismo ed esuberanza fisica. Poi i privilegiati andavano allo stadio a vedere la squadra locale o lo squadrone di serie A. Ma il culmine per tutti, il Rito per eccellenza, in cui le Parti si riconoscevano nel Tutto, era la Nazionale, sintesi a priori di ogni differenza, direbbe <strong>Kant<\/strong>. <\/p>\n<p>Intendiamoci, anche noi da bambini fummo traumatizzati da un\u2019esclusione. Ricordo ancora come se fosse ieri quando da bambino patii l\u2019esclusione della Nazionale nel mondiale del 1966 a opera della Corea, che divent\u00f2 poi un modo di dire, un nome per evocare un\u2019infamia, la Caporetto del calcio. <\/p>\n<p>Ma ricordo anche la sollevazione di popolo contro quella nazionale, quel commissario tecnico (Fabbri); la rabbia, gli ortaggi, l\u2019onta per l\u2019orgoglio patrio ferito, che riaffiorava in quelle sconfitte. E poi con gli anni la giovent\u00f9 mundial, la riscoperta del tricolore grazie alla vittoria del 1982, dopo 34 anni dalla celebre doppietta della Nazionale di <strong>Vittorio Pozzo<\/strong> ai mondiali, nel 1934 e nel 1938 (meglio tacere, epoca fascista). <\/p>\n<p>Ora il calcio non alleva pi\u00f9 i nostri bambini, non \u00e8 pi\u00f9 la prima palestra di vita e passione collettiva; si va in piscina, in palestra, a sciare, ora \u00e8 esploso il tennis. Gli sport pi\u00f9 seguiti sono individuali, ma non \u00e8 un caso. \u00c8 la nostra societ\u00e0 che si \u00e8 fatta pi\u00f9 individualista, meno sociale; anche se individualisti siamo sempre stati e i social vanno oggi per la maggiore. Ma l\u2019individualismo d\u2019indole cresceva nella coralit\u00e0, nella comunit\u00e0 famigliare, nella comitiva. E quella socialit\u00e0 era fatta di vita, di strada, di corpi, di passeggio, non da remoto e da smartphone. Se cercate un colpevole prendetevela col solito telefonino, con quell\u2019intreccio di solitario e globale che caratterizza il nostro essere al mondo tramite quel totem portatile. <\/p>\n<p>Certo, si pu\u00f2 anche sfidare il fatalismo, cercare di andare controcorrente, e proporre &#8211; come sento in giro &#8211; nuove scuole di formazione dei ragazzini al calcio. Ma se non si coltiva il calcio da bambini non ha senso poi prendersela con la conseguenza, gonfiata dall\u2019aspetto mercenario e commerciale del calcio, vale a dire lo shopping di calciatori dal resto del mondo.  Non so se sia possibile a colpi di leggi, scuole e campagne promozionali contrastare la tendenza che sembra irreversibile allo scemare del calcio. Ma si pu\u00f2 pure tentare. O in alternativa prendere atto che il calcio \u00e8 finito, fu la passione del Novecento e poco oltre. <\/p>\n<p>Restano alcuni problemi preliminari, che sono da un verso psicologici e culturali e dall\u2019altro strutturali. Per rianimare la passione del calcio e poi reclutare nuovi talenti bisogna riaccendere almeno tre ingredienti di base. Il primo \u00e8 vivere di pi\u00f9 insieme, fare comitiva (non solo branco o clan rancoroso), vivere la dimensione corale dello sport, recuperare la naturale socievolezza che permetteva il formarsi spontaneo di squadre e di sfidanti. Il secondo \u00e8 riattivare il gusto e la passione del marchio italiano; quel made in Italy che sta scomparendo in ogni settore, ormai colonizzato da marchi stranieri o reso apolide, transnazionale. Se non conta pi\u00f9 il made in Italy e il calcio dei club \u00e8 pieno di stranieri, poi non lamentatevi del calcio italiano. Infine, terzo ingrediente, \u00e8 saper non solo formare ma anche selezionare i migliori: la societ\u00e0 sembra voltare le spalle a questo criterio elementare, dal mondo del lavoro alla politica. Non nascono classi dirigenti e non si riconoscono e premiano i migliori, se non in ambiti spontanei, in alcuni risvolti del mercato e della ricerca, di solito lontani dai centri in cui dovrebbe avvenire: le scuole, le universit\u00e0, i centri di prima formazione.<\/p>\n<p>In un Paese come il nostro che non si vuole bene, che sente l\u2019amor patrio come un peso e una vergogna, che detesta tutto ci\u00f2 che \u00e8 nazionale e dall\u2019altra parte sfugge a tutto ci\u00f2 che esige dovere, sacrificio, responsabilit\u00e0, riconoscimento dei talenti e delle gerarchie fondate sulla capacit\u00e0 e sul merito, da dove pensate che possa rinascere una fioritura del calcio? Il problema non \u00e8 un presidente o un meccanismo burocratico, ma a monte, e a me pare quasi insormontabile. Intanto, se vi basta, consolatevi col dire che non ha perso l\u2019Italia degli Azzurri, ha perso l\u2019Anazionale.    <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Dopo l\u2019ultima sventura degli Azzurri con la Bosnia, e dopo l\u2019ennesima esclusione dai campionati mondiali, \u00e8 scattata subito&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":425730,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1452],"tags":[721,7714,241602,1740,1537,90,89,2348,1739,245,244],"class_list":{"0":"post-425729","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-calcio","8":"tag-calcio","9":"tag-crisi","10":"tag-crisi-calcio-italia","11":"tag-football","12":"tag-it","13":"tag-italia","14":"tag-italy","15":"tag-nazionale","16":"tag-soccer","17":"tag-sport","18":"tag-sports"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116339984775195784","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/425729","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=425729"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/425729\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/425730"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=425729"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=425729"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=425729"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}