{"id":42654,"date":"2025-08-12T07:36:14","date_gmt":"2025-08-12T07:36:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/42654\/"},"modified":"2025-08-12T07:36:14","modified_gmt":"2025-08-12T07:36:14","slug":"alice-in-chains-alice-in-chains","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/42654\/","title":{"rendered":"ALICE IN CHAINS &#8211; Alice In Chains"},"content":{"rendered":"<p>                <img src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Alice-In-Chains_Album-500x500.jpg\" class=\"attachment-band-image size-band-image wp-post-image\" alt=\"\" decoding=\"async\" fetchpriority=\"high\"  \/>                <\/p>\n<p>voto<br \/><b>8.5<\/b><\/p>\n<ul class=\"album-details\">\n<li>Band:<br \/>\n                    <a href=\"https:\/\/metalitalia.com\/band\/alice-in-chains\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">ALICE IN CHAINS<\/a>                     <\/li>\n<li>Durata: 01:04:52<\/li>\n<li>Disponibile dal: 30\/10\/1995<\/li>\n<li>Etichetta: <\/li>\n<li>\n                                Columbia\n                            <\/li>\n<\/ul>\n<p>La discografia degli Alice In Chains, almeno nella sua prima fase d\u2019esistenza, \u00e8 stata un susseguirsi di album granitici in cui una conoscenza maniacale dell\u2019hard rock si lasciava contaminare da una pi\u00f9 innovativa frequentazione heavy metal e doom, con EP acustici capaci di esaltare sia il songwriting di Jerry Cantrell che la voce calda ed emozionante di Layne Staley.<br \/>Dopo il successo del mini-album \u201cJar Of Flies\u201d, \u00e8 proprio il cantante a concedersi un progetto parallelo, fondando, con Mike McCready (Pearl Jam) e Barret Martin (Screaming Trees), i Mad Season. Le canzoni dell\u2019unico album ufficiale, \u201cAbove\u201d si muovono in perfetto equilibrio tra hard blues (\u201cI Don\u2019t Know Anything\u201d, \u201cLifeless Dead\u201d) e cantautorato (\u201cRiver Of Deceit\u201d, \u201cWake Up\u201d), ma \u00e8 il contesto in cui nasce la nuova band \u2013 una clinica per la disintossicazione da alcool e droghe \u2013 a preoccupare il nucleo di affetti che circonda questi artisti.<br \/>La speranza che Layne trovi nella musica la forza necessaria per sottrarsi alle proprie ossessioni \u00e8 flebile, e cos\u00ec, al ritorno insieme, gli Alice In Chains si trovano ad essere un cane a tre zampe che zoppica tra tour annullati e la tentazione per Cantrell di proseguire da solo, o almeno con il fidato Sean Kinney, lungo un sentiero meno accidentato.<\/p>\n<p>Queste sono le premesse da cui volevamo partire per raccontare \u201cAlice In Chains\u201d, terzo album ufficiale del gruppo, pubblicato dalla Columbia Records nel 1995, quando della cosiddetta scena di Seattle gi\u00e0 non si parlava pi\u00f9, tra ultimatum lanciati dai responsabili della casa discografica perch\u00e9 i musicisti completino il lavoro e gossip continui sull\u2019imminente morte di Staley. Queste premesse sono fondamentali, a nostro avviso, per farvi comprendere il miracolo di un disco nato da un profondo disagio mai nascosto e che fin\u00ec per debuttare al primo posto della US Billboard 200, portando il quartetto a supportare i Kiss durante parte dell\u2019Alive\/Worldwide Tour.<br \/>L\u2019album \u00e8 prima di tutto il frutto di un sacrificio, quello di Jerry Cantrell, che mette da parte la propria ambizione di pubblicare un album solista (ci riuscir\u00e0 solo tre anni dopo, con \u201cBoggy Debot\u201d) e condivide con gli altri i demo di alcuni dei pezzi a cui sta lavorando, con l\u2019intuizione che, nonostante la scrittura rimanga saldamente in mano al chitarrista, solo Layne Staley\u00a0 alla seconda voce pu\u00f2 donare la giusta melodrammaticit\u00e0 all\u2019iniziale \u201cGrind\u201d, una versione sedata di \u201cThem Bones\u201d che avanza barcollante e distorta per quasi otto minuti.<br \/>\u00c8 un incipit che annichilisce, una dichiarazione di intenti decisa a non lasciare dubbi: in questo terzo disco, come nelle immagini inquietanti del booklet, non c\u2019\u00e8 spazio per alcuno spiraglio di luce, anzi;\u00a0 la band, nel tentativo di fondere l\u2019irruenza dei dischi precedenti con le sperimentazioni roots di \u201cSap\u201d e \u201cJar Of Flies\u201d, partorisce un suono che dalla tradizione americana attinge soprattutto un carattere gotico, tra slides e acustiche vicine all\u2019atmosfera delle murder ballads di inizio Novecento. Non c\u2019\u00e8 una hit nel lavoro o, meglio, anche quando pare ci possa essere, negli arrangiamenti il gruppo si tiene lontano da un possibile successo radiofonico, come in \u201cBrush Away\u201d, dove il grunge si arrende ad un ritmo desolato e opprimente, oppure in \u201cSludge Factory\u201d, uno dei capolavori dell\u2019album, attraversata da uno straniante solo blues e nel cui testo possiamo ammirare Staley al meglio delle sue capacit\u00e0 di attore drammatico.<\/p>\n<p>I leader si dividono i ruoli, avanzando e arretrando dalla prima fila, oppure condividendo gli onori: in \u201cHeaven Beside You\u201d \u00e8 Cantrell a conquistarsi il palcoscenico con uno dei brani pi\u00f9 orecchiabili della raccolta, un suono pastoso memore delle atmosfere di \u201cNo Excuses\u201d (ma perturbato da un ritornello quasi noise) per mettersi a nudo tra amori e amicizie in dissolvenza (\u201cSo there\u2019s problem in your life, that\u2019s fucked up, I\u2019m not blind\u201d); \u201cHead Creeps\u201d \u00e8 una disperata romanza industrial composta interamente da Staley che si pu\u00f2 riassumere perfettamente nel \u201cOne more time, just one more time\u201d implorato in apertura, mentre \u201cAgain\u201d \u00e8 ci\u00f2 che pi\u00f9 si avvicina, almeno per produzione, alle potenzialit\u00e0 che la band aveva mostrato in \u201cDirt\u201d, ed il cui ritmo ossessivo sar\u00e0 occasione per numerosi e spesso opinabili remix di cui potete trovare comodamente traccia su Spotify.<br \/>A met\u00e0 percorso ci si concede una breve pausa con la\u00a0 ballata acida \u201cShame in You\u201d (a torto un brano scarsamente considerato nel repertorio AIC), per poi proporre un terzetto di brani difficilmente addomesticabili come \u201cGod Am\u201d, nobilitata dal ritornello innodico, \u201cSo Close\u201d, dove emerge il ruolo fondamentale di Sean Kinney dietro le pelli, capace di infondere a tutta la scaletta un suono secco, al limite del primitivo, e \u201cNothing\u2019 Song\u201d, cantilenante preludio al secondo picco emozionale del disco, ovvero gli arpeggi sospesi di \u201cFrogs\u201d ed il disarmante recitativo in coda \u201cAt 7 am on a Tuesday, usual August, next week I\u2019ll be 28, I\u2019m still young, it\u2019ll be me\u201d.<br \/>In chiusura, ecco \u201cOver Now\u201d, che sta a questo lavoro come \u201cAll Apologies\u201d stava a \u201cIn Utero\u201d dei Nirvana: un epilogo fintamente rincuorante, un giro di accordi gioioso che si scioglie nel refrain attraverso mille rivoli psichedelici, fino a scomparire, ed \u00e8 anche quello che accade agli Alice In Chains, non prima di aver pubblicato \u201cUnplugged\u201d,\u00a0 messa da requiem in chiave acustica dove sono proprio i brani presi dall\u2019ultimo album a brillare (da brividi la versione blues di \u201cSludge Factory\u201d).<br \/>Jerry Cantrell si dedicher\u00e0 ad una carriera solista che lo consacrer\u00e0 come uno dei migliori autori della sua generazione, mentre Staley, dopo la comparsata per la colonna sonora dell\u2019horror \u201cThe Faculty\u201d con una cover di \u201cAnother Brick In The Wall\u201d dei Pink Floyd su cui preferiamo soprassedere, si arrender\u00e0 a s\u00e9 stesso nell\u2019aprile del 2002.<br \/>Gli AIC torneranno invece sette anni dopo, con un nuovo cantante, il bravo William Bradley DuVall, e tre album, un dignitoso pretesto per capitalizzare il passato e suonare in tour (anche se il disco del ritorno, \u201cBlack Gives Way To Blue\u201d \u00e8 ancora capace di emozionare e commuovere).<\/p>\n<p>Cosa dire, dunque di \u201cAlice In Chains\u201d, a trent\u2019anni dalla pubblicazione? Il disco (insieme a \u201cApple\u201d dei Mother Lover Bone e al suddetto\u00a0 \u201cIn Utero\u201d) resta il resoconto storicamente accurato di un gruppo di musicisti talentuosi ed infinitamente fragili, capaci di riscoprire i seventies in un riff e gli anni \u201980 nell\u2019ago di una siringa. Di questo cane zoppo, dolente e orgoglioso, ci rimangono comunque le canzoni, storie raccontate senza pudore con lo struggimento compiaciuto di un adolescente, che da una parte dichiara di voler morire prima di diventare vecchio e dall\u2019altra si sente immortale, perch\u00e9, come dicevano gli Whipping Boy in un piccolo hit di quegli anni, \u201cWhen we were young, nobody died, and nobody got older\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"voto8.5 Band: ALICE IN CHAINS Durata: 01:04:52 Disponibile dal: 30\/10\/1995 Etichetta: Columbia La discografia degli Alice In Chains,&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":42655,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1443],"tags":[203,204,1537,90,89,1538,1539],"class_list":{"0":"post-42654","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-musica","8":"tag-entertainment","9":"tag-intrattenimento","10":"tag-it","11":"tag-italia","12":"tag-italy","13":"tag-music","14":"tag-musica"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/42654","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=42654"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/42654\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/42655"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=42654"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=42654"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=42654"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}