{"id":429724,"date":"2026-04-05T22:15:12","date_gmt":"2026-04-05T22:15:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/429724\/"},"modified":"2026-04-05T22:15:12","modified_gmt":"2026-04-05T22:15:12","slug":"il-si-al-nucleare-per-liberare-hormuz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/429724\/","title":{"rendered":"il s\u00ec al nucleare per liberare Hormuz"},"content":{"rendered":"<p>Cos\u00ec, dopo aver annunciato l\u2019introduzione di un sistema di pedaggi, <strong>Abbas Goudarzi<\/strong>, portavoce della presidenza del Parlamento iraniano &#8211; la casella istituzionale nella quale gli Usa avevano individuato un interlocutore \u00abragionevole\u00bb, <strong>Mohammad Bagher Ghalibaf<\/strong> &#8211; ha messo in chiaro che lo Stretto \u00abnon torner\u00e0 mai allo status che aveva prima\u00bb, essendo ormai diventato un \u00abvantaggio strategico nelle nuove condizioni di sicurezza\u00bb.<\/p>\n<p>Una mossa del genere si tradurrebbe in un\u2019inflazione perenne sulle fonti energetiche, per non parlare del commercio di fertilizzanti, la cui contrazione prefigura una crisi alimentare globale dalla quale sorgerebbe, con una reazione a catena, una bomba migratoria dall\u2019Africa, che ovviamente scoppierebbe in mano all\u2019Europa. Intanto, chi acquista oro nero e gas liquefatto, anche a ostilit\u00e0 cessate, dovrebbe mettere in conto un aggravio permanente dei costi, legato alle tariffe imposte ai \u00abcaselli\u00bb degli aytollah: secondo Al Jazeera, solo alle nazioni alleate sarebbe garantita la navigazione gratuita (sarebbe il caso dell\u2019Iraq, esentato ieri da ogni restrizione); a quelle ostili, Hormuz rimarrebbe  interdetto; quelle \u00abneutrali\u00bb dovrebbero versare un tributo. Stando alla ricostruzione di Bloomberg, la gabella ammonterebbe a 1  dollaro per ogni barile di greggio trasportato. Una petroliera ne pu\u00f2 caricare anche pi\u00f9 di 2 milioni: i mullah, insomma, avrebbero trovato una comodissima fonte di finanziamento. I siti Internet nazionali gongolano e spiegano che, con i soldi, verranno riparate le infrastrutture danneggiate da America e Israele. <\/p>\n<p>\u00c8 altrettanto chiaro che, per rinunciare all\u2019esazione, Teheran pretenderebbe una contropartita sostanziosa. Il ministro degli Esteri, <strong>Abbas Araghchi<\/strong>, elogiando la mediazione del Pakistan, ha evocato \u00abcondizioni per una fine definitiva e duratura\u00bb della guerra. Un dettaglio succoso \u00e8 emerso dalle fonti diplomatiche citate da alcune agenzie di stampa russe: a parte le richieste gi\u00e0 note, come il versamento delle riparazioni belliche da parte degli aggressori e la garanzia affidabile di non subire nuovi attacchi in futuro, tra i diktat iraniani vi sarebbe il riconoscimento della legittimit\u00e0 del programma nucleare a scopi pacifici. Dovrebbe essere una proposta inaccettabile per <strong>Benjamin Netanyahu<\/strong>e <strong>Donald Trump<\/strong>, il quale, infatti, ieri ha rilanciato un ultimatum di 48 ore per Hormuz. Lui ha perso credibilit\u00e0, per\u00f2 la ragione dichiarata del conflitto stava proprio nei tentativi del nemico sciita di dotarsi di un arsenale atomico, sforzo al quale i progetti per i reattori a uso civile venivano considerati connessi e subordinati. Salvo un improvviso tracollo del gruppo dirigente della Repubblica islamica, pi\u00f9 passano i giorni e pi\u00f9 le opzioni si riducono, specie per l\u2019inquilino della Casa Bianca: le elezioni di medio termine paiono compromesse, il brent continua ad aumentare e la spirale dei prezzi travolge i consumatori statunitensi, bench\u00e9 il Paese non dipenda dalle forniture del Golfo. Le leve che ha in mano il tycoon, peraltro, sono meno agevoli di quelle dell\u2019Iran: si inseguono voci sull\u2019impiego &#8211; senza precedenti &#8211; di piccole cariche atomiche per distruggere i siti nucleari ultraprotetti; e rimane la minaccia dell\u2019invasione di terra, che sarebbe un bagno di sangue per i Marines e la cui riuscita \u00e8 tutt\u2019altro che scontata. Per prendersi gioco delle mire di <strong>Trump<\/strong> sul cruciale avamposto di Kharg, Teheran ha fatto sapere che le esportazioni di petrolio dall\u2019isola \u00abnon solo non sono diminuite, ma sono aumentate\u00bb. \u00c8 un\u2019informazione da prendere con le pinze, ma rende bene l\u2019idea del sorprendente squilibrio che potrebbe vanificare l\u2019enorme capacit\u00e0 offensiva di due delle principali potenze militari mondiali. Tanto pi\u00f9 che, sui mercati sotto choc, incombe pure lo spettro degli Huthi: ieri, <strong>Ghalibaf<\/strong>, con un post su X, ha alluso alla chiusura dell\u2019altro Stretto, quello di Bab el-Mandeb, sul Mar Rosso.<\/p>\n<p>La situazione a Hormuz segue una sua logica. Non vige un embargo totale; in linea con l\u2019approccio della leadership iraniana, sussistono dei via libera selettivi. Ieri, ad esempio, \u00e8 stato concesso l\u2019attraversamento a navi umanitarie; sarebbe permesso il transito anche a chi trasporta \u00abbeni essenziali\u00bb, anche se non \u00e8 chiaro di quali merci si tratti. Si noti che, come ha riportato il New York Times, l\u2019Italia aveva suggerito una missione delle Nazioni Unite per proteggere quel tipo di convogli. Al contrario, una portacontainer che, per i pasdaran, era \u00ablegata al regime sionista\u00bb, \u00e8 stata presa di mira da droni, che hanno provocato un incendio a bordo: \u00e8 la Msc Ishyka, con bandiera liberiana, di propriet\u00e0 di Pasithea Oceanway Ltd e gestita da una compagnia cipriota. Hanno avuto luce verde una nave indiana carica di Gpl e una petroliera turca, il secondo natante di Ankara transitato in quelle acque da quando \u00e8 cominciata la guerra. L\u2019India aveva gi\u00e0 trattato un salvacondotto. Addirittura &#8211; lo ha confermato Nuova Delhi stessa &#8211; ha ripreso gli acquisti di petrolio dall\u2019Iran, cosa che non accadeva dal 2019. Non proprio un successo strategico per The Donald.  La Turchia ha dovuto difendersi, tramite i sistemi Nato, da alcuni missili iraniani diretti nel suo spazio aereo. Ma sebbene abbia condannato i bombardamenti negli Stati sunniti, temendo una faida nel mondo musulmano che farebbe aggio a Tel Aviv, <strong>Recep Erdogan<\/strong>, reduce da una telefonata con <strong>Vladimir Putin<\/strong>, non \u00e8 di sicuro ostile agli ayatollah. Dallo Stretto, nei giorni scorsi, sono passati anche una nave di propriet\u00e0 francese, una metaniera nipponica e delle navi omanite: proprio Mascate avrebbe attivato un percorso radente le sue coste, in seguito a contatti con l\u2019Iran.<\/p>\n<p>Sono elementi che concorrono a confermare il quadro: la coalizione dei volenterosi \u00e8 ridotta alle dichiarazioni d\u2019intenti; le sue opzioni militari sono impraticabili; all\u2019Onu, Parigi, Mosca e Pechino hanno messo il veto su qualsiasi azione di forza, mentre il voto sulla risoluzione che darebbe mandato per ricorrere a \u00abmezzi difensivi\u00bb, ieri, \u00e8 stato rinviato una seconda volta, alla prossima settimana; per adesso, naviga solo chi accetta di negoziare. <strong>Trump<\/strong> ha ottimi motivi per provare una \u00abfuria epica\u00bb. <\/p>\n<p>Continua a leggereRiduci<\/p>\n<p>Teheran colpisce una nave \u00absionista\u00bb ma esenta quelle umanitarie, indiane e turche. Poi giura: \u00abLo Stretto non torner\u00e0 come prima\u00bb. E spunta un\u2019ipotesi: sbloccarlo solo in cambio del via libera ai programmi atomici.Per risolvere un problema che prima non c\u2019era (il transito da Hormuz), si rischia di aggravarne un altro che andava risolto (il nucleare iraniano): \u00e8 il disgraziato epilogo verso cui sta precipitando la guerra di Donald e Bibi. Teheran ha compreso di poter sfruttare con profitto il suo formidabile strumento di pressione. Cos\u00ec, dopo aver annunciato l\u2019introduzione di un sistema di pedaggi, Abbas Goudarzi, portavoce della presidenza del Parlamento iraniano &#8211; la casella istituzionale nella quale gli Usa avevano individuato un interlocutore \u00abragionevole\u00bb, Mohammad Bagher Ghalibaf &#8211; ha messo in chiaro che lo Stretto \u00abnon torner\u00e0 mai allo status che aveva prima\u00bb, essendo ormai diventato un \u00abvantaggio strategico nelle nuove condizioni di sicurezza\u00bb.Una mossa del genere si tradurrebbe in un\u2019inflazione perenne sulle fonti energetiche, per non parlare del commercio di fertilizzanti, la cui contrazione prefigura una crisi alimentare globale dalla quale sorgerebbe, con una reazione a catena, una bomba migratoria dall\u2019Africa, che ovviamente scoppierebbe in mano all\u2019Europa. Intanto, chi acquista oro nero e gas liquefatto, anche a ostilit\u00e0 cessate, dovrebbe mettere in conto un aggravio permanente dei costi, legato alle tariffe imposte ai \u00abcaselli\u00bb degli aytollah: secondo Al Jazeera, solo alle nazioni alleate sarebbe garantita la navigazione gratuita (sarebbe il caso dell\u2019Iraq, esentato ieri da ogni restrizione); a quelle ostili, Hormuz rimarrebbe interdetto; quelle \u00abneutrali\u00bb dovrebbero versare un tributo. Stando alla ricostruzione di Bloomberg, la gabella ammonterebbe a 1 dollaro per ogni barile di greggio trasportato. Una petroliera ne pu\u00f2 caricare anche pi\u00f9 di 2 milioni: i mullah, insomma, avrebbero trovato una comodissima fonte di finanziamento. I siti Internet nazionali gongolano e spiegano che, con i soldi, verranno riparate le infrastrutture danneggiate da America e Israele. \u00c8 altrettanto chiaro che, per rinunciare all\u2019esazione, Teheran pretenderebbe una contropartita sostanziosa. Il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, elogiando la mediazione del Pakistan, ha evocato \u00abcondizioni per una fine definitiva e duratura\u00bb della guerra. Un dettaglio succoso \u00e8 emerso dalle fonti diplomatiche citate da alcune agenzie di stampa russe: a parte le richieste gi\u00e0 note, come il versamento delle riparazioni belliche da parte degli aggressori e la garanzia affidabile di non subire nuovi attacchi in futuro, tra i diktat iraniani vi sarebbe il riconoscimento della legittimit\u00e0 del programma nucleare a scopi pacifici. Dovrebbe essere una proposta inaccettabile per Benjamin Netanyahue Donald Trump, il quale, infatti, ieri ha rilanciato un ultimatum di 48 ore per Hormuz. Lui ha perso credibilit\u00e0, per\u00f2 la ragione dichiarata del conflitto stava proprio nei tentativi del nemico sciita di dotarsi di un arsenale atomico, sforzo al quale i progetti per i reattori a uso civile venivano considerati connessi e subordinati. Salvo un improvviso tracollo del gruppo dirigente della Repubblica islamica, pi\u00f9 passano i giorni e pi\u00f9 le opzioni si riducono, specie per l\u2019inquilino della Casa Bianca: le elezioni di medio termine paiono compromesse, il brent continua ad aumentare e la spirale dei prezzi travolge i consumatori statunitensi, bench\u00e9 il Paese non dipenda dalle forniture del Golfo. Le leve che ha in mano il tycoon, peraltro, sono meno agevoli di quelle dell\u2019Iran: si inseguono voci sull\u2019impiego &#8211; senza precedenti &#8211; di piccole cariche atomiche per distruggere i siti nucleari ultraprotetti; e rimane la minaccia dell\u2019invasione di terra, che sarebbe un bagno di sangue per i Marines e la cui riuscita \u00e8 tutt\u2019altro che scontata. Per prendersi gioco delle mire di Trump sul cruciale avamposto di Kharg, Teheran ha fatto sapere che le esportazioni di petrolio dall\u2019isola \u00abnon solo non sono diminuite, ma sono aumentate\u00bb. \u00c8 un\u2019informazione da prendere con le pinze, ma rende bene l\u2019idea del sorprendente squilibrio che potrebbe vanificare l\u2019enorme capacit\u00e0 offensiva di due delle principali potenze militari mondiali. Tanto pi\u00f9 che, sui mercati sotto choc, incombe pure lo spettro degli Huthi: ieri, Ghalibaf, con un post su X, ha alluso alla chiusura dell\u2019altro Stretto, quello di Bab el-Mandeb, sul Mar Rosso.La situazione a Hormuz segue una sua logica. Non vige un embargo totale; in linea con l\u2019approccio della leadership iraniana, sussistono dei via libera selettivi. Ieri, ad esempio, \u00e8 stato concesso l\u2019attraversamento a navi umanitarie; sarebbe permesso il transito anche a chi trasporta \u00abbeni essenziali\u00bb, anche se non \u00e8 chiaro di quali merci si tratti. Si noti che, come ha riportato il New York Times, l\u2019Italia aveva suggerito una missione delle Nazioni Unite per proteggere quel tipo di convogli. Al contrario, una portacontainer che, per i pasdaran, era \u00ablegata al regime sionista\u00bb, \u00e8 stata presa di mira da droni, che hanno provocato un incendio a bordo: \u00e8 la Msc Ishyka, con bandiera liberiana, di propriet\u00e0 di Pasithea Oceanway Ltd e gestita da una compagnia cipriota. Hanno avuto luce verde una nave indiana carica di Gpl e una petroliera turca, il secondo natante di Ankara transitato in quelle acque da quando \u00e8 cominciata la guerra. L\u2019India aveva gi\u00e0 trattato un salvacondotto. Addirittura &#8211; lo ha confermato Nuova Delhi stessa &#8211; ha ripreso gli acquisti di petrolio dall\u2019Iran, cosa che non accadeva dal 2019. Non proprio un successo strategico per The Donald. La Turchia ha dovuto difendersi, tramite i sistemi Nato, da alcuni missili iraniani diretti nel suo spazio aereo. Ma sebbene abbia condannato i bombardamenti negli Stati sunniti, temendo una faida nel mondo musulmano che farebbe aggio a Tel Aviv, Recep Erdogan, reduce da una telefonata con Vladimir Putin, non \u00e8 di sicuro ostile agli ayatollah. Dallo Stretto, nei giorni scorsi, sono passati anche una nave di propriet\u00e0 francese, una metaniera nipponica e delle navi omanite: proprio Mascate avrebbe attivato un percorso radente le sue coste, in seguito a contatti con l\u2019Iran.Sono elementi che concorrono a confermare il quadro: la coalizione dei volenterosi \u00e8 ridotta alle dichiarazioni d\u2019intenti; le sue opzioni militari sono impraticabili; all\u2019Onu, Parigi, Mosca e Pechino hanno messo il veto su qualsiasi azione di forza, mentre il voto sulla risoluzione che darebbe mandato per ricorrere a \u00abmezzi difensivi\u00bb, ieri, \u00e8 stato rinviato una seconda volta, alla prossima settimana; per adesso, naviga solo chi accetta di negoziare. Trump ha ottimi motivi per provare una \u00abfuria epica\u00bb.\n<\/p>\n<p>\n        Getty Images\n    <\/p>\n<p>Visitare questa localit\u00e0 austriaca in estate significa immergersi in un\u2019atmosfera dove il lusso discreto incontra la tradizione contadina, creando un mix unico, perfetto per chi cerca sport, piaceri raffinati e del sano relax .<\/p>\n<p>Il cuore pulsante dell&#8217;estate \u00e8 il monte Hahnenkamm. Salire con la celebre funivia   Kitz b\u00fchel Cable Cars  non \u00e8 solo un modo per raggiungere la quota, ma  \u00e8 anche un viaggio panoramico sulla valle.  In cima, i sentieri si snodano tra malghe fiorite e punti di sosta iconici come il Berghaus Tirol, dove la vista spazia dalle Alpi di Kitzb\u00fchel agli Alti Tauri.<\/p>\n<p>Per chi ama le due ruote, la regione \u00e8 un punto di riferimento mondiale per l\u2019e-bike. Grazie ai servizi di noleggio e alla vasta rete di sentieri segnalati,  \u00e8 possibile esplorare vette e vallate senza necessariamente avere il fiato di un atleta olimpico. Le pendenze diventano un piacere e le distanze si accorciano, lasciando pi\u00f9 tempo per ammirare il paesaggio. Kitzb\u00fchel \u00e8 anche una mecca per gli appassionati di mountain bike. Sentieri immersi nei boschi, percorsi tecnici per esperti e itinerari panoramici per e-bike permettono a tutti di trovare la propria dimensione. Gli impianti di risalita funzionano anche nei mesi estivi, facilitando l\u2019accesso ai tracciati in quota e regalando discese spettacolari tra radure e single track. Eventi sportivi e competizioni  animano la stagione, richiamando biker da tutta Europa. Anche chi \u00e8 alle prime armi pu\u00f2 affidarsi a guide esperte o partecipare a tour organizzati per scoprire gli angoli pi\u00f9 suggestivi della regione in totale sicurezza.<\/p>\n<p>Con oltre  mille chilometri di sentieri segnalati, Kitz b\u00fchel \u00e8 una destinazione ideale per chi ama camminare. I percorsi si snodano tra dolci colline alpine, boschi ombrosi e pascoli punteggiati di baite tradizionali. Per chi cerca un itinerario pi\u00f9 rilassante, i sentieri intorno al lago Schwarzsee offrono passeggiate facili, ideali anche per famiglie. Qui \u00e8 possibile alternare trekking leggero a soste rigeneranti sulle rive del lago, magari con un tuffo nelle sue acque limpide. Se si viaggia in famiglia, il Parco faunistico di Aurach \u00e8 una tappa imperdibile. A pochi chilometri dal centro, \u00e8 possibile  camminare tra cervi, daini e mufloni in un ambiente naturale protetto: un&#8217;esperienza che incanta grandi e piccini.<\/p>\n<p> Kitzb\u00fchel non \u00e8 solo sport. Il centro, con le sue facciate colorate, ospita il Museo di Kitzb\u00fchel, dove scoprire la storia locale e le opere di <strong>Alfons Walde<\/strong>, l&#8217;artista che ha immortalato l&#8217;anima invernale della citt\u00e0.<\/p>\n<p>Il centro storico, poi,  \u00e8 un piccolo gioiello architettonico: case color pastello, balconi fioriti e boutique di alta gamma convivono armoniosamente. La via principale \u00e8 un susseguirsi di negozi esclusivi, atelier artigianali e marchi internazionali. Qui lo shopping diventa un\u2019esperienza piacevole, tra moda sportiva di lusso, oggetti di design e specialit\u00e0 gastronomiche locali. Una tappa obbligatoria per gli acquisti \u00e8 da Frauenschuh. Non \u00e8 un semplice negozio, ma l&#8217;essenza dello stile alpino contemporaneo: materiali pregiati e design funzionale che incarnano il \u00abKitz-look\u00bb.<\/p>\n<p>Caff\u00e8 all\u2019aperto e ristoranti gourmet invitano a prendersi una pausa, assaporando piatti della tradizione tirolese rivisitati in chiave contemporanea. L\u2019atmosfera \u00e8 sofisticata ma mai ostentata, perfetta per chi cerca una vacanza attiva senza rinunciare al comfort.<\/p>\n<p>La proposta gastronomica della citt\u00e0 \u00e8 altrettanto variegata e profonda, partendo dall&#8217;esperienza culinaria offerta dal ristorante Das Mocking, situato proprio alla base della Streif, che propone una cucina moderna capace di valorizzare i prodotti del territorio con un tocco creativo. Per chi cerca l&#8217;accoglienza pi\u00f9 genuina, il ristorante Zum Rehkitz offre i grandi classici della tradizione tirolese in un&#8217;atmosfera calda e autentica, mentre una sosta all&#8217;Hallerwirt ad Aurach permette un&#8217;immersione totale nella storia e nella genuinit\u00e0 contadina. Nel cuore pulsante della citt\u00e0, il ristorante Das Reisch completa l&#8217;offerta con un ambiente raffinato dove la cucina internazionale si fonde sapientemente con i sapori del luogo.<\/p>\n<p>Informazioni: <a href=\"http:\/\/www.kitzbuehel.com\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">www.kitzbuehel.com<\/a>.<\/p>\n<p>Continua a leggereRiduci<\/p>\n<p>\n        Vittorio Messori (Ansa)\n    <\/p>\n<p><strong>Messori<\/strong>, l\u2019uomo che ha riportato il dibattito su Cristo nelle case di milioni di persone in tutto il mondo, ha varcato la soglia definitiva proprio nel giorno in cui la Chiesa fa memoria della Passione, quasi a voler apporre il sigillo della sua stessa esistenza su quella \u00absperanza che non si consuma\u00bb che aveva difeso con la penna per oltre mezzo secolo.<\/p>\n<p>La parabola di <strong>Vittorio Messori<\/strong> \u00e8, in primo luogo, il racconto di una trasformazione intellettuale straordinaria. Nato a Sassuolo il 16 aprile 1941 in una famiglia di orientamento anticlericale, la sua formazione avvenne nella Torino del dopoguerra, un ambiente dominato da correnti laiche e razionaliste. Allievo del liceo classico D\u2019Azeglio e poi della facolt\u00e0 di Scienze Politiche, Messori<strong> <\/strong>crebbe alla scuola di giganti del pensiero laico come <strong>Norberto Bobbio<\/strong> e <strong>Luigi Firpo<\/strong>. Laureatosi con <strong>Galante Garrone<\/strong>, egli era il \u00abperfetto prodotto\u00bb della cultura agnostica e razionalista di quegli anni, destinato apparentemente a una carriera nelle file dell\u2019intellettualit\u00e0 laica.<\/p>\n<p>Tuttavia, nell\u2019estate del 1964, accadde l\u2019imprevisto: l\u2019irruzione di quella che lui stesso defin\u00ec una \u00abevidenza del cuore\u00bb. Non fu il risultato di un\u2019elaborazione ideologica, ma un incontro travolgente nato dalla lettura dei Vangeli. Quei testi \u00abscarni ed essenziali\u00bb lo colpirono al punto da trasformarlo in un instancabile indagatore delle ragioni del credere. Tecnicamente non una trasformazione quindi, ma una conversione. Da quel momento, la sua missione divenne quella di coniugare fede e ragione, intuizione e argomentazione, in un corpo a corpo costante con la modernit\u00e0.<\/p>\n<p>Nel 1976, dopo dodici anni di lavoro, <strong>Messori<\/strong> diede alle stampe Ipotesi su Ges\u00f9. Fu un terremoto culturale, anche all\u2019interno del mondo cattolico. In un\u2019epoca in cui, come scriveva nell\u2019incipit del libro, di Ges\u00f9 non si parlava tra persone educate &#8211; essendo considerato un argomento che metteva a disagio al pari del sesso, del denaro o della morte &#8211; <strong>Messori<\/strong> ebbe l\u2019audacia di riproporre il Nazareno come un argomento per tutti. Con lo stile incalzante del giornalista e il rigore dell\u2019intellettuale laico, egli dimostr\u00f2 che era possibile difendere razionalmente il cristianesimo senza rinunciare al metodo critico.<\/p>\n<p>Il successo fu planetario, trasformando il libro in un best-seller. La sua cifra distintiva emerse prepotentemente: un\u2019apologetica paziente e documentata, capace di rispondere alle obiezioni dei critici senza mai scadere nella polemica sterile. Per <strong>Messori<\/strong>, non si trattava di fare moralismo &#8211; ambito che non amava particolarmente &#8211; ma di concentrarsi sui grandi misteri della fede, convinto che l\u2019etica segua naturalmente l\u2019incontro con Cristo.<\/p>\n<p>La carriera di <strong>Messori<\/strong> lo ha visto collaborare con varie testate, da La Stampa (dove lavor\u00f2 per dieci anni) al Corriere della Sera e Avvenire. Ma \u00e8 nel rapporto con i vertici della Chiesa che ha segnato tappe storiche per la comunicazione religiosa. Nel 1984, il libro-intervista con l\u2019allora cardinale <strong>Joseph Ratzinger<\/strong>, intitolato Rapporto sulla fede, denunci\u00f2 coraggiosamente le derive post-conciliari, attirandogli simpatie e forti critiche. <strong>Messori<\/strong> ebbe la capacit\u00e0 unica di porsi come mediatore tra il magistero ecclesiale e il grande pubblico, offrendo strumenti di comprensione profondi ma accessibili.<\/p>\n<p>Ancor pi\u00f9 eclatante fu nel 1994 la pubblicazione di Varcare la soglia della speranza, in cui per la prima volta un pontefice, <strong>Giovanni Paolo II<\/strong>, rispondeva direttamente alle domande di un giornalista. <strong>Messori<\/strong> seppe porre a <strong>Karol Wojtyla<\/strong> le domande essenziali dell\u2019uomo contemporaneo, creando un ponte tra la domanda di senso del mondo e la risposta della Chiesa. <\/p>\n<p>Oltre ai grandi palcoscenici, lo possiamo testimoniare in prima persona, <strong>Messori<\/strong> ha coltivato con amore e fedelt\u00e0 realt\u00e0 editoriali pi\u00f9 piccole ma che condividevano in pieno il suo spirito di guardare la realt\u00e0 con fede e ragione. \u00c8 stato, insieme a <strong>Eugenio Corti<\/strong>, uno dei \u00abpadri nobili\u00bb del Timone, il mensile di fede e ragione. Rispose con entusiasmo all\u2019invito del fondatore <strong>Gianpaolo Barra<\/strong>, portando la sua storica rubrica \u00abVivaio\u00bb sulle pagine della rivista dopo essere stata su quelle del periodico dei paolini Jesus e sul quotidiano Avvenire.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni, il suo interesse si era rivolto sempre pi\u00f9 alla dimensione mariana e ai segni concreti di Dio nella storia, come dimostrano opere quali Il miracolo e Ipotesi su Maria. Viveva accanto al suo buen retiro dell\u2019Abbazia di Maguzzano, sul lago di Garda, affrontando gli acciacchi dell\u2019et\u00e0 con quel gusto \u00abmessoriano\u00bb per l\u2019indagine che non lo ha mai abbandonato.<\/p>\n<p>La scomparsa di <strong>Vittorio Messori<\/strong> lascia un vuoto incolmabile nel panorama intellettuale cattolico. Con la sua morte, avvenuta mentre il mondo cristiano si ferma davanti alla Croce, si chiude un\u2019avventura terrena dedicata interamente alla ricerca della Verit\u00e0. Gli ha reso omaggio anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, <strong>Alfredo Mantovano<\/strong>: \u00abHa saputo descrivere la fede come qualcosa di concreto, di vivo,  lontano da astrattismi e da ideologismi\u00bb.<\/p>\n<p>Lascia in eredit\u00e0 una biblioteca di domande coraggiose e risposte documentate, un invito perenne a non aver paura di indagare il mistero di quel Ges\u00f9 che, anche grazie a lui, \u00e8 tornato a essere un argomento per tutti. Perch\u00e9 un cristiano, diceva, non \u00e8 un cretino.<\/p>\n<p>Continua a leggereRiduci<\/p>\n<p>Per mezzo secolo sono stata atea e darwinista: non tolleravo il concetto del dolore innocente. I miracoli descritti nel Vangelo erano per me incomprensibili: perch\u00e9 guarire quel lebbroso l\u00ec, e non quello due strade pi\u00f9 in l\u00e0? Perch\u00e9 ridare la vista al cieco che sente passare Ges\u00f9 e lo chiama, e non all\u2019altro che non gli pu\u00f2 chiedere niente? Dio non avrebbe fatto prima a non creare la lebbra anzich\u00e9 mandare poi il Figlio a guarire un lebbroso e non gli altri? La Passione e la morte in croce che senso avevano? E in che senso la crocifissione ha salvato tutti?<\/p>\n<p>Per me \u00e8 stata un\u2019entusiastica liberazione la lettura del Dizionario filosofico di <strong>Voltaire<\/strong>. Avevo pensato le stesse cose che scriveva il grande filosofo. Ma in realt\u00e0 \u00e8 lui che pensava come un dodicenne. Le sarcastiche critiche al cristianesimo nascono dalla non conoscenza non solo di <strong>San Tommaso<\/strong>, ma delle Scritture. L\u2019ateismo \u00e8 terribilmente ingenuo. Si decide che Dio non esiste, dopodich\u00e9 si selezionano i pensieri che possono giustificare la presenza della vita in assenza di qualcuno che l\u2019abbia creata. Il mio ateismo, infatti, si \u00e8 risolto per motivi scientifici. La scienza consiste nell\u2019osservare e nel trarre poi conclusioni, non il contrario. Non \u00e8 pensabile che il mondo si sia creato da solo per ammasso casuale di atomi, che si ricostruiscono in ordine pur venendo dal caos. Qualcuno ha creato il mondo e Qualcuno ha voluto noi. Queste due affermazioni sono profondamente ragionevoli. <\/p>\n<p>Sono nata nel 1953. Ero in grado di intendere di volere quando negli anni Settanta sono arrivati i risultati degli studi sulla Sindone che la datano all\u2019epoca medievale. La Sindone era falsa: avevo ragione io, atea. Peccato che la datazione al carbonio 14 della Sindone dal punto di vista scientifico non abbia senso perch\u00e9 applicata a un oggetto, un telo, che, per sua natura, \u00e8 esposto a contaminazioni stratificate nel tempo. I ricercatori che hanno fatto gli studi con il carbonio si sono addirittura vantati di non aver commesso l\u2019errore metodologico di non aver studiato la storia del sacro lino. Se ne avessero studiato la storia, avrebbero scoperto che la Sindone era esposta grazie a miriadi di persone che la tenevano dagli angoli con le mani, lasciando il loro sudore e consumandone il tessuto. La Sindone sugli angoli superiori si era sfilacciata, e dato che era la Sacra Sindone \u00e8 stata rammendata da gente che stava al rammendo come <strong>Mozart<\/strong> alla musica. I rammendi sono invisibili. Nel 1988 tre laboratori (Oxford, Zurigo e Tucson) datarono il telo tra il 1260 e il 1390, ma studi successivi hanno ipotizzato una datazione tra il 300 a.C. e il 300 d.C.  Il gruppo di ricerca Sturp (Shroud of Turin research project) defin\u00ec l\u2019immagine come il risultato di un processo ancora non spiegato. Gli studi di <strong>John Jackson<\/strong> e <strong>William Mottern<\/strong> mostrarono inoltre che l\u2019immagine contiene informazioni tridimensionali: l\u2019intensit\u00e0 dell\u2019immagine varia in funzione della distanza dal corpo, caratteristica unica rispetto a qualunque rappresentazione artistica. Questa propriet\u00e0 ha portato alcuni studiosi, come <strong>Giulio Fanti<\/strong> e <strong>Paolo Di Lazzaro<\/strong>, a ipotizzare che l\u2019immagine possa essersi formata tramite un impulso energetico ad alta intensit\u00e0, capace di alterare superficialmente le fibre del lino senza penetrare in profondit\u00e0. La Sacra Sindone \u00e8 un negativo tridimensionale, che si pu\u00f2 essere formato solo grazie a un corpo che \u00e8 diventato energia. <\/p>\n<p>\u00c8 ragionevole affermare che Dio ha creato il mondo e che Cristo \u00e8 risorto. Queste due affermazioni come si conciliano con tutto il resto? Con il dolore innocente, che la Passione non ha cancellato? Il senso del miracolo non era salvare <strong>Lazzaro<\/strong>, che poi comunque sarebbe morto, ma salvare noi tutti dall\u2019abisso di aver perduto Dio. I miracoli servono per aiutarci a trovare la fede, perch\u00e9 \u00e8 la nostra fede che ci salver\u00e0. Tutto il dolore innocente sar\u00e0 consolato in un\u2019infinita eternit\u00e0. Buona Pasqua a tutti.<\/p>\n<p>Continua a leggereRiduci<\/p>\n<p>\n        Luca Casarini (Ansa)\n    <\/p>\n<p>Nessuno ovviamente si chiede perch\u00e9 si trovassero l\u00ec. Non c\u2019\u00e8 un articolo di giornale che si soffermi sul fatto che queste persone sono state impunemente mollate in mezzo al mare in attesa di qualcuno che venisse a recuperarle per portarle in Europa. Non ci interessa il meccanismo mortifero che le ha portate l\u00ec, a rischio della vita. Ci interessa soltanto quello che succede dopo, che \u00e8 poi esattamente ci\u00f2 che le Ong vogliono che vediamo. Il loro obiettivo politico \u00e8 questo: cancellare la prima parte del circuito migratorio e puntare il riflettore soltanto sulla seconda parte, quella che a loro parere dovrebbe chiamare in causa gli europei.<\/p>\n<p> \u00abIl tempo \u00e8 pessimo, le vite delle persone sono a rischio. Temono di essere intercettate e di essere rimandate forzatamente in Libia. Abbiamo informato le autorit\u00e0 e chiediamo un salvataggio in un luogo sicuro\u00bb, ha scritto Sea Watch con il solito tono impositivo. Poi ha provveduto al recupero degli stranieri e, come sempre accade, le autorit\u00e0 italiane hanno assegnato un porto di sbarco alla nave Aurora, alla faccia della crudelt\u00e0 dei governi di destra. La destinazione avrebbe dovuto essere Porto Empedocle, ma la Sea Watch ha deciso di fare altrimenti: ha fatto sapere che le coste agrigentine erano troppo lontane e si \u00e8 diretta a Lampedusa dove ha fatto sbarcare gli immigrati. Siamo appena ad aprile, questo \u00e8 solo l\u2019inizio. <\/p>\n<p>Vedremo con la bella stagione, il mare meno ostico e le temperature pi\u00f9 miti quanti viaggi riusciranno a fare queste navi sedicenti umanitarie, anche aggirando i decreti governativi che in teoria dovrebbero limitarne l\u2019azione discrezionale. Del resto sappiamo come operino le Ong: fanno ci\u00f2 che desiderano, violano i confini, se ne infischiano delle indicazioni delle autorit\u00e0, ignorano gli accordi internazionali. Per\u00f2 possono contare su una buona fetta di giudici pronti a difenderle. Giusto un paio di giorni fa il tribunale di Trapani ha dichiarato illegittimo il fermo della nave Mare Jonio (che fa capo a Mediterranea di <strong>Luca Casarini<\/strong>)  disposto nell\u2019ottobre 2023. Il Viminale \u00e8 stato di conseguenza condannato al pagamento delle spese legali. Vale la pena di ricordare che la nave era stata fermata perch\u00e9, al solito, aveva scelto in totale autonomia e in maniera del tutto autoreferenziale di dirigersi verso l\u2019Italia evitando di coinvolgere nel recupero dei migranti altre nazioni. In teoria gli stranieri erano stati presi in area di competenza libica, ma per il tribunale sarebbe \u00abespressamente e chiaramente escluso che la Libia, Paese che non ha mai ratificato la Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati, soddisfi i criteri per essere designata come luogo sicuro ai fini dello sbarco\u00bb. Chiaro no? A decidere le politiche migratorie italiane non \u00e8 un governo eletto, dunque non sono gli italiani: sono magistrati e attivisti. I quali godono, per altro, di sostegni eccellenti.<\/p>\n<p> Non appena le Ong sono tornate in scena con prepotenza, sono ricomparsi anche gli immancabili prelati pro invasione, gli stessi che per un decennio circa hanno martellato con ogni mezzo l\u2019opinione pubblica al fine di imporre l\u2019idea che il sistema migratorio fosse buono e santo. Parliamo ovviamente degli stimati esponenti della Cei, in particolare l\u2019arcivescovo di Ferrara-Comacchio <strong>Giancarlo Perego<\/strong>, presidente della Commissione episcopale per le migrazioni e della Fondazione Migrantes, il quale non perde occasione per alimentare la retorica dell\u2019accoglienza senza limiti. Circa un mese fa si era espresso molto duramente nei riguardi del modello Albania, da lui ritenuto uno spreco di soldi. Ora Perego, parlando a Rai news, \u00e8 tornato alla carica: \u00abNon si pu\u00f2 rimanere indifferenti come il governo italiano di fronte a questo\u2026 non ci si pu\u00f2 fermare sui rimpatri come ha fatto l\u2019Europa in questi giorni e non impegnarsi nel soccorso e nella tutela di un diritto fondamentale che \u00e8 il diritto all\u2019asilo\u00bb. Gi\u00e0, non appena l\u2019Ue d\u00e0 segno di muoversi in una direzione anche solo leggermente diversa da quella che prevede sempre e solo frontiere aperte, subito spunta un vescovo a lagnarsi, e a bacchettare il governo. Del tutto incurante della realt\u00e0 italiana e europea, <strong>Perego<\/strong> insiste a ripetere il mantra integrazione-accoglienza, pretende l\u2019apertura di altri corridoi umanitari e sembra incolpare le destre &#8211; proprio come fanno sinistra e Ong &#8211; per i naufragi nel Mediterraneo. <\/p>\n<p>\u00c8 sempre la stessa canzone, una nenia che ci viene ripetuta da anni e produce sempre gli stessi risultati: guarda caso, quando riprende con insistenza il traffico in mare, ricomincia anche a morire la gente. Riprendono i naufragi, si rivedono persone abbandonate su piattaforme in mezzo alle onde. E tutto questo, per certi tribunali, certi sacerdoti e per tutti gli attivisti, \u00e8 da considerarsi un modello amorevole e umanitario.<\/p>\n<p>Continua a leggereRiduci<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Cos\u00ec, dopo aver annunciato l\u2019introduzione di un sistema di pedaggi, Abbas Goudarzi, portavoce della presidenza del Parlamento iraniano&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":429725,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[160],"tags":[14,164,165,77,194354,764,166,15597,7,15,853,39024,11,167,12,168,161,162,163],"class_list":["post-429724","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-mondo","tag-cronaca","tag-dal-mondo","tag-dalmondo","tag-guerra","tag-hormuz","tag-iran","tag-mondo","tag-navi","tag-news","tag-notizie","tag-nucleare","tag-pedaggi","tag-ultime-notizie","tag-ultime-notizie-di-mondo","tag-ultimenotizie","tag-ultimenotiziedimondo","tag-world","tag-world-news","tag-worldnews"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116354411915742537","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/429724","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=429724"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/429724\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/429725"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=429724"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=429724"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=429724"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}