{"id":430160,"date":"2026-04-06T06:42:19","date_gmt":"2026-04-06T06:42:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/430160\/"},"modified":"2026-04-06T06:42:19","modified_gmt":"2026-04-06T06:42:19","slug":"prima-di-euphoria-c-ce-stato-beverly-hills-90210","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/430160\/","title":{"rendered":"Prima di \u2018Euphoria\u2019 &#038; C. c\u2019\u00e8 stato \u2018Beverly Hills, 90210\u2019"},"content":{"rendered":"<p>Da qualche anno tengo un corso sulla serialit\u00e0 all\u2019Universit\u00e0 e quando dico che Beverly Hills, 90210 \u00e8 il pioniere del teen drama per come lo conosciamo, i ragazzi replicano: Beverly chi? Allora provo a spiegare: senza Beverly Hills non esisterebbero Euphoria, Riverdale, Gossip Girl, The O.C., persino la struttura corale di Stranger Things (quel meccanismo narrativo in cui ognuno incarna un archetipo preciso, ci torniamo) viene da l\u00ec, dalla serie che debutt\u00f2 in USA il 4 ottobre 1990 su Fox e che per dieci stagioni e 293 episodi ha ridisegnato il modo in cui la televisione guardava agli adolescenti.<\/p>\n<p>Ora \u00e8 arrivata tutta su Sky e NOW. \u00c8 la prima volta che una pay TV italiana conquista l\u2019esclusiva di un titolo cos\u00ec, e per molti di noi \u00e8 anche la prima volta che possiamo rivederla senza graffi, senza le interruzioni pubblicitarie di Italia 1, senza quella luce giallognola delle VHS che per\u00f2, a dire il vero, faceva parte del fascino. Dal 9 aprile andr\u00e0 anche ogni gioved\u00ec alle 20.30 su Sky Serie con tre episodi a settimana, la stessa collocazione che la serie aveva negli anni Novanta sulla tv generalista.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1025344\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/BH-cast105i-936x765.jpg\" alt=\"\" width=\"710\" class=\"size-large wp-image-1025344\"  \/><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-1025344\" class=\"wp-caption-text\">Foto: Sky<\/p>\n<p>Ma questa non \u00e8 una storia di nostalgia, \u00e8 la breve (o almeno, ci provo) fenomenologia di un genere che nel 1990 ha iniziato ad immaginare la forma che ha oggi. Perch\u00e9 Beverly Hills non \u00e8 stato il primo telefilm a parlare di adolescenti, ma il primo a farlo in modo moderno, mainstream e codificato. L\u2019inizio di cosa significhi, per la televisione, decidere se proteggere il pubblico adolescente o trattarlo da adulto.<\/p>\n<p>Beverly Hills, 90210 \u00e8 un romanzo di formazione che parte con un cambio di codice postale. Gi\u00e0 sapete: i gemelli Walsh arrivano dall\u2019America ordinaria sulla West Coast dove tutto \u00e8 pi\u00f9 ricco, pi\u00f9 lucido e pure pi\u00f9 complicato di quanto immaginassero. \u00c8 uno schema che la letteratura usa da Dickens in poi: l\u2019estraneo che entra in un mondo che non capisce ancora e che rappresenta gli occhi del pubblico. 90210, il celeberrimo (pure qui: grazie al telefim) codice di avviamento postale diventa metonimia di un universo chiuso, esclusivo, pieno di regole non scritte ma assolutamente irrinunciabili.<\/p>\n<p>Nessuno prima di Darren Star e Aaron Spelling aveva pensato in modo cos\u00ec sistematico che gli adolescenti potessero essere personaggi complessi, con dilemmi morali autentici. La serie infatti affronta AIDS, dipendenza, violenza sessuale, aborto con una presenza narrativa che la televisione per famiglie ignorava o trattava con i guanti bianchi dell\u2019educazione. Il meccanismo fondamentale, che ora diamo per scontato, \u00e8 l\u2019archetipo. Brandon Walsh (chi se lo ricordava che gli episodi iniziano ogni volta con il suo risveglio?!)  \u00e8 il bravo ragazzo con la bussola morale. Dylan McKay \u00e8 il bello e dannato con l\u2019anima ferita. Kelly Taylor \u00e8 la regina della scuola intesa come figura tragica. Brenda Walsh \u00e8 la protagonista un po\u2019 ribelle che non riesce mai a stare ferma in un\u2019unica categoria. Andrea Zuckerman \u00e8 la secchiona ambiziosa che viene da fuori distretto. Steve Sanders, aka il ricco superficiale con la Corvette e le spalle larghe, comico per necessit\u00e0, tragico per accidente, il personaggio che nei teen drama successivi diventa il bullo riformabile. Donna Martin invece \u00e8 la brava ragazza, sulla cui verginit\u00e0 la serie ha costruito una storyline di intere stagioni, il che dice molto su quanto la sessualit\u00e0 femminile fosse gi\u00e0 allora un oggetto narrativo. Infine David Silver, il nerd wannabe DJ che voleva diventare cool, l\u2019outsider che viene assorbito dal gruppo, Ogni personaggio incarna una funzione riconoscibile, e su questa riconoscibilit\u00e0 la serie costruisce la sua forza di identificazione. Si guardava Beverly Hills per vedersi, anche storpiati, anche californizzati oltre ogni verosimiglianza.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1025345\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/BH-cast103i-762x765.jpg\" alt=\"\" width=\"710\" class=\"size-large wp-image-1025345\"  \/><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-1025345\" class=\"wp-caption-text\">Foto: Sky<\/p>\n<p>Ma c\u2019\u00e8 un limite strutturale in questo modello, ed \u00e8 la redenzione garantita: il dolore serve a qualcosa, la tossicodipendenza ha un arco narrativo con inizio, crisi e uscita dal tunnel. La telecamera mostra e poi si ritrae, perch\u00e9 il compito della serie \u00e8 quello del coming of age pi\u00f9 classico: le esperienze difficili esistono per forgiare il carattere, per trasformare i ragazzi in adulti migliori- \u00c8 una scelta estetica che corrisponde a un\u2019epoca e a un patto implicito con il pubblico. Ma non tutti i traumi insegnano e non tutti i ragazzi diventano adulti migliori per quello che hanno attraversato. La vita reale degli adolescenti non ha mai archi narrativi garantiti.<\/p>\n<p>Nel 2003 Josh Schwartz aggiorna la grammatica con The O.C.: Ryan Atwood arriva da Chino, la parte sbagliata dello Stato, e viene adottato dalla famiglia Cohen di Newport Beach; \u00e8 una sorta di Brandon Walsh con il background criminale. The O.C. in pratica \u00e8 Beverly Hills con una colonna sonora migliore (Death Cab for Cutie, Imogen Heap, Bright Eyes) e una consapevolezza ironica di s\u00e9 che 90210 non si era mai sognato. La serie sa di essere una serie, e lo dice, attraverso Seth Cohen che cita continuamente altri testi culturali, che costruisce la propria identit\u00e0 attraverso riferimenti pop. \u00c8 televisione adolescenziale che ha letto abbastanza libri e guardato abbastanza film per sapere che le storie funzionano per convenzione. Marissa Cooper \u00e8 la Kelly Taylor di quella generazione, la it girl come figura tragicissima che per\u00f2 finisce letteralmente morta sul ciglio di una strada alla fine della terza stagione, dopo episodi di dipendenza da alcol e pillole. La sua morte per\u00f2 \u00e8 il momento in cui The O.C. cede alla logica dello spettacolo puro: il dolore diventa evento, non pi\u00f9 solo come conseguenza di vita.<\/p>\n<p>Nel frattempo, nel 1998, Kevin Williamson con Dawson\u2019s Creek aveva provincializzato il modello. Siamo a Capeside, Massachusetts, dove quattro adolescenti parlano come personaggi di Woody Allen e si innamorano come in un film di Truffaut. \u00c8 il teen drama come romanzo di formazione intellettuale: i ragazzi sono troppo articolati per essere credibili come sedicenni, ma questa iperverbalit\u00e0 \u00e8 il punto. Il merito, e il limite, \u00e8 l\u2019ottimismo strutturale. Williamson crede nel linguaggio come soluzione: se riesci a nominare quello che provi, le cose si risolvono. Una visione del mondo affascinante e completamente in contraddizione con l\u2019esperienza adolescenziale reale, in cui le emozioni pi\u00f9 devastanti sono quelle che non si riescono a nominare. Dawson Leery parlava troppo. Rue Bennett non parla abbastanza. Nel mezzo c\u2019\u00e8 tutta la storia del genere.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-549405\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/GettyImages-826232-1149x765.jpg\" alt=\"\" width=\"710\" class=\"size-large wp-image-549405\"  \/><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-549405\" class=\"wp-caption-text\">Joshua Jackson con il cast di \u2018Dawson\u2019s Creek\u2019. Foto: Columbia\/TriStar International Television\/Getty Images<\/p>\n<p>Gossip Girl (2007-2012) poi rinuncia completamente alla pedagogiap. Serena van der Woodsen, Blair Waldorf e Chuck Bass abitano un universo in cui il lusso \u00e8 il linguaggio narrativo principale, le conseguenze sono sempre negoziabili se hai soldi o fascino, e la voce narrante anonima \u00e8 una figura voyeuristica che la serie adora. \u00c8 Beverly Hills senza la coscienza morale di Brandon, anche perch\u00e9 quello che dovrebbe rappresentarlo, Dan, \u00e8 forse il peggiore di tutti. Le ragazze sono tutte Kelly senza l\u2019arco tragico. Un\u2019estetizzazione del privilegio cinica, onesta e pure pi\u00f9 irresponsabile, a seconda dei punti di vista.<\/p>\n<p>Il vero punto di rottura, per\u00f2, \u00e8 la british Skins (2007), creata da Bryan Elsley e dal figlio ventenne Jamie Brittain, con contributi di teenager veri reclutati attraverso concorsi di scrittura aperti al pubblico. Per la prima volta sembra che qualcuno stia scrivendo da dentro, anzich\u00e9 guardando da fuori. Gli adolescenti made in Bristol organizzano rave in appartamenti squallidi dove qualcuno finisce sempre male. \u00c8 ancora oggi uno dei formati televisivi pi\u00f9 brutalmente onesti che esistano, sporco e intenso, con luci accese che contrastano con scenari desolati, mattine dopo piene di corpi sparsi su pavimenti devastati. Ma Skins non \u00e8 realismo documentaristico: \u00e8 espressionismo, una versione amplificata dell\u2019adolescenza che cattura la texture emotiva dell\u2019esperienza, non la sua superficie sociologica. Ogni episodio porta il nome di un personaggio e lo segue nella sua soggettivit\u00e0, nelle sue percezioni distorte. \u00c8 la transizione che Beverly Hills non aveva completato: da televisione per adolescenti a televisione con gli adolescenti come interlocutori reali.<\/p>\n<p>Negli anni successivi il genere si ibrida e si disperde: vira verso il thriller (Pretty Little Liars), il musical camp (Glee), il soprannaturale (da Buffy in poi, perch\u00e9 l\u2019orrore \u00e8 sempre stato il linguaggio naturale dell\u2019adolescenza). Alcuni titoli spingono troppo oltre: in 13 Reasons Why il teen drama tocca il confine tra rappresentazione e responsabilit\u00e0, mentre altri trovano un equilibrio nuovo, come Sex Education, che prende trent\u2019anni di tab\u00f9 e li decostruisce con levit\u00e0 e freschezza.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-916083\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Prisma-2-1152x765.jpg\" alt=\"\" width=\"710\" class=\"size-large wp-image-916083\"  \/><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-916083\" class=\"wp-caption-text\">Lorenzo Zurzolo (Daniele) e Maria Carrano (Andrea) in \u2018Prisma 2\u2019. Foto: Francesco Ormando<\/p>\n<p>Anche l\u2019Italia entra nel teen universe prima con SKAM Italia (2018) che arriva per via di remake della serie norvegese: ogni stagione dedicata a un personaggio, il punto di vista mobile, l\u2019adolescenza come esperienza soggettiva e non come categoria da proteggere. La versione italiana di Ludovico Bessegato non replica, ma adatta, e nell\u2019adattamento trova una sua meravigliosa specificit\u00e0, nei dialoghi, nei riferimenti, in una Roma che \u00e8 spazio vissuto dai ragazzi. Prisma (2022, di nuovo Bessegato) \u00e8 il passo successivo: primo teen drama italiano originale, con al centro una questione identitaria, un gemello cisgender e uno non-binary, gli stessi corpi che abitano il mondo in modi radicalmente diversi, che nessun predecessore americano aveva mai messo al centro con quella precisione e quella delicatezza. \u00c8, finalmente, una voce nostra.<\/p>\n<p>Intanto arriva lo streaming e cambia la responsabilit\u00e0: non \u00e8 pi\u00f9 il broadcaster a filtrare, \u00e8 lo spettatore a scegliere. E questo sposta il patto su cui il genere si era costruito. Ed \u00e8 qui che nel 2019 entra a gamba tesa Euphoria: prende tutto ci\u00f2 che il teen drama aveva costruito (gli archetipi, la struttura corale, i corpi adolescenziali come spazio narrativo) e porta il teen drama dove non era mai stato.<\/p>\n<p>Se meccanismo di Beverly Hills era l\u2019identificazione, per cui il pubblico si riconosceva nei personaggi, anche idealizzati, anche californianizzati, Euphoria costruisce qualcosa di diverso: ti butta dentro, ma senza proteggerti. Seguiamo l\u2019autodistruzione di Rue Bennett, la tossica diciassettenne di Zendaya, pensata da Sam Levinson sul modello della propria esperienza con la dipendenza, come qualcosa che non si riesce a smettere di guardare, per fascinazione o terrore.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-749954\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/zendaya_4-1148x765.jpg\" alt=\"Zendaya nella seconda stagione di 'Euphoria'\" width=\"710\" class=\"size-large wp-image-749954\"  \/><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-749954\" class=\"wp-caption-text\">Zendaya nella seconda stagione di \u2018Euphoria\u2019. Foto: Eddy Chen\/HBO<\/p>\n<p>L\u2019estetica non \u00e8 n\u00e9 il patinato di Beverly Hills n\u00e9 il grungy di Skins: \u00e8 un iperrealismo barocco in cui ogni frame sembra una foto di moda e ogni situazione sembra sul punto di crollare. Glitter, luci al neon, corpi dipinti, e dentro questa bellezza un dolore mai romanticizzato perch\u00e9 troppo preciso. La terza stagione (dal 13 aprile su HBO Max, Sky e NOW) alza ulteriormente la posta: girata in 35mm e 65mm su una pellicola Kodak sviluppata appositamente (sar\u00e0 la prima serie narrativa a usare il grande formato in modo significativo) Euphoria trasforma la scelta tecnica in dichiarazione di poetica. Pi\u00f9 il formato si allarga, pi\u00f9 il mondo dei personaggi si fa complesso. Sa di essere bella mentre mostra brutte, e questa consapevolezza fa parte del testo.<\/p>\n<p>Gli archetipi resistono ma mutano forma. Dylan McKay sopravvive in Nate Jacobs (Jacob Elordi): stesso fascino distruttivo, stessa incapacit\u00e0 di essere amato senza devastare, ma senza le attenuanti romantiche che Luke Perry portava al personaggio. Dylan aveva un\u2019anima ferita che il pubblico voleva guarire. Nate \u00e8 un agente di danno puro, e la serie non gli concede redenzione narrativa perch\u00e9 non gliene deve. Kelly Taylor diventa Cassie Howard (Sydney Sweeney): stessa struttura, stessa fragilit\u00e0 sotto la superficie brillante, ma Beverly Hills le avrebbe costruito un arco di crescita con una morale ricavabile. Euphoria la tiene sospesa nel suo dolore perch\u00e9 \u00e8 uno specchio di qualcosa che la societ\u00e0 non ha ancora trovato il modo di risolvere, e fingere il contrario sarebbe disonesto.<\/p>\n<p>Non insegna niente Euphoria, ma tratta il suo pubblico come abbastanza adulto da stare dentro l\u2019esperienza senza essere guidato fuori. Dopo trent\u2019anni, il teen drama \u00e8 cresciuto abbastanza da non sapere pi\u00f9 dare risposte e da non avere pi\u00f9 bisogno di proteggere nessuno. Brandon Walsh avrebbe avuto un\u2019opinione in proposito. Dylan McKay avrebbe alzato le spalle e acceso una sigaretta. Rue Bennett non ci starebbe nemmeno ad ascoltare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Da qualche anno tengo un corso sulla serialit\u00e0 all\u2019Universit\u00e0 e quando dico che Beverly Hills, 90210 \u00e8 il&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":430161,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[1444],"tags":[243620,40385,13161,203,143798,204,1537,90,89,243621,253],"class_list":["post-430160","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-tv","tag-243620","tag-beverly-hills","tag-dawsons-creek","tag-entertainment","tag-euphoria","tag-intrattenimento","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-the-o-c","tag-tv"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116356405464413147","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/430160","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=430160"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/430160\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/430161"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=430160"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=430160"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=430160"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}