{"id":430266,"date":"2026-04-06T08:35:14","date_gmt":"2026-04-06T08:35:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/430266\/"},"modified":"2026-04-06T08:35:14","modified_gmt":"2026-04-06T08:35:14","slug":"dice-troppo-o-troppo-poco-trasforma-langoscia-in-format-e-invasa-di-opinioni-che-cosa-non-va-piu-nella-tv-italiana-dalle-telecronache-ai-talk-show","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/430266\/","title":{"rendered":"Dice troppo o troppo poco, trasforma l&#8217;angoscia in format, \u00e8 invasa di opinioni: che cosa non va (pi\u00f9) nella tv italiana, dalle telecronache ai talk show"},"content":{"rendered":"<p>                                                                                                                      di Aldo Grasso<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">La moltiplicazione dei reality ci sta allontanando dalla realt\u00e0 e l\u2019Opinione (di chiunque, su qualunque cosa) ha invaso ogni tipo di format. Ecco alcuni estratti da un libro-bilancio che prova a interpretare la societ\u00e0 e i suoi cambiamenti attraverso le deformazioni dello specchio-video<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Alcuni estratti dal libro pi\u00f9 recente di Aldo Grasso, Cara televisione.\u00a0Una storia d\u2019amore e altri sentimenti (Raffaello Cortina Editore), in cui il critico televisivo del Corriere racconta la televisione italiana di ieri e di oggi, specchio intramontabile di vizi e virt\u00f9, passioni e disincanti di un intero Paese.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>REALITY<\/b><br \/>Il reality \u00e8 una realt\u00e0 messa fra virgolette. Le virgolette, si sa, sono la cifra del postmoderno, l\u2019indice di un atteggiamento che consiste nel non prendere sul serio, di petto, frontalmente, gli enunciati o le grandi narrazioni del Moderno. Il reality sarebbe una specie di parodia della realt\u00e0. La vita assomiglia sempre pi\u00f9 a un reality (o viceversa), perch\u00e9 <b>la televisione \u00e8 diventata ormai come uno di quegli esperimenti scientifici in cui l\u2019osservazione modifica la realt\u00e0 osservata.<\/b>\u00a0    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Da un punto di vista sociologico, il reality \u00e8 il genere che sancisce il definitivo distacco della televisione dal mondo dello spettacolo e il suo conclusivo approdo nel mondo della realt\u00e0. Prima, per andare in televisione, bisognava possedere un mestiere, aver fatto gavetta, dimostrare di eccellere, adesso \u00e8 sufficiente esibire il proprio modo di vivere.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Poich\u00e9 nulla esiste nel mondo moderno se non viene sancito dai media, non ci sono pi\u00f9 grandi distinzioni tra comportamenti da \u201cretroscena\u201d privati e informali e comportamenti da \u201cribalta\u201d, pubblici e formali. Tant\u2019\u00e8 vero che le espressioni \u201creality\u201d o \u201cirreality\u201d (che ne rafforza la funzione negativa) vengono ormai tranquillamente usate come metafore per descrivere la complessit\u00e0 o il degrado di alcuni fenomeni sociali.<\/p>\n<p>    <b>TALK SHOW<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Oggi i talk show sono diventati quello che un tempo erano i \u201ccapannelli\u201d che Karl Kraus mette in scena in Gli ultimi giorni dell\u2019umanit\u00e0: i capannelli non sono una forma di spontaneit\u00e0 democratica, ma l\u2019ultimo rito che tiene insieme la societ\u00e0 civile. <b>A frequentarli \u00e8 una vastissima setta: quella dei devoti di una potenza ufficialmente inerme, essenzialmente persecutoria, l\u2019Opinione.<\/b>\u00a0<\/p>\n<p>Ancora un carattere sacrale: i fedeli sono la massa degli spettatori, una massa invisibile, potenzialmente in crescita, bisognosa di una direzione e, paradossalmente, dominata da un assoluto senso di eguaglianza: ogni spettatore, pur nella diversit\u00e0 del contesto in cui si trova, \u00e8 simile a un altro spettatore. Una testa \u00e8 una testa, un telecomando \u00e8 un telecomando: non esistono differenze fra di loro. Per questa eguaglianza si diventa audience. Si ignora qualunque cosa che potrebbe distrarre da questa fatale vocazione.<\/p>\n<p>Poi sarebbero arrivati i social, le chat\u2026 Come dicono gli psicoterapeuti televisivi, oggi tutto \u00e8 \u201cnarrazione\u201d, \u201cstorytelling\u201d. Certo, <b>tutto \u00e8 narrazione, ma nelle logiche del talk questo significa che una parola vale l\u2019altra e l\u2019unica strategia \u00e8 quella di spararne tante, in una escalation sempre pi\u00f9 ridondante<\/b>, in modo tale che l\u2019ultima faccia dimenticare le precedenti. La narrazione ha il solo scopo di \u201cfare opinione\u201d, di conquistare l\u2019assenso del pubblico: \u00e8 il genere che diventa protagonista principale.<\/p>\n<p>    <b>CRONACA NERA<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Lo spettacolo della cronaca nera \u00e8 parodia della cognizione del dolore. Non possiede la disperazione, l\u2019altezza di tono, la nobilt\u00e0 di gesto, la mediazione estetica che hanno sempre distinto ogni vera tragedia. Non ha nulla di grandioso, di decisivo, di trasformativo, e non \u00e8 nemmeno umile implorazione; \u00e8 una blanda forma di interesse, un surrogato nel mare dell\u2019indistinto. Il dolore \u00e8 di altri, noi siamo solo cultori del \u201cgiallo\u201d, contemplatori di fenomeni da baraccone ostentati nella misericordia dell\u2019Auditel.\u00a0<\/p>\n<p><b>Ma un crimine \u201cvero\u201d, tipo Novi Ligure, Cogne, Garlasco, Erba, Brembate di Sopra ecc., quante ore di televisione produce?<\/b> Quanti criminologi vengono intervistati? Quanti avvocati di parte hanno l\u2019occasione di dire la loro? Quante sono le telefonate di possibili testimoni? In una spinta infernale, in un\u2019eterna coazione a ripetere, le trasmissioni sui delitti hanno colonizzato i palinsesti, sono diventate network o rubriche fisse dei contenitori pomeridiani e domenicali, si sono serializzate, dando vita a un racconto a puntate.<\/p>\n<p><b>Serializzare il dramma significa non soltanto riproporre in continuazione un episodio di cronaca nera particolarmente doloroso, ma anche trasformare l\u2019angoscia in un format. <\/b>E quindi ogni puntata serve ad alimentare l\u2019attesa del ritrovamento del presunto assassino, del colpevole o, pi\u00f9 semplicemente, del capro espiatorio. <b>Non \u00e8 solo un problema morale, \u00e8 innanzitutto un problema linguistico. La serializzazione rischia di sganciare definitivamente il delitto dalla realt\u00e0 giudiziaria per immergerlo in un universo narrativo<\/b>, con le sue regole, i suoi tempi.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>TELECRONACA<\/b><br \/>A una telecronaca si chiedono due requisiti fondamentali: il racconto e il commento. Il racconto dovrebbe limitarsi all\u2019essenziale, a una funzione di contatto: una voce autorevole che rassicura lo spettatore e lo protegge dall\u2019angoscia del silenzio. Il commento dovrebbe offrire un po\u2019 di competenza sulle strategie di gioco. Chiedere canto e controcanto forse \u00e8 troppo.<b> Impossibile non riscontrare il protagonismo dei telecronisti (a volte danno la sensazione di essere loro in campo), la miriade di frasi gergali (\u201cattaccare gli spazi\u201d, \u201cl\u2019inerzia della partita\u201d, \u201cil cono d\u2019ombra\u201d, \u201cl\u2019imbucata\u201d ecc.), la quantit\u00e0 di parole superflue che vengono spese durante un incontro<\/b>, ma \u00e8 evidente che lo sforzo pi\u00f9 considerevole da fare \u00e8 quello che riguarda il rapporto fra la prima e la seconda voce.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ormai il telecronista, se bravo, fa osservazioni tecniche e il ruolo dell\u2019ex calciatore \u00e8 solo di ribadire il gi\u00e0 detto (funzione veridittiva). <b>Se il commento tecnico fosse limitato a due o tre interventi per tempo, si potrebbe osare una maggiore profondit\u00e0 interpretativa. <\/b>Il paradosso delle telecronache, con immagini in alta definizione, \u00e8 che soffrono di parole non necessarie.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>CULTURA<\/b><br \/>La cultura nella televisione italiana si \u00e8 sempre manifestata come qualcosa di episodico, di occasionale, di inaspettato: quando appare sullo schermo, ha inevitabilmente le forme dell\u2019apparenza, \u00e8 timido sussulto, vibrazione esteriore. <b>Ed \u00e8 perci\u00f2 sempre pi\u00f9 raro trovarla nelle trasmissioni cosiddette culturali.<\/b> In nome della cultura, l\u2019intelligenza \u00e8 stata pi\u00f9 volte sfregiata, se non umiliata.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Cultura in tv non significa presentare libri o fare discorsi complicati, significa piuttosto creare suggestioni, stabilire connessioni (connettere vuol dire unire cose distanti, produrre un pensiero), consigliare sentieri (l\u2019idea delle frecce decreta nuovi sensi, non solo stradali). Non \u00e8 l\u2019oggetto che stabilisce cosa sia cultura, ma il modo con cui si affrontano le cose.<br \/>La cultura non \u00e8 una materia circoscritta (libri, mostre, eventi, divulgazione, il ricordo del maestro Manzi\u2026), un genere simile alla cronaca o allo sport.<b> La cultura \u00e8 un carattere delle cose, non una posa, non lo stato d\u2019animo di chi si riempie la bocca con la parola \u201ccultura\u201d.<\/b>\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La nostra societ\u00e0 fatica a fare cultura perch\u00e9 non riconosce pi\u00f9 il fondamento stesso della cultura: un sapere che si assimila alla ricerca di un assoluto, sciolto da qualsiasi vincolo di obbedienza, da qualsiasi funzionalit\u00e0 rispetto al corpo sociale. Il nostro destino, a proposito di cultura, non \u00e8 da ricercarsi nelle stelle ma quaggi\u00f9: aspiriamo al meglio, ma intanto ci si riconosciamo nel peggio. E tale percezione se allontana i pochi, attrae i pi\u00f9.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>VENERATO OPINIONISTA<\/b><br \/>I tempi sono cambiati, \u00e8 venuto il momento di riscrivere il famoso \u201ccursus honorum dell\u2019intellettuale\u201d vergato da Alberto Arbasino. Diceva: \u00abIn Italia <b>c\u2019\u00e8 un momento stregato in cui si passa dalla categoria di bella promessa a quella di solito stronzo. <\/b>Soltanto a pochi fortunati l\u2019et\u00e0 concede poi di accedere alla dignit\u00e0 di venerato maestro\u00bb. Per affermarsi, l\u2019intellettuale sceglie strade nuove e, contando sul fatto che nessuno ormai pi\u00f9 legge si d\u00e0 alla radio, ma la chiama podcasting, che fa pi\u00f9 fino. L\u2019offerta \u00e8 vastissima, dai format di intrattenimento e interviste, a quelli informativi e di approfondimento, come documentari, lezioni e rubriche. E poi rassegne. stampa con toni apodittici, playlist, risposte pratiche a domande che ci facciamo tutti.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il podcast genera fama ma poco prestigio. Allora bisogna passare al libro, anche se l\u2019editoria \u00e8 in crisi. Scrivere un libro significa esprimere tutta la preoccupazione per l\u2019avanzata dei social network e il dominio del digitale, terreno fertile per una conoscenza sempre pi\u00f9 veloce e per questo distratta ed effimera. Non vendi, ma entri nell\u2019Olimpo. E per tirare a campare? La vecchia tv pu\u00f2 ancora dare un aiuto, basta rendersi disponibile. <b>Essere opinionista una volta era una prerogativa, adesso \u00e8 un mestiere a cottimo.<\/b> L\u2019altare dell\u2019opinionismo \u00e8 il salotto televisivo, il luogo comune il suo nutrimento. Chiedendo scusa ad Arbasino si potrebbe allora riformulare il cursus honorum: <b>in Italia c\u2019\u00e8 un momento stregato in cui si passa dalla categoria del giovane podcaster al solito autore di libri stronzo<\/b>. Soltanto ai pochi fortunati che hanno un agente, l\u2019et\u00e0 concede poi di accedere alla dignit\u00e0 di venerato opinionista televisivo.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>SOCIAL TV<\/b><br \/>Si parla sempre pi\u00f9 di social tv. La social tv \u00e8 il commento costante a quanto va in onda sul piccolo schermo, \u00e8 un legame che passa per Facebook e Twitter in testa. La storia dei media ci insegna da sempre che i diversi mezzi non si sostituiscono, ma si ibridano fra di loro a generare nuovi equilibri. <b>La televisione generalista, che \u00e8 ancora al centro del villaggio, sta portando avanti pratiche di migrazione del proprio contenuto su altri media,<\/b> cercando di catturare il proprio spettatore l\u00e0 dove si era perduto. Il testo, dunque, si espande in molteplici paratesti ancillari, a volte preparati dalla produzione (i profili e gli hashtag ufficiali) o pi\u00f9 spesso generati dagli utenti; sono modalit\u00e0 differenti di visione, perch\u00e9 si pu\u00f2 \u201cvedere\u201d un programma anche solo scorrendo la timeline dei social network o perch\u00e9 si pu\u00f2 sincronizzare la nostra visione con quella degli altri per commentare tutti assieme. Sono criteri nuovi attraverso cui si costruiscono, crescono o si rafforzano i brand delle reti e dei programmi stessi.<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-04-06T08:28:52+02:00\">6 aprile 2026<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Aldo Grasso La moltiplicazione dei reality ci sta allontanando dalla realt\u00e0 e l\u2019Opinione (di chiunque, su qualunque&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":430267,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[174],"tags":[15008,243684,243685,72394,24244,3080,8914,14501,44374,243686,243687,122,1644,243688,243689,1107,243690,6018,203,93378,243691,2152,243692,243693,17772,33511,2612,2437,1251,243694,44174,204,1537,90,243695,243696,4945,89,1609,1211,15263,793,15265,8611,2122,4483,85448,133,4979,3671,243697,2466,243698,49307,14522,12343,19432,3969,2179,10334,1686,1517,243683,1359,17032,15687,1567,86853,243699,243700,209862,243701,243702,81512,243703,5486,19473,31253,253,52898,243704,12363,243705],"class_list":["post-430266","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-intrattenimento","tag-accedere","tag-accedere-dignita","tag-accedere-dignita-venerato","tag-angoscia","tag-arbasino","tag-categoria","tag-commento","tag-comportamenti","tag-concede","tag-concede-accedere","tag-concede-accedere-dignita","tag-cose","tag-cultura","tag-cursus","tag-cursus-honorum","tag-dignita","tag-dignita-venerato","tag-dovrebbe","tag-entertainment","tag-estratti","tag-estratti-libro","tag-eta","tag-eta-concede","tag-eta-concede-accedere","tag-format","tag-fortunati","tag-funzione","tag-genere","tag-grandi","tag-honorum","tag-intellettuale","tag-intrattenimento","tag-it","tag-italia","tag-italia-stregato","tag-italia-stregato-passa","tag-italiana","tag-italy","tag-libri","tag-libro","tag-maestro","tag-media","tag-mestiere","tag-moderno","tag-network","tag-nuovi","tag-opinionista","tag-ormai","tag-parole","tag-passa","tag-passa-categoria","tag-pochi","tag-pochi-fortunati","tag-pratiche","tag-qualsiasi","tag-racconto","tag-reality","tag-realta","tag-schermo","tag-significa","tag-social","tag-social-network","tag-social-tv","tag-societa","tag-specchio","tag-spettatore","tag-storia","tag-stregato","tag-stregato-passa","tag-stregato-passa-categoria","tag-stronzo","tag-stronzo-pochi","tag-stronzo-pochi-fortunati","tag-telecronaca","tag-telecronache","tag-televisione","tag-televisione-italiana","tag-televisivo","tag-tv","tag-venerato","tag-venerato-opinionista","tag-vengono","tag-virgolette"],"share_on_mastodon":{"url":"","error":"Validation failed: Text character limit of 500 exceeded"},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/430266","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=430266"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/430266\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/430267"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=430266"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=430266"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=430266"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}