{"id":43160,"date":"2025-08-12T12:59:12","date_gmt":"2025-08-12T12:59:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/43160\/"},"modified":"2025-08-12T12:59:12","modified_gmt":"2025-08-12T12:59:12","slug":"il-mercato-dellarte-ha-provato-a-scimmiottare-wall-street-ora-e-al-collasso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/43160\/","title":{"rendered":"Il mercato dell&#8217;arte ha provato a scimmiottare Wall Street. Ora \u00e8 al collasso"},"content":{"rendered":"<p>Il collezionismo malato di soldi, potere e un pizzico di idiozia. Quando l&#8217;arte ha smesso di essere passione ed \u00e8 diventata speculazione\u00a0<\/p>\n<p>Alla fine degli anni 80, prima che la Guerra Fredda finisse, il presidente americano Ronald Reagan pigi\u00f2 l\u2019acceleratore della corsa agli armamenti, cos\u00ec tanto che, alcuni dicono, costrinse l\u2019Unione Sovietica a fare altrettanto costringendola, per stargli dietro, a schiantarsi contro un muro. <strong>Il Ronald Reagan del mercato dell\u2019arte \u00e8 il mega gallerista americano<\/strong><a href=\"https:\/\/www.ilfoglio.it\/cultura\/2022\/11\/26\/news\/la-svolta-di-gagosian-le-gallerie-d-arte-si-evolvono-da-casta-a-business-globale-4697865\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"> Larry Gagosian<\/a><strong> (faccio parte del comitato scientifico della sua galleria, nda). Gagosian ha creato, dal 1980 a oggi, un impero di diciassette gallerie sparse per il mondo, rappresentando non so quanti artisti.<\/strong> Il suo espansionismo, assieme alla proliferazione delle fiere dell\u2019arte e alla megalomania delle case d\u2019asta, ha creato una sindrome che ha contagiato per decenni tutti i suoi colleghi e avversari, chi pi\u00f9 e chi meno. Tutti ossessionati nel voler emulare, acchiappare e superare il Gagosian originale . Una sfida fallimentare, visto che il mercato dell\u2019arte si sta rivelando bulimico al punto da finire in affanno, per non volere usare la parola \u201ccrisi\u201d, se non \u201ccollasso\u201d. \u00a0Un situazione drammatica, un po\u2019 come quella vissuta dall\u2019Unione Sovietica. Lo ha confermato il mese scorso Tim Blum, uno storico gallerista di Los Angeles che, dopo trent\u2019anni di attivit\u00e0, ha annunciato che chiuder\u00e0 i battenti, stremato oramai dai costi diventati surreali, pari a 12 milioni di dollari all\u2019anno, e da guadagni invece fin troppo reali. <strong>Quest\u2019anno ha dichiarato di essere riuscito a finire appena in attivo, in vista del prossimo anno, \u201cma vista l\u2019aria che tira \u2013 dice Blum \u2013 rischio di finire in rosso, non ne vale proprio la pena , la passione per l\u2019arte \u00e8 stata distrutta dall\u2019ossessione per il guadagno, ma pi\u00f9 che altro per il potere e la visibilit\u00e0\u201d.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Blum ha svelato un segreto di Pulcinella che era nell\u2019aria gi\u00e0 da un po\u2019 di tempo. Il suo abbandono \u00e8 stato per\u00f2 un terremoto che ha aperto gli occhi a chi s\u2019illudeva ancora che il boom dei prezzi delle opere d\u2019arte non sarebbe mai finito. Il mercato dell\u2019arte c\u2019\u00e8 sempre stato con i suoi alti e i suoi bassi. Citando un altro presidente, Richard Nixon, artisti, galleristi e collezionisti \u00a0sanno benissimo che per respirare l\u2019aria pura della vetta bisogna aver passato del tempo dentro la valle pi\u00f9 buia. Il problema negli ultimi vent\u2019anni \u00e8 stato che molti protagonisti del mondo dell\u2019arte sono stati, potremmo dire, portati in vetta da qualche elicottero privato, evitandosi le tenebre del fondo valle. Larry Gagosian vendeva poster a Los Angeles prima di vendere i Picasso. Una delle sue qualit\u00e0, o segreti, \u00e8 stata quella di non essersi mai dimenticato dei poster venduti a 25 dollari. La crisi per\u00f2, come quella della l\u2019Unione Sovietica, non \u00e8 solo dovuta alla sindrome Gagosian. \u00a0E\u2019 dovuta anche al fatto che il mercato dell\u2019arte ha voluto, ed in parte ci \u00e8 riuscito, scimmiottare Wall Street. Le opere d\u2019arte sono diventate azioni su cui investire. Il problema \u00e8 che le azioni \u00a0a volte crollano e gli investitori lo sanno e accettano il rischio<strong>. Il mercato dell\u2019arte invece insiste a rifiutare questa logica. <\/strong>Se un collezionista compra un quadro a 1.000 e dopo tre anni gli offrono 100 \u00a0prende il telefono e accusa il gallerista che glielo ha venduto di averlo ingannato. Un altro problema sono le case d\u2019asta, che pur di avere opere da vendere hanno inventato il sistema delle garanzie, ovvero garantiscono ai proprietari delle opere la vendita, \u00a0sborsando in anticipo una cifra concordata sul valore dell\u2019opera. Ma garantire una vendita a un\u2019asta \u00e8 come volere garantire a un tifoso, a inizio campionato, che la sua squadra vincer\u00e0 lo scudetto. Una bugia.\u00a0<\/p>\n<p>Ma \u00e8 questa bugia che ha riempito i \u00a0magazzini delle case d\u2019asta, ora piene di opere invendute e che finiranno per essere svendute, facendo crollare il mercato di certi artisti. Infine ci sono le fiere dell\u2019arte, diventate baracconi d\u2019intrattenimento dove le gallerie fanno a gara a chi organizza la festa pi\u00f9 \u201ccool\u201d. Essere \u201ccool\u201d in certi contesti costa molto ma se la fiera va male il cool non \u00e8 pi\u00f9 cool e va nella colonna delle perdite.\u00a0 <strong>Morale? Il mercato dell\u2019arte \u00e8 finito con i suoi successi, eccessi, decessi? Non credo. Sicuramente dovr\u00e0 ridimensionarsi.<\/strong> Ma se Gagosian pu\u00f2 ancora permettersi di comportarsi da imperatore, molti altri suoi colleghi dovranno cambiare scala o, come ha deciso Tim Blum, chiudere bottega prima che sia troppo tardi. Dell\u2019arte, delle gallerie e dei collezionisti ci sar\u00e0 \u2013 credo \u2013 sempre bisogno, fanno parte della cultura del superfluo e del lusso che governa la societ\u00e0 contemporanea. Le persone per\u00f2, anche quelle molto ricche, pare abbiano scoperto che un milione \u00e8 tornato a essere un milione. Con un milione si possono fare e comprare tante cose, non solo un dipinto di uno sconosciuto diventato all\u2019improvviso molto hot ma che, molto probabilmente, a breve torner\u00e0 a essere noioso.\u00a0 Il grande pittore americano Jasper Johns, diventato ricco e famoso molto presto, una volta era a pranzo con un collezionista che voleva acquistare una sua opera a tutti i costi offrendo una cifra pazzesca. Johns lo ascolt\u00f2 in silenzio e alla fine del pranzo gli disse: \u201cNon sono intenzionato a vendere il quadro. Comunque la cifra che mi offre \u00e8 assurda e lei \u00e8 un idiota\u201d. Artisti , galleristi e collezionisti, se vogliono che il mondo dell\u2019arte e il suo mercato non scompaiano, dovrebbero sempre ricordarsi della risposta di Jasper Johns. \u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il collezionismo malato di soldi, potere e un pizzico di idiozia. 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