{"id":432040,"date":"2026-04-07T12:23:13","date_gmt":"2026-04-07T12:23:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/432040\/"},"modified":"2026-04-07T12:23:13","modified_gmt":"2026-04-07T12:23:13","slug":"come-cambia-la-mappa-delle-rotte-energetiche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/432040\/","title":{"rendered":"come cambia la mappa delle rotte energetiche"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019asta dello Stretto \u00e8 in corso. I paesi \u201cnon ostili\u201d devono pagare, pare, fino a <strong>due milioni di dollari a nave per passare<\/strong>. Magari pesando anche lo sconto \u201camicizia\u201d nel listino criptato delle Guardie Rivoluzionarie. Se circa <strong>140 navi al giorno versassero davvero tali importi, i ricavi annuali potrebbero superare i 100 miliardi di dollari<\/strong>, secondo la stima raccolta da fonti iraniane. <strong>Una nuova miniera per Teheran<\/strong>. Ma il grimaldello del pedaggio non sar\u00e0 l\u2019unico lasciapassare d\u2019oro per Hormuz, su modello di <a href=\"https:\/\/www.ilmessaggero.it\/t\/suez\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Suez<\/a> o Panama. Un vero codice dei ricatti, economici e non, si sta scrivendo ormai da giorni per il passaggio della sopravvivenza energetica di un pezzo di mondo dal Golfo. Cos\u00ec il grosso delle bandiere su petroliera ancora non osano il transito.<\/p>\n<p><strong>Ma qualcosa si muove<\/strong>. Una terza nave battente bandiera turca \u00e8 passata ieri: la Ocean Thunder con petrolio greggio iracheno diretta in Malaysia \u00e8 la terza dal 28 febbraio, mentre altre otto navi di propriet\u00e0 turca con 156 membri dell\u2019equipaggio a bordo rimangono nel Golfo in attesa dell\u2019autorizzazione. Nelle ultime 24 ore sarebbero quindici le navi che hanno attraversato lo Stretto di Hormuz con il permesso dell\u2019Iran, secondo l\u2019agenzia di stampa iraniana Fars, affiliata al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc). <strong>Nel fine settimana, racconta Kpler, il traffico \u00e8 notevolmente aumentato rispetto al quasi stop: ha registrato 10 passaggi sabato (tra cui 2 di paesi sanzionati e 5 di flotta \u201combra\u201d) e 11 domenica<\/strong>. Numeri modesti se confrontati con <strong>oltre 100 transiti giornalieri pre-guerra (il calo \u00e8 del 90%)<\/strong>. Ma il segnale che l\u2019asta al casello, seppure a caro prezzo e con il contagocce, in qualche modo sta funzionando per l\u2019Iran.<\/p>\n<p>Anche l\u2019Iraq ha gi\u00e0 fatto sapere di essere nella lista dei \u201cbuoni\u201d per l\u2019Iran. La compagnia statale per il commercio del petrolio ha comunicato agli acquirenti che possono caricare il greggio e trasportarlo grazie all\u2019esenzione di Teheran dagli attacchi diffusa nei giorni scorsi. Non si capisce bene a che condizioni di sicurezza. Baghdad, giura il capo della compagnia petrolifera statale Basra Oil Company, di poter <strong>ripristinare le esportazioni di petrolio a circa 3,4 milioni di barili al giorno entro una settimana. A condizione che lo Stretto riapra<\/strong>.<\/p>\n<p>La mappa <\/p>\n<p>Ma un\u2019altra certezza si sta facendo spazio in queste ore. Chi ha ribattezzato questa crisi come il Covid dell\u2019energia non guarda solo ai rischi di stop nella mobilit\u00e0 del mondo e dell\u2019economia. Il pensiero \u00e8 a quella scossa positiva che potrebbe nascere da questa crisi. <strong>Una spinta verso una nuova mappa delle rotte energetiche<\/strong>, paragonabile alla spinta verso la digitalizzazione conosciuta dopo il 2020-2021. Nuove infrastrutture energetiche e nuove reti da tracciare capaci di muovere e gestire i traffici dal Medio Oriente possono (e devono per gli sponsor di questa rotta) liberare il mondo dalla minaccia che da decenni pesa su Hormuz. <strong>Diversificazione e ridondanza \u00e8 la solita chiave per arginare i rischi geopolitici che pesano sulle rotte del potere energetico<\/strong>.<\/p>\n<p>Lo Stretto di Hormuz, si sa, \u00e8 la <strong>via d\u2019acqua pi\u00f9 importante al mondo per i combustibili fossili<\/strong> \u2013 ogni giorno passava circa un quinto di tutto il gas e del petrolio trasportati per mare \u2013 e mette in collegamento il golfo Persico con il golfo di Oman, garantendo lo sbocco nel mar Arabico e nell\u2019oceano Indiano. <strong>La libert\u00e0 di navigazione \u00e8 cruciale per i produttori della regione<\/strong>. Oltre che per i flussi verso Asia ed Europa.<\/p>\n<p>Ma con la strozzatura in atto <strong>le infrastrutture energetiche dell\u2019Egitto, dell\u2019Arabia Saudita e in parte del Sudan hanno guadagnato un nuovo ruolo per i flussi energetici che attraversano il Mar Rosso<\/strong> diretti in Ue o nell\u2019Asia-Pacifico. Anche se l\u2019aumento del rischio geopolitico nello Stretto di Bab el-Mandeb minacciato dagli Houthi danneggia anche <strong>la centralit\u00e0 economica del Canale di Suez che gestisce circa il 12% del commercio mondiale, il 30% del traffico globale di container e merci e 1.000 miliardi di dollari di valore<\/strong>.<\/p>\n<p>Non a caso Taiwan ha fatto sapere che <strong>reindirizzer\u00e0 le importazioni di petrolio verso i porti sauditi sul Mar Rosso<\/strong> per aggirare le interruzioni nello Stretto. <strong>Lo far\u00e0 anche a costo di un premio salato da pagare sulle rotte ben pi\u00f9 lunghe<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>La scommessa nel Golfo, a questo punto, \u00e8 pi\u00f9 sui cantieri per l\u2019aprire nuovi corridoi ed evitare i pedaggi-ricatto<\/strong>. Con tre direttrici principali: rafforzare infrastrutture gi\u00e0 esistenti, soprattutto l\u2019oleodotto East-West saudita verso il Mar Rosso, creare nuove rotte verso il Mediterraneo, con sbocco a Haifa o in Egitto e, infine, sviluppare un corridoio pi\u00f9 ampio, il progetto IMEC, che colleghi India, Golfo ed Ue. Tanto per confermare che la geografia passer\u00e0 sempre da un dominio del mare, ma sempre di pi\u00f9 passer\u00e0 da una rete terrestre controllata da Arabia Saudita e alleati. Vediamo come.<\/p>\n<p>I progetti <\/p>\n<p>Di fatto, la guerra all\u2019Iran ha gi\u00e0 esaltato il valore dell\u2019oleodotto East-West dell\u2019Arabia Saudita. Da Yanbu, sul mar Rosso Yanbu, i carichi di petrolio raggiungono il mar Mediterraneo attraverso Suez, oppure l\u2019oceano Indiano passando per lo stretto di Bab el-Mandeb, tra Yemen e Corno d\u2019Africa. Certo, in Libano si trovano gli Houti, il passaggio non \u00e8 completamente sicuro. Ma con la <strong>chiusura ad Hormuz, quei 7 milioni di barili di petrolio al giorno sono preziosi<\/strong>. E l\u2019Arabia Saudita sta gi\u00e0 pensando di aumentarne la capacit\u00e0 o addirittura di costruire nuovi oleodotti, costi permettando. Un tubo gemello all\u2019East-West costerebbe almeno <strong>5 miliardi di dollari<\/strong>. Un piano pi\u00f9 complesso che passa da Iraq, Giordania, Siria o Turchia, costerebbe almeno <strong>tre volte tanto<\/strong>. Poi c\u2019\u00e8 l\u2019opzione del corridoio IMEC. Un progetto ambizioso lanciato nel <strong>2023 con la partecipazione di India, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Italia, Francia, Germania, Usa e Ue<\/strong>. Pi\u00f9 noto come \u201cvia del Cotone\u201d. Si parte dai porti indiani per arrivare negli Emirati Arabi Uniti e proseguire via terra verso l\u2019Arabia Saudita e la Giordania fino al porto israeliano di Haifa. Da qui verso i porti sul Mediterraneo. Un dossier caro anche all\u2019Italia. Per gli Emirati Arabi Uniti, c\u2019\u00e8 infine l\u2019idea di un secondo oleodotto verso Fujairah. I costi, anche in questo caso, tutti da vagliare.<\/p>\n<p>&#13;<br \/>\n                                \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA&#13;<\/p>\n<p>&#13;<\/p>\n<p>\n                            Risparmio e investimenti, ogni venerd\u00ec<br \/>\n                            <b>Iscriviti<\/b> e ricevi le notizie via email\n                        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"L\u2019asta dello Stretto \u00e8 in corso. 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