{"id":432600,"date":"2026-04-07T20:24:17","date_gmt":"2026-04-07T20:24:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/432600\/"},"modified":"2026-04-07T20:24:17","modified_gmt":"2026-04-07T20:24:17","slug":"conte-ct-atto-primo-gli-scontri-con-la-serie-a-le-polemiche-litalia-del-noi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/432600\/","title":{"rendered":"Conte ct atto primo: gli scontri con la Serie A, le polemiche, l&#8217;Italia del Noi"},"content":{"rendered":"<p>                                Dal primo confronto con i tecnici dei club alle tensioni con la Lega, passando per stage contestati, gestione del gruppo e scelte forti: cos\u00ec l&#8217;allenatore durante la sua prima esperienza in azzurro ha provato a rifondare dopo il flop mondiale. Fino a Euro 2016&#8230;<\/p>\n<p>            <a class=\"image is-50x50\" href=\"https:\/\/www.gazzetta.it\/collaboratori\/giorgio-burreddu\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><br \/>\n                <img decoding=\"async\" class=\"is-rounded\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/giorgio-burreddu_avatar.png\" alt=\"Giorgio Burreddu\"\/><br \/>\n            <\/a><\/p>\n<p>Collaboratore<\/p>\n<p>                    7 aprile &#8211; 19:13  &#8211; MILANO<\/p>\n<p class=\"paragraph\" spellcheck=\"true\">Dialoghi dal passato.\u00a0Antonio Conte: \u201cBisogna parlarsi di pi\u00f9. Nei miei tre anni di Juve, Prandelli, il ct, non mi ha mai chiamato una volta\u201d. Roberto Donadoni: \u201cA me le telefonate di Cesare sono arrivate, non mi sembra giusto parlare degli assenti&#8230;\u201d. Max Allegri: \u201cCesare potevi chiamarlo tu\u201d. Antonio Conte: \u201cE allora perch\u00e9 non ti ho mai sentito in quattro mesi?\u201d. Sinisa Mihajlovic: \u201cQuando allenavo la Serbia avevo un rapporto stretto con gli allenatori di club. Mi sembra il minimo\u201d.\u00a0Erano tutti chiusi in una stanza, e c\u2019\u00e8 ancora chi ricorda quel colloquio come \u201ccostruttivo\u201d. I soliti ottimisti. Antonio Conte l\u2019avevano fatto ct da una manciata di mesi. Era il 2014, un\u2019estate destinata a cambiare molte storie. Dopo il tonfo del Mondiale in Brasile mandarono via Cesare Prandelli, il ct gentile, che aveva riportato l\u2019etica, il gioco, la seriet\u00e0, e adesso si cercava un condottiero, una specie di Lancillotto della pelota, qualcuno in grado di grattare via la vergogna dalle maglie azzurre. Tra ipotesi surreali e nomi fantasiosi spunt\u00f2 lui: Antonio Conte. A gennaio la Serie A era gi\u00e0 un tumulto. Tant\u2019\u00e8 che il neo ct chiese (anzi pretese) un\u2019ora di colloqui con tutti i colleghi del campionato, da Donadoni ad Allegri, da Spalletti a Mihajlovic, per esporre le sue idee. Pazzo: perch\u00e9 riunire tutti quei purosangue in qualche metro quadro con le finestre? Conte cercava un dialogo, un\u2019intesa, un modo per dare all\u2019Italia un senso.<\/p>\n<p>        richieste\u2014 \u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph\" spellcheck=\"true\">Sono passati dieci anni, non \u00e8 cambiato molto. Ma lasciamo stare. Conte aveva chiesto poche cose, tutte semplici: stage a febbraio, una collaborazione tra la Federazione e le leghe, un giro per i club, e un senso di partecipazione all\u2019azzurro. In fondo si trattava dell\u2019Italia, cosa poteva esserci di pi\u00f9 importante? Ma la prima cosa che Conte aveva chiesto era questa: finire il campionato il 15 maggio: \u201cE\u2019 essenziale ed \u00e8 la prima cosa che ho chiesto al presidente Tavecchio. Perch\u00e9 \u00e8 lui il mio riferimento, non i club. Ho avuto rassicurazioni in merito. Ci vogliono 6-7 giorni di riposo e poi 15-20 giorni per arrivare all\u2019Europeo nella giusta maniera: potremmo dover fare 7 partite e bisogna correre pi\u00f9 degli altri. Ci riusciremo solo lavorando, non per mano divina\u201d. Gli stage li ottenne, ma non proprio nell\u2019entusiasmo generale. Tant\u2019\u00e8 che un giorno, su Tuttosport, dovette dire la sua: \u201cGli stage non sono cene private, non sono pigiama party, ma ci si vede per ripassare alcune situazioni\u201d. E per quanto riguardava la fine delle competizioni al 15 maggio, beh, la Lega Serie A fece giocare la finale di Coppa Italia il 21, una settimana dopo\u2026<\/p>\n<p>        dalla juve all&#8217;italia\u2014 \u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph\" spellcheck=\"true\">Antonio Conte aveva appena festeggiato tre scudetti consecutivi alla Juventus. E tutti erano concordi nel dire che la terza di quelle Juve era la pi\u00f9 forte. La prima era stata sorprendente per fame e intensit\u00e0, la seconda aveva fondato sulla compattezza difensiva la sua arma vincente, la terza aveva gli attaccanti &#8211; Tevez e Llorente su tutti &#8211; e i soliti noti Buffon, Pirlo, Chiellini, gli stessi di cui Prandelli si era servito anche quell\u2019estate al Mondiale sudamericano. La panchina dell\u2019Italia, per Conte, non era nemmeno un\u2019ipotesi. Ai suoi bianconeri diceva: \u201cSolo tra qualche anno ci renderemo conto di cosa siamo stati capaci di fare\u201d. A luglio, mentre gli azzurri sprofondavano nel buio di Natal, contro l&#8217;Uruguay, Conte riprendeva il suo posto a Vinovo. C\u2019\u00e8 una data: il 16 luglio. Dur\u00f2 un solo giorno tra lui e il club, una quarta stagione abortita sul nascere. Comunicati al ghiaccio: \u201cGrazie Antonio, sei stato un condottiero. Ma la Juve deve continuare, si riparte da zero\u201d. Molti dissero che Conte aveva pagato una frase mai digerita da Agnelli, quel \u201cnon si pu\u00f2 andare con 10 euro in un ristorante da 100\u201d. Antonio l\u2019aveva detta senza tanti fronzoli, intendeva che mancavano money per fare le coppe ad alto livello, per un mercato internazionale all\u2019altezza. Cos\u00ec la Federcalcio si precipit\u00f2 a telefonargli, a dirgli che lui s\u00ec che era l\u2019uomo giusto per la nazionale. L\u2019eliminazione del Mondiale aveva scatenato tutti. Beppe Severgnini sul Corriere della Sera intervist\u00f2 l\u2019ormai ex ct Prandelli: Conte \u00e8 adatto alla nazionale? Potr\u00e0 trasmettere quella carica incontrando i giocatori ogni mese o gi\u00f9 di l\u00ec? No, aveva risposto Prandelli, \u201cdiventa difficile. Il ct della nazionale ha pochissimo tempo. Puoi ovviare, in parte, se hai un blocco di giocatori di una squadra. Ma sono questioni che affronter\u00e0 Conte se verr\u00e0 scelto\u201d.<\/p>\n<p>        &#8220;un ct radicale&#8221;\u2014 \u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph\" spellcheck=\"true\">Venne scelto. Portava in dote frasi epiche: \u201cPerdere \u00e8 come morire\u201d. E quell\u2019urlo di tarzan, il furore del sangue e del sudore, insomma tutte quelle cose che piacciono ai machi. Persino Mario Sconcerti scrisse che la nazionale \u201cin questo momento ha pi\u00f9 bisogno di un commissario che di un allenatore. L\u2019ideale \u00e8 Conte per qualit\u00e0 e ansiet\u00e0 di risultati\u201d. Per tutti Conte era un predatore, un uomo senza paura. Uno con lo sguardo diverso dagli altri: \u201c\u00c8 fortemente juventino e per niente dedito a compromessi, sarebbe un ct radicale, cosa che potrebbe in qualche modo dividere il popolo\u201d. O ancora: \u201cLa nazionale \u00e8 come una fiction in prima serata, deve essere per tutti. Conte porterebbe per\u00f2 molta attenzione, trasformerebbe l\u2019Italia in una squadra di club. Si potrebbe non essere tutti fratelli, ma sarebbe anche per questo molto seguita\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>        il &#8220;contratto innovativo&#8221;\u2014 \u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph\" spellcheck=\"true\">Gli fecero un contratto da 4,5 milioni di euro. Un unicum nella storia del calcio italiano fin l\u00ec. Dietro c\u2019era stata la scaltrezza di Giulia Mancini, donna di marketing, che impacchett\u00f2 un contratto con tanto di sponsor, una cordata che permise di finalizzare questa unione. La Federcalcio parl\u00f2 di \u201ccontratto innovativo\u201d. Da anni l\u2019epos non entrava a via Allegri, a Coverciano, e anche i giornali a un certo punto avevano virato su una narrazione pi\u00f9 semplice, pi\u00f9 fiabesca. Con Conte tornava il ct stressante, \u201cche inventer\u00e0 nemici\u201d, quello che avrebbe \u201calzato il muro intorno alla sua trib\u00f9\u201d e avrebbe cercato \u201cdi trovare un appuntamento con la storia dietro ogni partita\u201d. Un po\u2019 di sano fanatismo, insomma. Riequilibrato, per\u00f2, dalla famiglia: in Nazionale Conte ce lo spinsero il pap\u00e0 Cosimo, la mamma Ada, i fratelli Daniele e Gianluca. Tutti lo volevano libero e felice, in panchina. Il giorno della presentazione Tavecchio gonfi\u00f2 il petto: \u201cHo preso il condottiero che ci serviva\u201d. E Conte: \u201cVincere \u00e8 la sola cosa che conta e non cambio filosofia. Le mie squadre hanno sempre cercato la vittoria in modo feroce e sar\u00e0 cos\u00ec anche in Nazionale. La sconfitta \u00e8 come una morte apparente\u201d. Ancora \u2018sta morte, aridaje.\u00a0<\/p>\n<p>        Da balotelli agli oriundi\u2014 \u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph\" spellcheck=\"true\">Per\u00f2 serv\u00ec, eccome. Si torn\u00f2 a parlare di Balotelli, il pi\u00f9 gettonato del gruppo. Quello che combinava casini e che Prandelli aveva saputo gestire solo in parte. Cesare lo aveva messo al centro del progetto, Conte lo retrocesse a soldato semplice. Ma non lo convoc\u00f2 subito. Lo chiam\u00f2 solo a 140 giorni dal naufragio in Brasile. \u201cUno qualsiasi di quelli che ho convocato\u201d, disse Conte. Si era tornati a parlare di oriundi, una parola cos\u00ec antica che in molti si chiesero: ma perch\u00e9? Convocava Eder della Sampdoria, Vasquez del Palermo, pensava a De Maio (francese) del Genoa e Vecino (uruguaiano) dell\u2019Empoli. E ovviamente a Dybala che per\u00f2 aveva declinato l\u2019invito per l\u2019Argentina, come aveva fatto Icardi.\u00a0<\/p>\n<p>        polemiche\u2014 \u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph\" spellcheck=\"true\">Roberto Mancini disse che in Nazionale \u201cdovrebbe andare solo chi \u00e8 nato in Italia\u201d. Conte gli rispose: \u201cOgni mia decisione scatena polemiche\u201d. E ci si era messo anche il ministro Delrio con un tweet, anche se all\u2019epoca non era mica come fa Trump su Truth, si twittava meno: \u201cCittadinanza sportiva agli stranieri tesserati a 10 anni\u201d. Si era tornati a parlare di comportamenti. Bonucci, dopo un Juve-Roma, post\u00f2 un \u201csciacquatevi la bocca\u201d. Ira nazionale. Il team manager, Lele Oriali, ci tenne a dire che in Nazionale adesso \u201cci sono regole che non devono essere violate. Non deve succedere mai pi\u00f9\u201d. Prandelli aveva introdotto il Codice Etico. Con Conte bastava lui: \u201cGiudicher\u00f2 io. Si riparte da zero. Io guardo tutto: cosa succede in campo, e fuori. Perch\u00e9 sono gli uomini, prima che i giocatori, a superare le difficolt\u00e0\u201d. E si era tornati a parlare di moduli: 3-5-2 o 4-3-3? Non catenacciaro, n\u00e9 funambolico. Non un uomo da palleggio a tutti i costi (\u201cDi certo non ci affideremo al tiki-taka\u201d), ma sostanza, voglia, grinta, ggggrrrr: a denti stretti. E se a qualcuno il 3-5-2 non andava bene, Conte rispondeva: \u201cLa risposta \u00e8 il Bayern: giocano tre dietro ma qualcuno pu\u00f2 sostenere che sia una squadra votata a difendersi?\u201d.<\/p>\n<p>        gioco e sacrificio\u2014 \u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph\" spellcheck=\"true\">Dopo nove giorni di lavoro e due partite, Conte aveva gi\u00e0 messo in tasca due successi. Un gioco pi\u00f9 profondo, pi\u00f9 veloce, in cui l\u2019applicazione e l\u2019intensit\u00e0 dovevano essere sempre al massimo. Eccolo, il Conte-pensiero. I giovani calciatori non sono pi\u00f9 disposti al sacrificio? \u201cC\u2019\u00e8 una differenza sostanziale, si chiama fame. Noi crescevamo in mezzo alla strada dove si giocava a pallone e si imparava a difendersi per non morire. Adesso si sta davanti al computer e i ragazzi ottengono quasi tutto e subito. Anche i genitori a volte fanno danni forse pensando di avere un figlio come Messi o Ronaldo. Mio padre, in tutta la vita, sar\u00e0 venuto si e no dieci volte a vedermi giocare. Serve il sacro fuoco. E se non ce l\u2019hai \u00e8 un guaio. Il talento? Da solo non basta\u201d. Con nomi che, a rileggerli oggi, qualche stupore lo lasciano. Positivo, s\u2019intende. Zaza, Poli, Darmian, Giaccherini (fu Conte a battezzarlo Giaccherinho), Immobile, De Sciglio, Pell\u00e9. \u201cQuesto gruppo mi ha conquistato\u201d. E lui, intanto, conquist\u00f2 l\u2019Europeo del 2016, il primo grande appuntamento della sua nazionale. Era la nazionale del \u201cNoi\u201d, mica dell\u2019io. Niente Freud, era una nazionale sociologica. \u201cChi pensa con l\u2019io pu\u00f2 restare a casa\u201d. Un sociologo, Marino Livolsi, lo chiamarono davvero, alla vigilia dell\u2019Europeo. Lo interpellarono sul perch\u00e9 l\u2019Italia non aveva tifo, perch\u00e9 era cos\u00ec moscio. \u201cDiciamola tutta, non \u00e8 che ultimamente la squadra andasse gran bene. Ora che si sono visti impegno e risultati l\u2019entusiasmo sta salendo. Ma la passione pu\u00f2 salire solo cos\u00ec, non per ordine di scuderia, n\u00e9 per una liturgia standardizzata\u201d. Fu un dibattito e il CorSera titol\u00f2: Patrioti quando si vince e davanti alla tv. Ecco perch\u00e9 il tifo azzurro \u00e8 poco azzurro.<\/p>\n<p>        entusiasmo europeo\u2014 \u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph\" spellcheck=\"true\">Ma con Conte torn\u00f2 anche quello dopo i pianti e gli isterismi del mondiale brasiliano. Tu chiamalo se vuoi entusiasmo. Che contagi\u00f2 persino sua maest\u00e0 del cazzeggio Balotelli. Dopo l\u2019urna che rivel\u00f2 il girone dell\u2019Italia a Euro 2016, in Francia, persino lui twitt\u00f2: \u201cNon vedo l\u2019ora\u201d. Conte non le mand\u00f2 a dire nemmeno quella volta: \u201cMa non vede l\u2019ora di vederla in tv o di giocarla? Sta a lui, ma anche a tutti gli altri farmi cambiare idea con grandi prestazioni in campo e con i comportamenti fuori\u201d. Belgio, Svezia, Irlanda: era questo il cammino azzurro.\u00a0<\/p>\n<p><a class=\"is-partner-link\" href=\"https:\/\/abbonamenti.gazzetta.it\/gall-promo-130anni-gazzetta\/?pwcmp=cta&amp;forceBrowser=true\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Festeggia i 130 anni de La Gazzetta dello Sport! Abbonati a G ALL a solo 1,30\u20ac\/mese. Valida per pochi giorni!<\/a><\/p>\n<p>        l&#8217;italia del &#8220;noi&#8221;\u2014 \u00a0<\/p>\n<p class=\"paragraph\" spellcheck=\"true\">All\u2019epoca il Belgio era primo nel ranking e la Svezia aveva Ibra il supereroe. L\u2019Italia del Noi contro l\u2019ego di Ibra, piacevano questi slogan qui. Ma nemmeno di quelli Conte ha mai avuto paura: \u201cL\u2019Italia del Noi \u00e8 contro tutti, non solo contro Zlatan. Pensare al Noi \u00e8 l\u2019unico modo che abbiamo per toglierci delle soddisfazioni\u201d. Fuori dal noi rimase per\u00f2 la politica. E la decisione di non chiudere le competizioni al 15 maggio port\u00f2 Conte a firmare per un club, il Chelsea, ancora prima dell\u2019inizio dell\u2019Europeo: \u201cCos\u00ec non ha senso. Ma se uno \u00e8 comandante, o lo \u00e8 sempre o non lo \u00e8 mai\u201d. Poi arriv\u00f2 l\u2019estate: l\u2019Italia vinse contro il Belgio e anche contro la Svezia. And\u00f2 a giocarsi gli ottavi contro la Spagna: 2-0, gol di Chiellini e Pell\u00e9. Ai quarti, contro la Germania, il ct tedesco Low disse che voleva bersi un espresso bello caldo. E Conte, figuriamoci, gli rispose: \u201cLow si ricordi che il caff\u00e8 \u00e8 una delle eccellenze italiane e noi gliene prepareremo uno molto buono\u201d. Fin\u00ec ai rigori. L\u2019Italia perse 6-5. Piangevano tutti: Buffon, Barzagli, Bonucci. Qualcuno chiam\u00f2 in causa le lacrime degli eroi omerici. L\u2019epica, l\u2019epica, l&#8217;epica. Piangeva anche Conte. Che promise: \u201cQuesta sera non \u00e8 un addio, ma un arrivederci\u201d.<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Dal primo confronto con i tecnici dei club alle tensioni con la Lega, passando per stage contestati, 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