{"id":439369,"date":"2026-04-12T02:41:14","date_gmt":"2026-04-12T02:41:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/439369\/"},"modified":"2026-04-12T02:41:14","modified_gmt":"2026-04-12T02:41:14","slug":"gabbana-verso-laddio-ce-troppo-debito-dg-diventa-dd","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/439369\/","title":{"rendered":"Gabbana verso l\u2019addio. C\u2019\u00e8 troppo debito D&#038;G diventa D&#038;D"},"content":{"rendered":"<p>Le ostriche hanno sempre goduto di solida fama, quale simbolo di prestigio sociale per chi partecipava ai conviti che le vedevano protagoniste in bella mostra, ma anche per i vari piaceri multisensoriali che sapevano poi trasmettere a chi le faceva proprie, magari in buona compagnia. Pur se la Francia, ora, \u00e8 il maggior produttore e consumatore, all\u2019Italia va la primogenitura della sua coltivazione. Ostrica eclettica, non solo per l\u2019estetica del suo guscio, che pu\u00f2 andare dal rosa sul delta del Po al verde delle coste liguri, ma anche per il gusto che dipende dall\u2019ambiente in cui cresce, gi\u00e0 descritto a suo tempo da <strong>Plinio il Vecchio<\/strong> con una sorta di mappa mediterranea delle varie specie, tanto che alcuni autori, registrandone i sapori variabili in base al territorio, dal dolce cremoso al salmastro minerale, ne hanno indicato un riferimento al terroir per il gusto delle varie specie di ostriche come si \u00e8 fatto, a suo tempo, per i vini.<\/p>\n<p>Il primo a intravederne le potenzialit\u00e0, anche economiche, del suo allevamento \u00e8 stato <strong>Caio Sergio Orata<\/strong>, nel I\u00b0 secolo a.C. Nelle lagune dei Campi Flegrei aveva fatto una piccola fortuna con l\u2019allevamento delle orate (da l\u00ec parte del suo nome trascritto negli archivi). Decise di fare un passo oltre e and\u00f2 sulle rive brindisine, cio\u00e8 in Puglia, a raccoglierne un po\u2019, considerata l\u2019alta qualit\u00e0 dovuta al mischiarsi delle sorgenti d\u2019acqua dolce con l\u2019acqua salmastra del mare, posto che le ostriche vivono sui fondali marini vicino alle foci dei fiumi. Quello che, poi, venne chiamato lago Lucrino (da lucro, ossia guadagno per il visionario Caio Sergio) era una laguna separata da una sottilissima lingua di dune dal mare, quindi soggetta al ritmo delle maree conseguenti, con un ideale mix di acque salmastre ricche di plancton nutriente che arricchiva le acque lacustri.<\/p>\n<p> Ben presto la fama delle ostriche di Lucrino divenne forte richiamo per la buona societ\u00e0 del tempo che vi si recava apposta senza badare a spese, posto che spesso venivano all\u2019ombra del Vesuvio per rendere omaggio all\u2019imperatore nelle sue pause di vacanza. In scavi archeologi a Baia, il borgo locale, vennero trovate delle fiaschette di vetro chiamate \u00abostraria\u00bb in cui vi erano incise delle vedute della stessa Baia e della vicina Pozzuoli dove erano tratteggiati dei filari di ostriche appese ai pali che uscivano dall\u2019acqua. Erano uno dei souvenir per il ricco turismo che passava per i Campi Flegrei a fare incetta di ostriche golose. Una testimonianza giunta a noi per confermare il tipo di allevamento di questi molluschi che, ancora adesso, con le dovute modifiche, ottimizza il rapporto tra le ostriche e il loro ambiente.<\/p>\n<p>Tecnica a pergolato che si trova ben descritta da <strong>Ausonio<\/strong>, \u00abcon le ostriche appese ai pali che oscillano tra le onde\u00bb. Ostriche di solida fama come ben narrato da <strong>Archestrato da Gela<\/strong>, considerato il primo gastronauta della storia, nel suo I piaceri del buongustaio, e poi <strong>Teodosio<\/strong> che, nei Saturnalia, racconta dei sontuosi banchetti dove le ostriche vengono non solo consumate a crudo, ma pure messe a farcire golosi pasticci. Un\u2019ostricoltura descritta da vari autori, da <strong>Varrone<\/strong> a <strong>Cicerone<\/strong> o <strong>Columella<\/strong>, tanto che vi erano patrizi che, con apposite \u00abnavi vivaio\u00bb, andavano nei bacini dell\u2019Egeo per trasportarle poi lungo la costiera napoletana, divenuta una sorta di California ostricara del tempo. <strong>Marco Gavio Apicio<\/strong>, considerato la penna gastronomica della Roma imperiale, consigliava di riporle in vasi pieni di aceto per poterle conservare al meglio per i banchetti. Coltura e allevamento dell\u2019ostrica che, con l\u2019occupazione delle Gallie, i Romani esportarono presso i cugini d\u2019Oltralpe i quali ne fecero tesoro tanto da divenirne, ora, leader indiscussi per produzione e consumo. Con una lunga pausa legata alla caduta dell\u2019Impero romano e ai tempi medioevali, anche se non tutto and\u00f2 perduto perch\u00e9 recenti scavi nei Campi Flegrei hanno dimostrato che le ostricaie erano rimaste attive anche in quei tempi \u00aboscuri\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019interesse verso questi nobili e golosi frutti del mare si riaccese nel Cinquecento, ma non esattamente per le loro volutt\u00e0 culinarie, ma per quanto andavano a stimolare\u2026 oltre lo spirito dei suoi golosi consumatori. Chiavi di lettura diverse, ma la conclusione sempre conseguente. Esordisce <strong>Michele Savonarola<\/strong>, medico e umanista del Quattrocento, che ammoniva al loro consumo, in quanto \u00abincitavano alla lussuria\u00bb. Pi\u00f9 comprensivo <strong>Bartolomeo Sacchi<\/strong>, detto \u00abil platina\u00bb: \u00abLe ostriche sono fortemente afrodisiache e, come tali, molto apprezzate dai ricchi e lussuriosi\u00bb. Di approccio pi\u00f9 meramente scientifico, dal tocco ironico, il medico <strong>Baldassarre Pisanelli<\/strong>: \u00abIl loro succo salato muove il corpo e risveglia lo spirito\u00bb, lasciando poi al consumatore finale l\u2019analisi conseguente in quanto, descrivendone \u00abla sua forma voluttuosa\u00bb, rimanda ad altri trattati di anatomia su Venere e dintorni.<\/p>\n<p>In questa diatriba etico-filosofica-fisiologica, troviamo una quadra culinaria con Maestro <strong>Martino<\/strong> che sottolinea come ne vadano valorizzate freschezza e delicatezza, godendosele crude, condite con un tocco di limone e spezie.<\/p>\n<p>Sulla fama erotizzante delle ostriche, varie le ipotesi. Scientifiche. Ricche di zinco, il minerale che, meglio di ogni altro, irrobustisce le virt\u00f9 carnali: bastano sei ostriche per fare il pieno di zinco e capriole conseguenti. Nell\u2019antichit\u00e0, quando la scienza contava meno e la spontaneit\u00e0 faceva la differenza, venivano cotte sulla brace, condite con pepe e spezie assortite e se ne succhiava il frutto direttamente dal guscio. Meglio ancora se con degna partner a fare coppia golosa e complice. Il tempo scorre veloce. La Francia diventa leader riconosciuta, ma la costiera napoletana rimane solido punto di riferimento, tanto \u00e8 vero che, quando a met\u00e0 dell\u2019Ottocento vi fu una crisi nei vari bacini di produzione, venne mandato dal governo transalpino un esperto a Napoli dove la coltivazione ostricante aveva sempre resistito alle mareggiate del tempo e, grazie alla volont\u00e0 dei <strong>Borbone<\/strong>, si era dato ulteriore impulso alla sua produzione. Era il tempo in cui lo street food nella citt\u00e0 di Pulcinella vedeva lungo le vie della riviera di Chiaia i banchetti con l\u2019insegna di \u00abOstricaro fisico\u00bb, ovvero gli ambulanti dedicati che, con coinvolgente arte partenopea, invogliavano i passanti ad assaggiare i loro prodotti: ostriche, cos\u00ec come datteri, vongole o lupini.<\/p>\n<p>\u00abOstricaro fisico\u00bb termine nato goliardicamente per opera di <strong>Ferdinando II di Borbone<\/strong> che, un giorno, avendo particolarmente apprezzato quanto gli era stato offerto dall\u2019ambulante di turno, lo aveva cos\u00ec omaggiato \u00abvoi siete un ostricaro fisico\u00bb, parafrasando il titolo di dottore fisico di cui, al tempo, si fregiavano alcuni laureati in medicina per dare peso e importanza alla loro arte. Ostriche omaggiate nella letteratura, ad esempio con <strong>Mario Stefanile<\/strong> nel suo Partenope in cucina, del 1954, \u00abquando un baldo marinaio ve le porge tra succosi spicchi di limone, abbandonatevi con ghiotta fiducia allo squisito sapore di mare, di vento, di raffinato zolfo, di lievemente amara salsedine\u2026\u00bb. Ma il tocco finale ce lo regala <strong>Hernest Hemingway<\/strong>, mentre passeggia pensieroso lungo via Toledo. Aveva da poco scritto Il vecchio e il mare, ispirato dalle atmosfere dell\u2019amato Cilento. \u00abMangiando le ostriche, con quel forte sapore di mare, accompagnandole con un gustoso vino frizzante, quella sensazione di vuoto spar\u00ec e cominciai ad essere felice\u00bb, immaginandolo con la Venere conseguente a fargli toccare il cielo. Qualche mese dopo venne premiato con il Nobel per la letteratura.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Le ostriche hanno sempre goduto di solida fama, quale simbolo di prestigio sociale per chi partecipava ai conviti&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":439370,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[172],"tags":[178,177,86914,1537,90,89,3112],"class_list":["post-439369","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-affari","tag-affari","tag-business","tag-dolce-e-gabbana","tag-it","tag-italia","tag-italy","tag-moda"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116389431567744013","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/439369","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=439369"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/439369\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/439370"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=439369"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=439369"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=439369"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}