{"id":439632,"date":"2026-04-12T07:56:35","date_gmt":"2026-04-12T07:56:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/439632\/"},"modified":"2026-04-12T07:56:35","modified_gmt":"2026-04-12T07:56:35","slug":"il-lavoro-nel-novecento-raccontato-in-400-foto-nel-volume-di-marone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/439632\/","title":{"rendered":"Il lavoro nel Novecento raccontato in 400 foto nel volume di Marone"},"content":{"rendered":"<p>Ci sono mani che afferrano e volti stanchi, spesso scavati dalla fatica. Mestieri antichi, talvolta fatalmente scomparsi, e lavori che si sono evoluti, diventando qualcos\u2019altro. Il protagonista \u00e8 soprattutto il lavoro, nella sua dimensione pi\u00f9 umana, pi\u00f9 fragile, pi\u00f9 ostinata. E tra le piccole storie riassunte in ciascuno dei 400 scatti c\u2019\u00e8 traccia allora di una storia pi\u00f9 grande, collettiva, che attraversa mestieri, luoghi, generazioni: cos\u00ec il nuovo libro fotografico \u201cIl lavoro nella fotografia contemporanea\u201d di Riccardo Marone e Giovanni Canestrelli, edito da Paparo, attraversa i decenni e restituisce l\u2019identit\u00e0 del popolo italiano, con una particolare attenzione a Napoli e ai suoi vicoli, alle sue voci e alla sua anima, raramente indulgendo al folklore. <\/p>\n<p>    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/150404106-b89c250e-174f-4079-9466-7cd6a971edd1.jpg\" class=\"lazyload\"\/><\/p>\n<p>Ed \u00e8 dunque bastato attingere alla collezione di Rita e Riccardo Marone &#8211; nata, come tutte le collezioni, da quella che loro stessi definiscono \u00abuna bulimia che non sempre ha percorsi razionali, ma anzi prevalentemente emozionali\u00bb &#8211; per ricavarne un percorso quasi enciclopedico attraverso gli scatti di 180 tra i pi\u00f9 grandi fotografi del secolo scorso. Da Cartier Bresson a Capa, da Doisneau a Boubat, da Willy Ronis a Martin Parr e, per quanto riguarda gli italiani, da Tina Modotti a Mimmo Jodice, da Luciano D\u2019Alessandro a Gianni Berengo Gardin, da Oliviero Toscani a Mario De Biasi, da Giulio Parisio a Luciano Ferrara. <\/p>\n<p>\u00abCi siamo accorti che avevamo costruito una importante testimonianza sul tema del lavoro \u2013 spiega Marone &#8211; incentrata nella seconda met\u00e0 del secolo scorso, anni in cui si sperava di poter costruire una giustizia sociale. Progetto irrimediabilmente distrutto, dapprima dagli anni del terrorismo e, poi, dal disimpegno o, peggio ancora, da un concetto di mercato e di competizione che ha divaricato la scala sociale, con accumuli di ricchezze nelle mani di pochi, che hanno contribuito alla demolizione di qualsiasi politica sociale nel nostro Paese e nel mondo intero\u00bb. Il racconto per immagini attraversa dunque il lavoro in tutte le sue forme, senza gerarchie apparenti: pescatori, artigiani, operai, insegnanti, contadini. E poi le donne nelle fabbriche e i bambini \u2013 tantissimi &#8211; costretti al lavoro precoce. <\/p>\n<p>    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/150411361-fc270c40-74fd-48c9-a2c1-449cf28e2a55.jpg\" class=\"lazyload\"\/><\/p>\n<p>Prende forma una geografia ampia e stratificata, volta alla ricerca di \u00abci\u00f2 che nel lavoro rimane solitamente invisibile: la concentrazione ostinata, l\u2019orgoglio sommesso, la fatica che non richiede riconoscimento\u00bb. Perch\u00e9, scrivono gli autori, \u201cil lavoro \u00e8 la forma che la vita assume quando tenta di costruire\u201d.<\/p>\n<p>Luned\u00ec 13, alle 17.45, la presentazione del libro, realizzato anche grazie al contributo della Fondazione Tridama, nella sede dell\u2019Acen (Riviera di Chiaia, 202), che da diversi anni ha aperto le porte ai fermenti culturali e artistici della citt\u00e0. Previsti interventi del presidente di Acen Napoli Antonio Savarese, del sindaco Gaetano Manfredi, della storica dell\u2019arte Angela Madesani e della giornalista Titti Marrone. Presenti gli autori. <\/p>\n<p>Nel libro s\u2019intrecciano tempi e linguaggi diversi: accanto ai grandi nomi della fotografia internazionale convivono autori meno noti, talvolta dilettanti dallo sguardo autentico. Ma colpisce soprattutto una cosa: dalla geografia stabile di luoghi definiti, competenze sedimentate e identit\u00e0 professionali che si costruivano lentamente, quasi per stratificazione, siamo fatalmente passati &#8211; nell\u2019era dell\u2019intelligenza artificiale \u2013 a una mappa che si ridefinisce con tratti fluidi, quasi liquidi. E non \u00e8 solo una questione di automazione, \u00e8 il lavoro a diventare meno visibile, marcato, riconoscibile. \u00abVerissimo \u2013 annuisce Marone \u2013 Ma c\u2019\u00e8 un discrimine costante, questo \u00e8 la passione. E la passione ha mosso anche questo libro, diventato una storia del lavoro, con due finestre decisamente attuali: i moti di protesta, raccontati per esempio attraverso lo sguardo di Luciano Ferrara, e l\u2019emigrazione\u00bb.<\/p>\n<p>Istantanee straordinarie, alcune molto iconiche: \u00abC\u2019\u00e8 una foto bellissima di Robert Capa che documenta il ritorno in Israele degli ebrei, scatto di grande interesse storico, e la celebre \u201cMigrant Mother\u201d, scattata da Dorothea Lange nel 1936 in California, che inquadra Florence Thompson con alcuni dei suoi sette figli\u00bb. Poi, naturalmente, compare tanta Napoli: Giuseppe Marotta che osserva curioso un bambino del Pallonetto, una famiglia ritratta da Mimmo Jodice, cui \u00e8 dedicato il volume (\u201cUn grande artista, un grande amico\u201d). \u00abQuanto e come \u00e8 cambiata Napoli? Avendola amministrata, conosco bene le sue complessit\u00e0 &#8211; dice Marone, che ne \u00e8 stato sindaco &#8211; Ma il recente boom turistico porta soprattutto benefici, al netto degli insopportabili intellettualismi. E alla citt\u00e0 vorrei dedicare uno dei miei prossimi libri, chiss\u00e0\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Ci sono mani che afferrano e volti stanchi, spesso scavati dalla fatica. 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