{"id":439693,"date":"2026-04-12T08:50:15","date_gmt":"2026-04-12T08:50:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/439693\/"},"modified":"2026-04-12T08:50:15","modified_gmt":"2026-04-12T08:50:15","slug":"dialogo-tra-olivia-arthur-e-mario-calabresi-per-il-finissage-della-mostra-in-fondazione-ferrero-targatocn-it","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/439693\/","title":{"rendered":"Dialogo tra Olivia Arthur e Mario Calabresi per il finissage della mostra in Fondazione Ferrero\u00a0&#8211;\u00a0Targatocn.it"},"content":{"rendered":"<p>Prosegue alla Fondazione Ferrero la mostra <strong>OLIVIA ARTHUR. HUMAN GEOGRAPHY <\/strong>curata da <strong>Denis Curti<\/strong> e dedicata agli scatti di Olivia Arthur, fotografa documentarista e visual artist londinese.<\/p>\n<p>Prima della chiusura della mostra, programmata per il 30 aprile, la Fondazione propone <strong>gioved\u00ec 23 aprile alle 18.30<\/strong> un dialogo tra <strong>Olivia Arthur<\/strong> e il giornalista e scrittore <strong>Mario Calabres<\/strong>i dedicato a I nuovi linguaggi del reportage contemporaneo. Durante il finissage, che sar\u00e0 ad ingresso libero, grazie alla moderazione di Denis Curti, sar\u00e0 possibile riflettere sulla evoluzione del reportage fotografico come linguaggio, voce, espressione. In questa direzione, gli scatti di Olivia Arthur disegnano una \u201cgeografia umana\u201d che, come scrive il curatore Denis Curti, \u00abassomiglia a un ponte emozionale capace di azzerare i limiti geografici.\u00a0<\/p>\n<p>La sua \u00e8 una cronaca di amore e resistenza, tanto straziante quanto sincera, abile nel sintetizzare il desiderio condiviso di esistere in assenza di vincoli sociali. L\u2019autrice inquadra gesti, sguardi, azioni e interazioni in grado di oltrepassare il concetto di confessione: fotografare per lei significa scendere nel profondo dell\u2019intimit\u00e0 per fare in modo che le persone possano raccontarsi senza timore di essere giudicate. Ed \u00e8 dalla somma di queste testimonianze che ha origine una visione diretta a solennizzare l\u2019unicit\u00e0 dell\u2019esistenza, mostrando un\u2019arte talmente viva da sovrapporsi alla realt\u00e0. L&#8217;arte, e in questo caso anche la fotografia, devono continuare ad esercitare una funzione inquieta. Chi guarda non \u00e8 soltanto testimone, ma si assume la responsabilit\u00e0 di raccontare il mondo e quindi prende posizione. Con Olivia Arthur, la fotografia si trasforma in linguaggio consapevole e universale. Smussate le ambiguit\u00e0 tipiche del linguaggio per immagini, Human Geography diventa occasione di dialogo e confronto con l&#8217;obiettivo di creare relazioni di prossimit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>La mostra Human Geography raccoglie ritratti, ambienti, paesaggi in bianco e nero realizzati in contesti geografici e culturali differenti, spesso segnati da fragilit\u00e0 sociali o da condizioni di marginalit\u00e0.<\/p>\n<p>Olivia Arthur ha lavorato in Arabia Saudita \u2014 in particolare a Jeddah \u2014, nei territori palestinesi, in Giordania, in Egitto, in Ucraina, in Georgia, in Kosovo, nel Caucaso, oltre che nel Regno Unito e in altre aree europee. In diversi casi si \u00e8 concentrata su comunit\u00e0 minoritarie, su gruppi femminili, su realt\u00e0 periferiche o poco rappresentate.<\/p>\n<p>Le fotografie selezionate dall\u2019artista e dal curatore per l\u2019esposizione Human Geography provengono da progetti concepiti come corpus coerenti come Trent\u2019anni di Fondazione Ferrero o la serie realizzata tra Milano, Roma, Barcellona e Osaka durante il confinamento del 2020. Coprono prevalentemente il decennio dal 2013 al 2023 e alcuni punti del planisfero dall\u2019India, al Giappone, dagli Stati Uniti all\u2019America Meridionale con un focus sul Regno Unito, tra Londra e Glasgow.<\/p>\n<p>Operare in questi contesti implica tempi lunghi di permanenza e la costruzione progressiva di un rapporto di fiducia, quando si proviene da un sistema culturale altro. L\u2019immagine finale \u00e8 quindi l\u2019esito visibile di un processo invisibile fatto di incontri, conversazioni, attese.<\/p>\n<p>Il concetto di \u201chuman geography\u201d pu\u00f2 dunque essere letto in questa prospettiva: ogni ritratto definisce una distanza relazionale prima ancora che geografica; ogni volto rappresenta un punto su una mappa che non \u00e8 soltanto territoriale, ma umana.<\/p>\n<p>I corpi fotografati non sono simboli astratti ma presenze situate, attraversate dal tempo, dalla storia personale e dal contesto in cui vivono. La fotografia diventa uno strumento per rendere tangibile questa collocazione, senza ridurla a stereotipo n\u00e9 trasformarla in pura \u2018costruzione estetica\u2019.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Olivia Arthur nel 2013 era stata protagonista, con i suoi scatti, di un progetto editoriale edito da Skira e curato da Caterina Ginzburg per celebrare i trent\u2019anni dell\u2019Opera sociale voluta nel 1983 da Michele Ferrero, poi divenuta Fondazione sotto la presidenza dalla signora Maria Franca Ferrero. In quella occasione Olivia Arthur costru\u00ec, attraverso le immagini, un racconto intenso, percorrendo tutte quelle attivit\u00e0 che la Fondazione propone agli \u201cAnziani Ferrero\u201d, dipendenti e pensionati che abbiamo trascorso almeno 25 anni all\u2019interno del Gruppo. Le persone sono ritratte in primi piani intensi, durante momenti di vita quotidiana, nei tanti gruppi, durante l\u2019attivit\u00e0 motoria in palestra e in esterno, negli spazi di convivialit\u00e0, nell\u2019allestimento delle strutture espositive, sul palcoscenico, negli orti, in cucina, durante i programmi di assistenza e volontariato, dal servizio medico e socioassistenziale alle interazioni con l\u2019asilo nido aziendale, restituendo un ritratto fedele e intenso della filosofia e delle pratiche\u00a0 che la Fondazione suggerisce per affrontare l\u2019invecchiamento in maniera positiva, alla ricerca di risorse, potenzialit\u00e0, relazioni.<\/p>\n<p>All\u2019interno di Human Geography, in una sala video dedicata, lo spettatore potr\u00e0 rivedere una scelta dei ritratti del 2013, scoprendone l\u2019intensit\u00e0 e l\u2019attualit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00abA distanza di tredici anni, &#8211; dice ancora Denis Curti &#8211; i ritratti assumono un valore che supera quello estetico e documentaristico: diventano motori della memoria. Dalle fotografie emerge una lettura profonda dei singoli e della dimensione collettiva, dei valori personali e dei principi condivisi. Rivedersi attraverso lo sguardo del fotografo, riconoscersi in quell\u2019istante di condivisione che \u00e8 il ritratto, genera un\u2019interazione rara e preziosa, capace di suscitare nello spettatore nostalgia, tenerezza e un senso profondo di appartenenza\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Prosegue alla Fondazione Ferrero la mostra OLIVIA ARTHUR. 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