{"id":441022,"date":"2026-04-13T06:33:16","date_gmt":"2026-04-13T06:33:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/441022\/"},"modified":"2026-04-13T06:33:16","modified_gmt":"2026-04-13T06:33:16","slug":"il-ruolo-delle-opere-darte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/441022\/","title":{"rendered":"il ruolo delle opere d\u2019arte"},"content":{"rendered":"<p>La <strong>guerra <\/strong>\u00e8 tra i temi protagonisti delle notizie quotidiane. La pi\u00f9 recente \u00e8 una <a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/tag\/guerra\/\" target=\"_blank\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.artribune.com\/tag\/guerra\/\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">guerra<\/a> ormai neanche troppo lontana, di cui percepiamo gli effetti attraverso l\u2019economia, le restrizioni di movimento e attraverso un immaginario in parte nuovo e in parte fin troppo vecchio. L\u2019effetto che provocano ai pi\u00f9 queste notizie \u00e8 di straniamento, disagio, apprensione, eppure le nostre piazze sono piene di messaggi legati alla guerra, la nostra quotidianit\u00e0 \u00e8 gi\u00e0 densa di monumenti che articolano i valori e le forme della guerra, a tal punto che quasi non ci facciamo pi\u00f9 caso.<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/1-arte-pubblica-e-guerra-1024x683.jpg\" alt=\"Foto di Walter Martin su Unsplash guerra\" class=\"wp-image-1224542\"  \/>Foto di Walter Martin su Unsplash<\/p>\n<p>Arte\u00a0pubblica\u00a0e\u00a0guerra: il\u00a0contesto\u00a0statunitense\u00a0<\/p>\n<p>Nel 2021 lo studio americano\u00a0<strong>Monument Lab<\/strong>\u00a0di\u00a0Philadelphia ha\u00a0pubblicato\u00a0il\u00a0<a href=\"https:\/\/monumentlab.com\/audit\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">National Monument Audit<\/a>:\u00a0un\u2019analisi che ha classificato circa 50.000 opere monumentali \u201cconvenzionali\u201d restituendo la composizione dei monumenti degli U.S.A., i temi prevalenti e l\u2019immagine che questi compongono della storia statunitense. La ricerca conferma dati sulla disparit\u00e0 di genere e sociale dei personaggi ritratti (solo il 6% dei principali monumenti americani ritrae una donna, solo il 10% ritrae neri e\/o nativi, oltre il 70% ritrae possidenti terrieri), e fornisce utili indicazioni sul rapporto tra <strong>monumenti e guerra<\/strong>. Tra i monumenti principali uno su quattro ritrae un generale; tra i cinquantamila censiti, quasi il 60% sviluppa un tema bellico, contro il 10% dei temi religiosi. Attraverso i monumenti si parla di guerra: 13 volte pi\u00f9 della pace, 17 pi\u00f9 dell\u2019amore, 59 volte pi\u00f9 del tema della cura e della gentilezza.<\/p>\n<p>    L&#8217;articolo continua pi\u00f9 sotto<\/p>\n<p>Il\u00a0progetto\u00a0del\u00a0Ministero\u00a0della Cultura\u00a0su\u00a0arte\u00a0e\u00a0spazio\u00a0pubblico\u00a0in Italia\u00a0<\/p>\n<p>Un\u2019indagine\u00a0analoga\u00a0sui\u00a0monumenti\u00a0in Italia non\u00a0esiste\u00a0ancora. Il\u00a0<a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/tag\/ministero-cultura\/\" target=\"_blank\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.artribune.com\/tag\/ministero-cultura\/\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Ministero\u00a0della Cultura<\/a>\u00a0sta\u00a0lavorando\u00a0sul\u00a0tema: con il\u00a0progetto\u00a0Arte e\u00a0Spazio\u00a0Pubblico\u00a0(2025-2026)\u00a0si\u00a0sta\u00a0sviluppando\u00a0uno\u00a0strumento\u00a0di\u00a0ricognizione\u00a0utile alla\u00a0catalogazione\u00a0delle opere. \u00c8\u00a0stato\u00a0invece\u00a0concluso\u00a0da\u00a0diversi\u00a0anni il\u00a0<a href=\"https:\/\/catalogo.beniculturali.it\/itinerario\/censimento-monumenti-ai-caduti-della-prima-guerra-mondiale\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Censimento dei monumenti ai caduti della prima guerra mondiale<\/a>.\u00a0Partito in occasione del centenario del conflitto, cataloga monumenti e lapidi di committenza civica realizzati fra il 1917 e il 1940. Solo su questo tema si contano 12.000 opere distribuite nel territorio italiano (si noti che i comuni italiani sono 7.894). La quantit\u00e0 di questi monumenti ci trasmette la capillarit\u00e0 dell\u2019elaborazione della guerra, dei suoi martiri e della libert\u00e0 come risultato di inevitabili conflitti. Lo stesso dicasi per il Risorgimento e i suoi tanti monumenti, almeno uno per capoluogo di provincia, con le immagini pi\u00f9 o meno solenni di Garibaldi in alta uniforme o di statue equestri di Vittorio Emanuele II.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/2-arte-pubblica-e-guerra-1024x768.jpg\" alt=\"guerra\" class=\"wp-image-1224545\"  \/>Foto di Salvador Galliano su Unsplash<\/p>\n<p>I\u00a0monumenti\u00a0nello\u00a0spazio\u00a0pubblico\u00a0dei\u00a0paesi\u00a0neutrali\u00a0<\/p>\n<p>Un sistema monumentale analogo \u00e8 presumibile in tutti gli altri paesi che storicamente hanno dominato il mondo anche attraverso la guerra. Tuttavia, se riportiamo questa domanda su paesi dove la cultura della guerra sembra diversa, emergono interessanti differenze. La Svezia, paese neutrale da ormai 200 anni, \u00e8 uno di questi: a differenza di altri stati dove la percentuale di monumenti a tema bellico \u00e8 stimabile tra il 45 e il 60%, qui non si supera il 10%. Dal 1937 lo stato scandinavo ha istituito\u00a0<a href=\"https:\/\/publicartagencysweden.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Statens konstr\u00e5d<\/a>,\u00a0l\u2019agenzia per l\u2019arte pubblica svedese, che si occupa di produrre e censire opere nello spazio pubblico, nelle universit\u00e0 e nelle basi militari. Sorprendentemente, le 224 opere installate in quest\u2019ultime non hanno un ruolo celebrativo della guerra, ma fungono da <strong>strumento della democrazia culturale <\/strong>del welfare state: garantire ai soldati lo stesso accesso all\u2019arte dei civili, formandoli come cittadini capaci di pensiero autonomo. Tra le oltre 200 opere: nessuna glorifica un re, un ufficiale o un comandante svedese, nessun paesaggio come teatro di guerra; le rappresentazioni di militari sono rarissime, cos\u00ec come figure di distruzione o iconografie aggressive.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 la\u00a0relazione\u00a0tra\u00a0arte,\u00a0guerra\u00a0e\u00a0spazio\u00a0pubblico?\u00a0<\/p>\n<p>I tre esempi descritti portano a pensare che esista una proporzionalit\u00e0 diretta tra il numero di monumenti a tema bellico e l\u2019impegno odierno dei paesi nelle guerre. Un fenomeno profondo e politico, che facilita l\u2019ammissibilit\u00e0 di decisioni belliche da parte di un popolo: come se la stratificazione culturale dei simboli della guerra nello spazio pubblico sia uno degli elementi che permette alle politiche degli stati di avanzare con maggiore o minore naturalezza l\u2019idea di guerra come strumento di convivenza tra stati. Il rapporto tra monumento e guerra \u00e8 inoltre un tema ancora poco elaborato, rispetto a questioni sollevate con pi\u00f9 forza sulla parit\u00e0 di genere (come argomentato dalle ricerche del gruppo\u00a0<a href=\"https:\/\/www.miriconosci.it\/censimento-dei-monumenti-femminili-risultati\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Mi riconosci<\/a>?)\u00a0o\u00a0sul\u00a0colonialismo\/razzismo\u00a0(legato al\u00a0movimento\u00a0globale\u00a0Black\u00a0lives\u00a0matter\u00a0e ben\u00a0descritto\u00a0da\u00a0<strong>Lisa Parola<\/strong>\u00a0nel\u00a0suo\u00a0\u201cGi\u00f9\u00a0i\u00a0monumenti,\u00a02022, Torino, Einaudi\u201d).\u00a0\u00a0<\/p>\n<p>Volendo forzare il concetto di Priming, coniato dalla psicologia, potremmo dire che se \u00e8 vero che l\u2019esposizione a uno stimolo iniziale influenza la percezione e la risposta a stimoli successivi, allora la capillarit\u00e0 dei monumenti di guerra e la <strong>retorica dell\u2019eroismo <\/strong>a questi associata, costruisce in tutti noi un riconoscimento subconscio della guerra come parte della nostra cultura; pertanto rivederne le forme nella contemporaneit\u00e0 non ci riporta alla sua tragedia, ma a un ineludibile passaggio storico, quando non a un gesto di eroismo nazionale.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/4-arte-pubblica-e-guerra-1024x683.jpg\" alt=\"guerra\" class=\"wp-image-1224543\"  \/>Vietnam Veterans Memorial, Henry Bacon Drive Northwest, Washington, DC, USA. Foto di Ryan Stone su Unsplash<\/p>\n<p>Verso\u00a0nuove\u00a0forme\u00a0d\u2019arte\u00a0pubblica\u00a0<\/p>\n<p>Cosa accadrebbe se gradualmente le nostre citt\u00e0 si riempissero di simboli di un altro tipo di immagine nazionale, se la proporzione tra temi legati alla guerra e quelli allo sviluppo pacifico delle societ\u00e0 si invertisse nell\u2019arco di qualche decennio? Da diversi anni l\u2019evoluzione del linguaggio dell\u2019arte nello spazio pubblico ha coinvolto anche i monumenti legati alla guerra, elaborando forme di maggiore forza riflessiva, spostate sulla drammaticit\u00e0 dell\u2019evento bellico pi\u00f9 che sulla sua idealizzazione. Un modello indicativo \u00e8 il Vietnam Memorial di <strong>Maya Lin<\/strong> del 1982, posto nel National Mall di Washington D.C.: un doppio muro di 150 metri di granito nero lucidato a specchio dove sono incisi i 58.000 nomi dei caduti nella guerra del Vietnam. Nel muro si specchia ognuno dei visitatori assieme ai monumenti di Washington, lasciando alla sensibilit\u00e0 di ciascuno la lettura del messaggio pi\u00f9 profondo e \u201cla consapevolezza della perdita\u201d che quei nomi trasmettono.<\/p>\n<p>Nelle citt\u00e0 di un futuro ipotetico dove la quantit\u00e0 di riferimenti monumentali a operatori di pace e di scienza equivale a quella di eroi di guerra, accetteremo con lo stesso silenzio il conflitto armato come unica soluzione di convivenza dei popoli e costruzione della libert\u00e0 di una nazione?<\/p>\n<p>Fabio\u00a0Ciaravella\u00a0<\/p>\n<p>            <strong>Libri consigliati:<\/strong><br \/> <br \/>\n            (Grazie all&#8217;affiliazione Amazon riconosce una piccola percentuale ad Artribune sui vostri acquisti)        <\/p>\n<p class=\"intext-cta\">Artribune \u00e8 anche su Whatsapp.  \u00c8 sufficiente <a href=\"https:\/\/whatsapp.com\/channel\/0029Va9iaYUEFeXeqRR2yT1y\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">cliccare qui<\/a> per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La guerra \u00e8 tra i temi protagonisti delle notizie quotidiane. 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