{"id":441182,"date":"2026-04-13T08:48:18","date_gmt":"2026-04-13T08:48:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/441182\/"},"modified":"2026-04-13T08:48:18","modified_gmt":"2026-04-13T08:48:18","slug":"nuove-forme-di-resistenza-larte-si-schiera-contro-trump","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/441182\/","title":{"rendered":"Nuove forme di resistenza: l\u2019arte si schiera contro Trump"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 una scena che sembra scritta da un romanzo corale: da una parte i raid, le divise, l\u2019acronimo che si fa spauracchio; dall\u2019altra una realt\u00e0 che risponde con ci\u00f2 che ha \u2014 voce, luce, carta, colla, vernice. E cos\u00ec l\u2019Ice, da sigla amministrativa che sta per Immigration and Customs Enforcement, finisce per diventare un personaggio: il cattivo ricorrente di un presente dove l\u2019arte contemporanea, tra Stati Uniti ed Europa, non si limita a commentare ma entra in campo, spesso senza neppure passare dal via dei musei. Non pi\u00f9 una metafora, bens\u00ec una presenza che ha anticipato gli oltre 8 milioni di americani scesi in pi\u00f9 di 300 piazze nell\u2019ultimo weekend di marzo.<\/p>\n<p>A Los Angeles, laboratorio permanente di collisioni culturali, la risposta degli artisti \u00e8 stata quasi organica, istintiva. Patrick Martinez, artista messicano-americano noto per i suoi neon serigrafati e i colori saturi usati come ammonimenti, trasforma slogan come Ice Out in insegne che lampeggiano come allerte civiche nei quartieri sotto pressione. Accanto a lui, Anabel Ju\u00e1rez, cresciuta tra lo stato messicano di Michoac\u00e1n e la California, traduce la migrazione in scultura botanica: radici che si avvitano, fiori che non chiedono permesso. Il loro lavoro non si limita a criticare l\u2019ordine politico imposto da Trump, ma lo rende abitabile e contestabile. Due gesti opposti e complementari: uno frontale, l\u2019altro pi\u00f9 intimo.<\/p>\n<p>La protesta assume anche forme pi\u00f9 immediate. A New York e Los Angeles, poster e murales legati allo slogan No War, No Kings, No Ice hanno trasformato interi isolati in bacheche politiche temporanee. Mentre lo street artist di Brooklyn Marka27 ha portato la critica nello spazio espositivo con Ni De Aqu\u00ed, Ni De All\u00e1: figure ibride e totemiche che stringono documenti e catene, un immaginario pop-latino che racconta la sospensione identitaria prodotta dalle politiche migratorie.<\/p>\n<p>Nel cuore del Midwest, a Minneapolis, proteste e vita quotidiana si sovrappongono. Stampatori come Sean Lim hanno trasformato la propria tipografia in un presidio di solidariet\u00e0, producendo gratuitamente magliette con slogan come Fuck Ice, diventate una sorta di uniforme collettiva. La stessa energia \u00e8 passata a una forma di attivismo manuale, il craftivism: il Melt the Ice Hat \u00e8 un cappello rosso lavorato a maglia ispirato alla resistenza norvegese, che si \u00e8 imposto come simbolo di dissenso da indossare, prodotto in massa nonostante la scarsit\u00e0 di filato.<\/p>\n<p>Intanto, mentre a gennaio le gallerie chiudevano in segno di protesta \u2014 uno shutdown da New York a Los Angeles contro il finanziamento federale all\u2019Ice \u2014 la dimensione urbana trovava una delle sue espressioni pi\u00f9 crude nelle proiezioni del collettivo VJayBombs. Non installazioni, ma interventi notturni che funzionano come apparizioni politiche. In un video diventato virale si vede un agente Ice bendato che, stringendo nel pugno la bandiera degli Stati Uniti, spara contro parole che si accendono sul muro: democrazia, umanit\u00e0, diritti, amore. La proiezione \u00e8 apparsa sui social poche ore dopo l\u2019uccisione a Minneapolis dell\u2019infermiere 37enne Alex Pretti da parte di agenti federali. A questa dimensione si affianca la risposta pittorica di artisti come Lee Massaro, che con la tela He Was Only Five \u2014 un bambino minuscolo circondato da uniformi fuori scala \u2014 trasforma la cronaca dei raid in un\u2019immagine di vulnerabilit\u00e0 assoluta.<\/p>\n<p>Su un altro registro, Shepard Fairey lavora sull\u2019iconografia americana come su un campo minato. L\u2019artista che nel 2008 trasform\u00f2 Barack Obama in icona globale con il poster Hope, oggi ne ribalta il meccanismo. La sua Lady Liberty in manette, accompagnata dalla frase It Can\u2019t Happen Here \u2014 dal romanzo distopico di Sinclair Lewis \u2014 non \u00e8 solo denuncia: \u00e8 un cortocircuito storico. La Statua della Libert\u00e0, nata con le catene spezzate ai piedi, appare ora imprigionata. Un\u2019immagine che suggerisce che quei sigilli stiano tornando \u2014 invisibili, burocratici, amministrativi.<\/p>\n<p>Lo sguardo si sposta oltre l\u2019Atlantico, dove quell\u2019immaginario prende forma in nuovi ecosistemi della protesta. Anche da noi la street art resta una superficie sensibile. A Milano, sulla storica pensilina Atm in disuso da anni in zona Bastioni di Porta Volta, il salentino aleXsandro Palombo raffigura Trump in uniforme Ice mentre stringe i cerchi olimpici. A Roma, invece, la misteriosa Laika, camuffata da maschera bianca e parrucca rossa, affigge davanti al Coni l\u2019immagine di un agente Ice che spara a uno ski jumper, denunciando la presenza dell\u2019agenzia ai recenti Giochi olimpici.<\/p>\n<p>In questo microcosmo quasi underground emerge poi una voce pi\u00f9 istituzionale: quella di Anish Kapoor. Quando alcuni agenti di frontiera hanno posato davanti alla sua Cloud Gate a Chicago, celebrando operazioni di enforcement migratorio, lo scultore ha parlato \u2013 senza troppi giri di parole \u2013 di \u201cAmerica fascista\u201d e valutato azioni legali. La presa di posizione di un artista globale che rivendica la propria opera come spazio simbolico, non come fondale del potere.<\/p>\n<p>\u00c8 qui che la questione cambia scala. Non si tratta pi\u00f9 di chiedersi se l\u2019arte debba prendere posizione, ma di osservare cosa accade quando lo fa senza chiedere il permesso. Quando smette di essere cornice e diventa interferenza. Neon che avvertono, proiezioni che accusano, murales che interrompono lo sguardo: non opere \u201csulla\u201d politica, ma immagini che entrano nel suo campo magnetico e lo alterano. Il punto molto probabilmente sta tutto qui. In un tempo che ha trasformato la forza in spettacolo \u2014 dalle azioni degli agenti dell\u2019Ice fino ai bombardamenti in Iran \u2014 l\u2019arte risponde occupando lo spazio, rendendolo visibile e instabile. Non salva il mondo. Ma almeno gli toglie l\u2019alibi dell\u2019indifferenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00c8 una scena che sembra scritta da un romanzo corale: da una parte i raid, le divise, l\u2019acronimo&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":441183,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-441182","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116396537058439019","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/441182","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=441182"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/441182\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/441183"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=441182"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=441182"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=441182"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}