{"id":44267,"date":"2025-08-13T02:16:14","date_gmt":"2025-08-13T02:16:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/44267\/"},"modified":"2025-08-13T02:16:14","modified_gmt":"2025-08-13T02:16:14","slug":"per-questo-rischia-di-fallire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/44267\/","title":{"rendered":"per questo rischia di fallire\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>                <img itemprop=\"image\" loading=\"lazy\" data-original=\"https:\/\/www.avvenire.it\/c\/2025\/PublishingImages\/81dc8cdb0264490f93906619a4901bb1\/gabriele-segre.jpg?width=1024\" src-max=\"https:\/\/www.avvenire.it\/c\/2025\/PublishingImages\/81dc8cdb0264490f93906619a4901bb1\/gabriele-segre.jpg\" title=\"Gabriele Segre, direttore della Fondazione Vittorio Dan Segre\" alt=\"Gabriele Segre, direttore della Fondazione Vittorio Dan Segre\"\/><\/p>\n<p itemprop=\"description\" class=\"didascalia rs_skip\">Gabriele Segre, direttore della Fondazione Vittorio Dan Segre<\/p>\n<p>Quando arriva la conferma dei piani di Netanyahu per Gaza, smette i panni dell\u2019analista, \u00abperch\u00e9 la risposta non pu\u00f2 che essere sul piano umano e politico: umanamente rischia d\u2019essere una catastrofe, dal punto di vista politico non fa che precipitare nella spirale della violenza, l&#8217;impossibilit\u00e0 di una via d\u2019uscita che impedisce di cercare e trovare altre strade\u00bb. Gabriele Segre vive tra Gerusalemme e l\u2019Italia. Studioso di identit\u00e0 e convivenza, dirige la fondazione intitolata al nonno Vittorio Dan Segre, combattente, diplomatico, giornalista, \u00e8 stato tra i fondatori di Israele. L\u2019accogliente casa gerosolimitana racconta il passato, i sogni, i conflitti di una terra. Laddove cronache familiari e pagine di storia sono inscindibili. Intorno, gli altri edifici di roccia bianca, con le discrete insegne blu poste a ricordare che l\u00ec hanno vissuto rabbini, scienziati, studiosi, leader politici, combattenti. <br \/>Dalla veranda all\u2019ora del tramonto si osservano i giovani che passano di fretta senza posare lo sguardo sui nomi a cui devono la loro permanenza non solo in questa parte di Gerusalemme. La conversazione era cominciata con un rimprovero: \u00abNessuna obiezione al riconoscimento dello Stato di Palestina, ma colpisce il paradosso di un Occidente, soprattutto europeo, che sfrutta una situazione drammatica per recuperare un ruolo internazionale che aveva perduto\u00bb. <br \/><b>Che cosa non \u00e8 convincente dell\u2019annunciato riconoscimento dello stato palestinese da parte di Paesi come Francia e Regno Unito?<\/b><br \/>Non contesto il riconoscimento, ma rivela una debolezza: quella di chi, non avendo la forza per incidere sulla crisi, si rifugia nei principi. Un gesto che serve pi\u00f9 a placare le proprie contraddizioni morali che a cambiare la realt\u00e0. In questo senso, la cautela dell\u2019Italia non \u00e8 priva di ragioni.<br \/><b>Forse l\u2019urgenza \u00e8 dettata anche dalla reazione al crimine di Hamas del 7 ottobre fino alle accuse di \u201cgenocidio\u201d per Israele?<\/b><br \/>Continuo ad essere cauto riguardo all\u2019uso della parola \u201cgenocidio\u201d, ma per una ragione diversa da quella di chi lo nega a prescindere. Nell&#8217;affermare che \u00e8 in corso un genocidio, prima ancora di averne ottenuto un riconoscimento giuridico secondo la qualificazione che il diritto internazionale impone, rischiamo di alimentare anche la retorica opposta.<br \/><b>La accuseranno di interessata cautela lessicale&#8230;<\/b><br \/>Se le Corti internazionali non riconoscessero l\u2019esistenza del genocidio, pur condannando i crimini di guerra, allora ci sar\u00e0 chi tenter\u00e0 di ridimensionare la portata del dramma di Gaza, e chi magari si sentir\u00e0 autorizzato a ripetere crimini della stessa intensit\u00e0, perch\u00e9 a quel punto non sar\u00e0 accusato di \u201cgenocidio\u201d. Sarebbe come se i \u201cbagni di sangue\u201d venissero poi ritenuti un po\u2019 meno inaccettabili, meno gravi. Quello che succede \u00e8 una tragedia umana e morale che non pu\u00f2 restare prigioniera di una parola e della sua strumentalizzazione, in un verso o nell\u2019altro. Dobbiamo fare di tutto per non concedere alibi, e fermare quanto prima l\u2019orrore.<br \/><b>Che cosa ha di diverso questa guerra rispetto a quelle del passato?<\/b><br \/>\u00c8 per questa terra un\u2019esperienza traumatica senza precedenti. Per intensit\u00e0, per durata, per i suoi risvolti politici, etici, culturali. Per la societ\u00e0 israeliana e per quella palestinese sar\u00e0 un punto di svolta permanente, perch\u00e9 modificher\u00e0 l&#8217;identit\u00e0 stessa di Israele e della Palestina, e chiamer\u00e0 in causa quella dell&#8217;ebraismo mondiale. E questa \u00e8 una responsabilit\u00e0 che i protagonisti del conflitto si sono presi. In questo senso possiamo dire che Hamas ha ottenuto una vittoria.<br \/><b>In che misura?<\/b><br \/>\u00c8 riuscita a stravolgere l&#8217;equilibrio non soltanto politico-militare, ma anche della conversazione pubblica sul conflitto. C\u2019\u00e8 una responsabilit\u00e0 grave della comunit\u00e0 internazionale, che per anni ha accettato lo \u201cstatus quo\u201d come equilibrio sufficiente, senza capire che prima o poi ci sarebbe stato un momento di rottura devastante. Ma c\u2019\u00e8 una responsabilit\u00e0 maggiore di Israele e degli israeliani, cos\u00ec come dei palestinesi e delle autorit\u00e0 palestinesi riconosciute. C\u2019era chi pensava di poter tenere la situazione com\u2019era, illudendosi che si potesse continuare a vivere senza affrontare i contrasti e le contraddizioni da un punto di vista politico. Come se si potesse andare avanti cos\u00ec per sempre. Quello che \u00e8 accaduto dal 7 ottobre dimostra l\u2019errore.<br \/><b>Come venirne fuori?<\/b><br \/>Prima di tutto bisogna chiedersi: quando. E la risposta \u00e8 che ci vorr\u00e0 molto tempo. Non si torner\u00e0 al mondo di prima del 7 ottobre: la storia, qui, \u00e8 cambiata per sempre. Israeliani e palestinesi dovranno fare i conti con una nuova realt\u00e0. La guerra a Gaza ridefinir\u00e0 le loro identit\u00e0, ma oggi \u00e8 impossibile prevedere come e con quali esiti. Quel che \u00e8 certo \u00e8 che una soluzione rester\u00e0 lontana finch\u00e9 il conflitto continuer\u00e0 a caricarsi di simboli che vanno ben oltre la guerra in corso. I palestinesi sono diventati emblema delle lotte contro le ingiustizie globali, spesso a scapito di una soggettivit\u00e0 politica autonoma. Israele \u00e8 stato identificato per decenni come baluardo dell\u2019Occidente. Cos\u00ec, lo scontro tra due popoli si \u00e8 trasformato in uno scontro tra significati universali. Un carico insostenibile e ingiusto, per entrambi.<br \/><b>Gli atteggiamenti e i sentimenti che tracimano nell\u2019antisemitismo sono per\u00f2 diventati cronaca quotidiana.<\/b><br \/>L\u2019antisemitismo non \u00e8 scomparso: assume forme nuove, ma resta un pregiudizio radicato. Spesso la critica a Israele finisce per alimentarlo, anche involontariamente, e il confine tra dissenso politico e odio antiebraico diventa sottile e pericoloso. Israele \u00e8 nato anche con la missione di proteggere gli ebrei ovunque nel mondo, non solo con le armi, ma con la forza delle idee, della cultura e della moralit\u00e0. Le sue scelte non riguardano solo la sicurezza nazionale: incidono sulla condizione e sull\u2019immagine degli ebrei a livello globale. Per questo Israele ha una responsabilit\u00e0 morale in pi\u00f9: non offrire alcun alibi all\u2019odio e al pregiudizio. E oggi, su questo piano, sta fallendo la sua missione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Gabriele Segre, direttore della Fondazione Vittorio Dan Segre Quando arriva la conferma dei piani di Netanyahu per Gaza,&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":44268,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[160],"tags":[14,164,165,166,7,15,11,167,12,168,161,162,163],"class_list":{"0":"post-44267","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-mondo","8":"tag-cronaca","9":"tag-dal-mondo","10":"tag-dalmondo","11":"tag-mondo","12":"tag-news","13":"tag-notizie","14":"tag-ultime-notizie","15":"tag-ultime-notizie-di-mondo","16":"tag-ultimenotizie","17":"tag-ultimenotiziedimondo","18":"tag-world","19":"tag-world-news","20":"tag-worldnews"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/44267","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=44267"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/44267\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/44268"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=44267"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=44267"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=44267"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}