{"id":443002,"date":"2026-04-14T13:02:14","date_gmt":"2026-04-14T13:02:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/443002\/"},"modified":"2026-04-14T13:02:14","modified_gmt":"2026-04-14T13:02:14","slug":"oriente-occidente-di-rampini-tutta-la-verita-sulla-cina-in-iran-vista-da-pechino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/443002\/","title":{"rendered":"Oriente Occidente di Rampini | Tutta la verit\u00e0 sulla Cina in Iran (vista da Pechino)"},"content":{"rendered":"<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Se offendi pure il primo Papa del tuo paese, hai toccato il fondo<\/b>. Le <a href=\"https:\/\/roma.corriere.it\/notizie\/cronaca\/26_aprile_13\/trump-papa-leone-iran-137afade-741b-4349-8cd3-c369e3b0dxlk.shtml\" title=\"Trump: \u00abIl Papa \u00e8 un debole, pessimo in politica estera\u00bb. La replica: \u00abNon ho paura di lui, continuer\u00f2 a esprimermi contro la guerra\u00bb. Poi il presidente Usa insiste: \u00abNon mi scuso\u00bb\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">insolenze di Donald Trump contro il pontefice<\/a> sono un segnale di difficolt\u00e0. Il retroterra \u00e8 questo: molti cattolici americani votarono per Trump nel novembre 2024 (malgrado i passati screzi con papa Francesco), a seguito di uno <b>spostamento a destra dell\u2019elettorato religioso che dura da anni<\/b>. Il <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/esteri\/26_aprile_14\/vance-interviene-dopo-l-attacco-di-trump-al-papa-il-vaticano-dovrebbe-attenersi-alle-questioni-morali-9c380942-2110-4296-9dee-69a84ad3axlk.shtml\" title=\"Vance interviene dopo l&#039;attacco di Trump al Papa: \u00abIl Vaticano dovrebbe attenersi alle questioni morali\u00bb\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">vicepresidente JD Vance \u00e8 cattolico<\/a>. In passato Trump, pur avendo sempre avuto una \u00abincontinenza verbale\u00bb che lo porta alla volgarit\u00e0 e all\u2019insulto, avrebbe evitato di scontrarsi con il capo di una religione i cui fedeli lo hanno votato. Ma con la guerra in Iran siamo di fronte a<b> una specie d\u2019insurrezione di alcuni pezzi di elettorato trumpiano<\/b>. Non a caso alcune delle pi\u00f9 recenti intemperanze il presidente le ha rivolte a destra.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Questa premessa serve a ricordare un\u2019ovviet\u00e0: <b>Trump sta coalizzando molte ostilit\u00e0<\/b>, e in Europa il suo livello di impopolarit\u00e0 \u00e8 ai massimi. Questo spiega anche perch\u00e9 \u00e8 invalsa la moda di dare per sconfitta l\u2019America in questa guerra fin dalle prime ore, e proclamare vincitori tutti gli altri: dall\u2019<b>Iran<\/b> alla <b>Russia<\/b> alla <b>Cina<\/b>.\u00a0    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/esteri\/diretta-live\/26_aprile_14\/guerra-iran-notizie.shtml\" title=\"Guerra in Iran, le ultime notizie in diretta | Nuovi negoziati tra Washington e Teheran in Pakistan \u00abquesta settimana o all&#039;inizio della prossima\u00bb. Xi Jinping presenta un piano in quattro punti per la pace\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Iran, la guerra in diretta<\/a><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il caso della Repubblica Popolare \u00e8 interessante. <b>Oggi l\u2019Occidente pullula di \u00abfilocinesi\u00bb come ai tempi del Maggio Sessantotto<\/b> quando a Parigi l\u2019estrema sinistra idolatrava Mao.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La verit\u00e0 sull\u2019impatto che la guerra in Iran esercita sulla Cina \u00e8 meno trionfale.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Vi propongo qui l\u2019analisi pregevole \u2013 per seriet\u00e0, approfondimento e lucidit\u00e0 \u2013 che la newsletter Sinification estrae dal lavoro di illustri economisti cinesi, autorevoli esperti di regime.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">A fare questo lavoro essenziale \u2013 ascoltare ci\u00f2 che i cinesi stessi dicono di questa crisi \u2013 \u00e8 il sinologo <b>Jacob Mardell<\/b>. Le discussioni sulle opportunit\u00e0 geopolitiche che la guerra tra Stati Uniti e Israele contro l\u2019Iran potrebbe offrire alla Cina sono affascinanti, osserva Mardell, non da ultimo perch\u00e9 confermano una certa convinzione diffusa negli ambienti progressisti secondo cui la guerra di Trump rappresenta un grave errore strategico.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ma <b>sarebbe un errore interpretare la guerra con l\u2019Iran come un vantaggio per la Cina<\/b>. L\u2019analisi di Peng Shaozong espone invece con grande chiarezza un ampio ventaglio di rischi per Pechino, sostenendo che \u00abla volatilit\u00e0 dei prezzi delle materie prime innescata dall\u2019escalation dell\u2019attuale conflitto tra Stati Uniti e Iran ha avuto <b>un impatto sistemico e superiore alle attese sull\u2019economia cinese<\/b>, con la possibilit\u00e0 di generare perturbazioni ripetute\u00bb.<\/p>\n<p>APPROFONDISCI CON IL PODCAST<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il dibattito osservato finora tra gli esperti di Pechino \u00e8 composito, riflette la realt\u00e0 di una guerra che <b>presenta per la Cina un insieme ambivalente di rischi e opportunit\u00e0<\/b>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Sul lato delle \u00abopportunit\u00e0\u00bb ci sono <b>i benefici evidenti derivanti dal fatto che un rivale strategico si infili in un potenziale pantano<\/b>. Diversi autori riprendono l\u2019osservazione ormai diffusa secondo cui questo sarebbe il \u00abmomento Suez\u00bb dell\u2019America (il riferimento \u00e8 alla guerra del 1956 che vide Inghilterra e Francia a fianco di Israele per difendere i propri imperi coloniali, contro l\u2019Egitto di Nasser): <b>una guerra che potrebbe minare il sistema del petrodollaro e mettere a nudo la fragilit\u00e0 dell\u2019architettura delle alleanze statunitensi.<\/b> A ci\u00f2 si aggiungono argomentazioni secondo cui il conflitto non sarebbe soltanto un ostacolo per Washington, ma anche un\u2019occasione per la Cina &#8211; tra queste, la tesi pi\u00f9 rilevante \u00e8 che prezzi elevati del petrolio agiscano come una sorta di tassa sul carbonio, favorendo la Cina in quanto centro dell\u2019economia globale \u00abverde\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">In un memorandum (censurato) del think tank cinese Intellisia, gli autori sostengono che <b>un conflitto prolungato in Medio Oriente<\/b> non solo drenerebbe risorse agli Stati Uniti, ma <b>riorienterebbe capitali, flussi energetici e catene di approvvigionamento a vantaggio di Pechino<\/b>. E secondo il professor Di Dongsheng della Renmin University, i prezzi pi\u00f9 alti dell\u2019energia rappresentano, nel complesso, un <b>guadagno netto per la Cina<\/b>, poich\u00e9 migliorano la competitivit\u00e0 relativa della manifattura cinese pur aumentando i costi assoluti. Questo argomento \u00e8 apparso tanto pi\u00f9 intrigante in quanto, Di sembrava incapace o riluttante a esplicitarlo direttamente, promettendo una spiegazione che poi ha evitato di fornire. Sebbene il tono generale tra i commentatori si sia irrigidito oscillando tra costernazione e una certa Schadenfreude, permane una cautela nel discutere le \u00abopportunit\u00e0\u00bb della guerra: <b>Pechino preferisce presentarsi come mediatore neutrale e promotore di pace<\/b>, piuttosto che come beneficiario opportunistico del conflitto.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Esiste, naturalmente, anche un\u2019<b>autocensura <\/b>nel rappresentare le conseguenze come troppo gravi: la maggior parte delle analisi sottolinea la resilienza della Cina e l\u2019ampiezza delle sue riserve energetiche. Proprio per questo colpisce che una figura del livello istituzionale di Peng Shaozong sia cos\u00ec esplicita nel mettere in evidenza i rischi che questo conflitto comporta per il suo Paese.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Peng \u00e8 stato in passato analista senior presso l\u2019influente Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma (NDRC) ed \u00e8 oggi vicepresidente della China Society of Economic Reform, un think tank affiliato allo Stato e supervisionato dalla stessa NDRC; le sue parole hanno dunque un peso significativo.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Un altro contributo rilevante che coglie entrambe le dimensioni del problema \u00e8 un recente articolo dell\u2019economista senior Lian Ping, il quale sostiene che prezzi pi\u00f9 elevati del petrolio aumentano l\u2019inflazione importata, comprimono i consumi delle famiglie, riducono i margini delle imprese energivore a valle della filiera, deprimono gli investimenti e mettono sotto pressione la bilancia commerciale cinese e il renminbi. Tuttavia Lian non presenta lo shock come interamente negativo: osserva anche che prezzi elevati e persistenti del petrolio potrebbero attenuare le pressioni deflazionistiche, incrementare i profitti nel settore energetico a monte, accelerare lo sviluppo delle industrie legate alle nuove energie, incentivare il risparmio energetico e l\u2019innovazione industriale, oltre a favorire sia la diversificazione energetica sia l\u2019internazionalizzazione del renminbi. Si ferma per\u00f2 prima di trarre una conclusione netta sul fatto se il conflitto, nel complesso, avvantaggi o danneggi la Cina.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Dall\u2019escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran, i mercati delle materie prime sono stati guidati dal rischio di guerra, dalla speculazione e dall\u2019accumulo di scorte, con shock dei prezzi che si trasmettono a cascata dagli input a monte fino alle imprese a valle.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>L\u2019esposizione della Cina \u00e8 elevata e fortemente concentrata<\/b>: la dipendenza dalle importazioni di petrolio greggio \u00e8 pari al 72,7%, mentre il 45-50% del greggio importato e il 38% del gas naturale importato transitano attraverso lo Stretto di Hormuz.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Lo scenario di base \u00e8 un ciclo di \u00abcombattimenti intervallati da negoziati\u00bb<\/b>, con prezzi del petrolio oscillanti tra i 90 e i 130 dollari al barile per circa tre mesi e pressioni importate che si intensificano a intervalli.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">L\u2019Iran \u00e8 sia un grande esportatore di petrolio sia <b>un fornitore chiave di input chimici<\/b>, per cui eventuali interruzioni dell\u2019offerta possono generare effetti moltiplicativi lungo le filiere chimiche, agricole e tessili.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il conflitto mette inoltre in luce un collo di bottiglia nel mercato dell\u2019elio: un\u2019interruzione a Ras Laffan (principale hub di esportazione di GNL ed elio del Qatar) ridurrebbe di oltre un terzo l\u2019offerta globale, aggravando le vulnerabilit\u00e0 nei semiconduttori e nelle apparecchiature mediche basate sulla risonanza magnetica.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">A questi esperti citati da Sinification aggiunto la pi\u00f9 recente analisi del sinologo Bill Bishop apparsa nell\u2019altra newsletter specializzata, Sinocism. Questa si riferisce agli ultimi sviluppi e cio\u00e8 <b>il blocco annunciato da Trump contro le navi in uscita dai porti iraniani<\/b>.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Questo embargo, se funziona davvero in questi termini, \u00e8 un colpo ai rifornimenti di greggio diretti verso la Cina<\/b>. Bishop descrive una Pechino sospesa tra prudenza strategica e tentazione opportunistica. Finch\u00e9 la crisi mediorientale resta confinata a un danno economico indiretto \u2013 il blocco delle rotte, il rincaro dell\u2019energia, la minaccia alla navigazione verso l\u2019Asia \u2013 la leadership cinese reagisce come da copione: denuncia l\u2019unilateralismo americano, invoca de-escalation, cerca sponde diplomatiche nel Golfo, ma evita qualsiasi passo che la esponga a uno scontro diretto con Washington.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Bishop aggiunge un elemento che cambia il quadro:<b> le indiscrezioni dell\u2019intelligence americana secondo cui la Cina starebbe valutando, o forse avrebbe gi\u00e0 avviato, forniture di sistemi di difesa aerea all\u2019Iran<\/b>. Secondo fonti dell\u2019intelligence Usa Pechino si preparerebbe a consegnare nelle prossime settimane armi antiaeree, compresi MANPADS, forse passando per paesi terzi per mascherarne l\u2019origine. Il New York Times parla in termini leggermente diversi: non di una decisione gi\u00e0 presa, ma di informazioni secondo cui la Cina \u00abpotrebbe aver inviato\u00bb di recente missili all\u2019Iran. La diplomazia cinese ha smentito, sostenendo di agire con prudenza e nel rispetto delle norme sull\u2019export militare. <b>\u00c8 un passaggio importante perch\u00e9 segnala l\u2019ambiguit\u00e0 di Pechino.\u00a0<\/b><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Da una parte la Cina non vuole che l\u2019Iran crolli o resti troppo esposto militarmente, sia per ragioni energetiche sia perch\u00e9 Teheran resta un partner utile nel fronte anti-occidentale insieme alla Russia. Dall\u2019altra parte Xi Jinping non vuole neppure spingersi fino al punto di trasformare la Cina nel fornitore d\u2019armi di una guerra contro Stati Uniti e Israele. Bishop mette in luce proprio questa zona grigia: <b>l\u2019aiuto cinese, se esiste, non sarebbe il gesto clamoroso di un\u2019alleanza militare dichiarata, bens\u00ec una forma di sostegno calibrato<\/b>, negabile, forse occultato dietro triangolazioni. \u00c8 il metodo tipico della politica estera cinese quando vuole influire senza assumersi apertamente il costo politico delle proprie scelte.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Qui entra in scena Trump. Ha lasciato intendere che, <b>se la Cina fornisse davvero armamenti all\u2019Iran, la risposta potrebbe essere molto dura<\/b>, compresi dazi del 50 per cento. Trump ha anche avvertito che Pechino avrebbe \u00abgrossi problemi\u00bb se compisse quel passo. Questo inserisce la crisi iraniana dentro una logica molto pi\u00f9 ampia: non pi\u00f9 soltanto Medio Oriente, ma anticipo di un confronto frontale tra America e Cina. Un eventuale invio di armi trasformerebbe infatti Pechino da beneficiaria passiva dell\u2019instabilit\u00e0 americana a partecipante diretta, con il rischio di compromettere anche il previsto incontro Trump-Xi del mese prossimo, che Bishop tratta con ironia osservando che forse conviene prenotare alberghi rimborsabili.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>La Cina vorrebbe avere entrambe le cose: sostenere l\u2019Iran quel tanto che basta a impedirne la disfatta, ma senza pagare il prezzo di una rottura aperta con Washington. <\/b>\u00c8 una strategia sofisticata, ma anche fragile. Perch\u00e9 se le forniture venissero confermate, Trump avrebbe il pretesto per saldare ancora di pi\u00f9 il dossier iraniano alla guerra commerciale e tecnologica contro Pechino. E allora la prudenza cinese, fin qui metodica, rischierebbe di apparire per quello che \u00e8: <b>non neutralit\u00e0, ma coinvolgimento sottotraccia.<\/b><\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-04-14T12:10:48+02:00\" content=\"2026-04-14\">14 aprile 2026, 11:22  &#8211; modifica il 14 aprile 2026 | 12:10<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Se offendi pure il primo Papa del tuo paese, hai toccato il fondo. 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