{"id":443642,"date":"2026-04-14T22:00:17","date_gmt":"2026-04-14T22:00:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/443642\/"},"modified":"2026-04-14T22:00:17","modified_gmt":"2026-04-14T22:00:17","slug":"in-oncologia-il-ricorso-alla-medicina-complementare-si-associa-a-una-mortalita-piu-alta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/443642\/","title":{"rendered":"In oncologia il ricorso alla medicina complementare si associa a una mortalit\u00e0 pi\u00f9 alta"},"content":{"rendered":"<p>In oncologia le cosiddette medicine complementari e alternative (CAM) hanno conquistato uno spazio crescente. In Toscana questa presenza ha assunto anche forma istituzionale: <b>la rete regionale conta 19 ambulatori di oncologia integrata e, nel 2022, ha registrato 2.273 pazienti oncologici e 11.843 trattamenti; <\/b>nei documenti regionali il\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilfoglio.it\/scienza\/2026\/02\/20\/news\/lidea-di-una-vaccinazione-contro-il-carcinoma-mammario-triplo-negativo-lo-studio--126677\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">carcinoma mammario<\/a>\u00a0compare come la neoplasia pi\u00f9 frequente fra quelle che conducono a questi servizi. Il tema, quindi, riguarda ormai una componente importante dell\u2019assistenza sanitaria e richiede una valutazione fondata sulle prove cliniche. In questo contesto \u00e8 arrivato uno studio appena pubblicato su\u00a0<a href=\"https:\/\/jamanetwork.com\/journals\/jamanetworkopen\/fullarticle\/2845669\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">JAMA Network Open<\/a>, condotto su 2.157.219 donne con carcinoma mammario registrate nel National Cancer Database statunitense. Il risultato centrale \u00e8 molto netto: <b>nelle pazienti che avevano ricevuto terapia tradizionale insieme a CAM, l\u2019hazard ratio per la mortalit\u00e0 era 1,45, quindi la mortalit\u00e0 risultava pi\u00f9 alta del 45% rispetto a quella osservata nelle pazienti trattate solo con terapia tradizionale.<\/b> Nelle pazienti trattate con sola CAM l\u2019hazard ratio arrivava a 3,67, cio\u00e8 una mortalit\u00e0 pi\u00f9 alta del 267%; nelle pazienti senza trattamento era 3,53, cio\u00e8 pi\u00f9 alta del 253%. Su una coorte di queste dimensioni, un segnale del genere ha un peso difficilmente eludibile.<\/p>\n<p>Il dato pi\u00f9 istruttivo \u00e8 quello del gruppo che ha combinato (integrato, direbbero i sostenitori) CAM e terapie classiche. Quel gruppo corrisponde alla situazione in cui la paziente resta dentro il percorso oncologico tradizionale, ma consente all\u2019suo di CAM. <b>Gli autori non si limitano infatti a registrare un aumento della mortalit\u00e0 del 45%; mostrano anche che, in questo gruppo, alcune componenti importanti della terapia oncologica comparivano meno spesso rispetto al gruppo trattato solo con cure tradizionali.<\/b> L\u2019esempio pi\u00f9 chiaro \u00e8 nello stadio II, dove l\u2019endocrinoterapia risultava nel 40,7% dei casi del gruppo combinato contro il 65,2% del gruppo trattato solo in modo convenzionale, mentre la radioterapia compariva nel 36,6% contro il 59,5%. <b>In sostanza, gli autori rilevano come le pazienti del gruppo combinato erano meno inclini a ricevere endocrinoterapia e radioterapia e sembra evitare anche chemioterapia.<\/b> Gli autori mantengono una cautela corretta nell\u2019interpretazione di questo passaggio. Il database non consente di ricostruire per ogni singola paziente l\u2019indicazione precisa di ogni trattamento, e per questo il lavoro non permette di dire, caso per caso, che una radioterapia o una endocrinoterapia siano state impropriamente omesse. Permette per\u00f2 di vedere un pattern, e il pattern \u00e8 coerente: dove entra la CAM, alcune terapie efficaci compaiono meno spesso; dove alcune terapie efficaci compaiono meno spesso, la mortalit\u00e0 sale. \u00c8 questa coerenza interna che d\u00e0 al risultato il suo vero peso.<\/p>\n<p>Al netto del fatto che si tratta di uno studio osservazionale, che la categoria CAM nel database raccoglie pratiche eterogenee e che la loro registrazione \u00e8 verosimilmente incompleta, il risultato che conta resta fermo: <b>quando la CAM entra nella gestione reale del carcinoma mammario, la sopravvivenza peggiora e questo peggioramento si accompagna a una minore completezza delle cure oncologiche efficaci.<\/b> Il nucleo del segnale resta quindi leggibile anche dentro i limiti metodologici propri di un grande studio retrospettivo su database. Del resto, questo quadro rappresenta anche una conferma. Nel 2018 JAMA Oncology aveva pubblicato\u00a0<a href=\"https:\/\/jamanetwork.com\/journals\/jamaoncology\/fullarticle\/2687972\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">un\u2019analisi su 1.901.815 pazienti<\/a>\u00a0con tumori non metastatici della mammella, della prostata, del polmone e del colon-retto. Anche l\u00ec il ricorso alla medicina complementare si associava a una mortalit\u00e0 pi\u00f9 alta, con hazard ratio 2,08, cio\u00e8 un peggioramento del 108%. Il punto cruciale emergeva quando gli autori tenevano conto del ritardo o del rifiuto delle cure convenzionali: l\u2019hazard ratio scendeva a 1,39, quindi a un peggioramento residuo del 39%, e perdeva significativit\u00e0 statistica. <b>In quel lavoro il meccanismo gi\u00e0 appariva con chiarezza: i pazienti che ricorrevano alla medicina complementare rifiutavano pi\u00f9 spesso chirurgia, chemioterapia, radioterapia e terapia ormonale.<\/b><\/p>\n<p>La coerenza degli studi \u2013 ben oltre i due citati, che comunque rappresentano milioni di pazienti &#8211; \u00e8 il punto pi\u00f9 forte. Il lavoro del 2018 mostrava la forma pi\u00f9 visibile del problema: la medicina complementare si associava al rifiuto delle cure efficaci. <b>Il lavoro del 2026 mostra una forma pi\u00f9 sottile e probabilmente pi\u00f9 frequente: la terapia oncologica resta presente, ma la mortalit\u00e0 cresce comunque del 45%, segno che il percorso si \u00e8 indebolito e che una parte della cura ha perso peso.<\/b> Cambiano il periodo, la popolazione e il taglio dell\u2019analisi; resta stabile la stessa traiettoria clinica.\u00a0\u00c8 qui che il concetto di tossine cognitive, cio\u00e8 di convinzioni completamente distorcenti, acquista il suo significato pieno. La loro azione riguarda la cognizione, cio\u00e8 il modo in cui il paziente pesa le prove, interpreta la parola \u201cnaturale\u201d, valuta i rischi, distribuisce la fiducia, decide a chi attribuire autorit\u00e0 e quali passaggi della cura considerare davvero indispensabili. Una convinzione di questo tipo pu\u00f2 ridurre l\u2019aderenza ai trattamenti efficaci, pu\u00f2 rendere pi\u00f9 accettabile l\u2019idea di abbreviare una terapia, di evitarne una parte, di affidare una quota crescente di speranza a pratiche esterne alla medicina clinica. Il danno entra nella storia naturale della malattia attraverso la mediazione cognitiva sulla decisione terapeutica, e l\u2019esito finale diventa biologico e clinico.<\/p>\n<p><b>Per questo le CAM in oncologia richiedono una discussione molto pi\u00f9 rigorosa di quella che si conduce oggi.<\/b> Non sono in discussione il conforto soggettivo, il rituale di cura o la relazione d\u2019aiuto, che hanno una loro collocazione diversa e meritano una valutazione distinta. Il problema sta nel punto in cui una costellazione di credenze modifica il rapporto con terapie che hanno dimostrato efficacia sulla sopravvivenza.\u00a0Dopo due analisi su oltre 1,9 e oltre 2,1 milioni di pazienti, pubblicate a distanza di anni e convergenti nello stesso senso, il problema appare ormai delineato con sufficiente chiarezza. <b>Alcune idee aumentano la mortalit\u00e0 senza dover passare attraverso una tossina chimica. <\/b>Agiscono sul giudizio, riorganizzano le decisioni, erodono l\u2019adesione alle cure efficaci e finiscono per comparire nelle curve di sopravvivenza. \u00c8 precisamente questo il territorio delle tossine cognitive.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"In oncologia le cosiddette medicine complementari e alternative (CAM) hanno conquistato uno spazio crescente. 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