{"id":444909,"date":"2026-04-15T17:17:13","date_gmt":"2026-04-15T17:17:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/444909\/"},"modified":"2026-04-15T17:17:13","modified_gmt":"2026-04-15T17:17:13","slug":"in-sudan-comincia-il-quarto-anno-di-guerra-chi-la-finanzia-chi-muore-chi-fa-finta-di-niente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/444909\/","title":{"rendered":"In Sudan comincia il quarto anno di guerra: chi la finanzia, chi muore, chi fa finta di niente"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Michele Farina<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">La voce di Marie-Helene Verney, rappresentante dell&#8217;Unhcr a Khartoum. E la denuncia del comboniano Diego Dalle Carbonare: \u00abDite agli Emirati di non finanziare pi\u00f9 il conflitto in cambio dell&#8217;oro insanguinato del Darfur\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Nessun bonus per nuovi nati in Sudan.<\/b> Anzi: <b>5,6 milioni di bambini<\/b>, dal 15 aprile 2023 a oggi, anzich\u00e9 i mille euro previsti in Italia sono venuti al mondo ricevendo in dote una guerra.\u00a0 <b>La guerra che oggi compie 3 anni<\/b>, ed \u00e8 probabilmente l&#8217;unica minorenne nel Paese a godere di ottima salute.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>La bambina che vedete in braccio alla sua mamma nella foto qui sopra<\/b> \u00e8 una di loro, una di quelle vite\u00a0(si fa per dire) fortunate, perch\u00e9 in qualche modo sopravvissute. <b>Il tasso di mortalit\u00e0 materna <\/b>gi\u00e0 alto nel Paese, ci ricorda <b>Save the Children<\/b>, con la guerra \u00e8 aumentato dell&#8217;11%: quasi 300 su 100 mila muoiono alla nascita. E la mortalit\u00e0 infantile nel 2024 era stimata al 42,9%.\u00a0 Almeno 4.300 bambini, denuncia l&#8217;<b>Unicef<\/b>, sono stati uccisi o mutilati.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Nessuna culla, nessun lettino<\/b> in ospedale: il 70-80% delle strutture sanitarie per 50 milioni di abitanti \u00e8 andata distrutta. E quelle che sono ancora in piedi sono <b>bersagli molto amati dai droni <\/b>di entrambe le fazioni in lotta: l&#8217;<b>Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0<\/b> ha verificato <b>oltre 200 attacchi agli ospedali<\/b>, lo ricordava questa mattina alla radio Vittorio Oppizzi di <b>Medici Senza Frontiere<\/b>, con almeno duemila morti e centinaia di feriti.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>La peggiore crisi umanitaria del mondo: <\/b>in questo momento,\u00a0su tre carestie registrate dall&#8217;Onu sul pianeta, due sono l\u00e0, nelle aree pi\u00f9 colpite dove corre la principale linea del fronte, tra il Darfur e il Kordofan. Samy Guessabi, direttore di <b>Azione contro la fame in Sudan<\/b>, d\u00e0 voce a due donne. <b>Ikhlaa<\/b>:\u00a0\u00abNon chiediamo pi\u00f9 cosa mangeremo, chiediamo chi manger\u00e0\u00bb.\u00a0 <b>Eisa<\/b>:\u00a0\u00abAbbiamo sofferto perch\u00e9 non avevamo nulla per nutrire i nostri cari\u00bb. Guessabi ci ricorda l&#8217;abc che spesso scordiamo:\u00a0\u00abLa fame \u00e8 conseguenza diretta della guerra\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Gi\u00e0, la guerra: <\/b>compie tre anni,\u00a0 <b>\u00e8 ben pasciuta e non smette di crescere<\/b>. In questi frangenti si sarebbe tentati di parlare solo delle vittime, ma una delle tre parole chiave di questa storia secondo Msf \u00e8\u00a0\u00abimpunit\u00e0\u00bb. E il senso di impunit\u00e0 non riguarda solo i massacratori e i violentatori che per esempio hanno fatto strage a El Fasher lo scorso ottobre o i governativi che bombardano i mercati nei villaggi, ogni giorno, ma anche chi li spalleggia, chi li foraggia, chi li utilizza.\u00a0<br \/><b>A ogni compleanno<\/b>, il Sudan vive i suoi 15 minuti di celebrit\u00e0 che non si nega a nessun conflitto, neanche al pi\u00f9 dimenticato. Ma per ironia della sorte questa guerra non si combatte dall&#8217;altro capo del mondo: \u00e8 vicina, e in qualche modo intrecciata, a quella che in queste settimane ha tutte le attenzioni della comunit\u00e0 internazionale.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Padre Diego Dalle Carbonare<\/b>, missionario comboniano che lavora in Sudan dal 2015, ricorda al Corriere della Sera che questo conflitto ha riflessi e radici nel Golfo Persico: non \u00e8 un mistero, l&#8217;ha fatto capire anche il segretario di Stato Usa Marco Rubio, che <b>\u00abgli Emirati Arabi sostengono in modo molto pesante le Forze di Supporto Rapido\u00bb <\/b>che sono il gruppo paramilitare in lotta con l&#8217;esercito governativo. \u00abAl punto che si potrebbe quasi dire che le Rsf stanno combattendo per conto degli emiratini, anche se gli emiri negano ogni coinvolgimento. Sono loro i principali finanziatori di una guerra che causa la pi\u00f9 grande crisi umanitaria in corso, con milioni di sfollati e rifugiati, milioni di bambini che non vanno a scuola e con certe violenze sui civili che sono da far accapponare la pelle\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Perch\u00e9 lo fanno?<\/b>\u00a0Ragioni di geopolitica, influenze, mire territoriali, rivalit\u00e0 regionali. <b>E tanto, tanto oro<\/b>:\u00a0\u00abGli Emirati hanno fatturato in un anno 13 miliardi di dollari con l&#8217;oro estratto in gran parte dalle miniere del Darfur controllate da Rsf\u00bb, dice padre Diego. Oro che arriva dal cielo, infischiandosene dei blocchi navali nello Stretto di Hormuz,\u00a0\u00aba volte passando dentro valigie caricate sui voli commerciali, come nei film\u00bb.\u00a0 \u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Mentre gli europei vanno negli Emirati <\/b>a portare la loro solidariet\u00e0 per l&#8217;aggressione iraniana e a chiedere un occhio di riguardo per le forniture di energia (<b>oggi \u00e8 il turno di Ant\u00f3nio\u00a0Costa<\/b>, presidente del Consiglio Europeo), forse bisognerebbe ricordare agli emiri che la guerra in Sudan \u00e8 una vergogna che non si pu\u00f2 vedere e non si pu\u00f2 finanziare.\u00a0<b>\u00abI droni che costano milioni e colpiscono persino i mercati e gli ospedali<\/b> &#8211; dice ancora padre Diego &#8211; sono comprati con l&#8217;oro insanguinato del Sudan. E alcuni componenti arriverebbero anche dall&#8217;industria delle armi di Paesi che una volta all&#8217;anno denunciano gli orrori di un conflitto che non si cura dei civili, anzi ne fa bersaglio di elezione\u00bb.<br \/><b>Anche i governativi si giocano la carta dell&#8217;oro <\/b>con i loro sponsor e sostenitori (Egitto, Turchia, Iran), mentre ci sono Paesi come la Russia di Putin che fanno affari con entrambi i contendenti. Ma l&#8217;entit\u00e0 del commercio dell&#8217;oro e dei droni che fa capo agli Emirati non ha eguali.\u00a0 \u00a0\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Una voce al telefono da Khartoum<\/b>, capitale liberata ma non libera del Sudan, citt\u00e0 di macerie, tombe e sopravvissuti che i governativi hanno strappato alle milizie Rsf un anno fa: \u00e8 la voce di <b>Marie-Helene Verney, rappresentante dell&#8217;agenzia delle Nazioni Unite per i\u00a0 Rifugiati<\/b> (Unhcr). In Sudan di gente che ha lasciato casa ce n&#8217;\u00e8 una moltitudine, record mondiale di<b> 9 milioni di sfollati interni e 4 milioni riparati all&#8217;estero<\/b>, spesso ammassati in campi disumani oltre il confine con il Ciad e il Sud Sudan. A lei chiediamo se \u00e8 cambiato qualcosa dal secondo compleanno della guerra, 15 aprile 2025.\u00a0<b>\u00abIl quadro \u00e8 molto variegato:<\/b> certamente in ampie zone del Paese, come\u00a0<b>Darfur, Kordofan, Blue Nile<\/b>, la situazione non \u00e8 migliorata. I combattimenti sono in corso, la gente ha fame, se pu\u00f2 fugge, i mercati sono colpiti, le donne violentate\u00bb, racconta Verney. \u00abPurtroppo gli attacchi compiscono anche le infrastrutture civili rimaste in piedi\u00bb.<b> E a Khartoum?\u00a0\u00abLa gente sta tornando<\/b>, ma niente \u00e8 come prima della guerra. Ospedali danneggiati, scuole chiuse, l&#8217;economia distrutta\u00bb. Quando ci \u00e8 tornata?\u00a0\u00abA novembre: era una citt\u00e0 fantasma, vuota, palazzi in macerie, auto bruciate\u00bb. E ora?\u00a0\u00abQualcosa sta riaprendo, molto lentamente. Per esempio gli ospedali. Alcuni medici sono tornati, ma <b>manca l&#8217;elettricit\u00e0<\/b>. E senza corrente non si pu\u00f2 gestire un pronto soccorso, la sala operatoria. Cos\u00ec in questo momento <b>noi di Unhcr stiamo cercando di piazzare pannelli solari sui tetti degli ospedali<\/b>\u00bb.\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>A che punto \u00e8 la guerra? Quali i riflessi del conflitto Usa-Iran?<\/b> Lo chiediamo a<b> Irene Panozzo<\/b>, grande esperta dell&#8217;area (<a href=\"https:\/\/www.lettera22.it\/la-guerra-in-sudan-dei-due-generali\/\" rel=\"nofollow noreferrer noopener\" target=\"_blank\">su Lettera 22 il suo podcast sulle origine dello scontro tra i due generali<\/a>).\u00a0\u00abIl grosso dei combattimenti dal Darfur si \u00e8 spostato a Sud negli Stati del Kordofan. <b>Rsf ha aperto anche un fronte a Est, nel Blue Nile<\/b>, al confine con Etiopia e Sud Sudan, probabilmente per tentare di risalire verso Nord e minacciare Khartoum da Oriente\u00bb.<b> Negoziati?\u00a0\u00abDa mesi sono in stallo<\/b>, l&#8217;ultimo tentativo di portare i contendenti a un tavolo da parte del Quad (Usa. Arabia Saudita, Egitto ed Emirati Arabi Uniti) si \u00e8 arenato lo scorso autunno.<b> Gli effetti del conflitto nel Golfo sono economici: <\/b>hanno fatto impennare anche in Sudan i prezzi di carburanti, fertilizzanti e derrate alimentari, nuova botta su un&#8217;economia gi\u00e0 ridotta allo stremo. <b>Chiaro che se gli Houthi dovessero chiudere anche il Mar Rosso<\/b>, le conseguenze per il Sudan e per l&#8217;intera area del Corno d&#8217;Africa sarebbero ancora pi\u00f9 disastrose\u00bb.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Ci sentiamo per il quarto compleanno di guerra?<\/b> Quanto durer\u00e0? Poco si muove sul fronte dei negoziati, paramilitari e governativi vogliono vincere sul campo. <b>Padre Diego<\/b> sospira dicendo\u00a0\u00abNon dimenticatevi del Sudan\u00bb, e intanto ricorda che di solito le guerre da quelle parti durano molto a lungo (ma anche quella in Ucraina non scherza).\u00a0<b>Marie-Helene Verney <\/b>accenna ai contatti in corso tra le parti, ma anche lei non si sente di fare previsioni. Il presente conta pi\u00f9 del futuro: l&#8217;Unhcr ricorda che<b> le agenzie umanitarie hanno ricevuto finora soltanto il 16% <\/b>dei 2,8 miliardi di dollari necessari per fornire un minimo di assistenza ai milioni di sudanesi che soffrono.\u00a0 Le organizzazioni non governative sono nella stessa situazione.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>\u00abNon dimentichiamoci del Sudan\u00ab\u00bb. Viene in mente una mamma, Touma, 25 anni<\/b>, che lo scorso ottobre ha raccontato alla Bbc la storia delle sue gemelline di tre anni, <b>Masajed e Manahil<\/b>. Sfinite, cronicamente denutrite, Touma le ha trascinate all&#8217;ospedale Bashaer della capitale \u00abliberata\u00bb Khartoum. Ma l\u00ec si \u00e8 trovata di fronte a qualcosa di ancora pi\u00f9 terribile della fame. La famiglia non aveva abbastanza soldi per comprare gli antibiotici necessari a salvare tutte e due le bambine. <b>La mamma ha dovuto scegliere.<\/b>\u00a0\u00abAvrei voluto che entrambe crescessero, avrei voluto vederle giocare insieme come facevano prima della guerra\u00bb, ha detto Touma a Nawal al-Maghafi e Scarlett Barter della Bbc, mentre con dolcezza cullava tra le sue braccia la figlia morente. <b>Masajed aveva tre anni. La sua coetanea<\/b>, la guerra, non l&#8217;ammazza nessuno.<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-04-15T16:27:19+02:00\">15 aprile 2026 ( modifica il 15 aprile 2026 | 16:27)<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Michele Farina La voce di Marie-Helene Verney, rappresentante dell&#8217;Unhcr a Khartoum. 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