{"id":446069,"date":"2026-04-16T10:51:14","date_gmt":"2026-04-16T10:51:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/446069\/"},"modified":"2026-04-16T10:51:14","modified_gmt":"2026-04-16T10:51:14","slug":"magyar-ue-ucraina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/446069\/","title":{"rendered":"magyar ue ucraina"},"content":{"rendered":"<p>Perch\u00e9 l\u2019alternativa che affiora, dopo il disimpegno del partner di gran lunga pi\u00f9 forte, \u00e8 una zuffa tra potenze europee di capacit\u00e0 comparabili, destinata comunque a premiare chi gi\u00e0 oggi ha le spalle pi\u00f9 larghe delle nostre. Soprattutto la Germania, i cui margini di spesa le consentiranno di costruire, in poco tempo, l\u2019esercito pi\u00f9 grande del continente. E di rivendicare manu militari l\u2019egemonia che, fino all\u2019era Merkel, essa aveva fondato sulla logica mercantilistica.  <\/p>\n<p>\u00c8 vero: la nostra cooperazione con Washington proseguir\u00e0, a meno che un eventuale avvento del campo largo non ci riporti, lungo la Via della seta e sulle orme della Spagna di <strong>Pedro S\u00e1nchez<\/strong>, tra le braccia della Cina. I rapporti torneranno a distendersi, magari gi\u00e0 con la presente amministrazione e, di sicuro, quando alla Casa Bianca arriver\u00e0 un inquilino meno umorale e narcisista del tycoon newyorkese. Ma l\u2019elezione di The Donald era un\u2019occasione preziosa: l\u2019internazionale sovranista e la convergenza su un\u2019agenda antiglobalista giustificavano la speranza di correggere i meccanismi del sistema capitalistico che hanno prodotto ingiustizia e impoverito le classi medie. Nello scacchiere multipolare si intravedevano non solo le inevitabili e certo temibili turbolenze, ma anche il superamento di un diritto internazionale piegato ai biechi fini dei \u00abpoliziotti\u00bb del pianeta. Il secondo mandato di <strong>Trump<\/strong> ingolosiva persino per la promessa di porre fine al lungo delirio del woke. E l\u2019Europa non avrebbe potuto arroccarsi nelle proprie architetture sclerotiche, con il trucco delle conventio ad excludendum per non mandare al governo la destra, o continuando a sfruttare i contropoteri tecnocratici che l\u2019hanno tenuta &#8211; per usare un\u2019espressione di <strong>Mario Monti<\/strong> &#8211; \u00abal riparo dal processo elettorale\u00bb.<\/p>\n<p>Il pericolo del divorzio all\u2019americana, adesso, \u00e8 proprio quello di farci ricadere nella prigionia continentale che, con fatica e con prudenza, l\u2019Italia stava provando a scardinare dall\u2019interno. Il riflesso pavloviano delle classi dirigenti, dinanzi allo spettacolo di <strong>Trump<\/strong> che scarica la sua principale interlocutrice, sar\u00e0 quello di ribadire che se da ora in avanti ci saranno meno Stati Uniti, allora servir\u00e0 pi\u00f9 Europa. Tradotto: pi\u00f9 Patto di stabilit\u00e0, pi\u00f9 centralizzazione spacciata per federalismo, magari pi\u00f9 formati di \u00abcooperazione rafforzata\u00bb, stile volenterosi, introdotti per aggirare i veti e, a ben vedere, funzionali a consolidare il predominio degli Stati forti.<\/p>\n<p>Il primo banco di prova dell\u2019infausto riassetto, pi\u00f9 che nell\u2019Ue, ora galvanizzata dalla scomparsa della banderuola ungherese, potrebbe vedersi nella Nato. Ieri, il Wall Street Journal ha svelato che i membri europei dell\u2019organizzazione hanno deciso di elaborare una sorta di piano B, per assicurarsi di rimanere capaci di difendersi anche in caso di abbandono degli Usa. L\u2019idea sarebbe di affidare ruoli di comando ai Paesi del Vecchio continente e promuovere una maggiore integrazione delle loro risorse belliche. Il tavolo di lavoro \u00e8 ancora allo stadio informale. Ma ci\u00f2 che lo rende interessante \u00e8 che sia stato sbloccato per volont\u00e0 di Berlino, finora contraria a esplorare l\u2019approccio unilaterale e a immaginare un\u2019alleanza che prescindesse dal ruolo americano. Dev\u2019essere questo ad aver dato la stura al commissario di Bruxelles per la Difesa, <strong>Andrius Kubilius<\/strong>. Il quale, allarmato per il potenziale ritiro di 80-100.000 soldati statunitensi, ha sollecitato la costituzione di una \u00abforza europea in prima linea permanente, invece che una combinazione dei 27 eserciti\u00bb. Una milizia comandata dalla Commissione anzich\u00e9 soggetta allo Stato pi\u00f9 forte? Distopia o illusione.<\/p>\n<p>\u00abPer decenni\u00bb, ha osservato il Wsj, \u00abla Germania ha resistito alle richieste, guidate dalla Francia, di una maggiore sovranit\u00e0 europea in materia di difesa, preferendo mantenere gli Stati Uniti come garanti ultimi della sicurezza europea. Questa posizione sta ora cambiando sotto la guida del cancelliere tedesco <strong>Friedrich Merz<\/strong>, a causa delle preoccupazioni sull\u2019affidabilit\u00e0 degli Stati Uniti come alleato durante la presidenza Trump\u00bb. E perch\u00e9 &#8211; bisogna aggiungere &#8211; i massicci stanziamenti nel riarmo metteranno i teutonici nella condizione di strappare la leadership militare ai transalpini. La cui industria \u00e8 all\u2019avanguardia; le cui forze armate, ad oggi, sono le prime d\u2019Europa; il cui arsenale nucleare strategico \u00e8 l\u2019unico dell\u2019Ue; ma che i soliti dogmi finanziari dell\u2019Unione limitano negli investimenti futuri. Sono le stesse restrizioni che condizionano Roma.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che il Fcas, il progetto francotedesco per un caccia di sesta generazione, sia collassato per disaccordi sul primato preteso da Parigi; e non \u00e8 un caso nemmeno che, nel programma parallelo del Gcap, l\u2019Italia si sia fatta affiancare da Regno Unito (fuori dall\u2019Ue) e Giappone. La diffidenza reciproca non \u00e8 una novit\u00e0: negli anni Cinquanta, i tre fondatori della Comunit\u00e0 europea provarono a sviluppare insieme il deterrente nucleare, dopodich\u00e9 <strong>Charles de Gaulle<\/strong> si chiam\u00f2 fuori per realizzare la force de frappe che <strong>Emmanuel Macron<\/strong> adesso mette sul piatto, pur di far valere il peso specifico della sua nazione. <\/p>\n<p>Lo squilibrio rispetto alla potenza americana quasi annullava competizione tra gli alleati minori. Che potrebbe essere complicata dall\u2019integrazione dell\u2019Ucraina, gi\u00e0 dotata della forza armata pi\u00f9 grande d\u2019Europa.<\/p>\n<p>Una relazione speciale con la Casa Bianca ci avrebbe facilitato nello sforzo di affrancarci dai vincoli dell\u2019eurocrazia. Ora, potremmo essere costretti a rituffarci nel pantano. Dove le priorit\u00e0 del concorrente dominante saranno imposte a tutti: c\u2019\u00e8 da scommettere, ad esempio, che a Berlino prema di pi\u00f9 contenere la Russia che gestire il Mediterraneo e il Nord Africa.<\/p>\n<p>Fare da soli \u00e8 un\u2019opportunit\u00e0 e un rischio. L\u2019autonomia strategica \u00e8 una formula seducente, ma la sua strada \u00e8 lastricata di trappole.  <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Perch\u00e9 l\u2019alternativa che affiora, dopo il disimpegno del partner di gran lunga pi\u00f9 forte, \u00e8 una zuffa tra&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":446070,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_share_on_mastodon":"0"},"categories":[160],"tags":[14,164,165,202574,250952,166,7,15,170,997,11,167,12,168,3578,161,162,163],"class_list":["post-446069","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-mondo","tag-cronaca","tag-dal-mondo","tag-dalmondo","tag-magyar","tag-magyar-ue-ungheria","tag-mondo","tag-news","tag-notizie","tag-ucraina","tag-ue","tag-ultime-notizie","tag-ultime-notizie-di-mondo","tag-ultimenotizie","tag-ultimenotiziedimondo","tag-ungheria","tag-world","tag-world-news","tag-worldnews"],"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116414007758188933","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/446069","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=446069"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/446069\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/446070"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=446069"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=446069"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=446069"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}