{"id":44786,"date":"2025-08-13T09:18:16","date_gmt":"2025-08-13T09:18:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/44786\/"},"modified":"2025-08-13T09:18:16","modified_gmt":"2025-08-13T09:18:16","slug":"juergen-teller-dieci-e-lode","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/44786\/","title":{"rendered":"Juergen Teller dieci e lode"},"content":{"rendered":"<p>La mostra di Juergen Teller si intitola 7\u202f\u00bd, ma potrebbe facilmente ambire a un dieci. Non perch\u00e9 sia priva di difetti o impeccabile in ogni dettaglio, anzi, \u00e8 proprio nell\u2019eccesso e nell\u2019esagerazione che risiede la sua forza pi\u00f9 autentica. Sono proprio quei margini di disordine e sovrabbondanza a conferire alle immagini un\u2019energia unica, capace di scuotere e sorprendere chi le osserva.<\/p>\n<p>L\u2019allestimento a Palazzo Giardino di Sabbioneta prende avvio nella Sala degli Specchi, dove le fotografie sono sospese al soffitto (We are building our future together, 2021), per poi proseguire lungo la Galleria degli Antichi, dove ben 393 immagini vengono distribuite su un lungo tavolo che si snoda per quasi tutti i 97 metri della galleria, edificata tra il 1583 e il 1586, per ospitare la collezione archeologica del duca Vespasiano Gonzaga, fondatore della citt\u00e0.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"bff32fff-e747-424b-9b00-94403856dffe\" height=\"1170\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/1_7 \u00bd_Juergen Teller_Sala degli Specchi_ph Fondazione Sabbioneta Heritage _ Giuseppe Gradella.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\n7 \u00bd, Juergen Teller, Sala degli Specchi, ph Fondazione Sabbioneta Heritage, Giuseppe Gradella.<\/p>\n<p>Io e Dovile siamo stati insieme,<br \/>ogni singolo giorno, per sette anni e mezzo.<br \/>Ci siamo sposati, abbiamo avuto Iggy, nostra figlia,<br \/>lavoriamo e facciamo tutto insieme, come coppia.<br \/>Ogni mattina preparo il caff\u00e8 per noi. All\u2019inizio<br \/>di quest\u2019anno ho cominciato a fotografare il caff\u00e8 che preparo<br \/>e come dittico un\u2019altra fotografia di ci\u00f2 che mi circonda in quel momento.<br \/>Di solito \u00e8 tra le 05:30 e le 08:30 del mattino.<br \/>Ogni mattina mi sveglio con un sorriso sul volto, preparo il caff\u00e8 e comincio\u00a0a\u00a0lavorare.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"j\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"ba69e9d1-0c1f-48c9-a769-00c111cb0797\" height=\"520\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/2_7 \u00bd_Juergen Teller_Galleria degli Antichi_ph Fondazione Sabbioneta Heritage _ Giuseppe Gradellaa.j.jpeg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\n7 \u00bd_Juergen Teller, Galleria degli Antichi, ph Fondazione Sabbioneta Heritage, Giuseppe Gradella.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"j\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"2cf96c9a-9b81-46fc-8593-5f4732dedb24\" height=\"520\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/3_7 \u00bd_Juergen Teller_Galleria degli Antichi_ph Fondazione Sabbioneta Heritage _ Giuseppe Gradella.jp.jpeg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\n7 \u00bd_Juergen Teller, Galleria degli Antichi, ph Fondazione Sabbioneta Heritage, Giuseppe Gradella.<\/p>\n<p>La fotografia nasce da un gesto quotidiano: preparare il caff\u00e8 (Guten Morgen Sonnenschein, 2025). Un\u2019azione semplice, domestica, che si espande come un\u2019onda lenta fino a investire l\u2019intera vita. Fare il caff\u00e8, come scattare una fotografia, significa selezionare, distillare, restituire solo ci\u00f2 che il processo lascia passare. Eppure, Teller non si limita a filtrare il reale: porta alla luce ci\u00f2 che il filtro trattiene. Le sue immagini mostrano gli avanzi, gli scarti, ci\u00f2 che resta incastrato nel processo stesso del vedere. Il soggetto non \u00e8 mai compiuto, ripulito o reso accettabile, ma mostrato nella sua verit\u00e0 imperfetta, una fotografia che non addolcisce, ma lascia in bocca, come un fondo di caff\u00e8 troppo forte, il sapore, talvolta amaro, dell\u2019esperienza.<\/p>\n<p>Teller mette letteralmente sul tavolo la propria esistenza, un autoritratto sospeso tra la professione di fotografo di moda e la dimensione della vita familiare. Le fotografie si intrecciano con la quotidianit\u00e0, si sporcano di cucina, di corpo, di affetti domestici e frutta ammaccata, dando vita a un continuo scambio tra alto e basso, sublime e grottesco, intimit\u00e0 e ostentazione.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"61ef957f-18bd-4525-b3f5-3403b679267f\" height=\"585\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/4_Dulia No.24, 2024 \u00a9 Juergen Teller, All Rights Reserved.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nDulia No.24, 2024 \u00a9 Juergen Teller, All Rights Reserved.<\/p>\n<p>Proprio per questo, il tavolo che attraversa la Galleria degli Antichi rappresenta non solo un supporto, ma un dispositivo simbolico. \u00c8 il tavolo della cucina, dove le immagini diventano tovaglia macchiata, piatti da portata, avanzi di una festa, una mensa visiva, dove il quotidiano si serve senza imbarazzo e l\u2019immagine pu\u00f2 essere consumata o lasciata da parte. Non \u00e8 un\u2019esposizione, ma una condivisione. Il tavolo, come nei pranzi di famiglia, tiene insieme disordine, eccesso, affetto, dando forma a un racconto che \u00e8 insieme confessione e celebrazione.<\/p>\n<p>La lumaca che scivola lentamente su un piatto, avvicinandosi a una pesca (Leg, snails and peaches No.43, Londra 2017), lascia dietro di s\u00e9 una scia sulla superficie candida, una metafora dell\u2019impossibilit\u00e0 di raggiungere la perfezione del frutto e, allo stesso tempo, della fotografia come traccia lasciata dallo scorrere del tempo. Allo stesso modo, la mela morsicata, appoggiata sopra la riproduzione di un dipinto raffigurante il volto di una donna non pi\u00f9 giovane, invita a riflettere sull\u2019imperfezione e sulla vulnerabilit\u00e0 della bellezza.<\/p>\n<p>\u00c8 il tavolo da gioco, un\u2019arena silenziosa dove strategie e intuizioni si confrontano mossa dopo mossa, come in una partita a carte in cui Teller rilancia, bluffa, azzarda con la sicurezza di chi conosce i rischi ma non si lascia intimidire. Si ritrae mentre fotografa Victoria Beckham, entrambi immersi in un\u2019enorme borsa che porta il nome della star: un\u2019immagine che smaschera un sistema in cui l\u2019identit\u00e0 si confonde con il marchio. Si appropria di codici visivi altrui, li sovverte e li ricompone, trasformando la fotografia in un dispositivo autoriflessivo. Willem Dafoe (Willem Dafoe No.6, Londra 2023), che emerge dalla vegetazione, richiama il celebre scatto di Cartier-Bresson a Truman Capote; mentre la modella seduta con un teschio tra le gambe (Balenciaga No.16, Parigi 2019) riecheggia un autoritratto di Francesca Woodman, con le gambe aperte e una maschera bianca a coprirle il sesso.<\/p>\n<p>\u00c8 il tavolo davanti al quale Teller smette i panni del giocatore per indossare quelli dell\u2019anatomista che incide, separa, mette a nudo. La realt\u00e0 viene aperta come un corpo da esplorare, uno sguardo che seziona il visibile per raggiungere ci\u00f2 che pulsa sotto la pelle delle cose. Dovile Drizyte, moglie di Teller, \u00e8 ritratta nuda, su un tavolo da ping-pong mentre tiene in mano un oggetto che sembra un frustino (Dovile Drizyte, London 2020). La postura richiama ironicamente il canone rinascimentale della Venere distesa, ma tutto \u00e8 volutamente profano, disordinato, quotidiano. Il tavolo \u00e8 cosparso di oggetti ordinari e kitsch, fra cui frutta finta o vera, riviste, libri, fotografie, una maschera nera, un orso di peluche, una fotocamera Canon, un laptop Apple, e la biografia di Fassbinder con il ritratto del regista in copertina.<\/p>\n<p>La raffinatezza della Galleria di Vespasiano Gonzaga non fa che amplificare, per contrasto, la crudezza disarmante del lavoro di Teller. Sul lungo tavolo di legno, le fotografie, appuntate con semplici spilli, sembrano uscite direttamente da una stampante domestica, nessuna postproduzione visibile, nessuna patina artificiale, prive della brillantezza levigata che spesso accompagna la fotografia di moda o d\u2019autore.<\/p>\n<p>Talvolta Teller si autoritrae in modo provocatorio, in mutande, in piedi nella neve, con la fotocamera al collo e un paio di pneumatici tra le mani. Altre volte con discrezione, l\u2019ombra del cellulare che si proietta sulla riproduzione della Vergine orante di Giovanni Battista Sassoferrato (Le Ch\u00e2teau des Dames No.5, Loire Valley, France, 2020), sovvertendo per\u00f2 la retorica della discrezione, che vuole il fotografo come\u00a0testimone invisibile.\u00a0<\/p>\n<p>La linea di confine tra vita e moda non esiste, se non come spazio attraversabile e continuamente contaminato, il suo corpo e le relazioni familiari, si mescolano alle luci artificiali, agli abiti griffati, alle star del cinema. Il flash, sparato dritto in faccia, diventa lo strumento perfetto per costringere il soggetto a vuotare il sacco.<\/p>\n<p>Document Journal mi chiede sempre di fotografare qualcuno che trovo interessante.<br \/>Circa due anni fa, \u00e8 stato Iggy Pop a Miami. \u00c8 stato fantastico, davvero<br \/>una persona stimolante. Iggy ha lasciato un segno profondo su Dovile e me.<br \/>Qualche tempo dopo \u00e8 nata nostra figlia e l&#8217;abbiamo chiamata Iggy.<br \/>Quando Sarah e Nick della rivista hanno scoperto che avevamo chiamato nostra figlia come Iggy Pop, hanno detto che doveva apparire sulla copertina.<br \/>Questo mi ha fatto riflettere&#8230;<br \/>Tutti i genitori hanno foto carine dei loro neonati, sarebbe ridicolo<br \/>usarle come portfolio. Dopo averci pensato a lungo, mi \u00e8 venuta l&#8217;idea di Iggy<br \/>Teller does Teller.<br \/>Iggy ha ricreato quelle che gli altri considerano le mie fotografie \u201ciconiche\u201d.<br \/>Noi, come famiglia, ci siamo divertiti moltissimo.<\/p>\n<p>Iggy, ancora piccolissima, viene ritratta mentre impersona, con irresistibile ironia, una serie di icone della moda, del cinema, della musica, fra cui Charlotte Rampling, Bj\u00f6rk, Joan Didion, Victoria Beckham, Kate Moss (Iggy Teller does Teller, 2023).<\/p>\n<p>La biografia domina la scena, la casa, la moglie, il tempo condiviso, la figlia che cresce. La famiglia \u00e8 il centro gravitazionale, un luogo di verit\u00e0 e di elaborazione simbolica del mondo. Non si tratta semplicemente di un fotografo che lavora anche nel mondo della moda, ma di una contaminazione profonda, di un legame strutturale. La moda, intesa come spazio simbolico, comunit\u00e0 professionale, linguaggio di visibilit\u00e0, si comporta qui come una seconda famiglia. Non opposta a quella reale, ma parallela, complementare, in certi momenti quasi indistinguibile. Se la famiglia di Teller ingloba la moda, con la moglie, Dovile Drizyte, che ne \u00e8 parte integrante, \u00e8 vero anche il contrario, la moda accoglie, trasforma e restituisce la famiglia come immagine pubblica. La figlia, figura silenziosa e centrale, diventa ponte tra queste due genealogie, quella affettiva e quella iconica. Cresce immersa tra volti, pose, abiti, quasi a ribadire che lo star system non \u00e8 altro che un&#8217;altra forma di parentela, un sistema di appartenenze e riconoscimenti.<\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 un cortocircuito in cui la moda diventa autobiografia e lo spettatore \u00e8 costretto a rivedere le proprie aspettative. Teller non eleva la modella a icona, come fa l\u2019alta moda, ma la rappresenta stanca, con il trucco colato, in pose assurde e scomode. In questo gesto spoglio di idealizzazione, c\u2019\u00e8 una forma di rispetto: non pi\u00f9 immagine da venerare, ma persona da guardare. Il fotografo\u00a0costruisce la sua verit\u00e0,\u00a0non nel mostrare cosa dovremmo essere, ma nel restituire ci\u00f2 che siamo, anche quando ci travestiamo.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"08228af4-a156-4676-a1aa-e7da14475a92\" height=\"1170\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/5_Why Trump, New York 2017 \u00a9 Juergen Teller, All rights Reserved.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nWhy Trump, New York 2017 \u00a9 Juergen Teller, All Rights Reserved.<\/p>\n<p>Teller si rivolge anche alla politica, i volti di Putin e Trump, ridotti a ritagli di carta, vengono esibiti come maschere vuote, mentre l\u2019immagine di Papa Francesco ricorre ossessivamente. \u00c8 buono credere in qualcosa, afferma il fotografo. Porta la figlia alla festa di San Paolo a Palazzolo Acreide, e coglie il gesto archetipico della presentazione, le mani che alzano la bambina nuda come una creatura mitica, il corpo che si staglia contro l&#8217;altare barocco, i volti, i fiori, il denaro appuntato al santo (A Sciuta, Palazzolo Acreide, 2023). Un rito che non \u00e8 solo religioso ma esistenziale, la presentazione della figlia al mondo, al caos, al mistero, al potere salvifico e violento della tradizione.<\/p>\n<p>L\u2019altra faccia della medaglia \u00e8 un senso di morte che attraversa le immagini come una vena scura. Mich\u00e8le Lamy sdraiata su un pezzo di cemento armato, nella posa rigida di un cadavere (Mich\u00e8le Lamy No.8, Barjac 2022), Lars Eidinger steso nella terra, avvolto in una rete, un relitto umano trascinato a riva (Lars Eidinger No.6, London, 2022), il crocifisso come un\u2019eco continua, le croci, i rosari, le immagini sacre, ammassate su una collina vicino a Jurgai\u010diai, luogo di pellegrinaggio in Lituania, Paese natale della moglie Dovile.\u00a0 Teller non fotografa la collina come un documento etnografico, l&#8217;accumulo di oggetti sacri genera un eccesso, un\u2019inquadratura densa e soffocante con la statua di Cristo piegata dal giogo delle croci e dei rosari o forse dal peso della storia (Jurgai\u010diai No.65, Lithuania 2022).<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"l\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"c0c4a156-4499-415e-9a44-facad49321ae\" height=\"585\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/6_Lars Eidinger No.6, London, 2022 \u00a9 Juergen Teller, All Rights Reserved.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nLars Eidinger No.6, London, 2022 \u00a9 Juergen Teller, All Rights Reserved.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"07427a4c-4f84-4941-bbc7-e36c1c977afd\" height=\"585\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/7_Jurgaic\u030ciai No.74, Lithuania 2022 \u00a9 Juergen Teller, All Rights Reserved.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nJurgai\u010diai No.74, Lithuania 2022 \u00a9 Juergen Teller, All Rights Reserved.<\/p>\n<p>Eppure, nel complesso scenario della mostra, ci\u00f2 che domina \u00e8 il privato, che tra mille rovine, si pu\u00f2 ancora governare o almeno abitare. Teller si china su ci\u00f2 che gli \u00e8 prossimo, il tavolo, il corpo, l\u2019arte. \u00c8 l\u00ec che esercita una forma di attenzione, mentre aspetta che il caff\u00e8 decanti nella tazza. Cos\u00ec l\u2019autobiografia diventa la forma pi\u00f9 lucida e politica di sguardo sul presente. Non perch\u00e9 ambisca a raccontare il mondo, ma perch\u00e9 accetta di passarci dentro senza tentare una sintesi, lasciando che le immagini si accumulino e si contraddicano, come una memoria viva, imperfetta, umana.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.visitsabbioneta.it\/it\/news-eventi\/juergen-teller-7-12\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">7 \u00bd,\u00a0Juergen Teller,<\/a> a cura di\u00a0Mario Codognato, Galleria degli Antichi, Palazzo Giardino di Sabbioneta, fino al 23 novembre 2025.<\/p>\n<p>In copertina, Where we come from No.38, 2024 \u00a9 Juergen Teller, All Rights Reserved.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La mostra di Juergen Teller si intitola 7\u202f\u00bd, ma potrebbe facilmente ambire a un dieci. 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