{"id":451083,"date":"2026-04-19T15:52:21","date_gmt":"2026-04-19T15:52:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/451083\/"},"modified":"2026-04-19T15:52:21","modified_gmt":"2026-04-19T15:52:21","slug":"hic-sunt-leones-i-confini-svizzeri-secondo-gabriele-spalluto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/451083\/","title":{"rendered":"\u00abHic sunt leones\u00bb, i confini svizzeri secondo Gabriele Spalluto"},"content":{"rendered":"<p>Sulle mappe antiche hic sunt leones, letteralmente \u00abqui ci sono i leoni\u00bb, segnava una soglia: il limite del territorio conosciuto e, insieme, uno spazio di proiezione e di paura. Oggi quella scritta sopravvive come metafora, non pi\u00f9 riferita all\u2019ignoto geografico, ma a un confine politico, amministrativo e simbolico.<\/p>\n<p>Hic Sunt Leones, progetto fotografico di <a href=\"https:\/\/gabrielespalluto.com\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Gabriele Spalluto<\/a>, guarda proprio a queste soglie contemporanee. Edifici, barriere e cartelli che continuano a definire chi siamo e dove finisce il nostro Stato.<\/p>\n<p>Tra marzo 2022 e marzo 2023 Spalluto ha attraversato la Svizzera per fotografare 175 valichi stradali di frontiera che, in quel momento, disponevano ancora di un ufficio di servizio. Le immagini sono sempre scattate dallo stesso punto di vista: gli ultimi metri di suolo svizzero, l\u2019eventuale edificio doganale, talvolta un prefabbricato anonimo, altre volte poco pi\u00f9 di un palo o di una bandiera, e subito oltre i primi metri di territorio straniero.<\/p>\n<p>La scelta del linguaggio fotografico \u00e8 volutamente neutra e rigorosa. Spalluto arretra di qualche metro, resta sul territorio nazionale e fotografa frontalmente. Non compaiono persone, n\u00e9 elementi di drammaturgia. \u00abHo voluto togliere le persone e concentrarmi sull\u2019architettura\u00bb, spiega, \u00abper interrogarmi su che cosa noi svizzeri mettiamo come primo segno del nostro Stato\u00bb. \u00c8 una distanza minima, ma decisiva, che consente allo sguardo di osservare senza voler conquistare e di descrivere senza raccontare storie individuali.<\/p>\n<p>Ne emerge un curioso cortocircuito: luoghi fondamentali per l\u2019identit\u00e0 nazionale che, nella ripetizione di tettoie, font istituzionali e strutture standardizzate, finiscono per apparire quasi anonimi.<\/p>\n<p>Per Gabriele Spalluto il confine non \u00e8 un tema astratto. Cresciuto a ridosso della frontiera, da anni il suo lavoro si confronta con il concetto di luogo e non\u2011luogo, nozione introdotta dall\u2019antropologo francese Marc Aug\u00e9 per descrivere quegli spazi della contemporaneit\u00e0 privi di identit\u00e0, storia e relazioni sociali stabili. Luoghi di transito come aeroporti, autostrade e centri commerciali, in cui l\u2019individuo resta anonimo e solitario.<\/p>\n<p>In Hic sunt leones la dogana, spazio di passaggio per eccellenza, si rivela un non\u2011luogo paradossale, carico di significato simbolico ma svuotato di esperienza. Una condizione accentuata negli ultimi anni, quando molte strutture di confine, un tempo abitate e operative, sono state progressivamente dismesse o riconvertite, anche a seguito degli accordi di Schengen. Restano come tracce materiali di una funzione che cambia, segni silenziosi di un\u2019idea di confine che oscilla tra apertura e controllo.<\/p>\n<p>Questa riflessione prende corpo nella mostra al <a href=\"https:\/\/canvettoluganese.ch\/hic-sunt-leones-gabriele-spalluto\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Canvetto luganese<\/a> (dal 3 febbraio al 2 maggio 2026). Da un lato, una ventina di stampe di grande formato occupano le sale principali. Nel bocciodromo, una stampa lunga otto metri presenta l\u2019intero progetto attraverso immagini di dimensioni pi\u00f9 ridotte, permettendo allo sguardo di attraversare, una dopo l\u2019altra, tutte le 175 fotografie dei valichi. Camminare lungo questa sequenza significa percorrere idealmente il Paese senza muoversi, seguendo una linea di confine che diventa paesaggio continuo.<\/p>\n<p>Ne emerge una collezione che richiama una serie di cartoline provenienti da una Svizzera inattesa, capace di sorprenderci proprio perch\u00e9 cos\u00ec familiare, o forse mai davvero osservata con attenzione.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 allora il messaggio di Hic sunt leones? Spalluto evita risposte univoche. Il titolo, ammette, \u00e8 l\u2019unica vera presa di posizione. Volutamente provocatorio, non denuncia, ma innesca una riflessione. \u00abNoi sappiamo benissimo che dall\u2019altra parte non ci sono i leoni\u00bb, osserva, \u00abeppure il tema del chiudere, o richiudere, i confini ritorna ciclicamente\u00bb.<\/p>\n<p>Le immagini non giudicano, ma pongono domande. Che senso hanno oggi questi luoghi? Che cosa comunicano, attraverso la loro architettura, sul nostro rapporto con l\u2019altro, con l\u2019ignoto, con l\u2019idea stessa di Stato?<\/p>\n<p>In un tempo in cui le frontiere tornano al centro del dibattito pubblico, il lavoro di Gabriele Spalluto si offre come uno spazio di pensiero. Hic sunt leones trasforma i confini in specchi, non tanto di ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 oltre la linea, ma di ci\u00f2 che siamo e di come scegliamo di rappresentarci.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Sulle mappe antiche hic sunt leones, letteralmente \u00abqui ci sono i leoni\u00bb, segnava una soglia: il limite del&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":451084,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-451083","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/116432178076120128","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/451083","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=451083"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/451083\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/451084"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=451083"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=451083"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=451083"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}