{"id":453963,"date":"2026-04-21T11:11:20","date_gmt":"2026-04-21T11:11:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/453963\/"},"modified":"2026-04-21T11:11:20","modified_gmt":"2026-04-21T11:11:20","slug":"alla-tim-van-laere-gallery-di-roma-la-collettiva-sulla-vita-come-forma-di-resistenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/453963\/","title":{"rendered":"Alla Tim Van Laere Gallery di Roma la collettiva sulla vita come forma di resistenza"},"content":{"rendered":"<p>\u201cWell, that\u2019s like hypnotizing chickens\u201d cantava Iggy Pop nel brano Lust for Life del 1977. E, ancora, \u201cWear a uniform \u2013 All on a government loan\u201d (\u201cindosso un\u2019uniforme \u2013 tutto preso in prestito dal governo\u201d) che precede una sequenza ininterrotta, quasi una dichiarazione urlata, di \u201cho sete di vita\u201d, la volont\u00e0 di riappropriarsi della pulsione, del desiderio, dell\u2019energia creativa a dispetto degli eventi distruttivi del mondo.<\/p>\n<p><strong>Lust for life<\/strong> \u00e8 anche il titolo della collettiva visitabile alla <strong>Tim Van Laere Gallery <\/strong>di Roma, una serie di opere appartenenti ad artisti di generazioni differenti tenute insieme da un unico filo conduttore, ossia <strong>dalla necessit\u00e0 di trovare risposte<\/strong>, decisive e viscerali, alla fragilit\u00e0 dell\u2019individuo e della societ\u00e0 di fronte ai grandi avvenimenti che coinvolgono l\u2019intera collettivit\u00e0, primi fra tutti i conflitti mondiali.<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/1-3-1024x683.jpg\" alt=\"Installation view, Lust for life, Tim Van Laere Gallery. Courtesy Tim Van Laere Gallery, Antwerp - Rome\" class=\"wp-image-1226675\"  \/>Installation view, Lust for life, Tim Van Laere Gallery. Courtesy Tim Van Laere Gallery, Antwerp \u2013 Rome<\/p>\n<p><strong>Le opere di George Grosz nella collettiva \u201cLust for life\u201d alla Tim Van Leare Gallery di Roma<\/strong><\/p>\n<p>Ad aprire e a condurre la riflessione sono i lavori dell\u2019artista tedesco <strong><a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/artista-mostre-biografia\/george-grosz\/\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.artribune.com\/artista-mostre-biografia\/george-grosz\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">George Grosz<\/a><\/strong> (Berlino, 1893 \u2013 1959): Streit am Spieltisch (1912), Waiting for Bettere Times (1933) e The Invasion (1947). Grosz, memore della gravissima crisi che colpisce la Germania a seguito delle due Guerre Mondiali, disegna <strong>figure assenti<\/strong>, tratteggia i soggetti entro un processo di perditadell\u2019identit\u00e0, di assuefazione e alienazione, rappresenta volutamente l\u2019appropriazione e il controllo totalizzante esercitato dal potere sul destino del singolo.<\/p>\n<p>Se in Waiting for Bettere Times la sensazione \u00e8 quella di trovarsi di fronte alla <strong>rappresentazione dell\u2019impotenza, del disastro annunciato<\/strong>, del passo verso il baratro, in The Invasion l\u2019angoscia sovrasta la scena, annienta il tratto (che pure appariva ancora vivo e sibilante nell\u2019opera precedente), mentre i volti, inquietanti, sono privati della loro fisionomia, fino a sembrare corpi gi\u00e0 in putrefazione costretti a combattere gli uni contro gli altri. Essi si muovono come per inerzia, issando una bandiera a brandelli (che sembra metaforicamente formata da fumo nero), sfoderando armi e puntando fucili, mentre a terra vediamo i gi\u00e0 morti ormai oltre la trasfigurazione. Grosz non risparmia nulla alla visione anzi, vuole mostrare la possibilit\u00e0, non remota, di ci\u00f2 che pu\u00f2 accadere quando il potere prende il sopravvento e il popolo diviene carne da macello.<\/p>\n<p>    L&#8217;articolo continua pi\u00f9 sotto<\/p>\n<p>Sebbene per l\u2019artista tedesco non esista un riscatto dagli orrori della guerra, riconoscendo l\u2019individuo come succube di decisioni superiori (quel \u201cbene, \u00e8 come ipnotizzare i polli\u201d di Iggy Pop rende l\u2019idea), con le opere in esposizione degli altri artisti si compie un salto di prospettiva: il desiderio, disintegrato e annientato con Grosz, ripreso da una nuova angolazione, \u00e8 il motore che spinge all\u2019azione e all\u2019atto creativo.<\/p>\n<p><strong>L\u2019essere in vita al centro della mostra nella sede romana della galleria Tim Van Leare<\/strong><\/p>\n<p>Farsi consapevoli e coscienti di essere in vita, perci\u00f2, diventa motivo di celebrazione. Lo restituisce esplicitamente l\u2019artista belga <strong>Rinus Van De Velde <\/strong>(Leuven, 1983), che ha gi\u00e0 esposto alla Tim Van Laere Gallery di Roma con una personale nel 2024. Con le due ampie tele Dear Rinus, my mind is explodin (2025) e Reality is generic, Rinus (2025) lo sguardo del pittore sul vorticoso panorama rappresentato manifesta con maggiore enfasi l\u2019artificiosit\u00e0 dell\u2019esistenza nella quale siamo immersi. Prosegue il discorso <strong>Ben Sledsens<\/strong> (Belgio, 1991) con Seven Flowers and a Lake (2025) e Autumn Hill (2025 \u2013 2026) proponendo un paesaggio utopico, non una semplice evasione dalla realt\u00e0 ma un luogo in cui poter mettere in discussione i sistemi rigidi e oppressivi della storia.<\/p>\n<p>                    <a class=\"c-image_wrap\" href=\"https:\/\/www.artribune.com\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/2-1-scaled.jpg\" data-pswp-width=\"2560\" data-pswp-height=\"1707\" data-cropped=\"true\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><br \/>\n                        <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"512\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/2-1-768x512.jpg\" class=\"attachment-medium_large size-medium_large\" alt=\"Installation view, Lust for life, Tim Van Laere Gallery. Courtesy Tim Van Laere Gallery, Antwerp - Rome\"  \/>                        1 \/ 4<br \/>\n                        Installation view, Lust for life, Tim Van Laere Gallery. Courtesy Tim Van Laere Gallery, Antwerp \u2013 Rome<br \/>\n                    <\/a><br \/>\n                    Installation view, Lust for life, Tim Van Laere Gallery. Courtesy Tim Van Laere Gallery, Antwerp \u2013 Rome<\/p>\n<p>                    <a class=\"c-image_wrap\" href=\"https:\/\/www.artribune.com\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/5-scaled.jpg\" data-pswp-width=\"2560\" data-pswp-height=\"1707\" data-cropped=\"true\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><br \/>\n                        <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"512\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/5-768x512.jpg\" class=\"attachment-medium_large size-medium_large\" alt=\"Installation view, Lust for life, Tim Van Laere Gallery. Courtesy Tim Van Laere Gallery, Antwerp - Rome\"  \/>                        2 \/ 4<br \/>\n                        Installation view, Lust for life, Tim Van Laere Gallery. Courtesy Tim Van Laere Gallery, Antwerp \u2013 Rome<br \/>\n                    <\/a><br \/>\n                    Installation view, Lust for life, Tim Van Laere Gallery. Courtesy Tim Van Laere Gallery, Antwerp \u2013 Rome<\/p>\n<p>                    <a class=\"c-image_wrap\" href=\"https:\/\/www.artribune.com\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/6-scaled.jpg\" data-pswp-width=\"2560\" data-pswp-height=\"1707\" data-cropped=\"true\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><br \/>\n                        <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"512\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/6-768x512.jpg\" class=\"attachment-medium_large size-medium_large\" alt=\"Installation view, Lust for life, Tim Van Laere Gallery. Courtesy Tim Van Laere Gallery, Antwerp - Rome\"  \/>                        3 \/ 4<br \/>\n                        Installation view, Lust for life, Tim Van Laere Gallery. Courtesy Tim Van Laere Gallery, Antwerp \u2013 Rome<br \/>\n                    <\/a><br \/>\n                    Installation view, Lust for life, Tim Van Laere Gallery. Courtesy Tim Van Laere Gallery, Antwerp \u2013 Rome<\/p>\n<p>                    <a class=\"c-image_wrap\" href=\"https:\/\/www.artribune.com\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/10-1-scaled.jpg\" data-pswp-width=\"2560\" data-pswp-height=\"1722\" data-cropped=\"true\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><br \/>\n                        <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"517\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/10-1-768x517.jpg\" class=\"attachment-medium_large size-medium_large\" alt=\"Installation view, Lust for life, Tim Van Laere Gallery. Courtesy Tim Van Laere Gallery, Antwerp - Rome\"  \/>                        4 \/ 4<br \/>\n                        Installation view, Lust for life, Tim Van Laere Gallery. Courtesy Tim Van Laere Gallery, Antwerp \u2013 Rome<br \/>\n                    <\/a><br \/>\n                    Installation view, Lust for life, Tim Van Laere Gallery. Courtesy Tim Van Laere Gallery, Antwerp \u2013 Rome<\/p>\n<p><strong>La costruzione della speranza da parte degli artisti internazionali a Roma<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019intento della mostra, infatti, ruota attorno ad una speranza \u201cattiva\u201d, verso una dimensione pi\u00f9 autentica dell\u2019essere umano, come emerge dall\u2019installazione del 2005 di <strong>Franz West <\/strong>(Vienna, 1947 \u2013 2012). Posizionata su un piedistallo in legno e composta da acrilico, polistirolo, cartone e cartapesta, la scultura tridimensionale esorta a partecipare alla costruzione del significato della stessa, sempre attraverso quell\u2019azione che nella poetica di <strong>George Grosz <\/strong>viene volutamente a mancare.<\/p>\n<p>Proporzionalmente alla paura, che annienta l\u2019individuo come soggetto pensante e critico, cresce la necessit\u00e0 di utilizzare un linguaggio dirompente.<\/p>\n<p><strong>Alla Tim Van Leare Gallery gli artisti trasformano il corpo in strumento di resistenza<\/strong><\/p>\n<p>Il corpo si trasforma in strumento di resistenza, dalla delineazione spesso bizzarra, fuori dal comune, esplicita. La scelta di <strong>Carroll Dunham<\/strong> (Stati Uniti, 1949) di utilizzare un verde saturo in Qualiascope: Box of Light (2021), la condizione corporea enfatizzata e dirompente della sessualit\u00e0 (pi\u00f9 astratta nei suoi disegni su carboncino), la bizzarra Monna Lisa (2023) di <strong>Getilin <\/strong>(Collettivo viennese dal 1994) (plastilina su legno) da cui fuoriescono parti anatomiche e, ancora, la condanna dell\u2019artista britannica <strong>Sarah Lucas<\/strong> (Londra, 1962) circa la visione imposta del corpo femminile con la scultura in bronzo Bunny Rabbit (2022), convergono nella direzione di una disobbedienza alla schematicit\u00e0, agli obblighi e ai doveri imposti e, in buona parte, alla stessa struttura capitalista che risucchia ogni altra forma esperienziale.<\/p>\n<p><strong>Il vacuo ottimismo capitalista degli Anni 2000 smascherato dagli artisti a Roma<\/strong><\/p>\n<p>In tale prospettiva \u00e8 interessante capire come in una societ\u00e0 capitalista l\u2019ottimismo venduto nei decenni di grande crescita economica prima degli anni 2000, conduca verso obiettivi spesso irrealizzabili e non realmente traducibili. Lo afferma, in una pi\u00f9 ampia finestra compositiva, anche l\u2019autrice statunitense <strong>Laurent Berlant<\/strong> (1957 \u2013 2021) in Cruel Optimism (Duke University Press,\u00a02011), nel capitolo \u201cMorte lenta. Obesit\u00e0, sovranit\u00e0, agency laterale\u201d, descrivendo la sessualit\u00e0 come minaccia alla compostezza, un\u2019interferenza con \u201cl\u2019esistenza ordinaria\u201d (p.251). \u00c8 in questo caso che s\u2019introduce la tematica della crisi e del trauma, estremamente evidente in <strong>George Grosz <\/strong>e, successivamente, quella pi\u00f9 sarcastica etagliente degli altri artisti esposti, come in Under the Sea (2020) dell\u2019artista <strong>Rose Wylie <\/strong>(Regno Unito, 1934). La rappresentazione dissacrante e goffa della sessualit\u00e0 ha quindi una finalit\u00e0 di distruzione degli schemi imposti sino a ricollocare la vita nell\u2019imperfezione e nella corporeit\u00e0. Rivela, inoltre, come l\u2019esperienza umana sia formata da un insieme di errori, fragilit\u00e0 e tentativi alla cui base vi \u00e8 un rifiuto implicito di essere declassati a norma e a funzione.<\/p>\n<p>Esistere, dunque, non \u00e8 pi\u00f9 solo un gesto filosofico e di consapevolezza, ma \u00e8 il primo vero atto di ribellione, nonch\u00e9 sete di vita, in attesa di quei \u201ctempi migliori\u201d auspicati da <strong>Grosz<\/strong>.<\/p>\n<p>Beatrice Andreani<\/p>\n<p>            Ulteriori info<\/p>\n<p>        <a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/mostre-evento-arte\/lust-for-life-3\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><br \/>\n            <img decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"244\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/unnamed-13-300x244.jpg\" class=\"attachment-medium size-medium wp-post-image\" alt=\"Lust for Life\" loading=\"lazy\"  \/>        <\/a><\/p>\n<p class=\"c-card_text\">Prendendo in prestito il titolo dall\u2019iconico brano di Iggy Pop, Lust for Life si propone come una risposta alla tensione e all\u2019incertezza del presente.<\/p>\n<p>        Eventi d\u2019arte a Roma<br \/>\n                    <a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/mostre\/roma\/\" class=\"c-btn -nopad -s\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><\/p>\n<p>                Tutti gli eventi            <\/a><\/p>\n<p class=\"intext-cta\">Artribune \u00e8 anche su Whatsapp.  \u00c8 sufficiente <a href=\"https:\/\/whatsapp.com\/channel\/0029Va9iaYUEFeXeqRR2yT1y\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">cliccare qui<\/a> per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u201cWell, that\u2019s like hypnotizing chickens\u201d cantava Iggy Pop nel brano Lust for Life del 1977. 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