{"id":457204,"date":"2026-04-23T12:42:15","date_gmt":"2026-04-23T12:42:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/457204\/"},"modified":"2026-04-23T12:42:15","modified_gmt":"2026-04-23T12:42:15","slug":"sinner-non-si-e-accontentato-del-suo-talento-naturale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/457204\/","title":{"rendered":"Sinner non si \u00e8 accontentato del suo talento naturale"},"content":{"rendered":"<p>Nel tennis, gli occhi spesso ingannano. A volte \u00e8 meglio fidarsi delle orecchie. Il talent scout italiano Fabio Della Vida ha raccontato di quando, durante un torneo, aveva sentito un gran baccano alle sue spalle e aveva pensato che fossero i lavori di un cantiere. Si era girato, e invece era solo un ragazzino smilzo, di tredici o quattordici anni, che colpiva palle da tennis con una forza assurda. Della Vida lo aveva sentito prima ancora di vederlo: quel ragazzo sarebbe poi arrivato a sorprendere avversari e tifosi nel circuito professionistico. Una chioma rossa arruffata, origini tra le nevi di montagna, un cognome come Sinner (peccatore, in inglese): come potevo non incuriosirmi di questa figura improbabile che stava scalando la classifica nel 2019?<\/p>\n<p>Al contrario del clan Alcaraz, nell\u2019albero genealogico dei Sinner il tennis non occupava nessun posto speciale. Era uno sport come un altro. Jannik era nato da genitori che lavoravano come chef e cameriera in un rifugio alpino dell\u2019Alto Adige, la provincia pi\u00f9 a nord d\u2019Italia. L\u2019Alto Adige confina con l\u2019Austria, e la maggior parte dei suoi abitanti parla tedesco come prima lingua. \u00c8 stato un territorio molto conteso nel corso del Novecento e, dopo decenni di manovre imperiali e di fervori separatisti, si \u00e8 assestato come regione autonoma d\u2019Italia negli anni Settanta. Il paese dove Sinner \u00e8 cresciuto, Sesto, si trova tra le montagne delle Dolomiti, dove lo sci \u00e8 la disciplina sportiva di default. \u00abSe immaginate qualcuno che viene da qui, pensare a un tennista \u00e8 molto, molto strano\u00bb, disse Sinner durante una breve visita a casa nella primavera del 2024, quando ci torn\u00f2 da numero 1 del mondo.<\/p>\n<p>Il suo percorso verso quella vetta non \u00e8 stato lineare: la racchetta non era sempre stata una priorit\u00e0. Sinner ha descritto giorni idilliaci da bambino capace in tanti sport: pranzi dai nonni, allenamenti di sci dalle due alle quattro del pomeriggio, tennis solo due volte a settimana, e poi far tardi la sera per giocare a calcio con gli amici.<\/p>\n<p>Fino ai dodici anni, Sinner era uno dei migliori giovani sciatori d\u2019Italia. Quando ne aveva sette abbandon\u00f2 addirittura del tutto il tennis per un anno, dedicandosi esclusivamente alle piste, finch\u00e9 suo padre non lo convinse a tornare in campo. A quel tempo ammirava lo stile spavaldo dello sciatore americano Bode Miller, che, a detta di Sinner, \u00abstravinceva o si schiantava\u00bb. Allo stesso modo, anche lui saliva sul podio oppure non arrivava al traguardo, e col tempo si rese conto che la corporatura esile avrebbe potuto limitare il suo potenziale. \u00abEro davvero forte\u00bb, spieg\u00f2 Sinner nel 2024, \u00abma poi ho avuto un paio di stagioni dove sono andato un po\u2019 cos\u00ec cos\u00ec, un anno dove vai contro quelli pi\u00f9 grandi nello slalom e nel gigante, e poi l\u00ec \u00e8 arrivata anche la discesa libera, per\u00f2 pesavo troppo poco per competere\u00bb.<\/p>\n<p>Da adulto, Sinner si \u00e8 sentito chiedere continuamente perch\u00e9 avesse rinunciato allo sci per dedicarsi al tennis, e ha elaborato una risposta ben confezionata da ripetere all\u2019infinito: il margine di errore. Nello sci, se fai uno sbaglio la gara \u00e8 finita; nel tennis puoi farne un sacco e vincere comunque la partita. C\u2019era poi anche la questione del rischio fisico: \u00abQuando vai molto veloce e poi salti per venti o trenta metri, sai, \u00e8 diverso. Poi mi \u00e8 venuta questa paura. E allora, io penso: nel tennis non c\u2019\u00e8 niente di cui aver paura, no?\u00bb Quando Sinner lasci\u00f2 le montagne per buttarsi nell\u2019intensa e vorticosa turbina necessaria a produrre un tennista professionista, aveva gi\u00e0 tredici anni. \u00c8 assai raro che un giocatore del circuito si sia concentrato sul tennis cos\u00ec tardi nella propria infanzia, ma Sinner aveva impressionato chiunque lo avesse visto colpire una palla, compreso Riccardo Piatti, un boss del tennis italiano che aveva allenato una manciata di grandi tennisti, compreso Djokovic per un breve periodo all\u2019inizio della carriera. Piatti invit\u00f2 Sinner ad allenarsi a tempo pieno nel suo centro sulla riviera ligure, dal lato opposto dell\u2019Italia rispetto a Sesto. Come per la gran parte degli abitanti dell\u2019Alto Adige, la lingua madre di Sinner era il tedesco: avrebbe affinato il suo italiano rudimentale per scendere dalle montagne e andare a vivere al mare, a Bordighera, la sua nuova casa.<\/p>\n<p>Allora la maggior parte dei giocatori del Piatti Tennis Center era fatta di adolescenti pi\u00f9 grandi o adulti.<\/p>\n<p>Sinner era il primo allievo troppo giovane per vivere da solo, e i suoi genitori non potevano lasciare il lavoro in Alto Adige, cos\u00ec per un periodo visse con uno dei suoi allenatori, Luka Cvjetkovi\u0107. Sinner si inser\u00ec facilmente nei ritmi della famiglia Cvjetkovi\u0107: giocava con i due figli, nei fine settimana passava l\u2019aspirapolvere, portava il cane a spasso. Ma soprattutto si impegnava: Cvjetkovi\u0107 ricorda Sinner come un ragazzino con una capacit\u00e0 di lavoro fuori dal comune e un talento particolare per semplificarlo. Un dettaglio tecnico che gli altri avrebbero assimilato in sei mesi, lui lo padroneggiava in una settimana. Ogni domanda che faceva aveva uno scopo: voleva capire la ragione di ogni esercizio. Questo dava un po\u2019 di preoccupazioni agli allenatori, perch\u00e9 Jannik non era un allievo che potevi accontentare con frasi fatte. \u00abBisogna stare molto attenti a cosa dirgli quando \u00e8 in campo. Devi essere molto preciso! Se gli dici qualcosa, bada che non sia una cosa sbagliata o stupida\u00bb, ha ricordato Cvjetkovi\u0107. \u00abEra il tipo di ragazzo che, se gli fai cento domande, ti d\u00e0 cento risposte convinte\u00bb. Sul cibo, sugli allenamenti, su chi volesse come partner per allenarsi: era sempre lucido e diretto. Sapeva cogliere sfumature che altri ragazzi non vedevano, separando con naturalezza le varie parti del suo addestramento: capiva quando concentrarsi sulla tecnica e quando invece \u201cspegnere\u201d quella parte del cervello per lavorare sulla tattica di gioco.<\/p>\n<p>Dopo giornate di sei ore tra tennis, preparazione atletica e recupero, tornava dalla famiglia Cvjetkovi\u0107 e andava a dormire presto. Ma non prima di conti\u00adnuare il suo studio monastico del tennis professionistico.<\/p>\n<p>@ 2025 by Giri Nathan | @ 2026, Iperborea<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"lazy lazy-hidden aligncenter\" src=\"data:image\/gif;base64,R0lGODlhAQABAIAAAAAAAP\/\/\/yH5BAEAAAAALAAAAAABAAEAAAIBRAA7\" data-lazy-type=\"image\" data-lazy-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/1775040779-10_Altrecose_cambiocampo_def.jpg\" width=\"456\" height=\"690\"\/><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ilpost.it\/altrecose\/cambiocampo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Tratto da \u201cCambiocampo\u201d (Altrecose), di Giri Nathan, 20 euro, 360 pagine.<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Nel tennis, gli occhi spesso ingannano. A volte \u00e8 meglio fidarsi delle orecchie. 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