{"id":461225,"date":"2026-04-26T02:56:24","date_gmt":"2026-04-26T02:56:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/461225\/"},"modified":"2026-04-26T02:56:24","modified_gmt":"2026-04-26T02:56:24","slug":"giacomo-poretti-per-la-politica-mi-puntarono-una-pistola-alla-tempia-con-aldo-e-giovanni-mi-vanto-di-aver-inventato-tafazzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/461225\/","title":{"rendered":"Giacomo Poretti: \u00abPer la politica mi puntarono una pistola alla tempia. Con Aldo e Giovanni mi vanto di aver inventato Tafazzi\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Aldo Cazzullo<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">L&#8217;attore compie 70 anni: \u00abA 20 anni ero in Democrazia proletaria, mi puntarono una pistola alla tempia. Ho perso parzialmente l&#8217;udito in fabbrica. Poi ho incontrato Aldo e  Giovanni\u00bb. E su Milano: \u00abDobbiamo salvare la sua anima poetica\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b><a href=\"\">G<\/a><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/buone-notizie\/25_gennaio_02\/poretti-il-nostro-nuovo-teatro-e-dedicato-agli-angeli-ci-serve-speranza-b1fda67c-10be-42d5-ab6b-e9cdee7c3xlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">iacomo Poretti<\/a>, domani sono settant\u2019anni.<\/b><br \/>\u00abMa mia mamma Elsa mi faceva gli auguri il giorno prima, il 25 aprile. \u201cMamma, il mio compleanno \u00e8 domani!\u201d. E lei: \u201cNino, a vedevi no l\u2019ura de meteti al mund\u201d\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Non vedevo l\u2019ora di metterti al mondo. Qual \u00e8 il suo primo ricordo?<\/b><br \/>\u00abSono a Zurigo, ho un anno e mezzo, sono in braccio a mia nonna Maria, e guardo i cigni sul lago\u00bb.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Cosa ci faceva a Zurigo?<\/b><br \/>\u00abZio Luigi, il fratello gemello di mia madre, era emigrato in Svizzera. Eravamo una famiglia poverissima. La nonna and\u00f2 a trovare suo figlio e incredibilmente mia mamma, che era la tipica mamma italiana, mi aveva affidato a lei\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>E suo pap\u00e0?<\/b><br \/>\u00abPap\u00e0 Albino faceva il metalmeccanico alla Rimoldi, in un paesino sperduto del Milanese, Olcella, come suo fratello Giannino. Mamma era operaia tessile alla Giulini Ratti, poi nell\u2019azienda di Felice Riva, che moll\u00f2 tutto per trasferirsi a Beirut, all\u2019epoca la Zurigo del Medio Oriente. Mia madre governava trenta macchine enormi, per andare dalla prima all\u2019ultima aveva la bicicletta. Un rumore incredibile, aveva la pensione per semisordit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Anche lei Giacomo ha lavorato in fabbrica.<\/b><br \/>\u00abCinque anni. E pure io in fabbrica ho perso parzialmente l\u2019udito. Sono nato a Villa Cortese, un paesino a met\u00e0 strada tra Milano e Varese. Dai tredici ai diciotto anni ho lavorato alla Trezzini, un\u2019industria che ora non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. Facevamo sabbiatrici, macchine enormi di ferro e acciaio. Si tagliavano le lamiere e si saldavano tra di loro. Pare un ricordo dell\u2019Ottocento. Invece era il 1972\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>E si appassion\u00f2 alla politica.<\/b><br \/>\u00abNon avevo ancora sedici anni, era il 12 febbraio \u201972. Frequentavo le scuole serali. C\u2019era un\u2019assemblea. Andai. Mi colp\u00ec molto questo fermento, mi affascin\u00f2 questo desiderio scomposto di cambiare il mondo. Tutto finito il giorno del rapimento Moro\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Come ricorda il 16 marzo 1978?<\/b><br \/>\u00abAvevo cambiato lavoro, ero portantino in ospedale. Tornato dal militare, andavo alla scuola per infermieri, e mi piaceva molto. Mi dissero: \u201cOggi non si fa scuola, abbiamo sentito alla radio che hanno rapito Moro\u201d. Il pomeriggio andai in piazza Duomo, c\u2019era un corteo aperto da uno striscione: \u201cN\u00e9 con lo Stato n\u00e9 con le Br\u201d. Pensai: com\u2019\u00e8 possibile? Vidi tutte le componenti del movimento, e in fondo al corteo gli autonomi con le facce coperte, la polizia sotto i portici, il cielo plumbeo. Anche la natura contribuiva a quella giornata terrificante. Mi resi conto che con la violenza non si cambia il mondo, anzi lo si peggiora. Da l\u00ec cominci\u00f2 un\u2019altra vita\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Lei era in Democrazia proletaria.<\/b><br \/>\u00abUn giorno, qualche anno fa, mi arriva un telefonata: \u201c\u00c8 il ministero dell\u2019Interno, tra poco la chiamer\u00e0 il capo della polizia\u201d. Entro in fibrillazione: cos\u2019avr\u00f2 fatto? Telefona il capo della polizia, e avvisa: \u201cTra poco la chiamer\u00e0 il ministro dell\u2019Interno\u201d. Panico: qualcuno avr\u00e0 raccontato qualcosa contro di me? Telefona il ministro dell\u2019Interno. Era Bobo Maroni: \u201cMa lo sai che ero nel tuo stesso gruppo, Democrazia proletaria?\u201d. Ma vaff&#8230; Scoppiammo a ridere. Maroni aggiunse: \u201cPer\u00f2 siamo molto diversi. Perch\u00e9 io sono milanista\u201d\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Oltre che leghista.<\/b><br \/>\u00abDiventammo quasi amici. Di solito i politici ti chiedono sempre qualcosa. Maroni non mi chiese mai niente. Solo di andare a incontrare dei ragazzi in un oratorio vicino a Varese, cosa che feci molto volentieri\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Lei quando \u00e8 diventato interista?<\/b><br \/>\u00abAlla nascita. Nonno, pap\u00e0, zio: una dinastia di interisti. Eravamo una di quelle famiglione contadine e operaie, che si fanno la villetta e vivono tutti insieme in cantina, per non rovinare di sopra. La nonna aveva un parente, un ragazzino cieco, Antonio, che chiamavamo Tumietto. Anzich\u00e9 metterlo in un istituto, lo port\u00f2 a casa. Era l\u2019unico milanista, lo ricordo ascoltare la radio: \u201cVa come giuga bene el Rivera!\u201d. Tumietto ma cosa vedi che sei cieco? E lui: \u201cIo queste cose le sento!\u201d\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Tumietto sembra un personaggio di un film di Aldo Giovanni e Giacomo.<\/b><br \/>\u00abSuonava la fisarmonica, usciva in passeggiata con il bastone a comprare le sigarette, fumava tre pacchetti al giorno. Una volta non torn\u00f2 a casa, uscimmo tutti a cercarlo: al bar l\u2019avevano fatto bere, si era ubriacato e non trovava la strada. Mor\u00ec di cancro ai polmoni\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Il teatro per lei quando comincia?<\/b><br \/>\u00abAndavo all\u2019oratorio. Il prete, don Giancarlo, era innamorato del teatro: tre volte l\u2019anno metteva insieme tutto il paese per fare una commedia. Una volta la storia erano gli extraterrestri che sbarcano e si rendono conto di quanto sono deficienti gli umani. Don Giancarlo aveva bisogno di tre bambini: uno altissimo, uno grassissimo, uno bassissimo. La terza parte fu mia senza bisogno del provino. Ricordo le luci, le scene, il pubblico: una cosa meravigliosa\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>L\u2019esordio, quello vero?<\/b><br \/>\u00abEro diventato caposala in ospedale, e frequentavo un\u2019altra scuola serale, stavolta di teatro, a Busto Arsizio. Era il 1985. La compagnia teatrale Atecnici cercava attori per mettere in scena il Conte di Carmagnola. Per saggiare la nostra ignoranza, ci chiesero: \u201cIl conte di Carmagnola di&#8230;?\u201d. Nessuno rispose. \u201cDi Alessandro Manzoni! Bestie!\u201d. Ci spiegarono che era stato rappresentato una volta sola, nell\u2019Ottocento, qualcuno comment\u00f2: \u201cCi sar\u00e0 un motivo&#8230;\u201d. Io facevo Francesco Sforza, signore di Milano. Il pubblico ci tirava i petardi, le monetine. Sei mesi dopo la compagnia era fallita e io disoccupato\u00bb.<\/p>\n<p>        <img decoding=\"async\" class=\"is_full_image\" loading=\"lazy\" alt=\"Giacomo Poretti: \u00abCon Aldo e Giovanni mi vanto di aver inventato Tafazzi. Per la politica mi puntarono una pistola alla tempia\u00bb\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/69ebc5cc1b8f3.jpeg\" data-full-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/69ebc5cc1b8f3.jpeg\"\/><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Per fortuna c\u2019erano i cabaret.<\/b><br \/>\u00abA Milano erano decine. Chiuse il Derby ma ne fiorirono altri, lo Zelig non era neppure il pi\u00f9 importante. Leo W\u00e4chter port\u00f2 al teatro Ciak la comicit\u00e0 poetica da tutta Europa, i mimi della Bbc, i Mummenschanz, bravissimi mimi svizzeri. Abbiamo potuto vedere cose meravigliose, cui abbiamo attinto. Oggi quel tipo di gavetta nei locali, nei teatri, non esiste pi\u00f9. <a href=\"https:\/\/milano.corriere.it\/notizie\/cronaca\/26_gennaio_20\/i-negozi-piu-antichi-di-milano-giacomo-poretti-alla-trattoria-masuelli-e-nato-il-film-tre-uomini-e-una-gamba-b8636c5d-0e90-4ff2-8b13-d9522d642xlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Aldo, Giovanni e io siamo stati l\u2019ultimo avamposto dello spettacolo scenografico<\/a>, dove il corpo, il mimo contano. Ora \u00e8 tutto stand up: un uomo da solo con il microfono in mano\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Vi siete incontrati in un villaggio vacanze in Sardegna, vero?<\/b><br \/>\u00abIo ero responsabile dell\u2019animazione, loro poco pi\u00f9 affermati di me. Erano un duo: i Suggestionabili. Li avevo gi\u00e0 visti al Circolone di Legnano e mi avevano folgorato. Il cabaret era un luogo pi\u00f9 sporco del teatro, dove se ti piace applaudi, se no vai via nell\u2019intervallo. Al cabaret il pubblico provoca \u2014 \u201cpelato di merda!\u201d \u2014 e il comico deve reagire. Ma Aldo era talmente imbarazzante, faceva l\u2019accento emiliano, era talmente brutto da vedere che il pubblico si vergognava, non osava neanche insultarlo. Un vecchietto, che ovviamente era Giovanni, gli saltava in braccio, Aldo lo cacciava via, all\u2019epoca non era rasato, aveva una chierica terrificante, su cui Giovanni piantava un chewing-gum, ci ficcava dentro una bandierina da toast e proclamava: \u201cHo scalato il Machu Picchu!\u201d. Pensai: io con questi due geni voglio lavorare. Li ho ritrovati in Sardegna, ci siamo piaciuti, e abbiamo cominciato\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>\u00c8 vero che c\u2019era pure Elio?<\/b><br \/>\u00abSi present\u00f2 come Stefano Belisari, ed era il tecnico delle luci. \u00c8 stato alle mie dipendenze (Giacomo sorride). Un giorno timidamente ci disse: \u201cIo ho un gruppo, si chiama Elio e le storie tese, cantiamo e suoniamo&#8230;\u201d. E noi: \u201cMa va a cagare!\u201d\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Come nasce \u00abTre uomini e una gamba\u00bb?<\/b><br \/>\u00abAl terzo anno di \u201cMai dire gol\u201d, da Medusa ci proposero di fare un film. Ci dicemmo: proviamoci. Coinvolgemmo Massimo Venier, autore e montatore di Mai dire gol, per la regia, e Giorgio Gherarducci, uno dei tre della Gialappa\u2019s, per la sceneggiatura. Il mondo del cinema romano ci considerava degli intrusi. A Medusa dissero: non \u00e8 male, proviamo a uscire, ma con poche copie, perch\u00e9 non siete nessuno\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Quante copie?<\/b><br \/>\u00abQuarantasette, sotto Natale. Aumentarono subito a dismisura\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Tre uomini e una gamba \u00e8 il confort movie di pi\u00f9 generazioni, lo si vede sempre volentieri. Qual \u00e8 il segreto?<\/b><br \/>\u00abL\u2019improvvisazione. Pochissima scrittura. Ci mettiamo l\u00ec e proviamo. Una volta Arturo Brachetti, che \u00e8 il regista dei nostri spettacoli teatrali, venne a vederci e chiese: qual \u00e8 il copione? Gli mostrammo un foglio con qualche parola: astronauti, tre gemelli. Va bene, disse Arturo, questi sono i titoli; ma il testo? Gli spiegammo che quello era il testo. Quest\u2019estate ci riproviamo: giriamo un nuovo film, uscir\u00e0 verso Natale\u00bb.<\/p>\n<p>        <img decoding=\"async\" class=\"is_full_image\" loading=\"lazy\" alt=\"Giacomo Poretti: \u00abCon Aldo e Giovanni mi vanto di aver inventato Tafazzi. Per la politica mi puntarono una pistola alla tempia\u00bb\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/69ebc6b2726ad.jpeg\" data-full-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/69ebc6b2726ad.jpeg\"\/><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Lei stava con Marina Massironi, la protagonista femminile di Tre uomini e una gamba.<\/b><br \/>\u00abCi sposammo nell\u201985. Poco dopo il rapporto fin\u00ec, il che ci ha consentito di lavorare insieme. Con lei, Aldo e Giovanni abbiamo fatto anche il primo spettacolo teatrale, I Corti\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>\u00abGli faccia una bella multina&#8230;\u00bb.<\/b><br \/>\u00abPoi nel \u201999 ho conosciuto Daniela: un\u2019altra svolta della mia vita. Ci siamo sposati nel 2002, nel 2006 \u00e8 nato nostro figlio Emanuele: io avevo 50 anni, lei 40. E oggi Emanuele ne ha venti\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Con sua moglie e altri amici gestite un teatro.<\/b><br \/>\u00abTre mesi prima del Covid ci siamo detti, con Luca Doninelli e Gabriele Allevi, che dopo l\u2019Expo Milano tirava, ma non sapeva pi\u00f9 dove stava andando. Serviva un luogo per parlare di certi valori che stanno un po\u2019 scomparendo. Businessmen, happy hour, fashion week&#8230; Benissimo, ma se parlassimo anche, che so, della pace? O della Bibbia? Oggi, di fronte all\u2019uomo pi\u00f9 potente del mondo che si sostituisce a Dio, mi viene da pensare: \u00e8 brutto avere ragione. <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/buone-notizie\/20_giugno_10\/giacomo-poretti-il-covid-il-teatro-oscar-ritorna-recitiamo-un-apecar-3a8fc176-aa2b-11ea-96b1-0359b9449147.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Adesso i teatri sono due: il teatro degli Angeli e l\u2019Oscar<\/a>. E stiamo pensando al teatroforum: alla fine della rappresentazione ci si ferma a discutere\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Come trova la Milano di oggi?<\/b><br \/>\u00ab\u00c8 sempre la capitale del commercio e del business. Ma rischia di perdere quell\u2019anima poetica che ha sempre avuto. Accanto ai luoghi di superficialit\u00e0, servono luoghi di inquietudine, di confronto\u00bb.<\/p>\n<p>        <img decoding=\"async\" class=\"is_full_image\" loading=\"lazy\" alt=\"Giacomo Poretti: \u00abCon Aldo e Giovanni mi vanto di aver inventato Tafazzi. Per la politica mi puntarono una pistola alla tempia\u00bb\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/69ebc72e79d11.jpeg\" data-full-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/69ebc72e79d11.jpeg\"\/><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Com\u2019\u00e8 nato il personaggio di Tafazzi?<\/b><br \/>\u00abFacendo la parodia dei supereroi. <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/spettacoli\/cinema-serie-tv\/22_settembre_11\/storti-satira-oggi-frenata-politicamente-corretto-5149ac58-3109-11ed-92ac-f2f5ef48b384.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Aldo era un Superman afflitto dalla pleurite, che non combinava niente per via della tosse. Giovanni era l\u2019uomo Flash<\/a>\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Cosa faceva?<\/b><br \/>\u00abDiceva: flash! E subito dopo: flash! \u201cNel frattempo sono stato da tua sorella, l\u2019ho trombata, e sono tornato qua\u201d\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>E lei?<\/b><br \/>\u00abMi vestii buffamente, con il parapalle, presi una bottiglia vuota e cominciai a percuotermi. Da l\u00ec nacque tutto. Un giorno mi chiama Gino, quello di Gino&amp;Michele, per dirmi che mi sta cercando Veltroni, allora direttore dell\u2019Unit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Cosa voleva Veltroni?<\/b><br \/>\u00abAveva riconosciuto in Tafazzi il simbolo della sinistra italiana, un po\u2019 masochista. Un editoriale di Sandro Veronesi lo consacr\u00f2. Anche Giorgia Meloni l\u2019ha citato. Con Aldo e Giovanni mi vanto: io sono finito nel dizionario, voi no&#8230; Tre ricercatrici di Pavia hanno scoperto una proteina che causa una malattia cardiaca, dopo anni di ricerche che parevano inutili, anzi dannose. Cos\u00ec l\u2019hanno chiamata tafazzina. Il masochismo per una volta aveva pagato\u00bb.<\/p>\n<p>        <img decoding=\"async\" class=\"is_full_image\" loading=\"lazy\" alt=\"Giacomo Poretti: \u00abCon Aldo e Giovanni mi vanto di aver inventato Tafazzi. Per la politica mi puntarono una pistola alla tempia\u00bb\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/69ebc842a8ffa.jpeg\" data-full-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/69ebc842a8ffa.jpeg\"\/><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Crede in Dio?<\/b><br \/>\u00abCerto. Vengo da una famiglia cattolica. Poi, come molti adolescenti, dopo un po\u2019 ti stacchi da quel mondo l\u00ec; ma l\u2019inquietudine per la vita e per la morte l\u2019ho sentita sempre. Quando ho incontrato mia moglie, ci siamo incoraggiati a vicenda a riprendere il percorso di fede che avevamo interrotto. Cos\u00ec abbiamo lavorato al centro culturale San Fedele di Milano, con i gesuiti. L\u2019incontro pi\u00f9 bello fu con Gemma e Mario Calabresi: leggevamo le prime pagine di \u201cSpingendo la notte pi\u00f9 in l\u00e0\u201d. Gemma incinta apprende la notizia dell\u2019assassinio del marito, grida, gira, con Mario bambino attaccato alla gonna&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Mario Calabresi sarebbe un buon sindaco di Milano?<\/b><br \/>\u00abNon faccio testo: gli voglio bene, \u00e8 un mio amico. Posso dire solo che \u00e8 una bella figura\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Lei per chi vota?<\/b><br \/>\u00abLe ultime due volte non ho votato. Tornerei a votare se nascesse un vero terzo polo: oggi siamo un po\u2019 ricattati tra due schieramenti che non mi piacciono. La politica \u00e8 stata una mia passione, ho rischiato la vita per la politica. Ora trovo tutto molto banale\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Quando ha rischiato la vita per la politica?<\/b><br \/>\u00abNon l\u2019ho mai raccontato, perch\u00e9 mia madre sarebbe morta di paura. Ora che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, posso dirlo. Avevo poco meno di vent\u2019anni, nella piazza di Villa Cortese eravamo una trentina, tutti di sinistra. Passa un ragazzo, che tra l\u2019altro aveva fatto le elementari e le medie con me, e ci fa un gesto di ingiuria. Noi rispondiamo con un insulto. Quello torna indietro, mi grida: \u201cRipeti quello che hai detto!\u201d, tira fuori una pistola e me la punta alla tempia. Dur\u00f2 una frazione di secondo, d\u2019istinto stavo per tirargliela via, poi fortunatamente per tutti e due lui \u00e8 riuscito a scappare. Erano anni un po\u2019 cos\u00ec. Ma non so se adesso sia meglio\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Ricordo l\u2019inizio di \u00abTu la conosci Claudia\u00bb, con la voce di Paola Cortellesi che dice: \u00abA quarant\u2019anni si comincia a sentire l\u2019odorino della morte&#8230;\u00bb. Chi ha scritto questa frase?<\/b><br \/>\u00abNon saprei dirle chi tra noi. In \u201cCos\u00ec \u00e8 la vita\u201d siamo entrati ognuno in una bara; la cosa mi ha fatto una certa impressione\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Ha paura della morte?<\/b><br \/>\u00abS\u00ec e no. Il mistero mi angoscia da sempre. La morte mi ha sempre tenuto compagnia, la penso costantemente. Direi una bugia se dicessi che non mi spaventa; ma sono anche curioso. Nel paradiso \u00e8 meglio credere. Ho anche scritto un libro, che hanno letto in tre, in cui passo trenta pagine a immaginarmi il paradiso\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>E come se lo immagina?<\/b><br \/>\u00abDa un lato buffo, dall\u2019altro poetico. \u00c8 un luogo dove tutti si ritrovano: incontri Hitler, incontri Stalin, incontri quelli che ti hanno fatto uno sgarbo. Nel nostro spettacolo \u201cFuneral home\u201d ci sono due amanti che si dicono: ci rincontreremo, ti aspetto sotto l\u2019albero che conosciamo bene. Il paradiso potrebbe essere come un hotel a 5 stelle: arrivi, ti portano in una grande stanza con migliaia, milioni, miliardi di persone, tutte davanti al computer. Schiacci play e ti rivedi tutta la tua vita; tanto non c\u2019\u00e8 il problema del tempo. Che meraviglia rivedere i cigni del lago di Zurigo, in braccio alla nonna\u00bb.<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2026-04-24T21:46:46+02:00\">25 aprile 2026<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Aldo Cazzullo L&#8217;attore compie 70 anni: \u00abA 20 anni ero in Democrazia proletaria, mi puntarono una 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