{"id":461764,"date":"2026-04-26T12:11:21","date_gmt":"2026-04-26T12:11:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/461764\/"},"modified":"2026-04-26T12:11:21","modified_gmt":"2026-04-26T12:11:21","slug":"lora-del-pasto-se-moro-me-sarvo-e-la-storia-di-sandro-scaccia-gallery","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/461764\/","title":{"rendered":"L&#8217;ORA DEL PASTO. \u00abSE MORO ME SARVO\u00bb E LA STORIA DI SANDRO SCACCIA. GALLERY"},"content":{"rendered":"<p><strong>Una bufera di neve, una tempesta di ghiaccio.<\/strong> Le montagne invisibili, la strada impraticabile. Le gambe avorio, le mani insensibili. E la discesa. Manca una quindicina di chilometri all\u2019arrivo: <strong>quella discesa \u00e8 una tortura, un martirio.<\/strong> Ed ecco un pensiero, come una disperata speranza: <strong>se moro<\/strong> \u2013 si rivolge a s\u00e9 stesso \u2013 <strong>me sarvo<\/strong>. Se muoio, mi salvo.\n            <\/p>\n<p><strong>E\u2019 il 5 giugno 1988, il Giro d\u2019Italia, la tappa da Chiesa Valmalenco a Bormio,<\/strong> la tappa del Gavia. Quel corridore che, se muore, si salva, \u00e8 <strong>Pino Petito<\/strong>, viene da Civitavecchia, ha 28 anni, \u00e8 al suo ottavo anno da professionista, gareggia per la Gis Gelati ed \u00e8 l\u2019allievo prediletto di Sandro Scaccia. Il pensiero di quel \u201cfolle ma soave momento\u201d, \u201ctale \u00e8 la sofferenza in quel momento che il pensiero della morte diviene dolce e consolatorio\u201d, sono sue, ma probabilmente anche del suo maestro, quello che lo ha \u201ccresciuto\u201d nella sua \u201cbottega\u201d. <strong>Non dovr\u00e0 morire, Petito, per sopravvivere. Ma fare come sempre: stringere i denti. E pedalare.<\/strong>\n            <\/p>\n<p><strong>\u201cSe moro me sarvo\u201d \u00e8 il titolo di un libriccino voluto da Francesco Scaccia, figlio di Sandro, scritto da Marco Milano e pubblicato nel 2015<\/strong> (84 pagine, nessuna indicazione di prezzo). La storia di Sandro Scaccia, o come da sottotitolo \u201cStoria e storie di Sandro Scaccia, di ciclismo, di vita, e di grandi uomini e grandi imprese\u201d. Una storia novecentesca e rotonda, ricomposta con affetto e rispetto, da leggere e ascoltare, da immaginare e anche da inspirare, l\u2019odore dell\u2019olio e del grasso, delle gomme e delle catene, a suo modo una camera d\u2019aria che sa di biciclette e passioni.<\/p>\n<p><strong>Gli Scaccia che dalle Marche erano emigrati nel Lazio e che ad Allumiere si occupavano di bestiame<\/strong>. Lui, Sandro, che aveva nove anni quando il padre, Francesco, gli affid\u00f2 il compito di portare una cavallina da Allumiere a Orbetello, part\u00ec all\u2019alba, arriv\u00f2 nel pomeriggio, missione compiuta. Gli Scaccia che da Allumiere si trasferirono a Civitavecchia e gestivano una macelleria, prima che la Seconda guerra mondiale radesse al suolo la citt\u00e0 e le esistenze. Lui, Sandro, che aveva gi\u00e0 cominciato ad andare in bicicletta, prima a spasso, poi in gara. <strong>Lui, Sandro, che dopo la guerra ricominci\u00f2 a vivere sognando e aprendo una bottega di meccanico per bici,<\/strong> con l\u2019aiuto di un amico e il sostegno del padre, e che ricominci\u00f2 a correre, stavolta con una maglietta della Mater, usata e rattoppata. Lui, Sandro, che quando aveva bisogno di un pezzo di ricambio saltava sulla bici e andava a Roma, da Lazzaretti o da Chiappini, 80 chilometri ad andare e 80 a tornare. Lui, Sandro, che nei primi anni Cinquanta trasloc\u00f2 la bottega in via Baccelli al civico 18, la stessa \u2013 riveduta e corretta \u2013 dove ancora adesso Francesco, figlio di Sandro, conduce un negozio in cui si vendono e si riparano biciclette. E dove si tramandano storie di corse e corridori.<\/p>\n<p><strong>Quella volta che Sandro convinse il suo compagno di scuola Antonio Pizzabiocca a diventare socio,<\/strong> poi lo mand\u00f2 alla Torpado di Torino per specializzarsi nella tornitura. <strong>Quella volta che Sandro si rec\u00f2 a Milano, al Vigorelli<\/strong>, da Faliero Masi, per chiedergli di costruirgli un telaio per il nipote, e Masi replic\u00f2: \u201cDi dove siete? Di Civitavecchia? E venite da me per un telaio, quando laggi\u00f9 avete Pizzabiocca, il miglior telaista di Roma?\u201d. <strong>Quelle volte che Bartali e Coppi, Magni e Bobet andavano dalle parti di Civitavecchia<\/strong> e si affidavano a Scaccia. Quella volta che proprio Louison Bobet volle Scaccia con s\u00e9 come meccanico al Giro di Sardegna nel 1958 e 1959, e Sandro gli mise a disposizione anche la propria auto come ammiraglia. \u201cQuando si imbarcarono al porto di Civitavecchia i corridori francesi scoppiarono tutti a ridere perch\u00e9 nel caricare la macchina a bordo il fondo dell\u2019auto si era palesato e si era scoperto che erano stati usati dei pannelli pubblicitari di alluminio per sigillare il fondo\u201d<strong>. Quella volta che Sandro prepar\u00f2 la bici per Fausto Coppi, era il novembre 1954<\/strong>, e il Campionissimo gareggiava in una riunione a Civitavecchia su una pista in terra battuta. Quella volta che Sandro, attivit\u00e0 prevalentemente in pista, <strong>si laure\u00f2 campione regionale negli stayer<\/strong> e fu terzo ai campionati italiani, Quella volta che Sandro <strong>disput\u00f2 un omnium al velodromo di Roma <\/strong> e nella prova dietro motori batt\u00e9 tutti, anche professionisti (ma non specialisti) come Livio Trap\u00e8 e Vito Taccone. E Marcello Mealli, l\u2019organizzatore, un po\u2019 scherzando e un po\u2019 no, gli disse che non lo avrebbe pi\u00f9 invitato. E nessuno sapeva che, per partecipare a quella prova, Sandro si era svegliato alle sei di mattina e a Roma era andato in bici.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Una bufera di neve, una tempesta di ghiaccio. Le montagne invisibili, la strada impraticabile. 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