{"id":46235,"date":"2025-08-14T02:16:11","date_gmt":"2025-08-14T02:16:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/46235\/"},"modified":"2025-08-14T02:16:11","modified_gmt":"2025-08-14T02:16:11","slug":"parto-durgenza-per-migrante-salvata-in-mare-a-trapani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/46235\/","title":{"rendered":"Parto d\u2019urgenza per migrante salvata in mare a Trapani"},"content":{"rendered":"<p>TRAPANI. \u201cStanno bene, mamma e figlioletta, la bambina si \u00e8 gi\u00e0 attaccata al seno\u201d. Vito Iannone, primario di Ostetricia e Ginecologia dell\u2019ospedale Sant\u2019Antonio Abate di Trapani, tira un sospiro di sollievo. L\u2019odissea di questa ragazza etiope salvata in mezzo al mare dalla nave Sea Watch insieme con altri 66 naufraghi, \u00e8 finita in una stanza di degenza del suo reparto, dopo la rottura delle acque sulla nave della Ong, le sette lunghissime ore in attesa di aiuto, l\u2019arrivo dell\u2019elicottero da Lampedusa e un parto cesareo d\u2019urgenza luned\u00ec sera.<\/p>\n<p>Sono lontane, qui, tra le puerpere in camicia da notte e i bambini con i fiocchi rosa e celesti, le grida disperate dei compagni di traversata a bordo di un gommone che annaspava tra le onde. Uomini, donne, bambini e lei, con il pancione di una gravidanza avanzata. Sono lontane anche<strong> le ore di doglie sulla Sea Watch, tra i medici di bordo, mentre il capitano ripeteva la richiesta di sbarco urgente e \u2013 denuncia la Ong tedesca \u2013 Italia e Malta si rimpallavano la responsabilit\u00e0, chiedendo che intervenisse la Tunisia.<\/strong><\/p>\n<p>\u201cNel pomeriggio \u2013 racconta Iannone \u2013 la Capitaneria di porto ha contattato il responsabile dell\u2019emergenza-urgenza territoriale, Mario Minore, che ha avvisato me e la responsabile del reparto di Neonatologia. Quando la donna \u00e8 arrivata erano passate da un quarto d\u2019ora le otto di sera. Aveva rotto le membrane da tempo, abbiamo fatto tutti gli esami e sentito il battito cardiaco fetale che non era affatto rassicurante. A quel punto abbiamo capito che bisognava fare un cesareo d\u2019urgenza\u201d. Cos\u00ec si sono aperte di corsa le porte della sala operatoria, dove si \u00e8 sentito il pianto rassicurante della piccola,<strong> un fagotto di tre chili e ottocento grammi venuto al mondo tra le mani dei dottori Alice Guarano e Ignazio Rinninella<\/strong>, e con l\u2019assistenza della psicologa del reparto, che rassicurava in inglese la madre.<\/p>\n<p>\u201cGeneralmente le donne che fanno il cesareo \u2013 aggiunge il primario \u2013 vengono dimesse due giorni dopo l\u2019intervento, ma in considerazione della situazione potr\u00e0 stare da noi qualche giorno in pi\u00f9. Anche perch\u00e9 prima occorre capire dove andr\u00e0 con la sua neonata, ha bisogno di un luogo sicuro e sereno\u201d.<\/p>\n<p>Gi\u00e0, il tema \u00e8 proprio questo. <strong>Il presente della ragazza e del suo bambino \u00e8 una stanza d\u2019ospedale fatta di attenzioni e di accudimento,<\/strong> una bolla sospesa tra un passato da senza diritti e un futuro di assoluta incertezza.<strong> Che ne sar\u00e0 di questa mamma? Che ne sar\u00e0 della bambina? <\/strong>Due creature tra le tante di un mondo che scorre invisibile accanto a noi, mondo di solitudini, di violenze, di dolore. \u201cCe lo siamo chiesti con la caposala, nell\u2019attesa la teniamo con noi\u201d.<\/p>\n<p>Dieci, cento, mille donne come lei, dai Paesi dell\u2019Africa subsahariana, provano a raggiungere la Libia attraversando il deserto, subendo fame e stupri, sognando di prendere un barcone per raggiungere l\u2019Europa. \u201cParadossalmente \u00e8 stato un bene che questa ragazza non viaggiasse con altri figli piccoli \u2013 dice Iannone \u2013 come spesso succede. Ci \u00e8 capitato di doverci occupare contemporaneamente di donne gravide e dei loro bambini, con situazioni a volte complesse. L\u2019anno scorso arriv\u00f2 una signora con una bimba di due anni che aveva un tumore all\u2019occhio e che trasferimmo d\u2019urgenza al Gemelli di Roma, mentre ricoveravamo la madre\u201d.<\/p>\n<p>Il primario del reparto di quest\u2019ospedale da 1.100 parti all\u2019anno che \u00e8 centro di riferimento provinciale ne ha viste tante, dal momento che \u00e8 coinvolto nel <strong>progetto Icare<\/strong>, che si preoccupa di dare accesso ai servizi sanitari alle donne immigrate che richiedono asilo o che l\u2019hanno ottenuto e sono ospiti dei centri di accoglienza. \u201cSono donne \u2013 racconta \u2013 che spesso arrivano in condizioni di salute precaria, con scottature da carburante addosso, con segni di violenza. Generalmente \u00e8 il dipartimento di Prevenzione dell\u2019azienda sanitaria che ci chiama, oppure la prefettura: in media ne arrivano due o tre al mese, ognuna con una storia pesante alle spalle\u201d.<\/p>\n<p><strong>A breve, per la ragazza della Sea Watch, arriver\u00e0 il momento delle dimissioni, l\u2019uscita dalla dimensione protetta dell\u2019ospedale<\/strong>, dove medici e infermieri fanno a gara per assistere mamma e figlioletta. Mentre le altre madri preparano la cesta per portare a casa il loro neonato, per lei bisogner\u00e0 capire che cosa sar\u00e0 casa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"TRAPANI. \u201cStanno bene, mamma e figlioletta, la bambina si \u00e8 gi\u00e0 attaccata al seno\u201d. 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